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Dinamiche interne del movimento 6 Aprile, la politica egiziana e  previsioni  per il futuro: un’intervista con Ahmed Maher

 

Di Nancy Elshami e Ahmed Maher

8 dicembre 2011

 

[Quella che segue è un’intervista cheNancy Elshami ha fatto ad Ahmed Maher il 16 novembre 2011 a New York, NY. L’intervista si è svolta in inglese]

 

Nancy Elshami (NE): Il movimento giovanile 6 aprile ha avuto un ruolo cruciale in Egitto fin dal 2008 nel creare movimenti di opposizione e nell’organizzare proteste non violente di giovani. E’ stato uno dei maggiori protagonisti della rivoluzione egiziana e ha continuato a giocare un ruolo importante come forza sociale dal 25 gennaio 2011. Quello che voglio ricavare da questa intervista è un’ idea più precisa da parte tua riguardo alla politica interna del movimento 6 Aprile, il suo posto nella sfera politica egiziana e la futura visione del movimento.

Comincerò facendole delle domande sull’organizzazione interna del 6 aprile. Mi puoi parlare un po’ di più del processo decisionale all’interno del movimento? Come decidete quando protestare e quale posizione assumere?

 

Ahmed Maher (AM): All’inizio ho creato il gruppo  e poi ho tentato di trasformarlo in un vero movimento. Ci sono state persone che dal principio hanno condiviso l’idea del movimento e hanno fatto in  modo che si realizzasse e questi sono i co-fondatori. La nostra struttura consiste quindi di un consiglio di co-fondatori e di coordinatori (co-attivisti che prendono decisioni riguardanti problemi quotidiani).

NE: Quanti co-fondatori ci sono?

AM: adesso ce ne sono 35/40, ma non tutti partecipano a tutte le iniziative e non sono responsabili di tutte le decisioni prese, ma sono co-fondatori. C’è un altro gruppo, quello dei coordinatori che sono responsabili dell’organizzazione di diversi governatorati e di settori organizzativi. Per esempio c’è il settore dei mezzi di informazione, quello degli studenti, quello delle proteste in piazza, quello delle varie campagne, quello per la ricerca dei finanziamenti, quello dell’organizzazione, ecc. Abbiamo molti settori e i coordinatori ne sono responsabili. Ci sono circa 28 coordinatori e 40 co-fondatori. I coordinatori prendono le decisioni riguardanti i problemi e e gli argomenti di ogni giorno. C’è un incontro mensile di co-fondatori e coordinatori dove discutiamo le idee e le strategie e prendiamo decisioni importanti, per esempio riguardo al nostro ruolo nelle elezioni. In questi incontri mensili, quindi, prendiamo le decisioni, lavoriamo alla nostra pianificazione di strategie e progettiamo il programma.

NE:  Le decisioni sono quindi prese a maggioranza?

 AM: Sì, in base a un  voto di maggioranza all’interno di questo gruppo.

NE: All’interno del gruppo di co-fondatori e di coordinatori?

AM: Sì, se abbiamo un problema che bisogna che venga diffuso. Per esempio: decidere che ruolo il  movimento 6 aprile dovrebbe avere nelle imminenti elezioni – è un problema fondamentale diverso da una dimostrazione o da qualsiasi altro evento – poi facciamo un referendum, che non vuol dire votare soltanto all’interno di questo gruppo. Facciamo quindi un referendum tra tutti i  nostri membri. Lo organizziamo dividendo i membri per gruppi geografici, come Madinet Nasr, Maadi (sobborghi del Cairo, n.d.T.); poi ogni gruppo vota e giudichiamo in base alla maggioranza all’interno di ciascun gruppo. Per esempio il Cairo approva, Alessandria approva. Poi contiamo quante luoghi sono d’accordo e quanti non sono d’accordo e prendiamo la nostra decisione in base a questi risultati.

NE: allora, che cosa è successo all’organizzazione? Perché c’è stata una divisione tra la principale organizzazione 6 Aprile e il gruppo che si è diviso  creato da Tarek-El-Khouly?

AM: Non abbiamo alcuna scissione  nel nostro gruppo.

NE: No?

AM: no, che cosa significa  scindersi? La scissione avviene  quando un gruppo di membri effettivi all’interno dell’organizzazione o forse anche molti co-fondatori che hanno altre idee o opinioni diverse e quindi si separano. Succede ed è successo a molti movimenti in tutta la storia. Questo è il significato di scissione e non è una brutta cosa. In questo caso, però, quello che è successo è che Tarek El-Khouly che ha fondato l’altro movimento 6 Aprile non era un membro e ha tentato di usare….

NE: Tarek El-Khouly? Non era il portavoce di 6 Aprile?

AM: no, no, no. Ha tentato di dare questa informazione ai media, e se hai seguito la storia del nostro movimento dal 2008, non troverai il suo nome in nessun giornale o servizio giornalistico.

