Tag

, , ,


di Victor Grossman – 16 dicembre 2011

Evviva! La Merkel ha avuto la sua giornata! C’è voluta una lunga notte di trattative dietro le quinte, ma, se si esclude quel Tory, David Cameron, tutti i membri dell’Unione Europea si sono accordati per salvare l’euro, salvare l’economia, salvare il mondo!  Era sull’orlo del disastro, aveva avvertito Sarkozy alla vigilia della riunione: se non  raggiungeremo un accordo “non avremo una seconda opportunità”!

I giornali tedeschi, pieni per giorni e settimane di questa storia arcana, hanno passato al microscopio ogni corrugamento delle sopracciglia di Angela, analizzato ogni bacio sulla guancia tra lei e Nicholas Sarkozy a Berlino, Parigi, Marsiglia o Bruxelles, e atteso in gelide ore mattutine. Ma ne è valsa la pena. O no?

Facendosi strada attraverso il gergo finanziario a proposito di tassi di interesse sulle obbligazioni, i fondi speciali, le valutazioni del merito di credito et similia, due parole sono emerse dalle profonde riunioni e dalle notti intere di  dibattiti. “Austerità” è  una di esse, “disciplina” l’altra.

Quelle “sorelle deboli” alle estremità dell’Europa, l’Irlanda e il Portogallo sulle tempestose coste atlantiche, la Grecia sulle ancor più tempestose scogliere dell’Egeo, e forse anche stati cruciali del Mediterraneo come la Spagna e l’Italia, hanno semplicemente mancato di disciplina.  I mass media tedeschi hanno offerto questa analisi ai propri lettori: vita al di sopra dei propri mezzi, nessuna corretta esazione delle imposte, corruzione e, in Grecia, pura pigrizia. “E noi dovremmo rischiare la nostra buona moneta per quei buoni a nulla?”

Vero, questi paesi hanno mancato di rispettare rigorosi parametri prussiani, che possono non essere più puliti ma almeno si sforzano di apparirlo.  E anche se le tattiche avide dei finanzieri di Wall Street o di Francoforte erano sostanzialmente le stesse dei loro colleghi greci, portoghesi o irlandesi, essi e i loro governi erano di gran lunga più ricchi e meno minacciati dalla bancarotta.

Ma il biasimo dovrebbe almeno essere condiviso. In Grecia la Goldman Sachs ha guidato il branco di lupi con somme enormi di assistenza normalmente in derivati finanziari; è sembrata così generosa allora e si è dimostrata così costosa dopo.  Poi somme enormi sono anche andate ad acquisti di armi tedesche, come sottomarini.  Certo, chi può predire le future relazioni tra Grecia e Turchia? Meglio andare sul sicuro, ammoniscono i commercianti tedeschi di armamenti, sorridendo quando ribollono dissidi riguardo a Cipro o a qualche isola dell’Egeo, lamentandosi a ogni passo verso la pace; dopotutto piazzano i sottomarini anche in Turchia.  Persino il povero Portogallo, alla peggio minacciato dall’alto mare è stato spinto a grossi acquisti di armamenti tedeschi.

No, la Germania non esporta soltanto Mercedes, Porsche o vini del Reno. Le sue vendite di armi, dai carri armati Leopard all’Arabia Saudita, ai sottomarini a Israele o alle automatiche Heckler & Koch a chiunque sia ansioso di acquistarle, hanno superato l’anno scorso il trilione di euro, conquistando la medaglia di bronzo dietro soltanto gli USA e la Russia.

Le sue grandi esportazioni, di articoli militari o di altri, meno mortali, dalla Daimler, Bayer o Siemens, hanno contribuito a farle mantenere la testa fuor d’acqua mentre gli altri annaspavano in cerca d’aria, o di euro. La sua crescente potenza economica è sembrata in qualche modo visibile nella posizione assunta dalla Merkel, meno bonaria e amichevole, più tenace e di muso duro. Ora la Germania può far valere in giro il proprio peso, in Europa e oltre, indispettendo anche i suoi vecchi mentori e compari di Washington, che ora stanno diventando rivali.

