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di Dan Iles  – 05 dicembre  2011

‘I sistemi alimentari sono stati ridotti a un modello di agricoltura industrializzata controllato da poche imprese alimentari transnazionali assieme a un piccolo gruppo di enormi catene di distribuzione al dettaglio. E’ un modello inteso a generare profitti e perciò manca del tutto di soddisfare i suoi obblighi.  Invece di essere dedicato alla produzione di cibo […] si concentra sempre più sulla produzione di materie prime, come biocombustibili, mangimi o piantagioni di derrate.  Da un lato ha causato l’enorme perdita di poderi agricoli e delle persone che ricavano da vivere da tali poderi, mentre dall’altro promuove una dieta che è dannosa per la salute e che contiene frutta, verdura e cereali in misura insufficiente.’

Questo afferma la dichiarazione finale del forum europeo Nyeleni per la sovranità alimentare, tenutosi ad agosto nella cittadina di Krems, in Austria, con la partecipazione di 400 delegati da 34 paesi.  Il forum è stato strutturato in modo da suddividere le delegazioni in gruppi con interessi specifici e poi agevolare il dibattito inclusivo e partecipativo in modo da creare la base per una dichiarazione che offrisse una direzione al movimento europeo per la sovranità alimentare.  Tuttavia, come nella maggior parte dei forum di questo tipo, l’elemento più importante è stato costituito dall’opportunità per i produttori, le organizzazioni dei consumatori, i lavoratori, gli attivisti e i promotori di incontrarsi, condividere le proprie storie e pianificare il futuro.

In una sfida diretta all’agenda della “sicurezza alimentare” imposta dall’alto, che accetta quel dominio del nostro sistema alimentare da parte delle grandi imprese che, tanto per cominciare, è parte del problema, la vera lotta contro la fame globale non ha luogo nei parlamenti, nelle istituzioni finanziarie o nei laboratori scientifici. Si tratta invece di agricoltori su piccola scala e di consumatori privati del loro potere che si riuniscono per costruire dal basso un sistema alimentare migliore.  In linea con questo approccio, il forum ha incluso una giornata di protesta presso i supermarket attorno a Krems e un mercato che ha combinato bancarelle dei contadini e informazioni politiche dirette agli abitanti della cittadina.  Questa combinazione si è dimostrato uno strumento potente di contatto.

Nyeleni Europe rappresenta i collettivi agricoli sostenuti dalle comunità, le unioni dei coltivatori organici, le cooperative alimentari locali, le organizzazioni di scambio delle semenze, gli attivisti alimentari, i mercati contadini e gli orti comunitari che formano la prima linea contro l’ondata della grande produzione.

Cosa significa il nome?

In Mali c’è un simbolo potente che potrebbe servire da simbolo della sovranità alimentare.  E’ una donna che ha lasciato il segno nella storia del Mali, come donna e come grande contadina. Quando citi il suo nome tutti sanno cosa quel nome rappresenta.  E’ la madre che porta il cibo, la madre che coltiva, che ha combattuto per essere riconosciuta, da donna, in un ambiente che non le era favorevole.  Questa donna è stata chiamata Nyeleni.  Se usiamo questo simbolo, tutti in Mali sapranno che si tratta di una lotta per il cibo, una lotta per la sovranità alimentare.

Ibrahim

Grecia

La situazione in Grecia è che nei pochi decenni più recenti gli agricoltori sono stati pagati per smettere di coltivare, per abbattere i vecchi alberi, sradicare le vecchie viti, ecc.  […] Così ora c’è una quantità di terra arabile non coltivata, lasciata inutilizzata e apparentemente abbandonata.  Con la crisi economica queste famiglie incassano di meno e ora tutti sono preoccupati perché abbiamo tutta questa terra ma non vi viene coltivano cibo.

Cercando un approccio proattivo alternativo, alcune famiglie stanno tornando a cercare di sostenere direttamente i propri contadini locali.  Si stanno riunendo per formare collettivi di consumo per acquistare i prodotti della terra e cercare di aggirare gli intermediari.  La gente sta anche cercando di creare monete alternative per mantenere locali le economie.

Jenny Gkiougki collabora con gli ‘indignados’ greci.

Belgio

In Belgio vi è una carenza di coesione tra i gruppi agricoli a motivo della barriera linguistica e di tutta la politica che vi si accompagna. In conseguenza vi è scarsissima collaborazione tra i movimenti di base tra le aree dei Valloni e delle Fiandre del Belgio.  Tuttavia alcuni recenti sviluppi nei movimenti alimentari nella parte settentrionale e in quella meridionale del paese sono simili.

Sta crescendo una forte rete alimentare locale nella parte Vallese, il GASAP (Groupe d’Achat Solidaire del l’Agriculture Paysanne) con sede a Bruxelles e il Voedselteams nelle Fiandre. Quest’ultimo ha un’organizzazione migliore con 5 dipendenti a tempo parziale, più di 120 gruppi locali e 80 agricoltori impegnati nel progetto.  Tutti i gruppi hanno un approccio simile in quanto si concentrano sulla prossimità dei produttori alimentari rispetto ai consumatori.  Hanno sviluppato il proprio sistema di selezione per gli agricoltori in quanto le principali etichette organiche non tengono conto della distanza e della dimensione delle coltivazioni come criterio di etichettatura.

