Di Rebecca Solnit, 23 novembre 2011

Martedì scorso,  mi sono svegliata nella parte sud di Manhattan con il  ronzio degli elicotteri  sulla testa, un rumore da zona di guerra che è andato avanti tutto il giorno e che è ricominciato quel giovedì mattina, il giorno che segnava i due mesi dall’inizio di Occupy Wall Street, un giorno di grandi manifestazioni a New York City. Era uno dei molti modi  da cui si evinceva che le autorità  prendono  sul serio Occupy Wall Street, anche se si sbagliano profondamente sul tipo di pericolo che pone. Se avete mai dubitato del fatto che foste  forti o che contavate molto, guardate soltanto la reazione che si è avuta  verso persone come voi (o i vostri figli) accampati all’aperto nei parchi, da Oakland, a Portland, a Tucson , a Manhattan.

Naturalmente, “accampati all’aperto”  non riesce a cogliere del tutto lo spirito del  momento, perché i siti per il campeggio sono il modo scelto dalla gente per stare insieme,  per testimoniare le loro speranze e paure, per cominciare a radunare  le forze e a discutere che cosa è possibile fare nel nostro mondo sconvolto in modo inquietante,  a chiarire come è sbagliato il nostro sistema economico, come sono corrotti i poteri che lo sostengono, e per iniziare la ricerca di una strada migliore. Considerate un’ironia che i campeggi si usano in parte per dormire, ma sono i simboli del modo che abbiamo risvegliato.

Quando la società civile dorme, siamo soltanto un mucchio di individui assorbiti dalle nostre vite private.  Quando ci svegliamo, nei campeggi, o altrove, quando ci riuniamo insieme in pubblico e scopriamo il nostro potere, le autorità sono terrorizzate. Spesso rivelano il loro lato brutto, la loro  inclinazione   alla violenza e all’ipocrisia.

Considerate il sindaco liberale di Oakland, che parla con indignazione   della gente che è accampata senza permesso, ma non ha nulla da obiettare riguardo ala polizia che ha mandato ad aggredire con i gas lacrimogeni una donna sulla sedia a rotelle, a sparare in testa  a un giovane reduce  della guerra in Iraq, e ad aggredire la gente che dormiva. Considerate il sindaco miliardario di New York che ha spedito la polizia di a fare un’analoga irruzione  notturna nel cuore della notte del 15 novembre.  Ricordate questo      “oggetto” in una lista  essenziale di azioni di quella notte: “attaccare coi i gas lacrimogeni la tenda cucina.” Chiedetevi: quando ci è stato  davvero bisogno di attaccare  le cucine con armi chimiche?

E’ necessario che a Seattle si debbano usare i gas lacrimogeni  contro una donna di 84 anni ? C’era bisogno di picchiare un reduce della guerra in Iraq e in Afghanistan fino a perforargli la milza,  ad  Oakland? C’è bisogno di colpire  con violenza alle costole il nostro ex poeta  laureato (Robert Hass, n.d.T.) dopo che sua moglie poetessa è stata  sbattuta per terra all’Università di Berkeley? Si deve ammettere che questo è un sistema che pensa che la gente sia da “buttare via”  ma di solito non in senso letterale.

Due mesi fa, sono cominciate le ultime proteste contro quel sistema. La risposta non fa altro che confermare come vanno le cose. Buttano benzina sul fuoco. Forse il fatto di essere spaventati li rende stupidi. Dopo tutto, la società civile si è svegliata dal sonno,  si può fare tutto tranne fermarla.  (Se fossero intelligenti cercherebbero di calmarla e farla riaddormentare. “Arrestate uno di noi; ne appariranno altri due. Non potete arrestare un’idea!” diceva il cartello che reggeva un uomo con la maschera di Guy Fawkes nel Parco Zuccotti  occupato di nuovo giovedì scorso.

Mercoledì scorso, a San Francisco 100 attivisti hanno occupato la Banca d’America, alzando perfino una tenda simbolica al suo interno e in  questa si sono immediatamente rifugiati dodici attivisti. Nel campus di Berkley, dell’Università della California, era proibito mettere le tende in  qualsiasi spazio aperto,  e così i  fantastici giovani occupanti hanno usato grappoli di palloncini gonfiati con l’elio per far fluttuare le tende in aria, una intelligente immagine  di sfida e di ambizioni altissime. I coraggiosi studenti dell’Università della California, dopo che a  molti di  loro è stato spruzzato il pepe in faccia,  mentre erano seduti tranquillamente per terra, hanno fatto sloggiare la polizia scandendo:” Ve ne potete andare! Ve ne potete andare!” E la polizia se ne è andata.