Le limitazioni iniziali sono scomparse quando è stata inghiottita la Germania dell’Est nel 1990.  L’allora Cancelliere Helmut Kohl stabilì la linea: “La Germania ha chiuso con il passato; in futuro potrà apertamente dichiarare il suo ruolo di potenza mondiale, un ruolo che ora è necessario ampliare.”  Il ministro degli esteri Kinkel fu ancora più chiaro: “Occorre padroneggiare due  compiti paralleli: all’interno del paese dobbiamo tornare a essere un unico popolo, all’esterno è ora di arrivare a ottenere qualcosa che abbiamo mancato due volte di realizzare. In accordo con i nostri vicini dobbiamo trovare la nostra strada verso un ruolo che corrisponda ai nostri desideri e al nostro potenziale.”  Il suo riferimento al doppio fallimento della Germania, che ora deve trovare coronamento, fu davvero allarmante.  Un deputato del partito della Merkel lo ha recentemente aggiornato: “E’ ora che in Europa si parli tedesco!”

Il trattato più o meno concordato a Bruxelles limiterebbe fortemente i deficit, prescriverebbe ai membri di sottoporre i propri bilanci al controllo della Commissione Europea e così renderebbe l’economia di ogni paese dell’Unione Europea, dall’Estonia a Malta, soggetta a decisioni dall’alto, con dure sanzioni per chi non segua la linea.  Questo è parte di ciò che si intende per “disciplina”.

Ciò che la disciplina farà valere sarà la “austerità”.  Molti esempi sono già disponibili; il Portogallo, la Grecia e ora l’Italia devono tagliare radicalmente i propri bilanci per salvare l’euro.  E, come negli USA, il bordello può essere stato causato dall’1% ma è il 99% che deve pagare per ripulirlo.  Imposte più alte sulle vendite di beni di consumo, calci nel sedere a migliaia di dipendenti dell’amministrazione pubblica, tasse più salate a carico dei piccoli proprietari di case, dilazione dell’età pensionabile, tagli ai sussidi; tutto ciò fa parte dell’austerità prescritta.  E quando i greci hanno obiettato hanno ricevuto una dose maggiore di disciplina, dura abbastanza con le dimissioni di un primo ministro per aver proposto un referendum democratico ma ancor più dolorosa con i manganelli sulla testa, i lacrimogeni negli occhi e le manette ai polsi. Atene e Oakland hanno molto in comune! La formula è semplice come l’abicì, come Angela-Boehner-Cantor.

Ogni economista corretto concorda sul fatto che tagliare stipendi e salari e attaccare le pensioni in tempi duri è puro veleno.  Come ha affermato il New York Times in un editoriale (10.12.2011): “Un patto che leghi tutti i membri a una maggiore austerità in un periodo di recessione è esattamente ciò di cui l’Europa oggi non ha bisogno.”   Ciò nonostante consente ancora grandi profitti ai ragazzi di successo, con l’aiuto del governo, anche nei paesi colpiti più duramente, ma soprattutto in Germania, dove, anche se non troppo proclamata o visibile, maggiore austerità è in programma dopo le elezioni del 2013.

Ciò rivela un’altra faccia di questa gemma dalle molte sfaccettature.  Ogni volta che l’economia di un paese si indebolisce, a soffrirne di più sono i sottopagati, i sovraccarichi e i senza lavoro.  Se c’è una Sinistra bene organizzata o un forte movimento sindacale è possibile contrattaccare, anche contro le previsioni, simbolizzate dagli spray al peperoncino e dalle manette di plastica.  I sindacati greci, portoghesi e italiani hanno dimostrato un vero spirito combattivo.  Dove mancano questi elementi, o hanno troppo spesso capitolato, lo scontento crescente si rivolge alla destra, con marce in scarponi militari e dando la colpa della mancanza di lavoro o di case accessibili agli immigranti in frenetica ricerca di asilo dalla miseria più nera nelle loro patrie più calde ma di gran lunga più povere.

Ottant’anni fa la colpa veniva data agli ebrei. Oggi è degli algerini, turchi, arabi o di tutti i mussulmani, con i loro minareti, turbanti o nomi “diversi”. O degli “zingari”, per secoli buoni per un pogrom di tanto in tanto. In un paese europeo dopo l’altro, l’estrema destra ha guadagnato forza, o in giacca e cravatta facendo della retorica sulle richieste sociali, oppure sbandierando apertamente slogan e gesti terrificanti del passato.  E sempre attaccando gli “stranieri” e quelli di sinistra a parole e a volte con atti sanguinosi.  I loro progressi minacciano l’Olanda, la Svizzera, l’Austria, l’Italia, la Svezia, la Norvegia, forse peggio di tutti gli altri paesi l’Ungheria, già rimbombante di echi fascisti del passato.  Quanto saranno rappresentati gli entusiasti di Franco nel nuovo governo spagnolo? Può Marine Le Pen, più moderna ma non più moderata del suo padre fascista, conquistare un secondo o anche primo posto nelle imminenti elezioni francesi? C’è parecchio di cui rabbrividire!