Nelle Fiandre sta comparendo un fenomeno nuovissimo  di fattorie di ‘agricoltura sostenuta dalla comunità’  che ha un approccio all’auto-raccolto.  Ce ne sono circa sette al momento e operano in prossimità di città quali Leuven, Gent e Anversa.  I mercati contadini sono anch’essi aumentati in anni recenti e sono stati adottati dalle autorità locali.

L’anno scorso un gruppo di sei progetti di fornitura alimentare a filiera corta ha fatto appello al parlamento fiammingo per un piano di azione strategica sull’agricoltura a filiera corta.  Ciò implicherà il riconoscimento delle filiere corte come innovazione che aumenta il contatto tra produttori di cibo e consumatori, consente ai produttori di fissare i propri prezzi per i propri prodotti e produce cibo per i mercati e le comunità locali.

Wim Merckx, delegato belga dalle Fiandre

Spagna

Come in tutta Europa, i contadini e i piccoli agricoltori stanno scomparendo in Spagna. Le statistiche mostrano che negli ultimi 20 anni ogni ora hanno chiuso tre aziende agricole. C’è una quantità di problemi diversi causati dall’abbandono dell’attività agricola.  Tra essi, a causa del nostro clima arido, c’è l’erosione del suolo e la minaccia di desertificazione. I problemi sociali sono anche peggiori; lo spopolamento dell’ambiente agricolo causa uno squilibrio territoriale e una profonda sconnessione tra città e paesi.

C’è tuttavia un movimento in crescita che offre soluzioni e alternative pratiche al sistema dominante. Per più di dieci anni, ormai, gli agricoltori, i consumatori cittadini, gli attivisti ambientalisti e altri hanno collaborato per la sovranità alimentare, opponendosi alle regole attuali, avvicinando ancor più consumatori e agricoltori e sviluppando modi nuovi e innovativi di combattere la commercializzazione, i cibi OGM e via dicendo.  Vogliamo, e abbiamo necessità, che i contadini producano cibo locale e sano che sia rispetti l’ambiente sia mantenga i vivi i paesi.  E’ bello condividere problemi ed esperienze con gente di tutta Europa e vedere che c’è un forte movimento europeo che lotta per la sovranità alimentare.

Blanca G. Ruibal, Amica della Terra, Spagna

Bulgaria

In Bulgaria, come altrove, è che ci sono numerosi supermercati potenti che non sono obbligati a vendere prodotti locali.  La popolazione è, in generale, poverissima, quindi le persone sono costrette a cercare le merci a prezzo più basso, che normalmente sono importate. Questo uccide i produttori bulgari.

Gruppi locali hanno creato progetti internet per i consumatori che si organizzano insieme per creare una cooperativa alimentare virtuale.  Ciò viene fatto principalmente attraverso gruppi Google, con la gente che ordina in rete quello che le serve e poi invia un ordine collettivo agli agricoltori locali.  Ciò consente agli agricoltori di sapere quanto, di un particolare prodotto, è necessario e su cosa concentrarsi.  Dà loro anche una sicurezza finanziaria considerevolmente migliore.

Un organizzatore alimentare di comunità bulgaro.

Italia

In Italia il principale problema ora è che stiamo trattando il cibo come una qualsiasi merce, e la finanziarizzazione dell’agricoltura è uno dei maggiori esempi di ciò.  La terra è stata abbandonata in tutto il paese, non perché fosse impossibile coltivarla, ma perché il sistema di agricoltura industrializzata ha ritenuto che il mercato locale non fosse più importante.  Ciò ha portato a un’enorme perdita di biodiversità perché abbiamo pensato che le verdure dovessero essere prodotte soltanto in due o tre regioni del sud.

Tuttavia ci sono in Italia più esempi che mai di progetti di sovranità alimentare.  Essi includono mercati contadini che danno ai produttori accesso diretto ai consumatori, che non sono più semplicemente consumatori perché propongono richieste riguardo alla produzione e diventano parte del processo.  In Italia abbiamo ora un milione di pasti al giorno preparati con prodotti biologici, quasi tutti italiani. Questo flusso locale di  denaro sta generando un notevole sviluppo locale per gli agricoltori biologici.

Andrea Ferrante, presidente dell’associazione italiana per l’agricoltura biologica.

 

Il sito Nyeleni Europe viene sviluppato come risorsa del movimento per la sovranità alimentare. Il forum ha concordato azioni a livello europeo, comprese occupazioni di supermercati, marce e altre forme di azione diretta nella “Giornata Internazionale della Lotta Contadina”, il 17 aprile 2012.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/food-for-thought-food-sovereignty-in-europe-by-dan-iles

Fonte: Redpepper Magazine

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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