Tag


La giustizia per il clima richiede un paradigma nuovo

 

Di Vandana Shiva

29 Novembre

 

 

Venti anni fa, durante il Summit della Terra (nota anche come Conferenza di Rio de Janeiro, n.d.T.),  governi del mondo hanno firmato la   Convenzione quadro sul cambiamento del clima per creare una struttura con impegni legalmente vincolanti per affrontare la sfida del cambiamento climatico.

 

Oggi, le emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento del clima, sono aumentate invece di ridursi.

Il trattato sul clima è più debole e non più forte.

Il fallimento di ridurre i gas serra è legato a seguire la strada scorretta  del commercio di carbonio e al commercio delle emissioni di anidride carbonica come obiettivo primario del Protocollo di Kyoto per la Convenzione sul clima.

Il protocollo di Kyoto permette alle nazioni industrializzate di fare vendersi tra di loro le loro quote di  emissioni di anidride carbonica. (articolo 17).  www.dnv.it/servizi/certificazione/climate_change/emissions_trading/

Permette anche a un “investitore” di una nazione industrializzata (industria o governo) di investire in un progetto idoneo di riduzione del carbonio       in una nazione in via di sviluppo in cambio di  Unità certificate di riduzione delle emissioni che possono essere usate per fare fronte all’obbligo di ridurre le emissioni di gas serra.  Questo si chiama Clean Development Mechanism (CDM) (Meccanismo di sviluppo pulito) e fa parte dell’articolo 12 del Protocollo di Kyoto.  Questo protocollo lo ha dato i diritti di emissioni a 38 nazioni industrializzate che sono tra i peggiori inquinatori storici.

Lo schema per il  commercio di emissioni dell’Unione Europea (ETS – The European Union Emission Trading Scheme)) ha dato come ricompensa a 11.428 installazioni industriali diritti per le emissioni di anidride carbonica. Per mezzo del commercio delle emissioni, osserva Larry Lohmann, “i diritti per la capacità che ha il carbonio della terra di riciclarsi gravitano nelle mani di coloro che hanno il potere maggiore di appropriarsi di esse e il più grosso interesse finanziario a farlo”. Che questi schemi siano volti più a privatizzare l’atmosfera che a evitare i cambiamenti climatici, è reso chiaro dal  fatto che i diritti regalati nel Protocollo di Kyoto, erano svariate volte più alti che i livelli necessari a evitare un aumento di 2° C delle temperature del mondo.

Gli attivisti per il clima si sono concentrati esclusivamente sulla realizzazione del Protocollo nella prima fase.  Così, innocentemente, hanno fatto il gioco di coloro che inquinano.

Quando si è tenuto il summit di Copenhagen nel 2009, gli inquinatori erano anche più organizzati  e hanno sovvertito un risultato legalmente vincolante       poiché il Presidente Obama ha cercato di fare accettare l’accordo di Copenhagen.

 

Copenhagen e oltre: Il programma per la democrazia della terra

 

Il Summit dell’ONU per il clima è stato probabilmente il raduno più grande di cittadini e governi. I numeri erano enormi perché il problema è urgente.  Il caos climatico sta già costando  milioni di vite e miliardi di dollari.  Il mondo si era riunito per ottenere tagli legalmente vincolanti alle emissioni da parte del ricco Nord del mondo nella fase seguita a Kyoto, cioè dopo il 2010. La scienza ci dice che per mantenere l’aumento delle temperature entro i 2° C, è necessario un taglio dell’80% per il 2020. Senza un accordo legalmente vincolante, non verranno tagliate le emissioni di gas serra, gli inquinatori continueranno a inquinare e la vita sulla terra sarà sempre più minacciata.

Ci sono state molteplici dispute a Copenaghen che riflettevano le molteplici dimensioni delle guerre climatiche. Queste comprendevano quelle:

° Tra i limiti ecologici della terra e la sua crescita illimitata ( e collegata a queste il suo inquinamento illimitato e lo sfruttamento illimitato delle risorse).

