Le proteste degli studenti si diffondono in tutta la regione

 

Di Pamela Sepulveda

1° dicembre 2011

 

In appoggio delle proteste studentesche in corso in Cile e per dare voce alle loro richieste, giovedì migliaia di persone sono scese nelle strade in più di dodici città dell’America Latina, chiedendo un’istruzione pubblica di qualità.

 

La marcia Latino-Americana per l’istruzione è stata indetta dalla confederazione degli studenti  cileni, e dimostrazioni si sono svolte in Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Honduras, Mexico, Paraguay, Perú, Uruguay e Venezuela.

Circa 10.000 dimostranti- secondo gli organizzatori- hanno marciato nelle strade di Santiago ancora una volta per domandare riforme del sistema educativo. E ancora una volta, c’è stata l’azione repressiva della polizia anti-sommossa che ha arrestato circa 60 persone.

Le dimostrazioni nelle altre città della  regione sono state pacifiche, con l’eccezione di un incidente a Bogotá, In Colombia, dove la polizia ha usato gas lacrimogeni .

“Oggi è un giorno molto speciale perché protestiamo in tutti i paesi dell’America Latina”, ha detto a Inter Press Service Esteban Miranda, presidente del Centro degli Studenti  di legge dell’Università del Cile.

Ha detto che questa mobilitazione ha dimostrat che esiste un’analogia nelle  richieste da parte degli studenti della regione e anche del sostegno che c’è in Cile per il movimento degli studenti.

“Rimangono qui con noi perché abbiamo ancora una lunga strada davanti a noi,” ha detto il capo degli studenti.

José Barrera, uno studente di ingegneria civile dell’Università Cattolica ha detto che quello che succede adesso in Cile “è un esempio di quello che è l’educazione quando viene privatizzata, quando non viene più difesa come diritto per tutti.”

Una legge sull’educazione promulgata durante la dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990), ha dato il via a un processo di decentramento e privatizzazione che ha permesso  alle scuole private  di perseguire  il profitto e di usare gli  esami di ammissione  per scegliere gli studenti.

Il sistema cileno non è soltanto diviso in educazione privata pagata e educazione pubblica gratuita, ma è divisa in: l scuole municipali gestite dalle amministrazioni locali, che sono finanziate con i soldi pubblici e sono quindi gratuite, scuole private sovvenzionate dallo stato e scuole private che fanno pagare le tasse.

All’interno della sfera dell’educazione privata sovvenzionata dallo stato, gli studenti in certe scuole non pagano le tasse, mentre in altre le famiglie pagano una tassa e  mensile;  questo sistema è noto come “finanziamento condiviso.”

Il movimento di protesta chiede che si ponga fine alla libertà che hanno le scuole private di ricevere i sussidi statali per imporre le tasse a loro piacere. Invece del sistema attuale, grazie al quale gli amministratori di queste istituzioni accumulano profitti, i dimostranti vogliono che le tasse scolastiche vengano investite nelle scuole pubbliche che non ricevono finanziamenti adeguati.

Gli studenti vogliono anche che le scuole pubbliche primarie e secondarie siano direttamente gestite dal Ministero della Pubblica Istruzione, invece che da amministrazioni locali, perché il decentramento ha accentuato la disuguaglianza nella qualità dell’educazione tra i distretti ricchi e quelli poveri.

“I paesi che considerano il modello cileno come un esempio da seguire , e che si stanno muovendo verso la privatizzazione, devono rendersi conto di quanto può essere pericoloso per l’educazione in generale questo tipo di sistema,” ha sostenuto Miranda.

La dimostrazione nelle strade del centro di Santiago sono state sostenute da organizzazioni studentesche di scuole secondarie, tecniche,  professionali  e di istituti d’arte, e anche dai sindacati e dagli insegnanti.

Luis Garrido, un rappresentante del  sindacato degli insegnanti: Sindicato Unico de Trabajadores de la Educación (SUTE) (Sindacato Unico dei Lavoratori dell’Educazione), ha detto che la protesta è contro l’insistenza del  governo di destra di Sebastián Piñera di continuare ad applicare la logica del mercato al sistema educativo.

“Il capitalismo è  profitto, affari, comprare e vendere, e gli educatori non si interessano di queste cose,“ ha detto Garrido. Ha aggiunto che il movimento in cui insegnati e studenti si sono trovati insieme chiede una “trasformazione sociale”.

I partecipanti alla marcia di giovedì dicono che le proteste degli studenti sono diventate un movimento sociale più ampio che continuerà a lottare per ottenere cambiamenti strutturali ben oltre il sistema educativo: riforme del libero mercato del sistema economico neoliberale ereditato dalla dittatura.

“Vogliamo far sapere al governo cileno che anche  se questa situazione si è protratta nel tempo,  possiamo continuare perché siamo ancora forti,” ha detto all’IPS Alfredo Vielma, portavoce dell’Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios (Assemblea coordinatrice degli studenti di scuola secondaria)  durante un’assemblea di questa associazione.

“Vogliamo cambiare il sistema, vogliamo cambiare questa vita con una più giusta e tornare all’educazione gratuita,” ha detto.

 

Trattative impantanate

 

Dopo sei mesi di lotta, con  più di 40 manifestazioni a Santiago e in altre città del Cile, non ci sono segni di un accordo con l’amministrazione Piñera. Il governo dice che il dibattito dovrebbe essere lasciato al Congresso che attualmente sta discutendo quale parte di bilancio nazionale si debba assegnare all’educazione il prossimo anno.

Il portavoce del presidente, Andrés Chadwick ha detto che le dimostrazioni erano “assolutamente inutili.”

“Se si tratta davvero dell’educazione, la marcia è assolutamente gratuita; serve soltanto a causare problemi alla gente,” ha detto il ministro, che ha    incolpato il Congresso di non essere riuscito a raggiungere una soluzione.

“Gli studenti, però, hanno detto che lo scontro non è limitato al dibattito sul bilancio dell’educazione, che consiste soltanto nel discutere se si debbano offrire un numero maggiore o minore di borse di studio o prestiti agli studenti, e non  affronta il problema della necessità di riforme.

“Ciò che fanno adesso al Congresso è dare una ripulita al sistema assegnando un sacco di borse di studio. Non rispondono però alle nostre richieste,” ha detto Esteban Miranda. “Quello che vogliamo è il finanziamento diretto delle istituzioni; vogliamo l’istruzione pubblica di buon livello e gratuita per tutti.”

Il capo degli studenti universitari ha detto che il dibattito sul bilancio può progredire, ma i problemi che sono alla base dello scontro non possono essere risolti dagli stessi politici che proteggono il sistema da decenni.

“Non siamo d’accordo che questo problema si possa risolvere in parlamento; vogliamo che venga risolto consultandosi con i cittadini, per mezzo di un plebiscito o di assemblee popolari,” ha detto.

“Il problema è costituito dalle istituzioni che ci sono in Cile, e l’educazione è un sintomo di problemi più grandi,” ha detto Loreto Fernández, presidente del Centro studentesco di studi sociali dell’Università del Cile.

Ha detto all’IPS: “Abbiamo bisogno di un paese più democratico, dove si ascoltino davvero le voci della società. Non può essere soltanto la stessa vecchia classe politica che arriva alle decisioni tra quattro mura.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/student-protests-spread-throughout-region-by-pamela-sepulveda

Fonte: Inter Press service

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETItaly–Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA  3.0

 

 

 

 

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