NE: Non era neanche membro del movimento 6 Aprile?

AM: No, ha tentato di aderire al Movimento durante il periodo della rivoluzione, il periodo in cui chiunque poteva aderire, prima che stabilissimo di avere una struttura più selettiva. Ha tentato di aderire con migliaia di altri membri, ma non so da  che cosa fosse motivato. Forse cercava di usare il nostro nome che aveva successo. Non c’entrava niente con la creazione della struttura o il nome del nostro movimento e non sapeva nulla della sua storia.  Non faceva parte dei co-fondatori. Aveva soltanto visto un nome molto famoso e ha tentato di usarlo quel nome e quello slogan. Parla di Maher che va all’estero. “Penso che prenda finanziamenti stranieri, ma non ho le prove.” Parla di Maher che ha un programma all’estero e Maher questo e Maher quello. E in molti rapporti, ha detto che io lavoravo per gli Stati Uniti. Se segui la storia del movimento 6 Aprile, prima della rivoluzione, non troverai nessuno che si chiama Tarek El-Khouly. E’apparso soltanto dopo la rivoluzione, nel maggio 2011, per l’esattezza, durante il nostro scontro con i militari, e ha cominciato a diffondere queste voci.

NE: Pensi quindi che questa potrebbe essere una specie di cospirazione per indebolire il vostro movimento e per mettere in dubbio la vostra lealtà?

AM: Sono sicuro di questo. Chiunque abbia una nuova idea all’interno dell’organizzazione viene incoraggiato a condividerla con noi. Chiunque vuole criticare qualsiasi decisione è libero di farlo. Però se qualcuno al di fuori dell’organizzazione cerca di diventare un nuovo membro e cerca poi di usare lo stesso nome dell’organizzazione …(Ahmed si ferma un attimo, insinuando che l’uso del nome del movimento fa pensare a cattive intenzioni). Se vuole fare qualche cosa di buono, può usar qualsiasi nome. Adesso ci sono migliaia di movimenti in Egitto.   

NE: Al momento ci sono due pagine ufficiali di Facebook e due account di twitter…

AM: Dall’inizio della rivoluzione la gente non sa quale è il vero movimento 6 Aprile e quale è quello falso. Il nostro gruppo ha circa 250.000 membri; l’altro ne ha circa ventimila  o trentamila.

NE: Perché allora non siete stati più categorici nel chiarire questo fatto sui mezzi di informazione?

AM: Lo abbiamo detto sui mezzi di informazione. Scoprirai, però, che le fonti di informazione cercheranno di diffondere le stesse voci a proposito del movimento 6 Aprile ed inviteranno Tarek el-Khouly: canali televisivi come El Nehwar, El Nas e naturalmente la televisione nazionale. Invitano Tarek el-Khouly per i suoi discorsi “retorici”: “Ahmed Maher ha fatto questo, Ahmed Maher prende soldi dagli Stati Uniti, Ahmed Maher va all’estero.” Ecco che cosa dice, non ha altro da dire.

NE: Una delle altre asserzioni fatte da Tarek El-Khouly è stata a proposito di una mancanza di democrazia all’interno di 6 Aprile nel processo decisionale. Che cosa mi dice in proposito?

AM: Quale è il significato di democrazia? Democrazia come nelle elezioni? O nel senso che la gente è a capo del movimento?

NE: Ci potrebbero essere elezioni perché la gente si candidi per questo gruppo che prende le decisionale formato da co-fondatori e coordinatori, per esempio?

AM: Sì, abbiamo elezioni come qualsiasi altro gruppo. Abbiamo elezioni per chi è a capo dei governatorati, e avremo elezioni per tutto il movimento che cominceranno il 25 gennaio 2012. Dato che sembrerebbe strano se subito dopo aver ricostruito la nostra struttura del dopo-rivoluzione facessimo subito le elezioni. Le elezioni sono uno strumento, non un fine e il nostro fine non è quello di avere elezioni interne. Il nostro obiettivo è di cambiare l’Egitto.

NE: Come potete difendere efficacemente la democrazia a livello nazionale se non avete la democrazia interna?

AM: Abbiamo davvero la democrazia. E abbiamo le elezioni. E avremo le elezioni per tutta la struttura dopo il 25 gennaio 2012.

NE: Quale è secondo te l’elemento che  la caratterizza   il movimento 6 Aprile dal punto di vista ideologico?

AM: penso che siamo social democratici, social liberali. Ci interessa la libertà di parola, l’uguaglianza, la trasparenza, la dignità, la giustizia sociale, e i servizi nazionali. Vogliamo che il governo svolga un più ampio  ruolo sociale, del quale abbiamo molti esempi in Europa e in Sud America tra i partiti social democratici. Vogliamo che il governo metta al bando i monopoli e impedisca….

