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Di Noam Chomsky e Michael Albert,  26 novembre 2011

Trascrizione  del Video di Z DVD con Noam Chomsky e Michael Albert

Passiamo a un’altra area. Relazioni internazionali. Che cosa significa colonialismo?

Bene, come qualsiasi termine delle faccende umane, questo termine ne comprende una vasta gamma. Ci sono tutti i tipi di colonialismo. Cioè, il peggior genere di colonialismo è quello dei coloni, come gli Stati Uniti, o l’Australia o Israele in questo momento, in misura minore. Il colonialismo di stranieri che si trasferiscono in un altro paese e ci rimangono, implica  sterminare la popolazione nativa. Forse non il cento per cento, ma quasi. Quindi questo è,  in assoluto il peggior tipo di colonialismo. Ce ne sono altri tipi che sono meno estremi. Prendete Wilson ad Haiti e Clinton ad Haiti. Quella è una forma di colonialismo in cui si conquista davvero il paese per il proprio beneficio , se ne ricava i più possibile, si distrugge il sistema agricolo, si porta la gente nelle città – tutto per i più motivi benefici possibile, sapete, tutte grandi ragioni progressiste. E si finisce, per esempio, con il terremoto che ci è stato da poco. Quello è un altro tipo di colonialismo.

Ce ne sono molti altri tipi. Prendiamo quindi gli Stati Uniti nelle Filippine che per caso è stata un’innovazione nella storia imperialista. Gli Stati Uniti hanno invaso le Filippine circa un secolo fa, hanno ucciso duecentomila persone, c’era  un razzismo brutale. Un razzismo incredibile. La gente negli Stati Uniti non erano neanche sicura che i Filippini fossero esseri umani o scimmie. Venivano portati e mostrati nelle Esposizioni Internazionali  (Esposizione internazionale di St Luis, 1904) * e cose del genere.  Cioè, quando ci si ripensa, ci si accorge che era stata una cosa proprio spaventosa.  Naturalmente è stato tutto per ragioni nobilissime. Noi li miglioriamo, li convertiamo al Cristianesimo, sai, gli diamo la civiltà, le solite cose.

Qualcuno, qua e là, si opponeva. Persone come Mark Twain. Scriveva dei saggi molto beffardi e pungenti. Non è stato impiccato, nessuno gli ha fatto saltare il cervello, ma questi saggi sono stati stroncati.  Credo che finalmente siano venuti fuori circa venti anni fa, in qualche edizione accademica che nessuno ha mai letto, pubblicati dalla casa editrice dell’università di Syracuse.  Ma erano là.

Allora, che cosa è successo dopo la loro conquista?  Quella era l’innovazione. In realtà, questo è stato studiato da poco in un libro veramente magistrale, un grande libro di Alfred McCoy, che è uno storico delle Filippine, oltre ad altre attività.  E’ la prima persona che ha studiato in dettaglio come hanno trattato con la popolazione dopo che più o meno avevano – sapete,  non li hanno ancora conquistati del tutto, la cosa è ancora in corso – come dire, pacificato il paese. Beh, si viene a sapere che c’è stata una cosa importante. Quello che era stato istituito era un sistema molto sofisticato, molto tecnologico di controllo e sorveglianza. Ebbene, la tecnologia di allora non era la tecnologia di adesso, ma esisteva. Il telegrafo, la radio e altre tecniche di sorveglianza. Si usava qualsiasi tecnica fosse disponibile per tentare di controllare, di monitorare, di assoggettare la popolazione.

Si usavano anche delle tecniche molto sofisticate per minare la resistenza: cooptazione delle élite, mettere in giro delle voci, usare qualsiasi  accorgimento che si  aveva per cercare di indebolire i nazionalisti. Era fatto molto bene.

