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di Noam Chomsky -8 dicembre 2011

Uno dei  compiti della Convenzione Quadro dell’ONU sul cambiamento climatico, attualmente in corso a Durban, Sud Africa, consiste nell’ampliare le precedenti decisioni politiche che erano limitate nella portate e che sono state attuate solo in parte.

Tali decisioni risalgono alla Convenzione dell’ONU del 1992 e al Protocollo di Kyoto del 1997, cui gli Stati Uniti si sono rifiutati di aderire.  Il primo periodo impegnativo del Protocollo di Kyoto scade nel 2012.  Un sentimento piuttosto generale ante conferenza è stato colto dal titolo del New York Times: “Problemi urgenti, aspettative scarse.”

Mentre i delegati si riuniscono a Durban, una selezione recentemente aggiornata dei sondaggi, a cura del Consiglio per i Rapporti con l’Estero e del Programma sugli Orientamenti in Politica Internazionale (PIPA), rivela che “le opinioni pubbliche nel mondo e negli Stati Uniti affermano che i propri governi dovrebbero dare maggiore priorità al riscaldamento globale e sostenere con forza iniziative multilaterali per affrontare il problema”.

La maggior parte dei cittadini statunitensi è d’accordo, anche se il PIPA chiarisce che la percentuale “è andata scemando negli ultimi anni, cosicché l’interesse statunitense è significativamente inferiore alla media globale: 70% contro 84%.”

“I cittadini statunitensi non percepiscono che ci sia un’unanimità scientifica sulla necessità di azioni urgenti riguardo al cambiamento climatico; una larga maggioranza ritiene che alla fine  sarà toccata personalmente dal cambiamento climatico, ma solo una piccola minoranza ritiene di esserne colpita già ora, diversamente alla percezione della maggior parte degli altri paesi. Gli statunitensi tendono a sottostimare il livello di interesse tra gli altri concittadini.”

Questi atteggiamenti non sono causali. Nel 2009 le industrie energetiche, sostenute dalle lobby affaristiche, hanno lanciato grandi campagne che hanno gettato dubbi sul quasi unanime consenso degli scienziati sulla gravità della minaccia del riscaldamento globale causato dall’uomo.

Il consenso è solo “quasi unanime” perché non include i molti esperti che sentono che gli ammonimenti sul cambiamento climatico non si spingono abbastanza in là, e perché un gruppo marginale nega totalmente la validità della minaccia.

La copertura mediatica standard del tema (“Rossi dice che … Bianchi dice che …) si attiene a quello che viene chiamato “equilibrio”: la schiacciante maggioranza degli scienziati da una parte, i negazionisti dall’altra. Gli scienziati che lanciano gli ammonimenti più drammatici sono in larga parte ignorati.

Un effetto è che a malapena un terzo della popolazione statunitense ritiene che ci sia un consenso scientifico riguardo alla minaccia del riscaldamento globale; molto meno della media globale e una percentualmente radicalmente incoerente con i fatti.

Non è un segreto che il governo USA si sta isolando sui temi climatici. “Le opinioni pubbliche mondiali negli anni recenti hanno largamente disapprovato il modo in cui gli Stati Uniti stanno gestendo il problema del cambiamento climatico” secondo il PIPA.  “In generale, gli Stati Uniti sono stati per lo più visti come un paese il paese che ha l’effetto più negativo sull’ambiente globale, seguiti dalla Cina. La Germania è quella che si è classificata meglio.”

Per guadagnare un punto di vista prospettico su quel che accade nel mondo, a volte è utile adottare la posizione di un osservatore extraterrestre intelligente degli strani avvenimenti sulla Terra. Gli extraterrestri osserverebbero con stupore come il paese più ricco e potente della storia mondiale stia ora conducendo i lemming a gettarsi allegramente dalla scogliera.