NE: voi volete quindi più regole da parte del governo  riguardo all’economia?

AM: Sì, siamo contro la libera diffusione del capitalismo che  ha bisogno di confini perché assicuri la giustizia sociale ed eviti che la gente accumuli una ricchezza esorbitante e monopoli. Naturalmente ci stanno a cuore le leggi del lavoro. Questo è il lato economico della nostra ideologia. In quanto alle libertà noi sosteniamo la libertà di parola, il diritto di cittadinanza e l’uguaglianza. Sosteniamo qualsiasi cosa abbia a che fare con il lavoro e la libertà e la giustizia.

NE: Adesso comincerò a farle altre domande politiche. Le elezioni parlamentari si terranno tra un paio di settimane. Che passi ha fatto il 6 Aprile per suscitare consapevolezza politica e quali partiti o candidati appoggia?

AM: Abbiamo creato una campagna che si chiama cerchio bianco/cerchio nero. Il falso movimento 6 Aprile ha dei membri che si candidano alle elezioni usando il nome 6 Aprile. Noi non abbiamo candidati alle elezioni e pensiamo che saranno delle elezioni insufficienti. Avranno molto errori perché avvengono con le stesse regole e con lo stesso regime. La campagna cerchio bianco/cerchio nero è una campagna che definisce i criteri dei buoni candidati al parlamento e i criteri della cattivi candidati, in modo che la gente eviti di eleggerli. Non parliamo delle persone che appartengono al cerchio bianco, ma piuttosto dei criteri. E citiamo ex membri del  Partito Nazionale Democratico  nel cerchio nero perché la gente non li elegga.

NE: E i normali cittadini dove possono accedere a questi nomi? Ci sono delle conferenze o questi sono dati online?

AM: Molte cose. Ci sono conferenze, e abbiamo anche siti nella rete che citano tutti gli ex membri del Partito Nazionale Democratico. Abbiamo anche una campagna di locandine che mostrano   gli ex candidati del Partito Nazionale Democratico che abbiamo cercato di diffondere nelle strade. Durante lo svolgimento delle elezioni avremo una rete di supervisori nelle sezioni elettorali. Quindi sorveglieremo le operazioni e dopo le elezioni progettiamo di fare pressioni sul parlamento, una cosa molto importante.

NE: In che modo? Per mezzo di dimostrazioni?

AM: No, in molti modi. Abbiamo molte idee nuove. Come per esempio i comunicati stampa. Un’altra idea è  di avere una campagna fatta nelle strade contro i membri del parlamento rei di corruzione nei loro comuni, in modo che non possano più esercitare la loro autorità e o che li ritenga      responsabili di non mantenuto le  loro promesse.

NE: L’ultima volta che hai parlato all’Università di New York, hai fatto un paio di paragoni tra il Movimento 6 Aprile e l’identità della Fratellanza Musulmana prima della rivoluzione (operava come un partito politico non-ufficiale, ma comunque sempre come potente forza sociale e politica). Può sviluppare un po’ di più questo aspetto?

AM: Uso quell’esempio per dire che i partiti politici sono strumenti per trattare di politica. E ci sono molti strumenti diversi che possono essere usati in politica. Per esempio gruppi di pressione, gruppi di controllo,     che non sono né Organizzazioni non governative (ONG) né partiti politici, ma che comunque influenzano la politica. Qui negli Stati Uniti c’è un movimento di questo tipo, il Tea Party i cui membri hanno la capacità di scegliere e appoggiare i candidati del Partito repubblicano ma non sono un partito. Ci sono anche molti esempi in Inghilterra e in Turchia di come i gruppi di pressione possono influenzare la politica senza far parte del sistema politico.  Come il Comitato Americano Israeliano per gli affari pubblici (CAIAP), sono ebrei-sionisti e tentano di controllare la politica.

NE: Hanno però un sacco di soldi.

AM: Beh, il denaro è  uno strumento, noi ne abbiamo altri.

NE: Il movimento 6 Aprile ha preso in considerazione di diventare una ONG?

AM: Il 6Aprile è un qualche cosa tra una ONG e un partito politico.Se facciamo l’esempio della Fratellanza Musulmana, questo è una  “jamaa”, (organizzazione) non sono un partito politico, e non sono una ONG, ma un “jamaa”. Hanno un solo partito politico e migliaia di ONG. Questi sono gli strumenti della “jamaa”, e la Fratellanza può influenzare la politica usando quegli strumenti. Un partito politico è uno strumento.

NE: La Fratellanza Musulmana ha avuto successo come forza extra governativa non soltanto grazie alla pressione politica ma anche grazie a programmi di previdenza sociale. Pensi che il movimento 6 Aprile prenderà questa strada?

AM: Sì.