Occupy Oakland è stato smantellato tre volte e sta ancora crescendo.  Per non parlare delle altre 1.600 occupazioni nel movimento che aumenta ancora.

Alexander Dubcek, il funzionario del governo trasformato in eroe della primavera di Praga nel 1968, una volta ha detto: “Si possono schiacciare i fiori, ma non si può fermare le primavera.”

Lo smantellamento di Zuccotti Park e le dimostrazioni effervescenti e ingegnose svoltesi in altri luoghi, ci fanno ricordare che, malgrado le “occupazioni” in senso letterale, sulle quali è stato costruito questo movimento multiforme, , esso può volare in alto come quei palloncini di Berkeley e assumere molte forme inaspettate. Un altro cartello di OWS: “L’inizio è vicino” coglieva lo stato d’animo del momento. I fiori sembrano essere l’immagine giusta per questa insurrezione guidata dai giovani, da coloro che sono stati schiacciati di più dal nuovo ordine economico e che fioriscono ribellandosi e si ribellano fiorendo.

Il meglio e il peggio

Ora il Parco Zuccotti, oramai famoso nel mondo, è soltanto un piccolo pezzo di terra di cemento lastricato di marmo marrone e circondato da alti edifici. Malgrado lo chiamino “Occupiamo Wall Street”, in realtà si trova due isolati a nord di quel luogo che è ormai un’icona. Si fa notare raramente che  il parco è prospiciente e in posizione diagonale rispetto a Ground Zero, dove sono crollate le torri del World Trade Center.

Quello che è nato e morto dieci anni fa ha tantissimo in comune  con quello che succede oggi nel parco e attorno al parco, alla nazione e al mondo.  Per questo al-Qaeda è assolutamente irrilevante, tranne che come mezzo che tanto tempo  fa ha innescato un incidente che istantaneamente ha fatto venir fuori  sia il meglio che il peggio della nostra società.

La cosa miglior era la società civile. Mentre passeggiavo nella zona del parco Zuccotti una settimana fa, sono stata di nuovo colpita da quanto ciò che è realmente accaduto la mattina dell’11 settembre è stato volontariamente ricordato in modo superficiale. Non  si trova sulle targhe e sui monumenti. I vigili del fuoco meritano senza altro di essere commemorati, ma per lo più hanno operato invano, eseguendo brutti ordini impartiti dall’alto  e con un apparato informativo fatalmente difettoso. Il fatto è questo: la gente che si trovava  nelle torri e nelle vicinanze – pensate a loro come la società civile che si è trovata insieme in una crisi – si sono in gran parte salvati da soli, e alcuni di loro hanno detto ai vigili di scendere, non di salire.

Servono monumenti alle persone che hanno trasportato il loro collega paraplegico lungo 69 piani di scale mettendo loro stessi a rischio; ad Ada Rosario-Dolch, la preside che ha fatto evacuare senza danni tutta la High School for Leadership, situata a un isolato di distanza, sapendo nello stesso momento, che sua sorella probabilmente era morta in una di quelle torri;  alle funzionarie che hanno condotto  a piedi alla salvezza a Greenwich Village l’edicolante cieco; ai passeggeri inermi del Volo 93 della United Airlines che quel giorno sono stati  gli unici ad aver combattuto efficacemente il terrorismo; e agli innumerevoli altri di cui non si sanno i nomi. Servono monumenti per noi, per la società civile.

Quella mattina la gente comune non era terrorizzata; tutti erano spinti ad agire ed erano eroici. E non è finita dopo quella mattina. Quel giorno, quella settimana, hanno cominciato a parlare di che cosa gli eventi dell’11 settembre avevano realmente significato per loro, e hanno agito in modo da rimettere a insieme il mondo, dal punto di vista pratico e filosofico. E tutto questo ha terrorizzato l’amministrazione Bush che ha avviato subito non soltanto  la “guerra globale al terrore” e l’invasione dell’Afghanistan, ma una campagna contro la società civile. Questa mirava a convincere ognuno di noi che dovevamo stare a casa, andare a fare le spese, avere paura di tutto,tranne il governo, e spiarci l’un l’altro.

