La lotta per la giungla non è certo finita

 

Di Federico Fuentes

22 novembre 2011

 

Anche se il governo ha raggiunto un accordo con i dimostranti indigeni su tutte le 16 richieste avanzate durante la  marcia di 10 settimane verso la capitale La Paz, le differenze di base sono lontane da una risoluzione.

Il 24 ottobre, l’Assemblea Legislativa Plurinazionale ha approvato una nuova legge che proibisce la costruzione di qualsiasi grande strada attraverso il Parco Nazionale Isiboro Secure e il Territorio Indigeno (TIPNIS-Territorio Indigena y Parque Nacional Isiboro Secure ).

Molti gruppi erano a favore della grande strada (carretera) che avrebbe collegato i dipartimenti del fiume Beni e quello di Cochabamba e avrebbe fornito alle comunità rurali povere  un migliore accesso ai mercati e ai servizi di base.

Ha avuto, però, l’opposizione di 20 sulle 64 comunità indigene del TIPNIS. E’diventato il punto principale di convergenza della marcia guidata dalla Confederazione dei Popoli Indigeni dell’Oriente boliviano (CIDOB).

La marcia ha ottenuto molta simpatia, specialmente tra i settori della classe media cittadina, dopo che la polizia il 24 settembre ha represso in modo brutale  la dimostrazione di protesta.

Il presidente Evo Morales  si è  immediatamente rifiutato di dare ordini per reprimere la protesta. Scusandosi per il terribile avvenimento, Morales ha ordinato un’indagine completa sulle ragioni dell’attacco della polizia.

Nei giorni seguenti, tuttavia, si sono svolte importanti iniziative di  solidarietà con i dimostranti.

I sostenitori del governo hanno replicato scendendo nelle strade il 12 ottobre. Centinaia di migliaia di gente indigena, di campesinos (contadini), minatori e attivisti di El Alto, hanno invaso la capitale.

Dopo aver raggiunto La Paz, i capi della marcia hanno avuto colloqui con Morales e i ministri del governo per raggiungere un accordo riguardo alle loro richieste.

Queste richieste comprendevano l’opposizione alla strada, le riforme terriera e il diritto dei popoli indigeni di ricevere finanziamenti come compenso aver trasformato le foreste  situate sulle loro terre tradizionali in agenti neutralizzanti le emissioni di anidride carbonica.

Non c’è voluto molto perché la disputa si riaccendesse, questa volta sulla parola “intoccabile” che era stata inserita nella legge del TIPNIS  su richiesta dei promotori della marcia.

Secondo il governo il termine “intoccabile” implicava l’immediata espulsione di tutte le società di taglio e trasporto di tronchi d’albero   e di quelle turistiche che operavano all’interno del TIPNIS, in alcuni casi illegalmente.

I promotori della marcia contrari alla strada difendevano tuttavia il taglio degli alberi su scala industriale  all’interno del TIPNIS:  due compagnie   che tagliano e trasportano gli alberi  operano nel parco nazionale su più di 70.000 ettari e hanno firmato contratti per 20 anni con le comunità locali.

Il governo ha denunciato la presenza di un villaggio turistico all’interno del TIPNIS, fornito di due piste private di atterraggio di aerei per trasportare stranieri disposti a pagare 7.600 dollari per visitare il parco.

Di questa somma, soltanto 200 dollari vanno alle comunità locali che hanno fatto il contratto con la compagnia straniera.

Invece di difendere una specie di “comunitarianismo” romantico, gran parte della motivazione della marcia consisteva nel tentativo da parte dei capi della comunità di difendere il loro controllo sulle risorse naturali come mezzo di accesso alla ricchezza.

La stessa cos si può dire di molti gruppi che hanno richiesto che la legge venga capovolta?? E che il progetto della strada vada avanti. I contadini e i coltivatori di coca considerano la strada un’occasione per guadagnare l’accesso alla coltivazione della terra.

Queste differenze   rafforzano  le opinioni divergenti sul fatto che la nuova legge venga proposta dai gruppi di campesinos, ma che sia ostacolata da gruppi come il CIDOB  (Confederación Indigena del Oriente Boliviano)

Il CIDOB sostiene che grandi estensioni di terra debbano essere cedute alle comunità indigene come aree protette.  I gruppi di campesinos chiedono che altra terra venga distribuita alle famiglie contadine.

Queste differenze hanno portato a una spaccatura nel Patto di Unione che riuniva le cinque principali organizzazioni indigene e di campesinos mal grado  differenze di vecchia data.

Questa è forse la più importante divisione che si è verificata all’interno della base dei sostenitori del governo di Evo  Morales e non certo l’unica.

La marcia del TIPNIS è servita come pretesto per i partiti di opposizione che si basano sulle  classi medie nelle città per abbattere il sostegno governativo in questi settori.

Il 16 ottobre, i Boliviani hanno preso parte a una votazione storica per eleggere o giudici del Tribunale Costituzionale, del Tribunale Agro-ambientale e del Consiglio dei Magistrati.

I media finanziati dalle grosse imprese commerciali hanno usato le cifre degli exit poll per annunciare che la maggior parte degli elettori aveva annullato i voti quando lo avevano richiesto i partiti di opposizione. I risultati finali hanno mostrato che i voti validi e nulli erano entrambi il 42%.

L’opposizione ha tentato di trasformare questo  voto in un  referendum su Morales.

Malgrado i tentativi di descrivere il voto nullo come protesta “progressista” contro Morales, i risultati mostravano chiaramente che l’opposizione all’elezione dei giudici era più forte nei dipartimenti della parte orientale del paese e nei settori delle classi medie e alte nelle città, controllati dalla destra.

Nelle zone rurali e in quelle povere delle città, come El Alto, i voti validi sono stati la maggioranza schiacciante.

I voti nulli venivano dagli stessi settori della classe media che erano scesi nelle strade a La Paz per sostenere la marcia degli indigeni, e che sputavano epitaffi razzisti contro Morales e i sostenitori indigeni del governo quando hanno marciato nella capitale.

Nel frattempo, i conflitti territoriali tra i vari dipartimenti e i consigli locali che  lottano per le risorse e l’accesso ai finanziamenti dati dal governo centrale, continuavano a far venire il mal di testa al governo.

Morale ha convocato un summit nazionale in dicembre per riunire i movimenti sociali del paese per trovare tutti insieme un nuovo “programma nazionale”.

La probabilità comunque, di raggiungere il consenso per un piano di sviluppo nazionale tra organizzazioni sociali in concorrenza tra di loro e tutte con i loro interessi settoriali, che hanno visto che è possibile costringere il governo a ottenere delle cose per mezzo delle proteste,  sarà senza dubbio un compito difficile.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte Green Left

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 – ZNETItaly– Licenza Creative Commons  CC  BY-NC-SA  3.0

 

 

 

 

 

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