NE: Ha cominciato a lavorare a programmi di quel tipo, o devono ancora cominciare?

AM: Non abbiamo i soldi per questo ma li stiamo programmando.

NE: Inizialmente il movimento 6 Aprile ha iniziato ad appoggiare gli scioperi dei lavoratori. Perché il movimento non si focalizza di più sui gruppi di lavoratori e collabora  di più con loro per rafforzare la base  che lo sostiene?

AM: Il movimento 6 Aprile è stato creato a sostegno dello sciopero dei lavoratori del 2008 e per creare una connessione tra le loro richieste  economiche e quelle politiche. Il nostro messaggio era: democrazia = pane, democrazia = buoni salari, democrazia = istruzione di buona qualità. Questo era il nostro messaggio  nel 2008 e nel 2009, ma il movimento 6 Aprile combatte su vari fronti. Dobbiamo trattare con i politici e di replicare a qualsiasi decisione del governo o del Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF). Siamo quindi un gruppo onnicomprensivo che tratta problemi diversi. Operiamo ancora con i lavoratori e diamo il nostro appoggio a molti scioperi e sindacati. Appoggiamo qualsiasi sindacato libero o associazione in Egitto e abbiamo candidati in molte di questa associazioni: nel sindacato degli ingegneri, in quello dei dottori e nel sindacato dei giornalisti e siamo a favore di libere elezioni in qualsiasi sindacato. I liberi sindacati e le libere associazioni sono molto importanti nella costruzione di una nazione nuova. Sena sindacati ci sarà l’ingiustizia sociale. I sindacati e le associazioni possono aiutare a fare pressioni durante le trattative con il governo per guadagnare i diritti dei differenti settori. Come ho detto prima e come dirò ancora, il nostro ruolo con i movimenti del lavoro non è professionale come quello dei gruppi di sinistra e delle ONG che hanno conoscenze ed esperienza più specifiche sui problemi del lavoro e dei sindacati.

NE: Pensi che il movimento 6 Aprile si collegherà  di più con i gruppi di lavoratori o promuovere  i gruppi di lavoratori metterebbero il vostro movimento in una luce di sinistra che esclude altre ipotesi  più conservatrici… 

AM: Non ce ne importa. Appoggiamo le  iniziative se le consideriamo  giuste e non le appoggiamo se non le consideriamo tali.

NE: So che il movimento 6 Aprile ha avuto molto appoggio da Mamdouh Hamza. Ci sono voci che dicono che forse potrebbe candidarsi alla presidenza. In questo caso il movimento 6 Aprile lo appoggerebbe? E che cosa pensa di lui come probabile candidato alla presidenza?

AM: Io lavoro nell’ufficio di Mamdouh Hamza. Lo sapevi?

NE: Ho visto in fondo alla tua mail  che lavori per la Hamza Inc. ma all’inizio ho saputo che ti appoggia da interviste che ha rilasciato ai  mezzi di informazione.

AM: Sono un ingegnere civile e sono stato licenziato dal lavoro varie volte. Ero molti triste fino a quando ho trovato lavoro con Mamdouh Hamza che mi ha detto che la mia militanza non avrebbe danneggiato il mio lavoro. Si interessa di politica e ha cercato di aiutare i gruppi di giovani. Non era un politico prima della rivoluzione. Quando stavamo organizzando la Rivoluzione del 25 gennaio, gliene ho parlato e mi ha aiutato a comprare le tende e il cibo per i dimostranti di Piazza Tahrir. Dopo la rivoluzione è diventato un politico. La dinamica che esiste tra noi due è che io lavoro nella sua ditta, ma non può influenzare le decisioni del nostro m movimento, come del resto nessun altro. Se ci vuole aiutare, deve farlo a nessun tipo di condizione. Hamza ha appoggiato molti gruppi di giovani, non soltanto il movimento 6 Aprile.

NE: Che cosa pensi quindi di lui come possibile candidato alla presidenza?

AM: E’ la prima volta che sento questa notizia.

NE: Ho avuto delle informazione circa il fatto che sta cercando di mettere in ordine le sue cose per candidarsi alla presidenza. Forse non in queste elezioni, ma alle prossime?

AM: Se si vuole candidare, va bene. Finora, però, il nostro movimento non ha deciso chi appoggerà nelle prossime elezioni presidenziali.

NE: Verso quali candidati alla presidenza che hanno avuto un’importanza preminente nell’arena politica si sta indirizzando maggiormente il movimento 6 Aprile? Quale è la tua opinione sui diversi candidati alla presidenza o le tue riserve nei loro confronti?

AM: Vorrei sapere se questa intervista è un rapporto per l’Università oppure  sarà pubblicato e dove?

NE: Cercheremo di farlo pubblicare in una sede di alto profilo che la accetterebbe.  Perché?

