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(Non) Salvate l'Euro!

 

di Jéròme E. Roos  -10 dicembre 2011

E’ da sempre un matrimonio difficile, nato da interessi economici e da pressioni familiari più che da amore reciproco.  Per 38 anni i coniugi hanno bisticciato per questioni di soldi – politica agricola comunitaria (CAP) di qua, sconto sui contributi di là – con il continente che di tanto in tanto accusava l’isola di tresche con lo Zio Sam e l’isola che rinfacciava al continente di intromettersi troppo nei suoi affari privati. Ma per molti anni i due sono rimasti insieme per via dei figli e per gli affari di famiglia. La cosa ora può cambiare.

Venerdì mattina un vertice cruciale della UE – pubblicizzato come l’ultima occasione per salvare l’euro dal collasso – è terminato con una drammatica divisione tra il Regno Unito e il resto dell’Europa.  Come ha scritto Michael White per il Guardian “sembra che sia arrivato il Botto Grosso, il momento in cui un governo londinese ha esercitato il famoso diritto britannico di veto su una questione importante della UE e si ritira ai margine dell’Unione Europea, ponendo fine a 50 anni di una politica più o meno coerente.”

La rottura segna  un ulteriore terremoto nella storia europea. Ma rivela anche la misura in cui interessi finanziari  hanno corrotto le menti dei nostri leader e avvelenato i reciproci rapporti.  Gli affari extraconiugali delle nostre élite politiche con le banche ora minacciano la stessa sopravvivenza della famiglia europea.  Sembra che tutti siano disponibili a sacrificare non solo gli affari di famiglia, ma anche gli stessi figli. Nessun prezzo è troppo alto per l’amore dell’oro.

Come sempre, il dolore più grande è sopportato in silenzio dai figli: i cittadini che non sono stati consultati dai propri leader. Le illusioni dell’infanzia riguardo alla solidarietà europea sono state brutalmente sradicate.  Ma, quasi per reprimere la parte del dramma più dura, nessuno sembra parlare dei disgraziati rapporti extraconiugali che sono alla base di tutto quel che accade.  La verità è che sia l’Inghilterra sia l’Europa si sono dedicati ad adulteri finanziari per decenni.

Presentazione degli amanti: Francoforte e La Défense contro la City

Non è mai stato uno scontro tra interessi europei e interessi britannici, come amano descriverlo sia i cosmopoliti continentali sia gli euroscettici inglesi. Dietro il velo dell’ideologia si aggirano potenti interessi finanziari che dettano le scelte delle nostre élite doppiogiochiste.  Come ha riferito il Guardian “Cameron ha esercitato il diritto di veto inglese nelle prime ore della mattina in cui la Francia era riuscita a bloccare una serie di richieste di salvaguardia avanzate dall’Inghilterra per proteggere la City di Londra.”

Più specificamente Cameron aveva richiesto che: (1) “qualsiasi trasferimento di poteri da un’autorità nazione a un’autorità europea sia assoggettabile a veto”; (2) “l’Autorità Bancaria Europea rimanga a Londra”; (3) “alle banche siano richiesti maggiori livelli di capitale” e (4) “alla Banca Centrale Europea siano impediti di tentativi di stabilire che le transazioni denominate in euro abbiano luogo nell’eurozona”.  Sarkozy ha respinto categoricamente le richieste di Cameron.

I motivi di ciò sono davvero molto semplici: (1) Sarkozy non vuole che le banche con sede in Inghilterra ricavino un vantaggio competitivo schivando la tassa sulle transazioni finanziarie da applicare a livello europeo; (2) vuole che l’Autorità Bancaria Europea si trasferisca a Parigi; (3) sa che le banche francesi sono in una posizione molto più debole rispetto a quelle inglesi; e (4) vuole che le transazioni denominate in euro abbiano luogo all’interno dell’eurozona in modo che possano essere canalizzate attraverso  La Défense anziché attraverso la City.

Tirando le somme si ottiene che questa è una battaglia tra banche; uno scontro di capitali. Non ha nulla a che vedere con gli interessi generali europei o inglesi. Se l’eurozona dovesse infrangersi, molte banche tedesche e francesi collasserebbero, di qui la pressione franco-tedesca per l’unione fiscale.  Tuttavia tale unione fiscale imporrebbe regole di stile continentale alla City di Londra, aperta a tutti.  Temendo di perdere la sua posizione competitiva nei confronti di New York, l’Inghilterra si è perciò opposta con forza alla partecipazione.

In vendita: unione d’austerità con paradiso fiscale estero

E’ del tutto chiaro che nel dividersi, Cameron e Merkozy stanno semplicemente schierandosi dalla parte dei loro amanti nell’industria finanziaria.  Il risultato, anziché salvare l’euro e riportare una di quella stabilità di cui c’è tanto bisogno, in realtà rappresenta il peggiore dei mondi possibili.  La Germania, ora l’indiscutibile egemone dell’Europa, userà l’unione fiscale per ottenere i massimi rimborsi per le proprie banche, mentre Londra potrà liberamente assumere il ruolo di paradiso bancario estero.

Wolfgang Munchau ha giustamente evidenziato che “contrariamente a quello che viene riferito, la signora Merkel non sta proponendo una unione fiscale.  Sta proponendo un club dell’austerità, un patto di stabilità sotto steroidi.  L’obiettivo consiste nell’imporre un’austerità a vita, con norme di equilibrio di bilancio incorporate in ogni costituzione nazionale.”  Marti Wolf è analogamente critico e dimostra perché  la Merkel percepisce scorrettamente la crisi come un problema di bilancio, anziché un problema strutturale.”