In Germania il fascista Partito Nazional-Democratico della Germania (NPD) ha conquistato seggi alle elezioni statali nella Germania Orientale e in alcuni quartieri.  Tuttavia, solitamente sotto il quattro per cento, non ha uguagliato le grandi conquiste di altri paesi.  E’ presente lo stesso, comunque, e costruendo basi elettorali locali e attendendo una maggiore austerità tedesca, il cui arrivo è più smorzato qui rispetto ad altrove, ma minacciosamente percepibile lo stesso.

La gente di sinistra, fuori e dentro il partito della sinistra, non hanno mai cessato di ammonire contro questo pericolo e di agire contro di esso. Ogni volta e dovunque i nazisti hanno marciato – in media marciano in due, tre e addirittura cinque località diverse ogni fine settimana – sono stati accolti da controdimostrazioni, in modo più deciso lo scorso febbraio a Dresda, dove 18.000 antifascisti hanno fatto fallire i piani nazisti di una manifestazione e una marcia.  Per anni la sinistra ha sollecitato una messa fuori legge del NPD, in modo da tagliare le centinaia di migliaia, persino milioni di sovvenzioni governative ricevute in base ai loro risultati elettorali, la loro principale risorsa finanziaria. Una messa al bando cancellerebbe anche la fervente protezione che ottengono quando marciano e diffondono la loro propaganda di odio contro gli stranieri.  Un tentativo di metterli fuori legge è fallito nel 2003; c’erano così tanti agenti della Verfassungsschutz (l’organismo per la Protezione della Costituzione, simile allo FBI) in posizioni di dirigenza nello NPD che è stato impossibile un processo senza denunciare quei gentiluomini; e i loro ruoli attivi.  Il governo ha fatto marcia indietro.  Ha continuato a trattare da cittadini onesti gli uomini dello NPD e i teppisti loro alleati.  Oppure i “pericolosi estremisti di destra” sono stati fatti equivalere ai “pericolosi estremisti di sinistra”. L’attenzione più ostile è stata sempre riservata alla sinistra.

Improvvisamente tutto ciò si è sgretolato. In un’esplosione sono morti due terroristi nazisti e un terzo, una donna, si è arresa alla polizia.  Loro e i loro complici avevano ucciso negli anni precedenti dieci commercianti al dettaglio turchi e greci, anche una poliziotta, avevano ferito ventidue persone facendo scoppiare una bomba, avevano condotto rapine in banca e cercato di distruggere una sinagoga.  Non erano mai stati presi.  Poi altri complici sono stati arrestati e sono stati divulgati nuovi fatti.  I politici sino ad allora ignari hanno improvvisamente scoperto, dichiarandolo ad alta voce, quanto si erano opposti all’estremismo di destra e avevano pianto le vittime dell’odio nazista, di cui sino a quel momento non si erano curati affatto.  Tirate le somme, più di 180 persone erano state uccise in vent’anni da gente di destra, mentre le autorità preferivano attaccare la sinistra, alcuni dei cui sostenitori più indisciplinati (o erano provocatori della polizia?) occasionalmente tiravano bottiglie e sassi contro i nazisti, o forse contro i poliziotti che li proteggevano.

E’ stato presto evidente che la Verfassungsschutz, incaricata di controllare il terrorismo, con almeno 130 agenti in posizioni dirigenziali nello NPD che aveva chiari collegamenti con la scena teppistica nazista, in qualche modo non aveva prevenuto, riferito o addirittura notato gli omicidi, che erano andati tutti impuniti.  Né aveva identificato i responsabili che difficilmente erano sconosciuti nelle loro zone di residenza.