AM: Perché sceglierei la risposta in base a dove sarà pubblicata l’intervista.

NE: Non voglio che tu scelga una risposta. Perché senti di dover scegliere una risposta?

AM: No, finché non abbiamo deciso. Abbiamo appoggiato ElBaradei prima della rivoluzione, non come candidato, ma come figura politica che chiede un cambiamento. Finora, però, non abbiamo deciso. Se inizia  l’iter elettorale, faremo un referendum all’interno del movimento per decidere. Abbiamo tuttavia incontrato molti candidati: Baradei, Abu-Ismail, Alawwa, Nour, Sabbahy, e altri. Finora nessuno di loro ha un vero programma per qualche cosa. E non sappiamo, quindi, che cosa pensa ognuno di loro.

NE: Quale era l’altra  tua risposta?   

AM: La stessa

NE: Con quali altri gruppi si coordina il  movimento 6 Aprile in questa fase?

AM: Collaboriamo con molti partiti politici giovanili, come al-Adl e al-Wa’y e anche con l’Organizzazione Nazionale per il Cambiamento. Collaboriamo anche con candidati islamici, come Hazem Abu Ismail.  Ci appoggeranno domani nelle dimostrazioni, perché la maggior parte dei partiti politici non ha tempo. Dipende quindi dall’argomento della protesta. Su alcuni argomenti troviamo alleati della sinistra e per altri troviamo alleati tra gli Islamisti. Argomenti diversi, alleati diversi. Non abbiamo problemi con nessuno di loro.

NE: Perché il 6 Aprile non forma un partito politico?

AM: Bene, pensaci un po’. Quale è la nostra missione? I partiti politici, o la ONG o i gruppi di pressione sono tutti strumenti. La nostra missione è cercare di promuovere un vero cambiamento in Egitto. Questa era la nostra missione prima della rivoluzione ed è la nostra missione anche adesso. Prima della rivoluzione abbiamo cercato di organizzare proteste e dimostrazioni. Abbiamo organizzato conferenze on line e non, feste con musica, azioni rapide e improvvisate, qualsiasi cosa promuovesse il cambiamento. Finora, tuttavia, non c’è alcun vero cambiamento, e quindi continueremo questa missione. Ipotizziamo che ci vorranno cinque o sei anni, quindi abbiamo preso la decisione di non formare un partito politico adesso. Quando saremo certi che ci sarà un nuovo regime politico, nuove regole e una nuova mentalità, allora potremo pensare di diventare un partito. Oggi il nostro ruolo è quello di cambiare questa mentalità e di diffondere la consapevolezza tra la gente. La democrazia non si può mettere in pratica se la gente è analfabeta o se non ha la cultura della democrazia. Si deve quindi cambiare questo prima.

Perché non potere fare tutte e due le cose? Non  pensi che possiate avere più potere per favorire questi tipi di cambiamenti se siete in una posizione di farlo?

AM: Non crediamo in quella idea che è quella di molti partiti politici, come al-Wa’y oppure al-Aadl. Alcuni dei nostri colleghi hanno lasciato il movimento 6 Aprile e si sono iscritti ai partiti politici perché credevano in quella idea. Qualsiasi membro del movimento 6 Aprile che si è iscritto a un partito politico è stato espulso.

NE: Appoggerete questi ex membri alle elezioni?

AM: Forse soltanto con il cuore ma non di fatto.

NE: State cercando di suscitare la consapevolezza riguardo a chi sono i candidati buoni e quelli cattivi, quindi…

AM: Sì, forse qualche cosa del genere, ma non ufficialmente. Non è tra i nostri sforzi maggiori. Dobbiamo essere neutrali ed essere al di fuori del        Non possiamo fare  campagne contro qualcuno se se la facciamo anche      noi, sarebbe una discriminazione. Siamo neutrali, così possiamo approvare le cose positive e opporci a quelle negative. E’ un sistema più efficace e aumenta la credibilità tra la gente.  

NE: Se il 6 Aprile forma un partito politico, e partecipa alle elezioni, che cosa pensi che darebbe in questa fase?

AM: Niente.

NE: Pensi che prendereste un sacco di voti?

AM: No.

NE: Questo è uno dei motivi per cui non ti candiderai?

AM: No, abbiamo preso la decisione di non candidarci prima che le nuove condizioni per le elezioni non fossero stabilite, per mantenere la credibilità, fino dal febbraio 2011.

NE: Quali  nuove condizioni?

AM: I termini delle elezioni. In luglio lo SCAF  ha formulato le regole delle elezioni e non ha proibito agli ex membri del Partito Nazionale Democratico di candidarsi  approvando leggi di   isolamento. Le prossime elezioni parlamentari saranno pessime e i candidati dei giovani della nostra organizzazione probabilmente non avranno successo.