° Tra la necessità di impegni legalmente vincolanti e l’iniziativa degli Stati Uniti di smantellare il quadro internazionale di obblighi legalmente vincolanti per ridurre le emissioni di gas serra.

° Tra gli inquinatori storici economicamente potenti del nord del mondo e i paesi del sud del mondo economicamente deboli che sono vittime del cambiamento climatico, mentre le nazioni del BASIC (Brasile, Sud Africa,India, Cina) trattavano con il Sud ma alla fine hanno firmato l’Accordo di Copenaghen con gli Stati Uniti.

° Tra il governo delle grosse imprese commerciali basato sul profitto e sul potere militare, e la Democrazia della Terra basata sulla sostenibilità, la giustizia e la pace.

Le centinaia di migliaia di persone che si sono radunate al Klimaforum e nelle strade di Copenaghen, sono venuti come cittadini della terra. Danesi e Africani, Americani e Latino Americani, Canadesi e Indiani, erano uniti nella preoccupazione per la terra, per la giustizia del clima, per i diritti dei poveri e delle persone vulnerabili, e per i diritti delle generazioni future.

Mai prima di allora c’era stata  una presenza così grande di cittadini a una conferenza dell’ONU. Mai i negoziati sul clima avevano visto una partecipazione così vasta di persone. La gente è venuta a Copenaghen perché è pienamente consapevole delle gravità della crisi climatica ed è profondamente impegnata per agire allo scopo di cambiare  i modelli di produzione e di consumo.

Fin dal Summit per la Terra di Rio de Janeiro del 1992, gli Stati Uniti sono stati riluttanti a far parte del quadro dell’ONU di legge internazionale. Non hanno mai firmato il Protocollo di Kyoto. Durante la sua visita in Cina, il presidente Obama e il Primo ministro danese Rasmussen, avevano già annunciato che a Copenaghen ci sarebbe stata soltanto una dichiarazione politica, non un risultato legalmente vincolante.

 

Ed è  stato esattamente ciò che il mondo ha avuto: l’Accordo non-vincolante di Copenaghen, inizialmente sottoscritto da 5 nazioni: gli Stati Uniti e le Quattro BASIC, e poi appoggiato da altre 26, mentre il resto dei 192 stati membri dell’ONU venivano esclusi da questa azione.  La maggior parte delle nazioni sono venute a sapere che era stato raggiunto un “accordo”, quando il presidente Obama lo ha annunciato alla US Press Corporation. La maggior parte delle nazioni escluse si sono rifiutate di sottoscrivere l’accordo. E’ rimasto un patto tra quelle nazioni che hanno scelto di dichiarare la loro adesione. Ha tuttavia mostrato la volontà degli Stati Uniti e di altri paesi di trascurare i bisogni dei popoli del sud del mondo. Argomentando contro il patto, l’ambasciatore del Sudan Lumumba Di Aping, ha detto che i 2° C di aumento della temperatura accettati nel documento, in Africa sarebbero diventati tra i 3° C e i 5° C. Ha considerato il patto un patto suicida inteso a mantenere il dominio economico di poche nazioni.

Come ha fatto notare Jeffrey Sachs nrl suo articolo “Obama indebolisce il processo dell’ONU sul clima”:

“La decisione di Obama di dichiarare vittoria un negoziato fasullo indebolisce il processo dell’ONU indicando che le nazioni ricche faranno quello che vorranno e che non dovranno più ascoltare  le preoccupazioni “fastidiose” dei molti paesi più piccoli e più poveri – la Legge Internazionale è stata sostituita,  data la sua complicazione, dalla parola non sincera, incoerente,  e non convincente di poche potenze, specialmente gli Stati Uniti d’America hanno insistito perché altri firmassero  in base ai suoi termini,   lasciando l’azione dell’ONU appesa a un filo.” [1]

Anche se l’intenzione del  riconoscimento  era di smantellare l’azione dell’ONU, i rapporti dei due gruppi di lavoro ad hoc, sul Protocollo di Kyoto (AWG-KP) (Ad Hoc Working Groups- Kyoto Protocol) e sull’azione congiunta a lungo termine (AWG-LCA) (Long –Term Cooperative Action) che hanno trattato per quattro  e per due anni, sono stati adottati nella seduta plenaria conclusiva.

