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di Eva Bartlett   -11 dicembre 2011

“Prendersi la nostra acqua non è come prendersi un giocattolo. L’acqua è vita; non possono giocare in questo modo con le nostre vite,” dice Maher Najjar, vice direttore generale dei Servizi Idrici dei Comuni Costieri (CMWU) a proposito della recente minaccia israeliana di tagliare l’elettricità, l’acqua e i servizi infrastrutturali alla Striscia di Gaza occupata.

“Si ripercuoterà su tutto: acqua potabile e acqua per lavarsi, acque di scarico e servizi sanitari, ospedali, scuole e bambini” dice Ahmed al-Amrain, responsabile delle informazioni dell’Autorità Palestinese per l’Energia e le Risorse Nazionali (PENRA).

La Compagnia Elettrica Israeliana fornisce il 60% delle necessità della Striscia, pagate dai dazi doganali palestinesi incassati dalle autorità israeliane.

Gaza acquista il 5% dall’Egitto e cerca di generare il restante 35% attraverso l’unica centrale elettrica di Gaza, danneggiata dai bombardamenti israeliana del 2006 e dalla distruzione di suoi sei trasformatori.

Il 26 novembre il vice ministro del esteri israeliano, Danny Ayalon, ha minacciato di tagliare l’elettricità, l’acqua e i collegamenti israeliani all’infrastruttura di Gaza che servono gli 1,6 milioni di residenti nella Striscia.

“E’ questo il significato concreto della punizione collettiva,” afferma Jaber Wishah, vicedirettore degli affari delle sezioni del Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR).  “Bambini, donne, vecchi, pazienti, studenti, sono tutti soggetti a questa minaccia.”

Dopo le elezioni democratiche del 2006 che hanno portato al potere Hamas, Israele ha imposto un assedio sempre più duro alla Striscia, privando i palestinesi dei beni più essenziali e fondamentali, comprese le scorte alimentari, le medicine, i macchinari e le parti di ricambio e il diesel industriale necessario per far funzionare la centrale elettrica.

“Israele per anni ha costantemente tagliato l’elettricità e ha distrutto le infrastrutture, ma questa è la prima volta che esplicitamente minacciato di tagliare completamente tutto,” dice Wishah. “E’ assurdo ricattare la popolazione minacciandone le vite per motivi politici.”

E’ anche illegale.

Wishah e il gruppo israeliano Gisha fanno notare che Israele continua a occupare e a controllare  militarmente la Striscia di Gaza nonostante il ritiro dalla Striscia, nel 2005, dei coloni e delle basi militari israeliane.

In base alla legge internazionale, afferma il Gisha, Israele è responsabile del benessere della popolazione della Striscia, compresa la fornitura di elettricità, acqua e di infrastrutture funzionanti.

Nel corso del suo assedio, Israele, dal 2007, limita la quantità di combustibile e di diesel industriale di cui è consentita l’entrata a Gaza, con la conseguenza di interruzioni dell’energia in tutta la Striscia che vanno dalle 8 alle 12 ore e di interruzioni dell’acqua e dei servizi sanitari, medici e dell’istruzione.

“I tecnici palestinesi dell’elettricità hanno chiesto al governo israeliano di riparare una linea principale recentemente danneggiata, così come ha chiesto anche la Compagnia Elettrica Israeliana. Ma il governo israeliano rifiuta di provvedere,” dichiara Ahmed al-Amrain.

“La mancanza di elettricità,” afferma, “obbligherà le famiglie ad acquistare diesel per piccoli generatori domestici, il che può portare a gravi incidenti e incendi.”

Più di 100 palestinesi sono morti nel 2009 e nel primo trimestre del 2010, riferisce la Oxfam, per incendi causati da inalazioni di monossido di carbonio a causa dei generatori.

Anche se i generatori consentono ad alcuni macchinari vitali di funzionare durante le interruzioni dell’energia, altri servizi, come le lavanderie, non sono alimentati dai generatori. “Non c’è abbastanza elettricità,” dice Amrain. “[I generatori] sono per le emergenze e sono fatti per funzionare per periodi brevi, non in continuità. Non rappresentano assolutamente una soluzione alternativa per il fabbisogno elettrico della Striscia di Gaza.”

“Sarà una catastrofe totale se Israele taglierà l’elettricità.  Metà della popolazione non avrebbe accesso all’acqua,” afferma Maher Najjar.

Attualmente il 95% dell’acqua superficiale non è potabile secondo i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che riferisce che i nitrati, ritenuti cancerogeni, superano i 330 mg/litro, di gran lunga oltre il livello accettabile di 50 mg/litro.

“Dal 2000 abbiamo piani per riparare e ampliare progetti idrici a Gaza, ma a tutt’oggi solo circa sette dei 100 progetti sono stati completati,” dice Najjar.

Secondo Najjar, solo il 10% degli 1,6 milioni di residenti a Gaza riceve l’acqua ogni giorno. Un altro 40% la riceve ogni due giorni, il 40% la riceve ogni tre giorni e il 10% riceve l’acqua una volta ogni quattro giorni.

“Israele ha perforato più di mille pozzi per suo uso attorno alla Striscia di Gaza. Taglia il flusso dell’acqua ancor prima che arrivi a Gaza,” dice Najjar.

Anche se la quantità di acqua fornita dalla Mekorot, la compagnia idrica nazionale israeliana, rappresenta solo il 5%, e la minaccia israeliana di tagliare l’elettricità e le infrastrutture che spaventa di più i residenti di Gaza.  “Il cloro è vitale per il nostro trattamento dell’acqua. Senza di esso non possiamo pompare neppure una goccia d’acqua,” dice Najjar.

Per la carenza di servizi elettrici e di trattamento dell’acqua adeguati, già fino a 80 milioni di litri di acque parzialmente nere e non trattate sono pompati giornalmente nel mare di Gaza.

Nel 2008 la WHO ha segnalato livelli pericolosi di batteri fecali lungo un terzo della costa di Gaza. Arrivati al 2010 l’UNRWA [Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione per i rifugiati palestinesi del Vicino Oriente] ha riferito che la diarrea emorragica acuta e l’epatite virale restavano le principali cause di morbilità tra i rifugiati della Striscia.

“Abbiamo bisogno di elettricità continua per pompare l’acqua di scarico dalle case agli impianti di smaltimento” dice Najjar. “I generatori integrano nei periodi di interruzione, ma senza una fornitura regolare di elettricità, i liquami inonderanno le strade.”

Nell’agosto del 2007, una cisterna di raccolta dei liquami a Beit Lahiya è esondata, affogando cinque residenti del villaggio vicino.

Hamas afferma che accetterebbe uno stato palestinese entro i confini del 1967.  Sono i confini che Israele deve ancora definire e che continua a confondere ampliando gli insediamenti ebrei illegali e l’occupazione della terra palestinese.

“Penso che Israele faccia sul serio con la sua minaccia,” dice Wishah, “perché non presta attenzione all’opinione internazionale, né alle leggi e convenzioni internazionali, come le Convenzioni di Ginevra, che ha firmato e che vietano le punizioni collettive. Ritiene di essere al di sopra della legge e al di là di ogni incriminazione legale.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/life-without-water-a-growing-threat-by-eva-bartlett

Fonte: Inter Press Service

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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