NE: Operare nell’Egitto del dopo Mubarak è stato molto diverso che farlo sotto Mubarak?

AM: E’ molto difficile adesso, più difficile di prima. Prima della rivoluzione avevamo un solo  nemico e un solo scopo ed eravamo uniti. Ora ci sono migliaia di partiti e di movimenti. Nessuno sa chi sta con chi. Alcuni partiti  sono di ex membri del Partito Nazionale democratico, alcuni partiti sono di ex funzionari dei servizi segreti; adesso c’è il caos, ma non è strano; è successo in molte nazioni e man mano che passa il tempo, le cose diventeranno più chiare. Aspetteremo fino a che anche la situazione  del nuovo Egitto diventerà chiara.

NE: E che cosa dici della libertà di organizzare e di funzionare all’interno del paese?

AM: Prima della rivoluzione eravamo un’organizzazione illegale e anche adesso lo siamo. Abbiamo però molti strumenti, alcuni dei quali non sono più efficaci.

NE: Come che cosa?

Prima della rivoluzione ogni piccola protesta aveva un effetto. Adesso invece queste iniziative fatte giorno dopo giorno non funzionano più, e quindi stiamo pensando a nuove attività che possono avere un effetto. Dopo la rivoluzione, le dimostrazioni del venerdì con milioni di persone erano utili, ma dato che la partecipazione è diminuita, hanno perso efficacia. Dobbiamo quindi pensare a nuovi strumenti per fare pressione.

NE: Quali sono alcune di queste idee per i nuovi strumenti?

AM: Ci stiamo ancora pensando (risata)

NE: Informazione confidenziale?

NE: Che cosa ha fatto il movimento 6 Aprile riguardo alle accuse che la SCAF ha lanciato contro  il movimento riguardo ai finanziamenti stranieri?

AM: Abbiamo intentato una causa contro lo SCAF chiedendo di fare indagini su queste accuse  e di indagare sullo SCAF stesso nel sistema giudiziario egiziano. Le loro accuse erano false e non avevano prove. Nessuna delle due parti è stata indagata. Dalle pagine giornali abbiamo chiesto un’indagine per entrambe le parti. Questi generali sono dei bugiardi, ricevono   soldi e appoggio dagli Stati Uniti e poi ci accusano di ricevere denaro.  Non abbiamo preso soldi da nessuno; abbiamo le quote di iscrizione e le quote mensili e quindi non abbiamo bisogno che  nessuno ci finanzi. Chi è quindi il bugiardo?

NE: Ho sentito che c’è molta preoccupazione per il fatto che il movimento 6 Aprile ha  ingaggiato una ditta di Pubbliche Relazioni (PR) negli Stati Uniti, la LCO di Beverly Hills.  Sai di che cosa sto parlando?

AM: Anche io ne ho sentito parlare.

NE: Quindi è vero?

AM: No.

NE: Ti hanno citato in un paio di articoli perché spiegavi che era a vantaggio…

AM: Non abbiamo nulla di simile. Ci sono molti militanti ed esperti di blog che cercano di aiutare il movimento 6 Aprile. Ho molti amici che sono giornalisti americani che cercano di mettere in contatto il nostro movimento con i mezzi di informazione, e specialmente con OWS. Questa idea di ingaggiare una società di Pubbliche Relazioni statunitense è un’accusa falsa. Si può cercare di aiutare il movimento 6 Aprile, o chiunque può cercare di farlo. Non è come hai detto. Qualcuno sta tentando di inventarsi delle strane storie sul movimento 6 Aprile.

NE: Ciò che stiamo cercando di fare adesso è di  affrontare  tutti quei problemi che ti riguardano  cosicché possiamo presentarli  ai lettori     Che cosa pensi dei principi obbligatori che lo SCAF ha annotato per la costituzione?

AM: Diciamo da mesi che lo  SCAF tenta di controllare il nuovo regime, e nessuno ci ha creduto. Adesso è chiaro che i militari vogliono controllare il nuovo regime in base al  modello della Turchia ed è molto pericoloso, più delle forze islamiche.  Se le forze islamiche vanno al potere con la forza, possiamo fare molte cose per fare pressione contro di loro: questa è la democrazia.  Se invece i militari controllano l’autorità, che cosa possiamo fare?

NE: Che cosa progetta di fare il movimento 6 Aprile riguardo a questo, questi principi sono incisi sulla pietra? Se ne può ancora discutere? Farete pressione  contro di essi?

AM: Quando sono apparsi la prima volta, siamo stati contrari e ci sono state dimostrazioni in molti posti. Sono stati cambiati molti termini e discuteremo su tutto il resto. Stanno cercando di  minimizzare l’importanza dei   i termini che riguardano l’esercito e ora parlano di avere una nazione civile.

NE: Sono stati quindi quelli eliminati?