Come ha appena scritto l’economista premio Nobel, Joseph Stiglitz, molti paesi periferici sono stati in realtà fiscalmente molto più responsabili della stessa Germania: “In Spagna, ad esempio, il denaro è affluito nel settore privato provenendo da banche private.  Dovrebbe tale esuberanza innaturale costringere il governo, volente o nolente, a tagliare gli investimenti pubblici?” Istituzionalizzando la ‘disciplina di bilancio’, l’unione dell’austerità della Merkel rischia rinchiudere la periferia in una depressione permanente.

Questo approccio si dimostrerà doppiamente disastroso.  A parte il fatto che condannerà milioni di europei a decenni di povertà, minerà anche il tentativo di salvare l’euro.  Non è stata la sregolatezza fiscale a causare questa crisi.  Essa è il risultato di squilibri strutturali tra un centro altamente produttivo, che ha beneficiato di un tasso di cambio permanente sottovalutato, e una periferia stagnante che soffre esattamente per il motivo opposto.  I piani della Merkel non fanno nulla per risolvere ciò.

Come le banche, di nuovo, la fanno franca dopo l’omicidio

Quello che è ancora peggio è che il suo piano ignora completamente la situazione spaventosa delle banche europee.  La vera sregolatezza non mai stata nella spesa pubblica dei paesi della periferia, bensì nei finanziamenti privati delle banche principali. Con centinaia di miliardi di euro di liquidità in eccesso che si riversavano nel sistema, le banche francesi e tedesche hanno avidamente acquistato titoli greci, portoghesi e spagnoli e hanno pompato vagoni di capitale straniero nei mercati immobiliari irlandese e spagnolo.

Nel 2009, con gli intermediari che ritiravano i loro soldi dalle azioni e dal settore immobiliare nel corso della crisi creditizia, il settore dei debiti sovrani era diventato “uno dei principali motori del profitto per le grandi banche europee.”  Mentre milioni di persone perdevano il lavoro e la casa, i maggiori operatori in titoli potevano agevolmente portare a casa tra i 7,5 e i 15 milioni di dollari all’anno di soli premi [bonus].  La natura perversa di questo sistema incentivava i banchieri a ignorare i rischi e a spingere ancor più nel debito la periferia.

La conseguenza è stata non soltanto una periferia iper-indebitata ma anche un settore bancario con una leva eccessiva.  Ne è seguito che i prestiti interbancari non hanno fatto che congelarsi, mentre una corsa istituzionale alle banche mette le loro azioni sotto estrema pressione.  Il giorno del vertice, una verifica di resistenza [stress test] ha rivelato che le banche europee stanno soffrendo di un deficit di 115 miliardi di euro.  Moody’s ha appena declassato tre banche francesi e dilagano voci che la Germania potrà dover nazionalizzare la gigantesca Commerzbank.

Le banche reagiscono utilizzando strumenti complessi per sostenere il capitale, ma – proprio come la mal concepita unione d’austerità della Merkel – questi trucchi contabili si limiteranno a ritardare il giorno inevitabile della resa dei conti.  Tuttavia i nostri leader continuano a intestardirsi considerevolmente nei giochi pericolosi che stanno giocando. “Ho sempre detto che i 17 stati dell’eurozona devono riconquistare la credibilità,” ha detto la Merkel. “ E penso che ciò possa avvenire e che avverrà con le decisioni di oggi.”

I bambini non stanno bene, signora Merkel!

Ma i bambini non stanno bene e l’impresa di famiglia si sta sgretolando.  Se questo doloroso divorzio UE-Inghilterra ci dice qualcosa,  è che i nostri leader vanno a letto con potenti interessi finanziari e non può più essere affidato loro il destino del continente.  Prostituire i popoli d’Europa al settore bancario non è una soluzione sostenibile, né è una cosa molto umana da fare da un punto di vista etico.  I buoni europei dovrebbero opporsi con fermezza a questa disastrosa unione fiscale.

Così, ogni volta che vi viene detto “non c’è alternativa”, non credeteci, è una bugia.  Come un funzionario della Banca Centrale Europea ha detto recentemente alla Reuters, “quello che penso sia importante al momento  è non mostrare ai politici che potrebbe esserci un’alternativa, perché nella loro testa ciò potrebbe essere meno costoso delle opzioni di cui dispongono.”  Il tentativo di rendere naturale, e depoliticizzare, questa crisi è una cortina fumogena ideologica intesa a mantenerci strettamente in uno stato di prostituzione finanziaria.

Noi sappiamo che esistono alternative, perché le abbiamo viste funzionare in pratica.  Come ha appena  evidenziato il TIME Magazine, “dall’inizio del movimento la struttura priva di leader sembra funzionare.” Nella misura in cui non funzioni per le grandi istituzioni gerarchiche – come le potenti banche d’investimento e gli irresponsabili governi nazionali – quelle gerarchie devono essere demolite, smontate e ristrutturate dalle fondamenta.

Tornando nel mondo reale, l’Argentina ha già dimostrato che i paesi debitori possono sfidare i creditori stranieri e prosperare, mentre le piccole cooperative di credito hanno resistito alla tempesta finanziaria globale molto meglio delle grandi banche di proprietà privata. In un rapporto del 2009, l’ONU ha osservato che “nemmeno una cooperativa di credito in tutto il mondo ha ricevuto una ricapitalizzazione governativa come conseguenza della crisi finanziaria; esse rimangono ben capitalizzate.”

E dunque i ragazzi non stanno bene, ma c’è un’alternativa. Il nostro compito consiste nel diffondere la verità e organizzarci. Un’altra Europa è possibile!  

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/eu-summit-tales-of-fiscal-union-and-financial-adultery-by-j-r-me-e-roos

Originale: Roarmag.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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