L’unico monumento che la società ottiene è  se stessa e la soddisfazione di continuare a fare il lavoro che è importante, il lavoro dove non ci sono capi e stipendi, il lavoro di collegare, di curare, di comprendere, di esplorare e di trasformare. Tante cose di Occupy Wall Street risuonano di quello che è accaduto dieci anni fa in quei brevi momenti e che poi è stato messo da parte per anni.

Quel piccolo parco che è diventato territorio “occupato”ci ha fatto ricordare il modo in cui la Union Square  di New York  era diventata un grande   luogo di riunione pubblico nelle settimane dopo l’11 settembre dove ognuno poteva  andare per piangere, conoscersi, discutere, portare testimonianze, condividere il cibo, donare denaro o raccoglierlo, comporre delle scritte sugli striscioni e semplicemente vivere in mezzo alla gente. (Finché l’amministrazione della  città ha chiuso questo bellissimo luogo di riunione in nome della sanità – quella vacca sacra che ora forse si  sta accoppiando con il toro di Wall Street in qualche posto nei pressi di Zuccotti Park.)

E’ stato importante vedere come tanti abitanti di New York hanno vissuto in mezzo alla gente quelle settimane dopo l’11 settembre.  Tante persone da allora mi hanno raccontato con  nostalgia di  come erano cadute le normali barriere, di  come tutti  cercavano lo sguardo degli altri, di come quasi tutti potevano parlare con quasi tutti gli altri. Anche Zuccotti Park e gli altri posti che ho visitato dove ci sono occupazioni: Oakland, San Francisco, Tucson, New Orleans, sono stati così. Si può parlare agli sconosciuti. Infatti è quasi impossibile non farlo, dato che la gente ha tanto desiderio di parlare, di raccontare le sue storie, di ascoltare le vostre, di discutere la nostra  reciproca condizione e quali soluzioni sarebbero probabili per risolverla.

E’ stato come se fosse ritornato il grandioso momento di apertura centrato su New York che si è avuto dopo l’11 settembre, quando eravamo pronti a riesaminare le nostre ipotesi fondamentali e a guardarci negli occhi; questa volta non è però limitato a New York City, e non siamo pronti a permettere a  chiunque di eliminarlo raccontandoci stupidaggini sul patriottismo e il pericolo, la sicurezza e l’igiene.

E’ come se il meglio dello spirito della campagna presidenziale di Obama del 2008 fosse tornato – senza la stupida fede che avevamo che un uomo solo potesse fare tutto per la società civile. In altre parole, questa è una rivolta, tra l’altro, contro il voler  restringere il processo decisionale a una sfera elettorale del tutto corrotta e ornata con il  denaro delle grosse imprese commerciali e contro le trappole dei governanti. Questa rivolta rappresenta il ritorno in una nuova forma del meglio che c’era dopo l’11 settembre.

In quanto alle cose peggiori dopo il 2011….sapete già quale sono state. Le avete vissute. Sono state due guerre che hanno prosciugato i nostri fondi pubblici, che hanno aiutato a far crollare il sogno americano, le cose peggiori sono state la perdita di libertà civili, di privacy, e della responsabilità del governo. Il peggio è stata la crescita di uno stato di sicurezza nazionale di proporzioni quasi inimmaginabili, uno stato canaglia che è il nostro governo, e che non esita a violare impunemente la Convenzione di Ginevra, la Carta dei Diritti, e qualsiasi altra cosa che vuole buttar via in  nome della “salvezza” e della “sicurezza” dell’America. Il peggio è stato la cieca  fedeltà da vassallo a un’amministrazione che si è conclusa rendendoci un paese che è al servizio dell’1% a spese, e perfino a costo della sopravvivenza di  parti significative del 99%.   Più di recente è ritornata come un altro genere di cosa peggiore: la brutalità della polizia (a proposito di fedeltà cieca nei riguardi dell’1%).

La società civile ottiene il divorzio

Potete pensare che la società civile e lo stato abbiano fatto  un matrimonio di convenienza. Sapete già che è la moglie, quella chi si suppone debba amare,  proteggere e obbedire: la moglie siamo noi. Pensate che lo stato sia il marito dominante che si aspetta di avere il monopolio del potere, della violenza, della programmazione, e del modo di fare politica.