AM: Non c’è ancora un elenco definitivo. Se ne sta ancora discutendo.

NE: Quanti membri del 6 Aprile sono attualmente sotto custodia del lo SCAF o sono stati  giudicati da tribunali militari?

AM: Nessuno. Ne hanno arrestati molti in marzo, aprile e luglio e sono stati tutti liberati il mese scorso.

NE: Adesso passerò a domande più generali e parlerò del futuro. C’è una preoccupazione che ho sentito espressa da molti. ….che ci fate qui? Perché tu  e tanti membri importanti del 6 aprile passano così tanto tempo negli Stati Uniti adesso che siete necessari in patria durante questo periodo critico che precede le elezioni?

AM: Non ci passiamo molto tempo. In Egitto il movimento ha molti gruppi e molti membri che lavorano ogni giorno e io li seguo da vicino attraverso Internet. E’ molto importante per me far sentire la mia voce fuori dall’Egitto ed è molto importante capire i rapporti tra lo SCAF e gli Stati Uniti. Ecco perché sono venuto ogni tanto negli Stati Uniti. Ogni viaggio è durato soltanto cinque o sei giorni. Mi è capitato di avere degli inviti dalle università: il Masssachusetts Institute of Technology, l’American university, e l’Università di Harvard; ci sono molte università che vogliono ascoltare la nostra storia. All’American University di Washington, D.C. c’erano molti studenti che  studiano la non violenza e sono molto contenti di incontrarci. E a una conferenza a cui ho partecipato a Harvard, c’erano molti eminenti egiziani, come Amr Moussa. Ho partecipato anche al congresso Egiziano-Americano, ho visitato l’Istituto Arabo americano. Ci sono  molte organizzazioni che ci invitano a diffondere il nostro messaggio.

NE: Lei ha parlato molto dei problemi all’interno dell’Egitto che pensate debbano cambiare. Può parlarmi un po’ di più dei problemi di politica estera all’interno dell’Egitto che senti debbano essere cambiati o che pensa debbano essere affrontati in questi cinque anni.

AM: Due cose:  il rapporto con  i paesi medio-orientali e il rapporto con gli Stati Uniti e l’Europa.  Il rapporto tra l’Egitto e i paesi del Medio Oriente deve essere più forte e l’Egitto deve avere buoni rapporti con al Turchia e cercare di formare una coalizione di nazioni arabe.

NE: Diversi dalla Lega Araba?

AM: Sì, la Lega araba è morta.

NE: Parli di una coalizione a livello di stato o a livello di base popolare?

AM: Forse di entrambe, giovanili e formali. A livello formale penso che sia più difficile perché ci sono coloro che hanno interessi contrastanti e che tenteranno di distruggere qualsiasi tipo di collaborazione. Per i giovani è molto importante e possiamo realizzarlo. Dobbiamo anche prendere in considerazione le nazioni non-arabe del Medio Oriente, come la Turchia,  l’Iran….

NE: Israele?

AM: Turchia e Iran…gli Israeliani sono una cosa un po’ diversa, perché c’è anche la Palestina. Se ci sarà un paese che si chiama Palestina, un paese indipendente con dei confini e un governo, allora possiamo pensare a Israele. Prima che ci sia un paese che si chiama Palestina,  non pensiamo a Israele.

NE: Quindi che cosa pensi che debba essere cambiato nelle relazioni tra Egitto e Israele?

AM: Riguardo ai rapporti con gli Stati Uniti e Israele, ci sono due problemi ai quali pensa il governo statunitense: la sicurezza di Israele e anche come assicurare le imprese e i benefici in Egitto. Abbiamo bisogno di parità di rapporti tra i due paesi. Quando il presidente degli Stati Uniti parla con il presidente egiziano, non lo fa su una base di parità. Mubarak era considerato uno schiavo  dagli Stati Uniti, ma il prossimo presidente sarà più rispettato. E questo vale anche per le relazioni israelo-egiziane. Israele ha ucciso più di venti soldati egiziani nel corso degli anni senza mai chiedere scusa. Adesso, però, dopo la rivoluzione in Egitto, Israele si è scusata per quello che è accaduto a cinque nostri soldati l’estate scorsa. Abbiamo bisogno di maggiore rispetto nei nostri riguardi in futuro.

NE: Tu allora non sei  contrario alla pace con Israele ma vuole che sia fatta su una base più  uguale  e giusta?

AM: Tutti abbiamo bisogno di pace. Nessuno vuole essere in guerra con nessuno. Però anche chi vuole confrontarsi con l’Egitto lo deve fare con rispetto: Israele, gli stati uniti o chiunque altro. Secondo, non ci può essere pace con Israele se non si accordano i diritti ai palestinesi, è indiscutibile.

NE: Diciamo allora che lei adesso è il presidente egiziano. Non ci sono relazioni tra l’Egitto e Israele senza una soluzione giusta del problema palestinese?

