La Primavera Araba ha dato voce alla Turchia. Non ostacolatela

 

Di Robert Fisk

19 novembre 2011

 

Il  ministro degli esteri  francese Alain Juppé è stato qui a “parlare della Siria”. Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha pontificato che “forse perché la Siria non ha abbastanza petrolio, l’Occidente ha mostrato  minore interesse per l’uccisione dei civili siriani” – probabilmente è vero- mentre ogni giornale turco ha fatto congetture sui futuri piani di azione dei Turchi in Siria. Un cordone sanitario turco all’interno del confine con la Siria sembra essere l’ipotesi preferita.

Ascoltando nella vecchia capitale dell’Impero Ottomano i topi-trasformati-in leoni- del Golfo Persico, si sarebbe potuto quasi credere che questi fossero gli Ultimi Giorni di Assad. Personalmente ne dubito. Quando il Wall Street Journal annuncia la sua fine imminente, io ritengo che è salvo ancora per un bel po’. Il Consiglio Nazionale Siriano a Istanbul è di per se stesso un topo abbastanza polemico ed è riconosciuto soltanto da quel   potere di scarsa qualità  della nuova Libia.

Tuttavia proprio l’ultimatum definitivo da parte della Lega Araba  – scade domani – è una faccenda estremamente seria per i poteri Baathisti di Damasco. La Siria permette a una squadra di 500 osservatori della Lega di      aggirarsi furtivamente in giro a Homs, Hama e Deraa? Questo non è di per sé un  pugno da pugile di valore alla sovranità della Siria? L’ambasciatore del Marocco ha lasciato Damasco dopo l’attacco alla sua ambasciata. I Qatarioti e i Sauditi se ne sono andati molto tempo fa. L’ambasciatore della Germania sta  esibendo quella ciò che si pensa sia una nuova bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che condanna la Siria. Presumibilmente ha scoperto delle briciole da buttare ai Russi e ai Cinesi per portarli a bordo.

In Turchia, comunque, c’è una rabbia vera per la replica della Siria alle iniziative turche. E quando il presidente Abdullah Gul dice che la reazione della Turchi a un altro attacco contro la sua ambasciata a Damasco sarà “del tutto diversa” se accadesse di nuovo, probabilmente ha intenzione di fare  proprio quello che dice. Come hanno scoperto gli Israeliani dopo l’uccisione dell’anno scorso di nove Turchi sulla nave Mavi Marmara, è meglio stare alla larga dalla Turchia, certamente dalla Turchia di nuovo sicura di sé che sta propagandando il risveglio arabo e la cui bandiera sventola di nuovo con onore in tutto il mondo arabo.

 

Il Signor  Erdogan ha detto una cosa pertinente ma al limite della crudeltà “quando si è rivolto alla Siria e al suo presidente dicendo: “Lei, Assad, ha tenuto in carcere migliaia di prigionieri politici; deve trovare coloro che hanno attaccato la bandiera turca e considerarli responsabili.” I Turchi vogliono molto di più che le scuse personali che hanno ricevuto dal ministro degli Esteri siriano Walid Moallem nel fine settimana. Vogliono scuse esaurienti  e ufficiali da parte della Siria –  proprio come stanno ancora aspettando le scuse esaurienti e ufficiali di Israele per le uccisioni sulla Mavi Marmara.

A Istanbul si parla molto di tagliare i collegamenti petroliferi con la Siria  di  ridurre l’erogazione di elettricità alla Siria. Quello le farà bene, naturalmente, perché sono i poveri della Siria che soffriranno.  Il governo siriano ha i generatori, non è vero? E’ molto interessante il fatto che i Turchi hanno evacuato dalla Siria  60 loro diplomatici e le loro famiglie questo fine settimana ma le loro ambasciate e i loro consolati rimangono pienamente operativi.

 

I partiti di opposizione in Turchia hanno continuato a sostenere che  a Erdogan e ai suoi  amici di Ankara  è venuta un antipatia di tipo settario per la famiglia Assad perché sono Alauiti, un ramo degli Shiiti. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu si è sentito in dovere di replicare. “Assad è stato da sempre un Nusayri (un Alauita),” ha detto. “Non era un Alawita quando eravamo amici? Non guardiamo la Siria con occhio settario.” Beh, può darsi, ma questa spiegazione probabilmente appartiene al reparto delle banalità.  La Turchia, naturalmente è largamente  Sunnita.

 

Ciò di cui devono chiacchierare il Signor  Juppé e il suo omologo turco è perfettamente chiaro:  vogliono unire l’opposizione siriana e impedire così qualsiasi divisione catastrofica, che porti, per esempio, a bruciare vivo il comandante  dell’esercito libico ribelle prima che Gheddafi cadesse, come  avvenuto all’opposizione in Libia. Saggiamente, i Turchi stanno prendendo con le molle le rivendicazioni fatte dagli insorgenti siriani di aver attaccato un quartiere generale  dei servizi segreti fuori Damasco.  In quanto alla sparatoria nei dintorni alla città di cui è stato riferito,  non c’è dubbio che l’ambasciatore francese a Damasco  illuminerà il mondo su questo fatto quando se ne andrà, in un prossimo futuro.

Dato che la stessa agenzia di informazioni siriana Sana ha annunciato che la Lega Araba voleva mandare osservatori in Siria, si può  presumere che il Signor  Moallam – in questo caso significa il Presidente Assad – ha approvato il loro arrivo. Ma 500? E quanta libertà verrà loro concessa? E cercheranno di fare visita ai personaggi che rappresentano l’opposizione in Siria e – cosa più  pertinente, scopriranno esattamente chi sono quei misteriosi insorgenti che esistono realmente  e che sono  armati?

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/the-arab-spring-has-given-turkey-a-voice-dont-mess-with-it-by-robert-fisk

Fonte: The Indipendent

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETItaly– Licenza Creative Commons  CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

Annunci