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di Anne-Marie O’Reilly e Warren Clark

[‘Workfare’: lavoro o programma di formazione cui sono tenuti i disoccupati salvo perdere l’indennità di disoccupazione].

“Lei mi ha trovato un altro collocamento alla Primark. Lavoravo dalle 10.00 alle 16.30 o alle 17.00 con mezz’ora di intervallo. Non mi pagavano. E’ stato per quasi sei mesi, da gennaio a giugno. Quando ho finito il lavoro volontario sono andata dal direttore: “Avete altri posti vacanti?”. Mi hanno detto: “Ti chiameremo quando li avremo.” Non sono stata chiamata.”

Karina, in cerca di lavoro, collocata alla Primark nell’ambito del Flexible New Deal [Nuovo accordo flessibile]

Come consumatori possiamo non essere colpevoli di ignorare le paghe da miseria corrisposte da società come la Primark nelle loro fabbriche all’estero.  Ma quanti di noi sono a conoscenza dello sfruttamento in corso in Inghilterra, con i programmi di workfare che consentono a tali aziende di approfittare di lavoro gratuito?

La storia di Karina di cui sopra non è insolita. Sempre più persone sono costrette a lavorare senza paga sotto la minaccia di perdere il sussidio di da miseria di 67 sterline a settimana (se si hanno più di 25 anni) che è assicurato dall’indennità di disoccupazione (JSA).

Il workfare in Inghilterra

Karina era stata inviata a lavorare alla Primark in base al Nuovo Accordo Flessibile neolaburista. Era stata inviata da un fornitore privato di ‘lavoro contro sussidi’ il cui regime comprende mettere i richiedenti al lavoro senza paga presso imprese, opere di beneficenza e incarichi nel settore pubblico.  Anche se i regolamenti prevedono che lei poteva essere obbligata soltanto a lavorare per 12 settimane senza paga, ha lavorato per 24 settimane, temendo di perdere l’indennità di disoccupazione se si fosse rifiutata.  Si era iscritta e aveva pagato un corso universitario che l’avrebbe aiutata a trovare lavoro ma aveva dovuto rinunciarvi per rispettare il collocamento: “Mi hanno detto che avrebbero smesso di pagarmi la JSA, così ho interrotto il mio corso di  inglese.”

I Neolaburisti hanno introdotto la soluzione del “lavoro in cambio dell’indennità”, o ‘workfare’, e avviato riforme dell’assistenza sociale che hanno consentito di fiorire all’industria del ‘lavoro contro sussidi’. Ora i Conservatori stanno estendendo il controllo dei fornitori di ‘lavoro contro sussidi’ sulle vite dei disoccupati sino a due anni, nel corso dei quali il richiedente può essere costretto a fare qualsiasi cosa, dallo starsene seduto nell’ufficio del collocatore a fare 100 domande di lavoro alla settimana, fino a sottoporsi a periodi di “attività collegata al lavoro” non pagata (il nuovo eufemismo usato al posto del termine ‘lavoro’ per evitare la legge sui salari minimi).

In base al Nuovo Accordo Flessibile alla fine di un anno nelle mani di un collocatore, ai richiedenti era permesso di tornare ai normali requisiti di disoccupato in cerca di lavoro.  Tuttavia con il lancio del nuovo Programma Occupazionale del governo il ministro del Dipartimento del Lavoro e delle Pensioni, Chris Grayling, ha fatto sapere che gli invii biennali al lavoro saranno ‘continuativi’, cioè che i richiedenti potrebbero restare vincolati al programma a tempo indefinito.  Sino a quando lo sono, le persone saranno tenute ad accettare qualsiasi collocamento in lavori non pagati organizzato dall’agenzia di collocamento.

Impatto sull’occupazione e sui salari

Il Programma Occupazionale è una vera minaccia all’occupazione e ai salari. In un caso scoperto da Corporate Watch [Osservatorio delle imprese] l’amministrazione comunale di Newham ha coperto un ruolo amministrativo con una comandata per sei mesi al workfare. Una collega ha spiegato: “Lo stipendio base iniziale per quel livello è di circa 17.000 sterline. E tuttavia lei ha ricevuto soltanto la JSA e le indennità di viaggio per i suoi lunghi trasferimenti in autobus, mentre quelli che facevano lo stesso lavoro ricevevano uno stipendio, le ferie pagate e i contributi previdenziali. Siamo rimasti scandalizzati.”

L’anno scorso 800 dipendenti della Metropolitana di Londra sono stati tagliati, scatenando preoccupazioni per la sicurezza dei passeggeri.  Solo qualche mese dopo, una nuova iniziativa di workfare è stata messa in atto dalla A4E (uno dei collocatori del Programma Occupazionale) per fornire 200 sorveglianti per far sì che “la gente si senta più sicura” nelle stazioni settentrionali della metropolitana.  La necessità di una presenza in uniforme resta; il lavoro pagato no.

Negli Stati Uniti gli effetti a lungo termine del workfare sono pesanti.  A New York 20.000 lavoratori sindacalizzati  dell’amministrazione dei parchi cittadini sono stati sostituiti dal 30.000 lavoratori a workfare nei primi anni del programma. La sfida al sindacato è enorme.