AM: Sì. Apprezzo molto ciò che è successo riguardo ai rapporti tra Turchia e Israele. Dipende dal rispetto, dai diritti civili e da molte cose.

NE: L’Egitto però è il secondo  beneficiario di aiuti da parte degli Stati Uniti e questi aiuti hanno uno scopo. Pensi che ci potrebbe essere         una certa libertà di movimento all’interno di quello schema?

AM: Sì, penso di sì. Non possiamo permettere a chiunque di controllare le nostre decisioni. Dobbiamo pensare a trovare altri alleati in Medio Oriente.

NE: Hai detto che ti interessa saperne di più riguardo al rapporto tra il SCAF e gli Stati Uniti. Hai avuto degli incontri con i politici a questo scopo? 

AM: No, imparo dai militanti egiziani che vivono qui. Forse vengono a sapere dai politici del Congresso o del  Dipartimento di stato che membri dello SCAF – Supreme Council of Armed Forces – Consiglio Supremo delle Forze Armate) vanno ogni giorno negli Stati Uniti per discutere il bilancio. Non vogliono che il Congresso eserciti il controllo sul budget o che metta condizioni per gli aiuti all’Egitto.  Ci sono molti gruppi qui che tentano di fare pressione sui militari e su molte autorità come il Pentagono e i conservatori che cercano di appoggiare i militari, sostenendo che forniscono al Medio Oriente. È Si riferiscono ai gruppi di pressione e ai membri del Congresso che sono favorevoli agli aiuti militari all’Egitto).  stabilità

 NE: Dopo la campagna militare contro di voi, la popolarità del 6 Aprile ne ha di certo risentito. In questo periodo di sfiducia, o anche a livello prioritario,  non pensi che queste visite negli Stati Uniti possano influenzare la legittimità del movimento  6 Aprile?

AM: Diciamo che non  partecipo ad alcun evento qui o in nessun altro paese. La gente che critica il movimento 6 Aprile smetterà di farlo? No. Ci criticano perché abbiamo punti di vista diversi. I gruppi di sinistra, i gruppi islamici, o perfino il falso gruppo 6 Aprile possono criticarci. Se dico che non andrò negli Stati Uniti, mi aiuteranno? Sosterranno il nostro movimento? No. So di non aver fatto alcun errore. Credo nei benefici che traggo dai miei viaggi, quindi non ho paura di nulla. Sono venuto qui per prendere parte a degli eventi formali in università famose, quindi non ho fatto errori. Nessuno mi ha dato un programma da seguire all’estero.

NE: Quale è la strategia del 6 aprile per il futuro? Quale è la tua  previsione per i prossimi sei mesi e per i prossimi cinque anni? Pensi che le elezioni presidenziali avverranno nel periodo previsto?

AM:  No, i militari tenteranno di rimandare le elezioni. Ci saranno molti problemi importanti da  affrontare, come la costituzione e le elezioni presidenziali. Durante i cinque anni che seguiranno alle elezioni parlamentari e presidenziali ci sarà  molta agitazione  in molti settori. La situazione si stabilizzerà gradualmente e alla fine dei cinque anni penso che cominceremo a sentire i benefici del cambiamento.

NE: Che cosa hai da dire a quelle persone che pensano che l’ora delle proteste e degli scioperi deve finire per vedere la stabilità e per riprendere la produzione?

AM: Non c’è un rapporto negativo tra la produzione e le dimostrazioni. Esistono come esiste la produzione. In tutte le nazioni avanzate si fanno proteste.

NE: Che cosa pensi di Occupy Wall Street e di questo fiorente movimento internazionale di attivismo che  si è ispirato alla rivoluzione egiziana?

AM:  E’ una nuova generazione che è si è sollevata in molti paesi del mondo: in Europa, nei paesi arabi, negli Stati Uniti.  Questa generazione sta cercando di portare cambiamenti reali nel mondo e di connettersi in tutto il mondo usando i nuovi sistemi di comunicazione. Questi sono grandi avvenimenti, questi gruppi di giovani stanno cercando di aiutarsi a vicenda e di cambiare il mondo. Penso che un evento così non sia mai successo nella storia. La nuova generazione sta tentando di influire sulla politica e di influenzare i politici. Con OWS si è iniziata questa opera. Hanno bisogno di tempo, di studio, e devono organizzarsi. E’ un buon inizio, e penso che in futuro avranno davvero un’influenza importante sulla politica americana.

 

Da Z Net – lo spirito della resistenza è vivo

http://znetitaly.org

http://www.zcommunications.org/internal-6-april-dynamics-egyptian-politics-and-outlooks-for-the-future-an-interview-with-ahmed-by-nancy-elshami

Fonte Jadiliyya

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETITaly– Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

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