Naturalmente egli ha abbandonato da tempo le sue effettive  promesse di matrimonio e non  è più affidabile, non è più un compagno, non è più legato dalle normali leggi, dai trattati, dalle convenzioni. Se ne è andato di casa tanto tempo fa  per avere una storia sordida  con  Fortune 500,* ma con la ferma convinzione che  avremmo dovuto continuare a rimanere fedeli l’un l’altro.  Il periodo dopo l’11 settembre è stato quello in cui abbiamo cominciato a sentire le conseguenze  di tutto questo e il crollo economico del 2008  ce le ha fatte  sperimentare.

Pensate a Occupy come se fosse il segnale che la moglie, la Signora Società Civile, si è resa finalmente conto che neanche lei è più legata a  quelle promesse. Forse questa è una delle ragioni per cui il movimento Occupy sembra essere molto poco interessato alla politica elettorale mentre è politico in tutti i modi possibili. Non si rivolge più a quel marito violento e infedele. Gli ha voltato le spalle  e  di conseguenza c’è stata  mancanza di richieste che all’inizio è stata tanto denigrata, eccetto quella ovvia che i sapientoni fanno finta di non considerare: la richiesta di giustizia economica.

La Signora Società Civile, comunque, non chiede favori: si sta sistemando da sola, per fare politica su piccola scala, seguendo il modello dell’assemblea generale e, su più larga scala, non accordando più deferenza alle istituzioni del potere. (Come atto simbolico di divorzio, almeno tre quarti di un  milione di Americani hanno spostato i loro soldi dalle grosse banche alle cooperative di credito da quando Occupy è iniziato). Il marito     non pensa che la  moglie che una volta  era spaventata, ha il diritto di fare qualsiasi cosa  ed è pronto  restituire il  colpo. In senso letterale.

Il movimento Occupy ha deciso, d’altra parte, che non importa che cosa pensi lo il marito (lo stato). Esso-essi – lei noi potremmo presto capire che  egli è quello che dipende, quello che governa in base alla volontà della società civile, quello che  vive grazie al suo  lavoro, alle tasse che paga,  alla sua capacità di produrre. Il Signor Irresponsabile è tutt’altro che indipendente come egli immagina. Le grosse imprese commerciali gli danno  piccoli regali e grosse campagne di donazioni, ma anche loro dipendono dai consumatori, dai lavoratori e in definitiva dai cittadini che possono ancora riuscire a tenere a freno.

Nel frattempo un governo prono alla violenza domestica, sta  sperperando una fortuna per una piccola stravaganza di cui si parla poco nelle città americane impoverite finanziariamente: brutalità della polizia, arresti immotivati, e processi per violazioni dei diritti civili. New York City –ricordate quelle giovani donne prigioniere a cui hanno spruzzato il pepe in faccia, quell’osservatore dell’Associazione nazionale degli avvocati  che è stato investito da un “vespone” della polizia *e tutto il resto – avrete una gigantesca bolletta scaduta da portare in tribunale,  come avete fatto dopo il fiasco della  il congresso del partito repubblicano  nel 2004: New York ha speso quasi un miliardo di dollari per pagare i danni collaterali già fatti dalle sue forze di polizia negli scorsi 12 anni.

La città di Oakland impoverita e disperata ha pagato?? Più di 2 milioni di dollari  di risarcimento per il comportamento della polizia di Oakland durante un blocco non violento ai Docks di Oakland dopo che iniziò l’invasione dell’Iraq nel 2003, ma sembra che non abbia imparato nulla da questo.  Indennizzi analoghi o di un ammontare superiore,  dovranno essere distribuiti di nuovo, utilizzando denaro che poteva essere speso per le scuole, per la sanità della comunità, per i parchi, per rendere più civili e non più brutali.

Fuori dalle rovine

Forse lo smantellamento di Zuccotti Park di mercoledì scorso potrebbe essere considerato come una debole eco degli attacchi dell’11 settembre 2001. Delle strutture dichiaratamente  molto più  fragili  sono state distrutte violentemente da attacchi a sorpresa e tuttavia la risolutezza è stata ulteriormente rafforzata – e che cosa è andato perduto?

