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di Pablo Solon

27 novembre

E’ passato quasi un anno da quando il pacchetto degli accordi sul cambiamento del clima a Cancun è stato approvato da tutti, con la sola eccezione della Bolivia. E’ ora di fare un bilancio e vedere a che punto siamo.
A Cancun, i paesi avanzati hanno fatto l’elenco delle di riduzione dell’emissione di gas serra per il periodo 2012-2020. Gli Stati Uniti e il Canada hanno detto che avrebbero ridotto le emissioni del 3% in base ai livelli del 1990, la nazioni Europee del 20% / il 30%, il Giappone del 25% e la Russi del 15% /25%. [1] Se sommiamo tutti gli impegni di riduzione delle nazioni avanzate, la riduzione totale delle emissioni per il 2020 dovrebbe essere del 13-17% , [2] in base ai livelli del 1990.
Questi impegni di riduzione delle emissioni di gas serra, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, [4] l’Istituto per l’ambiente di Stoccolma, e perfino il segretario esecutivo della Convenzione del cambiamento climatico, [5] porterebbe a un aumento medio della temperatura globale di circa 4°C o più, [6] che è il doppio della quantità stabilita a Cancun, cioè un aumento massimo di temperatura soltanto del 2%.
Con un aumento del 2%, il numero di morti all’anno causato da disastri naturali collegati al cambiamento di clima e che era di 350.000 persone nel 2009, [7] potrebbe salire vertiginosamente e arrivare a milioni. Circa il 20-30% delle specie animali e vegetali scomparirebbero. Molte zone costiere e stati insulari sarebbero sommerse dall’Oceano e i ghiacciai delle Ande – che si sono già ridotti di un terzo con un aumento della temperatura di 8° soltanto, scomparirebbero del tutto.
Immaginate che cosa succederebbe se la temperatura media globale aumentasse di 4°C o più? [8]
Nessuno durante i negoziati sul cambiamento del clima difende o giustifica un aumento di questo ordine di ampiezza. Cancun, comunque, ha aperto la porta a questo.
Quando la Bolivia si è opposta a questo risultato, i negoziatori ci hanno detto che la cosa importante era salvare il processo diplomatico del negoziato, e che il clima sarebbe stato salvato a Durban. Ora siamo soltanto a due giorni dall’inizio della conferenza di Durban sul clima (COP17) e viene fuori che i gli impegni a ridurre le emissioni dei gas serra non si sono alzati di un millimetro. Fatto ancora peggiore, alcune nazioni stanno annunciando che forse i loro impegni alla riduzione rimarranno nella gamma inferiore fascia quantitativa inferiore.
Purtroppo, in tutto il 2011, i negoziati tenutisi in Thailandia, Germania e Panama hanno avuto come obiettivo la forma invece che il contenuto. Ciò che si sta negoziando non è come si possano aumentare gli impegni per la riduzione dei gas serra, ma, piuttosto come questi possano essere formalizzati.
Gli “accordi di Cancun” volevano dire andare da un sistema obbligato con obiettivi di riduzione globale di gas serra, a un sistema volontario che non prevede affatto emissioni di gas. E’ come se si dicesse agli abitanti di una cittadina che sta per essere spazzata via da un’inondazione, “Portate tutte le pietre che potete e vediamo che altezza può avere la diga che costruiamo!” In realtà, si deve prima determinare quando dovrebbe essere alta la diga per fermare l’inondazione, e, in base a questo, si potrebbe dire a ogni famiglia quante pietre deve portare per aiutare a salvare tutta la città.
A Durban parlano di due strade differenti per formalizzare il regime volontario di “va bene qualsiasi cosa” :una è di porre fine al protocollo di Kyoto e includere in una decisione del COP 17 gli impegni che ogni nazione desidera prendere per a ridurre i gas serra. L’altra strada è fare la stessa cosa svuotando del suo contenuto il protocollo di Kyoto. In entrambi i casi l’accordo è di annullare il protocollo di Kyoto prima del 2020.
Per comprendere meglio la seconda via, permettete che vi faccia notare che attualmente il protocollo di Kyoto comprende l’obiettivo globale della riduzione del 5,2% delle emissioni per il periodo 2007-2012. Secondo la commissione intergovernativa sul cambiamento del clima, per limitare l’aumento delle temperature a 2°C come stabilito, dobbiamo ridurre il 25-40% delle emissioni per il periodo 2013-2020. [9].
Coloro che sostengono di mantenere il Protocollo di Kyoto come un guscio vuoto, sono le nazioni che temono la reazione dell’opinione pubblica, coloro che credono che devono per lo meno pretendere che il Protocollo di Kyoto continui, per placare gli elettori. L’altra ragione per cui vorrebbero mantenere un Protocollo di Kyoto privato della riduzione delle emissioni, sono i suoi meccanismi del crollo del mercato dell’anidride carbonica. Il Protocollo di Kyoto ha moti punti deboli, ma trasformarlo in un guscio vuoto o farlo scomparire a Durban, sarebbe un suicidio. L’unica alternativa responsabile è conservare il protocollo di Kyoto con l’obiettivo di riduzioni di emissioni che ci permetta di evitare di incenerire il pianeta.

Pablo Solón e un’analista di politica internazionale e militante in campo sociale. E’ negoziatore importante per il cambiamento del clima e Ambasciatore alle Nazioni Unite per lo Stato Plurinazionale di Bolivia dal 2009 al giugno 2011, http://www.facebook.com/solonpablo

[1] Document UNFCCC/SB/2011/INF.1
[2] A minimum emission reduction of 13% and a maximum of 17% for the 2013-2020 period. (Una riduzione minima delle emissioni del 13% e una massima del 17% per il periodo 2013-2020)
[3] http://www.unep.org/publications/ebooks/emissionsgapreport
[4]http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/sei-comparison-of-pledges-jun2011.pdf
[5]http://cancun.unfccc.int/cancun/agreements/significance-of-the-key-agreements-reached-at-cancun-/#c45
[6] 4° C è una media mondiale, ma dei continenti, per esempio l’Africa, avranno un aumento della temperatura di 8° C.
[7] Dati presi dal Global Humanitarian Forum presieduto dal Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo –
http://www.zcommunications.org/what-to-expect-from-durban-climate-talks-temperature-to-rise-more-than-4-c-by-pablo-solon
Fonte: Hoy es Todavia

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNET Italy –Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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