L’Accordo di Copenaghen interferirà indubbiamente sull’azione  Ufficiale dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change- Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici)  per i  negoziati futuri come è successo a Copenaghen. Come il futuro della terra, anche quello dell’ONU è in bilico.  Si è parlato ripetutamente del fatto che sta emergendo un nuovo ordine mondiale a Copenaghen. Questo, però, è il nuovo ordine mondiale che si è formato per la globalizzazione delle grosse imprese e per la World Trade Organization (WTO) (Organizzazione Mondiale del Commercio), non dal trattato dell’ONU sul clima. E’ un ordine del mondo basato sul trasferimento delle fonti di inquinamento da parte del ricco Nord industrializzato  verso  nazioni come la Cina e l’India. E’ un ordine mondiale basato sui diritti di coloro che inquinano.

 

Il cambiamento del clima oggi ha cause globali ed effetti globali. La globalizzazione dell’economia ha una produzione di energia intensiva trasferita verso paesi come la Cina, che sta inondando gli scaffali dei supermercati di prodotti a basso prezzo.  Le grosse aziende commerciali e industriali del Nord e i consumatori del Nord hanno quindi la responsabilità dell’aumento delle emissioni nei paesi del Sud.

Infatti, la Cina rurale povera e l’India stanno perdendo la loro terra e  i loro mezzi di sussistenza per fare posto a un’industrializzazione a energia intensiva.  Considerarli inquinatori sarebbe doppiamente criminale: le grosse imprese commerciali e industriali, non le nazioni, sono la base adatta     l’inquinamento atmosferico in un’economia globale.

Dodici anni dopo che i movimenti di cittadini e di governi africani hanno fatto fallire la Conferenza del WTO di  Seattle, la stessa competizione tra il potere delle grosse imprese commerciali e industriali e quello dei cittadini, tra i profitti e la crescita illimitati  e i limiti di una terra fragile si è tenuta a Copenaghen. L’unica differenza era che nei negoziati commerciali gli interessi commerciali della grossa impresa sono scoperti, mentre nelle trattative per il clima il potere delle grosse imprese commerciali si nasconde dietro gli stati dominati  dalle grosse imprese. L’accordo di Copenaghen è in realtà l’accordo di grosse imprese multinazionali per continuare a inquinare il mondo cercando di smantellare il Trattato dell’ONU per il clima. Si dovrebbe chiamare “L’accordo per il diritto a inquinare”. Non ha obiettivi legalmente vincolanti di emissioni.

La Conferenza COP 15 di Copenaghen e quella COP 16 di Cancun non hanno mostrato molte promesse di  risultati che ridurrebbero le emissioni di gas serra ed eviterebbero un cambiamento di clima catastrofico. E il punto morto è causato da un paradigma di crescita antiquato. Ci sono una serie di falsi presupposti  checonducono, o piuttosto, bloccano i negoziati:

° Presupposto falso n. 1: Il Prodotto Interno Lordo (PIL) misura la qualità della vita

°Presupposto falso n. 2: la crescita del PIL e il miglioramento della qualità della vita si basano sull’aumento dell’uso dei combustibili fossili

Presupposto falso n. 3: La crescita e l’uso dei combustibili fossili non hanno limiti

Presupposto falso n. 4: gli inquinatori non hanno responsabilità, soltanto diritti.

Questi presupposti falsi vengono espressi fino alla nausea dalle grosse imprese commerciali, dai governi e dai mezzi di informazione. Come si afferma in un articolo sul Times of India, “Le emissioni sono direttamente collegate alla qualità della vita e alla produzione industriale e quindi anche la crescita economica è direttamente legata ad essa.”

Il presupposto n. 1 è falso perché, anche se in India il PIL è aumentato,  in quel paese è cresciuto il numero di persone che ha fame. Infatti l’India è ora la capitale della fame. Infatti la crescita del PIL ha indebolito la qualità della vita dei poveri in India e ha concentrato la ricchezza nelle mani di soli 100 miliardari che ora controllano il 25% dell’economia del paese.