Il mese scorso, l’Agenzia Internazionale per l’Energia, che fu creata su iniziativa del Segretario di Stato USA Henry Kissinger nel 1974, ha pubblicato il suo più recente rapporto sul rapido aumento delle emissioni di carbonio derivanti dall’utilizzo di combustibili fossili.

La IEA ha stimato che se il mondo continua su questa strada il “budget del carbonio” sarà esaurito entro il 2017.  Il ‘budget’ è la quantità di emissioni che possono mantenere il riscaldamento globale entro il livello di 2 gradi Celsius considerato il limite della sicurezza.

Il capo economista della IEA, Fatih Birol, ha affermato: “La porta si sta chiudendo; se non cambiamo direzione ora riguardo al nostro modo di utilizzare l’energia, finiremo oltre quello che gli scienziati ci dicono essere il minimo (per la sicurezza). La porta si chiuderà per sempre.”

Sempre il mese scorso il Dipartimento USA per l’Energia ha pubblicato i dati delle emissioni del 2010.  Le emissioni “hanno fatto un balzo ai livelli più alti mai registrati”, ha riferito la Associated Press (AP), intendendo con ciò che “i livelli di gas serra sono più alti di quelli previsti dello scenario peggiore” previsto nel 2007 dalla Commissione Internazionale sul Cambiamento Climatico (IPCC).

John Reilly, codirettore del programma del Massachusetts Institute of Technology (MIT) sul cambiamento climatico ha dichiarato all’AP che gli scienziati hanno in generale riscontrato che le previsioni dell’IPCC erano troppo caute, diversamente dalla frangia dei negazionisti che attira l’attenzione del pubblico.  Reilly ha riferito che lo scenario peggiore dell’IPCC era circa a metà strada tra le valutazioni degli scienziati del MIT circa i probabili esiti.

Mentre venivano diffusi questi rapporti inquietanti, il  Financial Times dedicava un’intera pagina alle aspettative ottimistiche che gli Stati Uniti possano diventare indipendenti per un secolo, sotto il profilo energetico, grazie a nuove tecnologie di estrazione dei combustibili fossili del Nord America.

Anche se le proiezioni sono incerte, riferisce il Financial Times, gli USA potrebbero “superare d’un balzo l’Arabia Saudita e la Russia e diventare i maggiori produttori mondiali di idrocarburi liquidi, contando sia il petrolio greggio sia i gas liquidi naturali più leggeri.”

In questa felice eventualità gli Stati Uniti potrebbero aspettarsi di conservare la propria egemonia globale. Al di là di alcune osservazioni sull’impatto ecologico locale, il Financial Times non ha detto nulla di quale tipo di mondo emergerebbe da queste eccitanti prospettive.  L’energia è fatta per essere consumata; al diavolo l’ambiente!

Quasi ogni governo sta adottando misure almeno per fermarsi e fare qualcosa per la probabile catastrofe imminente.   Gli Stati Uniti guidano la marcia indietro. La Camera dei Deputati USA, dominata dai Repubblicani, sta ora smantellando le misure ambientali introdotte da Richard Nixon, per molti aspetti l’ultimo presidente liberale.

Questo comportamento reazionario è uno dei molti indicatori della crisi della democrazia USA nel corso dell’ultima generazione.  Il divario tra l’opinione pubblica e la politica pubblica è cresciuto fino a diventare un abisso per quanto riguardo i temi centrali dell’attuale dibattito politico, quali il deficit e l’occupazione. Tuttavia, grazie all’offensiva propagandistica, tale divario è minore di quanto dovrebbe esserlo quanto al problema più grave oggi nell’agenda politica internazionale, e probabilmente il più grave nella storia.

Gli ipotetici osservatori extraterrestri dovrebbero essere scusati se concludessero che sembriamo essere affetti da qualche forma di pazzia letale.

© The New York Times Syndicate

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/marching-off-the-cliff-by-noam-chomsky

Fonte: New York Times Syndicate

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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