Sullo sfondo c’è la polizia filippina, una cosa che c’è sempre in qualsiasi sistema  coloniale, imperialista. C’è una specie di forza paramilitare di  collaboratori che fanno quello che gli si dice e di solito sono addestrati per uccidere. Diciamo che si prendono delle persone di una tribù per uccidere quelle di un’altra tribù, oppure si usa la popolazione delle campagne  per sgominare  la popolazione delle città. Viene fatto in vari modi. E in effetti lo stiamo facendo proprio adesso. E’ il modo in cui gli Stati Uniti sperano di gestire i Territori Palestinesi Occupati. C’è un esercito organizzato dagli Stati Uniti che si pensa li sottometterà – altamente lodato da Obama e da Kerry, dai liberali e così via.  Questo assortimento di tecniche è stato elaborato in dettaglio impressionante e applicato in maniera molto sofisticata.

Le Filippine sono ancora sotto questo sistema.  Le Filippine che sono ancora una specie di semi-colonia sono l’unica parte dell’Asia Orientale e Sud –Orientale  che non ha fatto parte del cosiddetto miracolo economico.  Guardate Taiwan, la Corea del Sud, perfino l’Indonesia ecc. dove ci sono stati molti progressi economici. Non nelle Filippine. E’ l’unica parte di quell’area geografica che governiamo ancora noi.

Wilson e i Britannici, durante la I Guerra mondiale, usavano un sacco di queste tecniche in patria. Adesso questo sistema si è estremizzato. Andate in Gran Bretagna, è una società basata sulla sorveglianza. Ci sono telecamere a ogni angolo di strada, sapete, presumibilmente  dispositivi anti-terrorismo. Anche qui, sapete, il Patriot Act.  *

Comunque, per tornare alla sua domanda, non c’è una risposta riguardo a che cosa è il colonialismo. E’ soltanto una forma in cui dei sistemi di potere ne sottomettono altri e sottomettono anche la loro stessa popolazione. Non c’è nulla di nuovo in questo. E’ già stato fatto notare da Adam Smith. Cioè, non da uno stupido; ciò che ha dimostrato e ciò  che gli specialisti in affari internazionali sembrano non voler comprendere, è che se si vuole capire come funziona un paese, non si può ignorare la distribuzione interna del potere. Ha fatto notare  nel suo famoso testo, The Wealth of Nations (La ricchezza delle Nazioni),  che se si vuole capire l’Inghilterra, che è la cosa che gli interessa, si deve riconoscere che gli architetti della politica sono mercanti e produttori, e organizzano la politica in modo che ci si occupi bene dei  loro interessi anche se l’impatto sul popolo inglese può essere doloroso. Naturalmente, altrove le cose possono essere ancora peggiori.  Quella che Smith chiamava l’ingiustizia selvaggia degli Europei è un  male orribile. Questa fondamentalmente è una verità costante riguardo ai sistemi di potere.

All’altra estremità dello spettro, nel miglior senso della parola, che cosa pensi che significhi o implichi o costituisca l’internazionalismo?

L’internazionalismo dovrebbe essere ciò che è sempre stato, almeno nella terminologia della sinistra. Voglio dire, i sindacati si chiamano internazionali, non perché lo siano davvero, ma perché dovrebbero esserlo.  E la loro creazione iniziale convenzionale era in parte motivata dall’idea  che dovremmo preoccuparci dei lavoratori e dei contadini e degli oppressi di tutto il mondo. La solidarietà, la solidarietà internazionale, era l’ideologia centrale dei sindacati. Le associazioni internazionali che sono state create si chiamano così  perché si pensava che si dovessero impegnare in questo.

Se non fossero così totalmente prese da un’ideologia impazzita, chiameremmo il World Social Forum  (Forum Sociale Mondiale) * l’unico gruppo pro-globalizzazione del mondo. Non è Davos, dove  trovi un gruppo di persone ricche che parlano di come potersi arricchire, e che si chiama globalizzazione. Il Forum Sociale Mondiale,* con tutti suoi difetti, riunisce persone di tutto il mondo, di tutti i campi di attività, che interagiscono reciprocamente, persone nuove che si scambiano idee tra di loro, idee che sostengano i modi per migliorare il mondo globale a favore della maggioranza degli individui. Questo è l’internazionalismo. Questo è ciò che dovremo fare. L’anti-imperialismo è una forma di internazionalismo.

Quando pensi che sia  giusto che  un individuo negli Stati Uniti denunci le violazioni dei diritti umani rispetto a un altro paese: pensi che sia ipocrisia o interferenza?  Parlo di un individuo, non del governo.

Se da qualche parte avvengono violazioni dei diritti umani, è una cosa ragionevole criticarle se è possibile fare qualche cosa al riguardo. Se non si può fare nulla è soltanto una  posa. Se però si possono aiutare gli attivisti per i diritti umani o la gente oppressa o altro, da in qualche altro paese, certamente si dovrebbe fare. Il problema è sempre quello delle priorità. Il tempo e l’energia sono limitate. Non si può evitare questo problema. La domanda è: come possiamo fare paragoni, come decidiamo in che modo distribuire le nostre energie quando ci sono violazioni dei diritti umani? Ci sono dei criteri molto chiari a riguardo. I diritti umani vengono violati quasi al 100%, ma sono molto chiari. Quello che a cui si dà la priorità è quello che fa ogni essere umano: le conseguenze prevedibili delle proprie azioni. Queste sono da mettere al primo posto. In quanto alle azioni di qualcun altro, sì, si possono criticare, ma non c’è alcun valore morale in questo, a meno che si possa in un certo qual modo migliorare le cose. Quello che si può migliorare è quello che si fa.   Quindi, assolutamente, la nostra priorità dovrebbe essere il nostro impegno nelle violazioni dei diritti umani che possiamo cambiare.

A proposito, questo è indipendente dalla misura in cui si opera. Anche se le violazioni che facciamo non sono cosi tremende, e quelle che fanno altri sono orribili, ma non  possiamo farci niente, allora la moralità elementare ci dice: concentratevi su voi stessi. In pratica è il contrario, quasi al 100%.

Voglio dire che si prova grande piacere per i reati degli altri. Specialmente se non possiamo farci niente e specialmente se si tratta di un nemico.

Se qualche nemico commette dei reati orribili e non possiamo farci niente, è fatale che assumiamo un atteggiamento eroico  riguardo a quei reati. Come prima cosa, non costa niente, perché non ci si può fare niente. L’altro motivo è che fa vedere quanto si è nobili. E si può mentire come i bugiardi matricolati, si può dire qualsiasi cosa si vuole, e se qualcuno dice : bene, forse non è molto, preciso,  si può tornare e dire: oh,  tu sostieni il genocidio, tu sei a favore degli olocausti. Cioè, abbiamo a disposizione un’intera serie di tecniche.

Agli intellettuali piace tantissimo. C’è perfino un nuovo genere letterario  che si è sviluppato negli ultimi 10 o 15 anni e che gode di grandissimo rispetto: castigarci  per non aver criticato abbastanza fermamente i crimini degli altri. E’ assolutamente meraviglioso. Come prima cosa ci  criticate quindi,  guarda come siete morali.  E criticate noi stessi  per non aver fatto abbastanza riguardo ai crimini dei nemici per i quali non c’è nulla da fare. Se infatti guardate a tutto quello che si dice e scrive a riguardo, è sorprendente. Cioè questo atteggiamento è realizzato quasi alla perfezione, è come una caricatura di se stesso. E le persone sono brave persone. In realtà ne conosco alcune. Sapete, gente assolutamente carina, assolutamente rispettabile che pensa che ci si  dovremmo davvero sacrificare e castigarci per non fare abbastanza riguardo, diciamo, al genocidio perpetrato da Pol Pot, per il quale non c’era alcuna indicazione su che cosa fare. Nel frattempo, però ignorate qualsiasi si faccia.

Autodeterminazione. Che cosa significa, che tipo di diritto all’autodeterminazione e in che circostanze le persone  sono autorizzate  a esercitare, e,  al contrario, quando le persone non sono autorizzate a esercitarlo?

Come la maggior parte delle cose,  non penso che si possa dare una risposta onnicomprensiva. Dipende dalle circostanze.

Quali sono….

Voglio dire che da un certo punto di vista ognuno ha diritto all’auto-determinazione, come ognuno ha il diritto a controllare la propria vita. Come  tutti gli individui. D’altra parte, l’auto-determinazione non si esercita in maniera isolata. Ha conseguenze sugli altri ed è una cosa della quale si deve tenere conto. Poi si deve cominciare a valutare le cose. Prendiamo, per esempio, la secessione del Sud negli Stati Uniti. Gli abitanti del sud dovrebbero avere  il diritto di auto-determinazione? Bene, chi chiedeva l’autodeterminazione? I bianchi del Sud. Non gli schiavi neri. Non è che  era il sud che chiedeva l’autodeterminazione. Al contrario, una gran parte della popolazione che non aveva voce, si opponeva all’autodeterminazione che chiedevano i padroni bianchi. Ma non vedo come ci possano essere delle formule riguardo a questo problema, perché l’autodeterminazione, mentre è un valore, è soltanto uno dei molti valori. E, come succede in generale nelle faccende umane, i valori sono spesso in conflitto.

Hai delle opinioni sulle strutture internazionali, le nuove strutture internazionali, che potrebbero proteggere meglio i deboli e i poveri, la gente che è soggetta alle violazioni, a cui si impone di morire di fame, ecc. Le reali strutture istituzionali che potrebbero, per esempio….

E’ interessante, ma su questo argomento seguo molto la corrente tradizionale dell’opinione pubblica americana che è totalmente diversa dall’opinione dell’élite o da qualsiasi cosa che sia espressa. Ma se si guarda all’opinione pubblica americana della quale ho scritto e si esaminano i sondaggi, sono abbastanza standardizzati e in realtà nessuno ha dei dubbi a riguardo. Una notevole maggioranza del pubblico, una maggioranza molto ampia, pensa che  l’ONU e non gli Stati Uniti dovrebbe condurre le crisi internazionali.  Una maggioranza della popolazione ritiene che dovremmo abolire il potere di veto del Consiglio di Sicurezza, tutti dovrebbero pensare così, e seguire la volontà della maggioranza, anche se non ci piace. Di recente non ho visto un sondaggio dopo le offensive enormi di propaganda degli ultimi due anni, ma due anni fa, prendiamo, per esempio, l’Iran, il grosso problema. Una notevole maggioranza della popolazione era d’accordo con quasi tutto il mondo che l’Iran avesse il diritto di arricchire l’uranio, come pensa qualsiasi firmatario del Trattato di non-proliferazione. Cioè, in questo caso leggiamo che l’Iran sta sfidando il mondo, per mezzo di qualche interessante definizione del mondo. Il mondo significa….

Noi.

Non soltanto noi, il governo. Significa il governo statunitense e chiunque per caso è d’accordo con esso. Questo è il mondo. Esclude una larga maggioranza della popolazione degli Stati Uniti, esclude le nazioni non allineate, cioè la maggior parte del mondo che lo sostengono con forza, e così via. Però, certo, hanno ragione.

Restiamo sul problema importante negli affari internazionali: anche in questo caso, una percentuale enorme – non ricordo le cifre, ma era molto grande, pensava che dovremmo stabilire una zona libera da armamenti nucleari in Medio Oriente. Ora, questa è la risposta giusta ai problemi che stanno sorgendo. Tecnicamente gli Stati Uniti dicono: sì, certo, ma naturalmente non si fa nulla al riguardo. Una zona libera da armi nucleari è un concetto molto interessante se davvero si è interessati nella non-proliferazione, – come  Obama dice di essere – l’unica cosa che si dovrebbe appoggiare sarebbero le zone libere da armi nucleari. Questi sono piccoli passi, ma passi verso la riduzione della minaccia delle armi nucleari e della proliferazione nucleare.  I fatti sono estremamente rivelatori. Riguardo al Medio Oriente,  c’è un grandissimo  sostegno popolare  in tutto il mondo. Naturalmente, ciò che significherebbe che non dovrebbe esserci nessun arma nucleare in Iran o in Israele o truppe statunitensi dislocate in quei paesi.  Quella  zona sarebbe una zona libera da armi nucleari. Ecco perché non è neanche nel programma, tranne che per la popolazione.  Sarebbe un passo importante, è fattibile con  procedure di ispezione, naturalmente, ma è tecnicamente fattibile e diminuirebbe, e forse eliminerebbe tutti i pericoli che ci sono.  Non è però nei programmi.

