“L’America è eccezionale.” Ripeterlo fino alla nausea

 

di Tom Engelhardt

13 dicembre 2011

 

Se volete la misura di un’America che sta scivolando verso il basso, potreste dare un’occhiata al recente sondaggio commissionato dal quotidiano The Hill, nel quale la sorprendente percentuale del 69% delle persone interrogate ha detto che considerano il loro paese ormai in declino. Potreste anche considerare il linguaggio alato che usano i candidati alla presidenza in questo periodo. Mitt Romney,* in un recente dibattito dei Repubblicani sulla politica estera, ne ha dato un esempio tipico, insistendo a dire che “questo secolo deve essere un secolo americano” durante il quale “l’America guida il mondo libero e il mondo libero guida il mondo intero.”

Il presidente Barack Obama tende ad usare il linguaggio infuocato dell’eccezionalità americana, annunciando spesso la sua intenzione di fare in modo che il 21° secolo sia “un altro secolo americano.”

Dato che ho 67 anni, sono cresciuto nell’era successiva alla Seconda guerra mondiale che, sotto ogni aspetto, era il culmine del primo secolo americano. Dato che gran parte del resto del mondo avanzato lottava per ricostruire le città devastate, gli Stati Uniti non hanno potuto essere più eccezionali, una nazione unica nel suo genere nel fabbricare  articoli costosi utili in pace e in guerra, spesso prodotti dalle stesse grosse imprese industriali.

A quei tempi non c’era bisogno che i presidenti o i candidati alla presidenza si alzassero e ripetutamente rassicurassero il popolo americano del  fatto che eravamo così eccezionali. Era troppo ovvio per affermarlo. Dopo tutto, quando si ha una cosa, non c’è bisogno di sbandierarla.

La prossima volta, quindi, che sentite un qualsiasi politico insistere a dire che questa nazione è eccezionale nello stile del secolo, consideratela una specie di confessione segreta che invece non siamo così. In questi giorni si può sentire il ringhio (o il gemito) di difesa che si cela nell’insistenza che la nostra nazione non è soltanto una delle  nazioni potenti che  si trova  a un punto morto in politica e in una situazione economica difficile.

Pensate ora, se volete, ai muscoli di Rambo che a modo loro erano una confessione di insicurezza molto simile ai discorsi sull’ eccezionalità che fa Romney. Molto tempo fa, l’eroe dei film western o dei film di guerra, Gary Cooper or John Wayne, forse erano forti e silenziosi, ma il fisico “mostruoso”  non era certo la loro qualità principale. Quell’eroe non era  ultra-muscoloso  o enorme come si usa rappresentarlo nei cartoni animati. Essendo un uomo di quel momento del secolo realmente americano, non doveva  cambiare stile per mettere in risalto il fatto di essere un eroe e la sua potenza fisica.

Rambo è arrivato sugli schermi negli anni  dopo la guerra del Vietnam come una  creatura della sconfitta americana. Era un periodo in cui chi era forte e silenzioso non convinceva più abbastanza, quando una corsa alle armi vera sembrava necessaria, quando i pettorali del potere americano avevano bisogno di essere ultra gonfiati per essere ultra esibiti.

 

Romney e il suo equipaggio sono, letteralmente, i Rambo di questo  momento americano del 21° secolo e la loro versione dell’eccezionalità sempre presente si adatta bene a un’altra caratteristica che si ripete spesso   nel panorama attuale: l’esaltazione del soldato americano come eroe degli eroi, un modello  per la nazione.

Molte di queste cose avrebbero avuto un suono davvero strano per le orecchie degli Americani dell’epoca della mia infanzia. Avevano la loro serie di enormi paure, ma vivevano ancora in una nazione con un esercito di cittadini del quale la coscrizione assicurava che quasi tutti potessero far parte. Nella maggior parte delle famiglie, compresa la mia, c’era  allora almeno un reduce della Seconda Guerra mondiale.

Nessuno, tuttavia, parlava delle più grandi generazioni americane o dei loro eroi o, come Obama e George W. Bush prima di lui, della “più bel esercito del modo” (o “che il mondo abbia mai conosciuto”). Il soldato era semplicemente un Americano.

Adesso, nel mondo dell’esercito fatto tutto di volontari, mentre gli Stati Uniti sono continuamente in guerra in tutto il mondo, anche se con notevoli insuccessi, i militari esistono per lo più in una sfera separata, dato che  molti Americani non hanno nessun rapporto diretto con le guerre combattute nel loro nome e con i soldati che le combattono.

Oggi, tuttavia, sostenere le truppe (o “i guerrieri dell’America,” come ora vengono spesso chiamati), è diventato un dovere quasi religioso. Questa insistenza ricorrente del bisogno che hanno di appoggio, dovrebbe, come l’eccezionalità di Romney, essere considerato un altro tipo di ammissione segreta.

Dopo tutto, il più grande errore della nostra era è stato indubbiamente questo: quando l’Unione Sovietica è scomparsa improvvisamente nel 1991, i nostri capi hanno immaginato che di aver ottenuto una specie di vittoria americana che non si era mai vista prima. Dove, per secoli, c’erano state due o più grandi potenze rivali, adesso c’era soltanto l’unica superpotenza (o anche iperpotenza) del pianeta Terra, senza che ci fossero minacce  importanti in nessun posto.

A qualcuno è sembrato che questo fosse, per definizione, un secondo momento simile a quello del dopo II Guerra mondiale, pieno di eccezionalità americana. Mentre confondevano la potenza militare con la supremazia mondiale, non hanno notato che anche la più forte potenza della Guerra Fredda stava scivolando lentamente verso il basso in una nuvola di autocompiacimento. Al momento stiamo vivendo il resto di questa triste storia.

Quel momento americano e il  “secolo” che lo accompagnava, se ne sono  andati. Il declino incombe su di noi e qualsiasi rassicurazione che non è così serve soltanto, anche se in modo subliminale, a rinforzare quella realtà. A parte  il ritmo  che adotteranno,  i nostri “guerrieri” ed “eroi” tornano a casa in un paese infelice, dove non c ‘è eroismo né sicurezza, dove mancano i posti di lavoro. Nel frattempo, i nostri  capi protestano davvero troppo.

 

 

Tom Engelhardt, co-fondatore dell’American Empire Project, dirige il sito del Nation Institute TomDispatch.com

 

Da Z Net –Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.znetitaly.org

http://wwws.zcommunications.org/america-is-exceptional-repeat-ad-nauseam-by-tom-engelhardt

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

CC)= 2011 ZNET Italy –Licenza Creative Commons  CC BY-NC-SA 3.0

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