Nonostante la sconvolta sorpresa dei media e della maggior parte dei partiti, non si trattava certo di una novità. Come i Servizi di Intelligence (per lo spionaggio all’estero) la Verfassungsschutz era stata gestita per anni in larga misura da nazisti. Il suo presidente dal 1955 al 1972 era stato Hubert Schruebbers, un membro del partito nazista e malvagio pubblico ministero che aveva inviato ebrei e antinazisti in prigione, in campi di concentramento e alla morte.  Il suo odio per i comunisti gli aveva naturalmente garantito il posto dopo la guerra, indipendentemente dal suo passato.  Il suo vicepresidente dal 1951 al 1964, ex colonnello nazista, aveva preso parte a deportazioni di ebrei; altri alti dirigenti erano stati membri  delle SS o della Gestapo  attivi in Olanda, Polonia, Unione Sovietica, Francia e Norvegia, spesso con grande esperienza: in torture e omicidi.  Questi uomini sono morti, ma i loro successori hanno spesso mantenuto tradizioni e collegamenti, anche quando, dopo la riunificazione, la Germania Occidentale si è dedicata a insegnare la democrazia ai tedeschi dell’est.

Nei primi giorni dopo che gli omicidi (e le probabili coperture) sono venuti alla luce, tutti i partiti di sono dichiarati d’accordo sul fatto che lo NPD doveva essere messo fuori legge. Ma gradualmente sono sorti i dubbi:  gli stati amministrati dai democristiani non sono ansiosi di ritirare i loro agenti segreti nello NPD.  Stanno procrastinando. Ma se un secondo tentativo di mettere al bando il partito dovesse essere sconfitto in tribunale sarebbe una grossa spinta per i pargoli di Hitler.

Generalizzazioni eccessive circa i partiti tedeschi di governo sono rischiose. Ma c’è una lunga tradizione storica, non solo in Germania: in tempi di grande tensione i poteri in essere preferiscono sempre l’estrema destra che minaccia le loro proprietà, i loro portafogli azionari e i loro bonus piuttosto che la sinistra che realmente li minaccia.  Questo nuovo accordo sull’euro difficilmente eviterà tale tensione o proteggerà il 99% della popolazione che sta in basso.  Sta già facendo l’opposto, con ciascun paese che cita i tagli fatti passare nei paesi vicini più deboli per giustificare nuovi tagli nel proprio, spingendo così in basso il livello dell’intera Europa.  E l’austerità richiede disciplina, anche quella di tipo violento citata più sopra.

Chi sono i poteri in essere? Uno dei maggiori contendenti al titolo sarebbe Josef Ackermann, amministratore delegato della Deutsche Bank, con il suoi 9,6 milioni di euro di reddito (2009). E’ appena finito sui titoli di prima pagina per una lettera bomba che gli è stata indirizzata, presumibilmente da un oscuro gruppo anarchico italiano.  Ciò ha temporaneamente fatto passare in secondo piano la storia degli assassini nazisti; sì, siamo tornati all’estremismo di sinistra.  La bomba, scoperta prima che potesse ferire qualcuno, è arrivata in un momento così appropriato che ha anche provocato un cauto scetticismo tra alcuni cinici.

Ma la Deutsche Bank di Ackermann merita in effetti attenzione. E’ stata uno dei principali finanziatori della Grecia, non molto dietro la Goldman Sachs. E’ stata anche una protagonista principale del racket dei pignoramenti delle ipoteche sui mutui negli Stati Uniti, una causa e una vincitrice dell’intera miseria della recessione.  Pochi nei media hanno gradito ricordare che la Deutsche Bank fu una protagonista principale delle finanze della prima guerra mondiale, poi una sostenitrice chiave dell’ascesa al potere di Hitler, una profittatrice dell’occupazione di gran parte dell’Europa e un’investitrice diretta nel campo della morte di Auschwitz.  Ora impiega 100.000 persone in tutto il mondo e non è potente solo in Germania. I suoi stretti collegamenti con Angela Merkel sono divenuti visibili in modo imbarazzante tre anni fa, quando si è appreso che lei aveva riservato a Ackermann una lussuosa festa privata di compleanno nel suo quartier generale di Berlino, paragonabile alla Casa Bianca, con la presenza di circa venticinque amici selezionati da lui.

Anche se svizzero, è sicuramente l’uomo più potente in Germania e oltre; lei è tuttora la donna più potente, ora, nella maggior parte dell’Europa. La stretta collaborazione e collusione tra questi due, con una crisi europea tuttora minacciosa e una riserva in destra sullo sfondo, fanno sì che uno si auguri ardentemente che tutti a sinistra, ora con i nuovi modelli del movimento Occupiamo, possano farsi avanti. Sono urgentemente necessari ora e potrebbero esserlo ancor di più negli anni a venire.  

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/tough-on-euros-weak-on-nazis-by-victor-grossman

Originale: Berlin Bulletin No. 35

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

Annunci