L’accampamento era affollato e un po’ caotico. C’era quel bellissimo trambusto tipico di un villaggio: generatori alimentati da persone che  pedalando sulle biciclette, siti di informazione, siti dei media e siti medici i cui membri lavoravano con dedizione, una cucina che forniva cibo a chiunque arrivasse; e, naturalmente, la meravigliosa biblioteca buttata nei cassonetti dai rappresentanti della legge. C’erano anche un sacco di persone che erano state attirate lì dall’idea del cibo gratuito e dalla comunità, comprese le persone senza casa e alcuni personaggi disturbatori, tutti sempre più circondati da venditori di magliette, distintivi, e altri gingilli,   che cercavano di fare soldi in fretta.

Uno dei fattori nel movimento Occupy che complica le cose è che così tante persone che vengono messe da parte  nella nostra società; i senza tetto, gli emarginati, i malati di mente, i drogati, sono arrivati all’accampamento di Occupy per avere un posto sicuro dove dormire, del cibo e cure mediche. E questi rifugiati dell’economia sono stati generosamente accolti dalla nuova società civile, dopo essere stati respinti  dalla vecchia società incivile.

A complicare ulteriormente tutto, è stato il fatto che i politici e i mezzi di informazione tradizionali erano più che felici di incolpare gli occupanti di    ciò che l’intera società ha creato e per le complicazioni che poi ne sono derivate.  (nessun sindaco, nessun quotidiano si lamenta ora di quanto è antigienico  ributtare sulle strade delle nostre città le persone senza casa e altri disagiati,  ora che si avvicina l’inverno).

La società civile comprende tutti i tipi di gente, e tutti questi si sono      presentati agli accampamenti di Occupy.  La capacità che hanno questi posti di  accogliere tutti è uno dei grandi risultati  di questo movimento. (Occupy Memphis, per esempio, è riuscito ad arrivare ai  membri del Tea Party). Reduci, studenti, i loro nonni,  persone finora apolitiche, lavoratori e disoccupati, persone che hanno una casa e persone senza casa, e gente di tutte le età e di tutti i colori sono stati trascinati dentro insieme ai sindacati,  E, certo, ci sono anche un sacco di giovani attivisti bianchi che vanno ringraziati per essersi  assunti il  lavoro pesante e il calore. Si può solo sperare che questa larga coalizione   resterà unita per un altro po’ di tempo.

Va meglio

E, naturalmente, siccome la società civile siamo tutti noi, alcuni hanno  per diventare quella forza  nota come stato, e perfino lì, la reazione  è stata molto più varia di quanto si potesse  immaginare.  Ydanis Rodriguez, consigliere comunale di New York City, è stato ferito alla testa e arrestato dal Dipartimento della polizia di New York, quando ha tentato di superare una barricata a due isolati da Wall Street mentre stavano sgombrando l’accampamento. E l’ex giudice della Corte Suprema di New York, Karen Smith, è stata spinta a  terra e minacciata di arresto mentre era impegnata come osservatore legale.

Una consigliera comunale di Tucson, Regina  Romero, è diventata una convinta sostenitrice del raduno di Occupy nella sua città; quando la polizia di San Francisco  è arrivata in massa,  la notte del 3 novembre, 5 supervisori, l’avvocato di ufficio e un senatore sono venuti per stare con noi.

Quella notte sono arrivata a casa alle 2 e ho scritto: “ Le promesse che ci hanno  fatto sono apparse per la prima volta come vera democrazia rappresentativa, portate dal potere della democrazia diretta: il Movimento Occupy.  Ho pensato al “Giuramento degli Orazi”, il grandioso dipinto di Jacques-Louis David eseguito nello spirito della Rivoluzione francese: Lo spirito nella piazza  era   gioioso e pronto a tutto. Un po’ esaltato e pieno di tenerezza di tutti verso tutti. Gli elicotteri volavano sulle nostre teste  e la gente  mandava indietro notizie di autobus e di polizia ammassata in altre parti della città che però non sono mai arrivati.

L’ex-capitano della polizia di Filadelfia, Ray Lewis è venuto davvero a Wall Street ed è stato arrestato la settimana scorsa. Ha detto: “Si lamentavano perché il parco era sporco.” “Qui si lamentano dei parchi sporchi mentre la gente sta morendo di fame , mentre la gente si sta congelando dal freddo, mentre la gente dorme nelle metropolitane, e loro si preoccupano di un parco sporco. E’ una cosa  ripugnante,  una cosa  da arroganti, da ignoranti.

E anche  l’esercito, o almeno alcuni dei suoi reduci più prestigiosi, sono dalla parte degli occupanti. Nella Bay (San Francisco), membri dell’associazione Reduci dell’Iraq contro la guerra (IVAW –Iraq Veterans Against the War) hanno partecipato regolarmente e OWS ha avuto ospite  il suo ex marine Shamar Thomas, esasperato, vestito con la divisa  da fatica logora con appuntate sopra le sue medaglie. Precedentemente aveva sgridato il Dipartimento di polizia di New York:  “Non è una zona di guerra. Sono persone disarmate. Non vi rende dei duri fare del male a queste persone. No, affatto. Smettetela di far del male a queste persone!”.

(vedi video su:   www.youtube.com/watch?v=WmEHcOc0Sys, n.d.T).

Con mia grande gioia, a OWS mi sono imbattuta in lui, quasi letteralmente; aveva ancora la divisa da fatica e le medaglie e reggeva un cartello dove  da una parte c’era scritto: ”Non c’è onore nella brutalità della polizia” e dall’altra: No alla guerra”. Di quale  guerra si trattasse  – quelle in Medio Oriente, o  quelle  nelle strade degli Stati Uniti – non sembrava importare.: sono un’unica guerra adesso, la guerra dell’1% contro il resto di noi. Gli ho detto che, grazie alla sua tirata,  per la  prima volta che mi ero  davvero sentita difesa dai militari.

Proprio adesso tutti stanno cercando di immaginare che cosa accadrà prossimamente  e pochi consiglieri esterni che si sono autonominati dicono al movimento Occupy che cosa devono esattamente fare (senza la seccatura di partecipare alle assemblee generali e di impegnarsi nel processo di elaborare insieme le idee). Finora, gli istigatori di Occupy e  i suoi membri        hanno fatto un lavoro fantastico per improvvisare  un modo in cui la società civile possa avanzare  nell’inimmaginabile.

Quanto a me, i motivi della mia speranza sono sempre stati che la storia è   più folle  di come ce la immaginiamo e che le cose inaspettate si presentano ancora più regolarmente di quanto possiamo mai sognarci. Un anno fa, nessuno immaginava una Primavera Araba, e nessuno immaginava questo Autunno Americano – neppure la gente che ha iniziato a programmarlo questa estate. Non sappiamo che cosa arriverà prossimamente, e questa è una bella notizia. Il mio consiglio è soltanto di tipo molto generale: Sognate in grande. Occupate le vostre speranze. Parlate agli stranieri. Vivete in pubblico. Non fermatevi adesso.

Sono sicura di una cosa: ci saranno ancora tanti fiori.

http://it.wikipedia.org/wiki/Fortune_500

www.nypost.com/f/mobile/news/local/wall_street_protests_1FfmA1SCLebFbYam42Logk

Il primo cartello che Rebecca Solnit che collabora regolarmente a TomDispatch.com ha portato a una protesta di OWS, diceva: “99% di speranza.1% di furia”. Ha scritto: A Paradise Built in Hell: The Extraordinary Communities That Arise in Disaster (Un paradise costruito all’inferno: le straordinarie comunità che nascono dai disastri) e:  Infinite City: A San Francisco Atlas.( Città infinita: un atlante di San Francisco).   Sta lavorando, soprattutto a San Francisco al suo 14° libro. E marcia,  occupa, e si fa delle domande.

Questo articolo è apparso per la prima volta  su TomDispatch.com, un weblog del Nation Institute, che offre un flusso continuo di fonti alternative, notizie e opinioni di Tom Engelhardt, da lungo redattore editoriale, cofondatore del Progetto dell’Impero Americano e autore di: The End of the Victory Culture, ( La fine della cultura della vittoria) e di un romanzo: The Last Days of Publishing (Gli ultimi giorni dell’editoria). Il suo libro più recente è The American Way of War: How Bush’s wars Became Obama’s (Haymarket Books) ( Lo stile bellico americano: come le guerre di Bush sono diventate quelle di Obama)

Da Z Net- Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/you-can-crush-the-flowers-but-you-can-t-stop-the-spring-by-rebecca-solnit

Fonte: TomDispatch.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETItaly–Licenza Creative Commons CC  BY-NC-SA 3.0

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