Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,


Arundhati Roy – 16 novembre 2011

Introduzione: Voglio ringraziarvi, voi della chiesa del Judson  Memorial,  per essere venuti  in solidarietà all’ultimo momento e per averci offerto questo splendido spazio. Senza altri commenti, abbiamo oggi con noi Arundhati Roy.

Grazie Arundhati. Controllo microfono. (Pubblico: controllo microfono). Grazie Arundhati per il tempo che ci dedichi oggi durante questa settimana di mobilitazione molto cruciale.  […]

Arundhati Roy: Controllo microfono.

Pubblico: Controllo microfono.

Arundhaty Roy: Grazie alla chiesa del Judson e grazie a voi per essere qui. Martedì mattina la polizia ha sgomberato il parco Zuccotti, ma oggi la gente c’è tornata. La polizia dovrebbe sapere che questa protesta non è una battaglia per il territorio. Non ci stiamo battendo per il diritto di occupare un parco qui o là. Noi ci battiamo per la giustizia. Giustizia non solo per il popolo degli Stati Uniti , ma per tutti.

Quello che avete conquistato, dal 17 settembre, quando il movimento Occupy ha avuto inizio negli Stati Uniti, è l’introduzione di una nuova immaginazione, di un nuovo linguaggio politico, nel cuore dell’impero.  Voi avete reintrodotto il diritto di sognare in un sistema che cerca di trasformare tutti in zombi, ipnotizzati a confondere il  consumismo spensierato  con la felicità e la realizzazione di sé.

Da scrittrice, lasciate che vi dica che questo è un risultato immenso e non sono in grado di ringraziarvi abbastanza.

Parlavamo di giustizia. Oggi, mentre parliamo, l’esercito degli Stati Uniti sta conducendo una guerra di occupazione in Iraq e in Afghanistan. I droni statunitensi uccidono civili in Pakistan e altrove. Decine di migliaia di soldati statunitensi e di squadre della morte si stanno spostando in Africa. Se spendere  trilioni di dollari dei vostri soldi per amministrare l’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan non è sufficiente, si sta parlando di una guerra contro l’Iran.

Sin dalla Grande Depressione la produzione  di armi e  l’esportazione della guerra, sono stati i modi chiave in cui gli Stati Uniti hanno stimolato la propria economia. Proprio di recente, sotto il presidente Obama, gli Stati Uniti hanno concluso un accordo per la vendita di  60 miliardi di dollari di armi all’Arabia Saudita …  mussulmani moderati, vero? Sperano di vendere migliaia di bombe a penetrazione profonda agli Emirati Arabi Uniti, hanno venduto un valore di 5 miliardi di dollari di velivoli militari al mio paese, l’India, che ha più poveri di tutti i paesi più poveri dell’Africa messi insieme. Tutte queste guerre, dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki al Vietnam, la Corea e l’America Latina, hanno reclamato milioni di vite, tutte guerre combattute per garantire la “American Way of Life” [Lo stile di vita statunitense].

Oggi sappiamo che la “American Way of Life” , cui  il resto del mondo  deve aspirare,  ha avuto come risultato 400 persone che possiedono una ricchezza pari a quella della metà della popolazione degli Stati Uniti.  Si è tradotta in migliaia di persone cacciate dalle loro case e dal loro lavoro, mentre il governo degli Stati Uniti salvava banche e multinazionali.  L’American International Group [Gruppo internazionale statunitense],  AIG, ha ricevuto da solo 182 miliardi di dollari.

Il governo indiano venera la politica economica statunitense. Come risultato di vent’anni di economia del libero mercato ogni cento tra le persone più ricche dell’India possiedono un patrimonio di valore pari a un quarto del PIL del paese, mentre più dell’80% della popolazione vive con meno di cinquanta centesimi al giorno. Duecentocinquantamila contadini presi in una spirale di morte di debiti, si sono suicidati.  Lo chiamiamo progresso e ora ci consideriamo una superpotenza. Come voi,  ne abbiamo ben titolo; abbiamo bombe atomiche e una disuguaglianza oscena.

La buona notizia è che la gente ne ha avuto abbastanza e non sopporterà oltre. Il movimento Occupy si è unito a migliaia di altri movimenti di resistenza di tutto il mondo, nel quale i popoli più poveri si stanno sollevando per bloccare la strada alle multinazionali più ricche . Pochi di avrebbero sognato di vedere voi, il popolo degli Stati Uniti, dalla nostra parte, a cercare di fare lo stesso nel cuore dell’impero.  Non so come comunicare l’enormità  che tutto questo significa.

Loro, l’uno per cento, dicono che noi non abbiamo richieste; forse non sanno che la nostra rabbia, da sola, sarebbe sufficiente per distruggerli. Ma ecco alcune cose: alcune idee prerivoluzionarie che ho formulato per riflettere insieme al riguardo.

Vogliamo fermare questo sistema che produce disuguaglianza .  Vogliamo porre un limite all’accumulo sregolato  di ricchezza e proprietà da parte sia dei singoli sia delle società. Da ‘frenatori’ e ‘limitatori’ [cap-ists e lid-ists  nell’originale – n.d.t.] noi chiediamo:

1) uno stop alle proprietà  incrociate delle imprese, ad esempio che i fabbricanti di armi non possano essere proprietari di stazioni televisive, che le società minerarie non possano gestire giornali, che le società commerciali non possano finanziare  le università, che le imprese farmaceutiche non possano controllare fondi di assistenza sanitaria pubblica;

2) le risorse naturali e le infrastrutture essenziali  (forniture d’acqua, elettricità, assistenza sanitaria e istruzione) non possono essere privatizzate;

3) tutti devono avere diritto a un alloggio, all’istruzione e all’assistenza sanitaria;

4) i figli dei ricchi non possono ereditare la ricchezza dei propri genitori;

Questa lotta ha risvegliato la nostra immaginazione. In un qualche momento del suo percorso  il capitalismo ha ridotto l’idea di giustizia a significare soltantodiritti umani” e l’idea di sognare l’eguaglianza è diventata blasfema.

Noi non stiamo combattendo soltanto per  riparare mediante riforme  un sistema che deve essere sostituito.  In qualità di ‘frenatrice’ e ‘limitatrice’ [cap-ist e lid-ist, vedasi più sopra – n.d.t.]  saluto la vostra lotta! Salaam e Zindabad!  [ all’incirca “Pace e lunga vita” o  “Pace ed evviva!” – n.d.t.]

[….]

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/arundhati-roy-at-the-people-s-university-by-arundhati-roy

Fonte:  Peoples University

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

Annunci