In alcune aree c’è meno di un’offerta di lavoro pubblicizzata per ogni 20 persone che lo cercano, e tuttavia la disoccupazione è considerata una colpa personale.  Il workfare è una manifestazione del tentativo del governo di disciplinare e controllare le vite dei disoccupati.  Un tema centrale che emerge nei congressi sia dei Laburisti sia dei Conservatori è la condanna delle persone che ricevono “qualcosa gratis”.  Si prendono di mira le persone che chiedono le indennità e che Iain Duncan Smith è stato svelto a collegare alle rivolte dell’estate: “C’è poco da meravigliarsi se si considera il modo in cui quelle aree sono state degradate nel corso degli anni dalla dipendenza dall’assistenza sociale.”

“Ricevere qualcosa gratis”, tuttavia, è un’accusa da rivolgere più appropriatamente alle imprese i cui dipendenti non pagati sono sovvenzionati dai contribuenti piuttosto che ai richiedenti l’indennità di disoccupazione.

Punizioni dei richiedenti

Viene spesso riferito che i fornitori di workfare trattano con disprezzo i partecipanti al programma.  A4E ricorda via email ai richiedenti che la disoccupazione è dovuta alla mancanza di pensiero positivo e ad alcuni dei fortunati richiedenti della Reed sono date copie di un libro del fondatore della società, James Reed, che spiega come la “mentalità 3G” li aiuterà a trovare lavoro. [La ‘mentalità 3G’ è una ‘filosofia’ piuttosto di moda riguardante le qualità apprezzate dai datori di lavoro; le ‘3 G’ sono: Global (visione globale), Good (sensibilità ai bisogni altrui) e Grit (tenacia, fermezza); la ‘mentalità’ si ritiene faccia premio sulla competenza tecnica  (peraltro poco importante nel tipo di lavoro offerto) – n.d.t.].  Tuttavia la Reed, un’agenzia di collocamento, non rende disponibili agli occupati nel Programma Occupazionale i posti per cui pubblica annunci, poiché questo è “un ramo diverso della Reed”.

I collocatori non sono neppure contrari a utilizzare i richiedenti per svolgere lavori nelle loro sedi. A4E è stata recentemente inserita nella lista delle imprese che agiscono così.

L’intrusione, avallata dallo stato, di queste società private nella vita dei singoli non finisce quando i partecipanti trovano un vero lavoro. Essi continuano a ricevere telefonate dal loro ‘responsabile del collocamento’ del Programma Occupazionale nel corso degli interi due anni. Ciò è per assicurare che le società private possano reclamare i propri compensi quando qualcuno riesce a mantenere un lavoro per sei mesi o più.

Nel nuovo clima che considera delinquenti quelli che cercano lavoro, si inserisce bene il fatto che alla G4S, che gestisce carceri e servizi di trasporto carcerario, sia stato assegnato un contratto del Programma Occupazionale sulla base di un’offerta che prometteva l’invio di un “operativo sul campo” entro due ore alla porta di un richiedente che fosse “non collaborativo”.

Persino il comitato consultivo governativo ha riconosciuto che le riforme mettono maggiore enfasi nel punire i richiedenti per il loro essere senza lavoro piuttosto che aiutarli a trovarlo. Il suo rapporto sul collocamento obbligatorio al lavoro ha concluso: “Le prove pubblicate sono, al meglio, ambivalenti riguardo alla possibilità che le attività di tipo ‘workfare’ migliorino i risultati per le persone che sono senza lavoro” e “essere costretti a un’attività di lavoro obbligatorio è considerato una punizione.”

Boicottare il workfare

Chi è arbitro del rapporto tra grandi imprese, stato e cittadini e dove sono i pesi e contrappesi democratici? Poiché adesso i richiedenti lavoro sono responsabilità di imprese private, non esiste neppure la responsabilità elementare garantita dalla Legge sulla Libertà d’Informazione ed è difficili scoprire quali società traggano profitto dai collocamenti al lavoro obbligatorio.  Iain Duncan Smith ha vietato ai collocatori di mettere volontariamente a disposizione dati sui risultati.  Il governo evidentemente pensa che meno sappiamo meglio è.

Il futuro del workfare in Inghilterra è lungi dall’essere certo.  Il gruppo di esperti di destra Social Market Foundation ha previsto che il Programma Occupazionale fallirà a meno che il governo non faccia sì che i “parametri di successo” non prevedano risultati inferiori (anche se come si possano chiedere ‘compensi in base ai risultati’ se non si trova effettivamente lavoro alle persone sarà una questione interessante da approfondire).

I richiedenti cominciano a denunciare le dure realtà dei questo Programma Occupazionale e si è formata la campagna di Boicottaggio del Workfare per contrastare quelle imprese e organizzazioni che ottengono “qualcosa gratis” grazie al lavoro non pagato dei richiedenti.  John Locke, cui si fa normalmente riferimento come al “padre del liberalismo”, teorizzò che il contratto alla base della moderna democrazia inglese include l’inalienabile diritto delle persone a vendere il proprio lavoro.  Il workfare è il nome di un sistema che costringe le persone a lavorare gratis; lavoro schiavo è un altro nome.

www.boycottworkfare.org

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/all-work-and-no-pay-the-rise-of-workfare-by-anne-marie-o-reilly

Fonte:  redpepper.org

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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