Il presupposto n. 2 è falso perché esistono alternative ai combustibili fossili, come , per esempio, le energie rinnovabili. Inoltre, la diminuzione dell’uso dei combustibili fossili, può realmente migliorare la qualità del cibo e della vita. L’agricolture industriale basata sui combustibili fossili, usa dieci unità di energia per produrre un’unità alimentare. I sistemi ecologici basati su contributi interni producono da 2 a 3 unità  per ogni unità di energia usata. Possiamo quindi produrre più cibo e di migliore qualità riducendo l’uso dei combustibili fossili.

Il presupposto n. 3 è falso perché il crollo finanziario del 2008 ha dimostrato che la crescita non è illimitata e il picco di produzione del petrolio dimostra che  l’accesso ai combustibili fossili diventerà sempre più difficile e costoso.

Il presupposto n. 4 ha formato la base del traffico di anidride carbonica e delle emissioni in base al Protocollo di Kyoto. Questo ha permesso che coloro che inquinano venissero pagati miliardi di dollari, invece che farli pagare a loro.   Così la ArcelorMittal (http://it.wikipedia.org/wiki/ArcelorMittal)

Ha finito per incassare un miliardo di dollari sotto forma di crediti  per l’anidride carbonica.  La ArcelorMittal ha avuto il diritto di emettere 90 milioni di tonnes di anidride carbonica  (tonne, detta anche  anche metric ton è un sistema metrico di massa che equivale a 1000 chili, da Wikipedia, n.d.T. ) ogni anno nei suoi impianti industriali  nell’Unione Europea dal 2008 al 2012, mentre la compagnia ne ha emesse  soltanto 68 milioni di tonnellate nel 2008.

Per proteggere il pianeta, per evitare la catastrofe climatica dovuta all’inquinamento continuo, dovremmo proseguire nella nostra opera dopo Copenaghen per costruire la Democrazia della Terra basata su principi di giustizia e sostenibilità. La lotta per la giustizia climatica è il risultato di un modello economico basato sull’energia dei combustibili fossili e sui sistemi di produzione intensiva delle risorse e di consumo. L’Accordo di Copenaghen era destinato a estendere la vita di questo modello obsoleto per vivere sulla terra. La Democrazia della Terra può aiutarci a costruire un altro futuro per la specie umana – un futuro in cui riconosciamo di essere membri della famiglia della terra, che proteggere la terra e i suoi processi vitali fa parte dell’identità e del significato della nostra specie. Gli inquinatori del mondo si sono uniti a Copenaghen per evitare un accordo legalmente vincolante per tagliare le emissioni e prevenire il disastroso cambiamento del clima. Hanno allargato la guerra per il clima. I cittadini della terra si devono ora unire per fare pressioni sui governi e sulle grosse imprese commerciali perché obbediscano alle leggi della terra, le leggi di gaia, e facciano pace con il clima E per questo noi dovremo essere il cambiamento che vogliamo vedere.

Come ho scritto nel mio libro:  “Suolo e non petrolio”, è dal cibo che si può cominciare. Il 40% delle emissioni sono prodotte da combustibile chimici a base fossile, cibo globalizzato e sistemi di agricoltura che  spingono gli agricoltori al suicidio e a distruggere la nostra salute. Il 40% di riduzione delle emissioni possono ottenersi per mezzo l’agricoltura organica biodiversificata  che sequestra l’anidride carbonice nello stesso tempo arricchisce il suolo e  la nostra alimentazione. Gli inquinatori si sono coalizzati a Copenaghen per arrivare a una non soluzione. Noi, in quanto cittadini della terra, possiamo organizzarci dove ci troviamo per cercare soluzioni reali.

 

[1] Economic Times, 25 dicembre 2009.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

URL: http://www.zcommunications.org/climate-justice-requires-a-new-paradigm-by-vandana-shiva

Fonte: New Left Project

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETItaly–Licenza Creative Commons  CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci