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di Robert Fisk  – 26 novembre 2011

“Se Bashar al-Assad sarà preso a Damasco non sarà trattato come Gheddafi. Ma se fosse preso a Homs? Noi non vogliamo che Bashar al-Assad faccia quella fine. Ma, come dice Erdogan, egli deve riflettere su quel che è successo a Gheddafi e a Saddam Hussein. I giovani ora hanno perso la testa. Tutte le rivoluzioni sono create da gente impazzita, non da uomini saggi.”

Khaled Koja si rilassa – siamo in uno dei vecchi hotel di Istanbul, la Torre Malatya del quindicesimo secolo, che domina sopra di noi la città che è stata la casa d’esilio di Khoka negli ultimi 29 anni – e mi guarda, penso, per vedere se ammiro la sua padronanza dell’inglese.

Khaled Khoja, un medico di famiglia sulla quarantina, è uno dei rappresentanti più importanti del Consiglio Nazionale Siriano (SNC) in esilio, riconosciuto solo dalla Libia come rappresentante della Siria, costantemente sollecitato dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan – e più di recente da William Hague [ministro degli esteri inglese – n.d.t.] – a por fine alle sue ostilità con altri gruppi siriani d’opposizione, un’istituzione che è un pericolo e una peste per il regime del presidente Assad.  Come tutti gli esiliati, Khoja si crogiola in una strana combinazione di fantasia e realtà.

“Non abbiamo un’altra possibilità” dice Khoja. “Altrimenti sarebbe un conflitto settario. Se i civili si armano sarà un disastro. Al-Assad? Gli do da sei mesi a un anno.”

Il caos nella città centrale di Homs è già un conflitto settario, una guerra civile in miniatura.  I civili, chiaramente, si sono già armati.  E tuttavia la previsione di Kohja della sopravvivenza politica di Assad – da sei mesi a un anno – è infinitamente più realistica delle assurdità spacciate dagli arabi del Golfo e dal Wall Street Journal, che suggeriscono che Assad sarà finito nel giro di settimane, se non di giorni.

Khaled Khoja ha il genere di curriculum che ogni capo dell’opposizione desidera.  Per il suo rifiuto di appoggiare il padre di Bashar [Assad], Hafez, il padre di Khoja è rimasto in carcere per 14 anni, sua madre è stata condannata a cinque anni, il quindicenne Khoja a due anni di cui uno nelle celle del quartier generale dei servizi segreti a Damasco.  Dei suoi tre zii, uno è stato impiccato; gli altri due, secondo Khoja, sono stati assassinati per strada.

Khoja ammette di aver incontrato gli insorti armati della Siria nella città turca di Antakya. “Hanno detto che si stavano organizzando e che la ribellione era iniziata a Jisr al-Shughour, a Idlib.  Hanno addestrato i giovani, là. Stanno ricevendo armi dal Libano e, in qualche modo, armi dall’Iraq. [Una] ‘zona cuscinetto’ … sarà il prossimo passo se Bashar al-Assad continuerà a uccidere la gente. La maggior parte dei rifugiati cercherà di sfollare in una zona cuscinetto.  Una zona di interdizione al volo aiuterebbe l’Esercito Siriano Libero a organizzarsi nella zona cuscinetto, senza interventi militari.”

E dunque ecco qua.  Una zona cuscinetto dell’esercito turco – tre miglia all’interno della Siria, se si deve credere ai turchi – darebbe ai ribelli armati un territorio entro la Siria (come ne possedevano i ribelli libici a Tobruk e Bengasi). Khoja, membro del “comitato per gli affari esteri” del SNC, è stato sollecitato dai compagni d’esilio degli Stati Uniti, del Canada e del Golfo a visitare Tripoli; vi è arrivato il giorno dopo che Gheddafi è stato ucciso. Ma le ambizioni del SNC non si limitano al mero appoggio politico.

“Coordinandosi con il re Abdullah di Giordania, potrebbe esserci un’altra zona cuscinetto a Deraa [nella Siria meridionale] cosicché il regime siriano sarebbe bloccato,  come accadde a Saddam Hussein nel 1990, da zone cuscinetto a nord e a sud. Ma potrebbe esserci una soluzione senza interventi armati. L’esercito siriano potrebbe riorganizzarsi.

Nei primi giorni della rivolta siriana, il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti ha visitato la Siria, proprio come aveva visitato Saddam Hussein prima dell’invasione del 2003 e aveva visitato Hosni Mubarak prima che fosse rovesciato. E quando sono coinvolti gli Emirati Arabi vuol dire che c’è un’offerta per la famiglia Assad … e io penso che se le fosse consentito di lasciare la Siria con un salvacondotto, la famiglia Assad potrebbe trasferirsi in Arabia Saudita, negli Emirati o a Malta – l’area più sicura – e sarebbe una buona soluzione. Noi non vogliamo vendicarci della famiglia Assad, specialmente se ciò contribuisce a evitare una guerra civile. “

Khoja non ha illusioni circa l’appoggio russo alla Siria. “I russi parlano con noi” dice. “Stanno cercando di convincerci a fare un compromesso con Bashar al-Assad e a dargli un’altra possibilità.  Questo atteggiamento non cambierà; sosterranno Bashar fino in fondo. Il regime russo non è diverso dal regime siriano. L’esercito russo ha interessi a Tartous [il porto navale siriano]. Ma i maggiori vantaggi che i russi ricavano dalla crisi siriana stanno nel fatto che l’economia russa sta godendo di flussi di cassa extra dalla vendita di energia nel corso della crisi in Medio Oriente.  Questo va a beneficio della Russia.”

Suggerisco che l’esilio, specialmente dopo quasi tre decenni, può spingere Khoja alla mitologia piuttosto che alla storia.  “No” dice. “Sono in grado di pensare molto chiaramente, anche in esilio. Ma non affronto i carri armati. Non affronto le pallottole del regime.”

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/exile-dreams-of-a-bloodless-return-after-a-life-spent-opposing-assad-regime-by-robert-fisk

Fonte: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

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