Non parliamo neanche del fatto che Gli Stati Uniti sono  molto impegnati in questo. La ragione è  qualche cosa che non si può neanche pronunciare. Quando gli Stati Uniti e  la Gran Bretagna hanno dichiarato guerra all’Iraq,     hanno cercato di fornire una piccolissima copertura legale per questa. Si sono appellate alla risoluzione n. 687 del 1991, che chiedeva all’Iraq di eliminare le sue armi di distruzione di massa. E il fatto è stato  che l’Iraq non lo aveva fatto, quindi avevamo il diritto di invadere. Se leggete quella risoluzione, essa chiede che in Medio Oriente venga stabilita una zona libera da armi nucleari. Stati Uniti e Gran Bretagna, perciò, molto più che qualsiasi altro paese, sono impegnate in questo. Bene, non se ne può parlare perché è come, la pornografia o qualche cosa di peggiore.

E’ anche più interessante di così. Nel mondo ci sono zone libere da armi nucleari. Si è riusciti  da poco  ad averne finalmente una in Africa dopo un sacco di negoziati. E’ stata bloccata daglI Stati Uniti. Il  motivo è che l’Unione Africana, al completo, considera l’Isola Diego Garcia, nell’Oceano indiano, parte dell’Africa poiché fa parte delle Mauritius che fanno parte dell’Africa. Ebbene, la Gran Bretagna, su ordini degli stati uniti, ha cacciato via brutalmente  l’intera popolazione alcuni anni fa, in modo illegale, naturalmente, per costruire una grossa base militare statunitense. La Gran Bretagna, quindi non ha accettato l’accordo dell’Unione Africana perché il padrone dice che no si può  fare; sono molto leali.  Gli Stati Uniti rifiutano di accettarlo. Gli Stati Uniti, quindi, bloccano l’istituzione di una zona libera da armi nucleari dell’Unione Africana perché insistiamo a mantenere una base militare dopo aver cacciato via la popolazione, come deposito di armi nucleari e, cosa fondamentale, per bombardare. Questa è una delle basi principali per realizzare aggressioni in Asia Centrale e in Medio Oriente  – sai – si bombarda l’Iraq,   arrivano da lì. In fatti, proprio un paio di settimane fa, la marina ha annunciato che sta per inviare una grossa nave appoggio per sottomarini a Diego per fare assiestenza tecnica  e manutenzione   ai  i sottomarini nucleari e avanti di questo passo. Stiamo quindi bloccando la zona libera da armi  nucleari dell’Unione Africana, stiamo rifiutando perfino di parlare di quelle del Medio Oriente, che è importante, e c’è dell’altro.

(ride)   C’è sempre dell’altro…

 C’è sempre dell’altro. C’è una zona libera da armi nucleari nel Sud Pacifico che è stata per lungo tempo nelle mani  Francesi perché volevano usare le isole appartenenti alla Francia per sperimentare le armi nucleari. Bene, alla fine hanno fatto i loro esperimenti nucleari,  ora questa zona è nelle mani degli Stati Uniti perché le isole del Pacifico, come Palau e le altre sono usate come deposito di armi nucleari e di sottomarini nucleari. Così, ok, blocchiamo la zona del Sud Pacifico e mentre Obama sta facendo discorsi molto lodati su come sono terribili le armi nucleari, dobbiamo fare qualche cosa per questo problema. E c’è un’enorme preoccupazione, per lo meno  presunta, ma  forse vera preoccupazione per la possibilità che forse l’Iran sta mettendo a punto delle armi nucleari e non lo sappiamo. Se qualcuno da Marte ci stesse osservando si stupirebbero che la nostra  specie riesca ancora a vivere. Come si può fare tutto questo senza cadere nel ridicolo per se stessi? Bene, è facile in una società ben disciplinata.

Trascritto da Anton G.

Riferimenti:

http://pimephilippines.wordpress.com/2008/07/26/gli-indigeni-filippini-al-st-Louis-worlds-fair-1904

http://.punto-informatico.it/3177274/PI/News/patriot-act-altri-anni.aspx

http://it.wikipedia.org/Forum-sociale-mondiale

Da Z Net: Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/chomsky-session-5-international-relations-part-one-by-noam-chomsky-

Traduzione di Maria Chiara Starace

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