Gli intellettuali e “Occupiamo”: sette motivi per rifiutare la condiscendenza

 

Di Paul Street

16  novembre

 

Uno dei molti aspetti originali di Occupiamo Wall Street (OWS), è la sua apertura alle idee e ai pensatori esterni. Il movimento Occupiamo(a cui ci si riferisce talvolta come “Occupiamo”) ha accolto le riflessioni di scrittori, professori, ricercatori e di altri pensatori in occasione delle centinaia di lezioni  e dibattiti   che ha organizzato in tutto il paese nei due mesi passati. Diversamente dal “Movimento Tea Party”, neo maccartista di destra, “Occupiamo”  non è affatto anti-intellettuale. [1] Il suo messaggio agli intellettuali è invitante, quasi all’eccesso: “Venite a parlare con noi. Diteci  che cosa sapete e come le vostre conoscenze  potrebbe aiutarci a far crescere questo movimento.”

Molti intellettuali e accademici sono stati riluttanti a  restituire quell’affetto. Criticano la mancanza di chiari e specifici obiettivi politici. Alcuni incolpano il movimento di avere il difetto fatale di  rifiutarsi di      promuovere capi o personalità pubbliche. Altri attaccano il presunto eccessivo moralismo dell’opposizione di “Occupiamo” alla disuguaglianza economica e la ricchezza e il potere de “L’Uno Per cento”. “Occupiamo” parla contro l’egotismo e l’avidità. Il problema vero, però, e i buoni marxisti lo sanno, non è semplicemente o essenzialmente l’egoismo e l’avarizia. E’ strutturale e sistemico. E’ la classe de facto della dittatura della borghesia, radicata nel capitalismo: la proprietà privata dei mezzi di produzione e distribuzione e il loro utilizzo in nome della creazione e dell’accumulo di surplus di valore e di profitto che porta, proprio per la sua natura,  a una concentrazione di ricchezza sempre maggiore, al sorgere di gigantesche imprese private, e alla compenetrazione  di potere corporativo, finanziario e statale. La soluzione è quella che il Dottor Martin Luther King chiamava “il vero problema che va affrontato…la ricostruzione radicale della società stessa.” [2] Non si tratta semplicemente di minor avidità e  materialismo. E’ una rivoluzione popolare che porta al controllo democratico dell’economia e a un nuovo ordine politico ed economico che privilegia il  bene comune rispetto al profitto privato.

 

Arrabbiati con la gente giusta

 

Queste critiche a “Occupiamo” si sono formate nella mia mente in tempi diversi, ma non si sono impadronite della mia percezione di questo movimento per sette motivi fondamentali. Primo, penso che “Occupiamo” meriti maggior credito per aver capito bene il nemico strutturale e sistemico. Come ha sostenuto all’inizio il commentatore radicale di colore Glen Ford su Black Agenda Report (trasmissione radio, n.d.T.), il nuovo movimento potrebbe crollare domani e avrebbe comunque compiuto il grande servizio di identificare il vero pericolo per la libertà democratica in patria e all’estero: la super-élite finanziaria ultra parassita, la gente con la vera ricchezza e potere, non i soliti capri espiatori.

“Sta succedendo qualche cosa qui,” ha scritto l’economista e opinionista Paul Krugman. “Questo qualche cosa  non è veramente chiaro, ma potremo, alla fine, vedere la nascita di un movimento popolare che, al contrario del Tea Party, è arrabbiato con le persone giuste.” [3].

Rileggendo di recente il commento di Krugman, mi sono ricordato di una cosa che Matthew Rothschild, il direttore di Progressive Magazine, ha detto riguardo al fenomeno del Tea Party nell’ottobre 2010, quando quel movimento era all’apice della sua importanza politica e dell’attenzione dei media. “Mentre la sofferenza economica è al livello più alto mai visto dalla maggior parte degli Americani, e ha colpito duramente specialmente le minoranze,” ha scritto Rothschild,  “vediamo una rivolta fatta non dalla gente di colore, non dai disoccupati, non da chi non riesce a riscattarsi.    Invece vediamo una rivolta organizzata dalla classe media dei bianchi. E’ una rivolta proprio contro l’idea di un ruolo positivo del governo per aiutare la gente.  E’ una rivolta contro gli immigrati dell’America Latina. E’ una rivolta contro i Musulmani americani. Ed è una rivolta contro il nostro presidente di colore… I Repubblicani opportunisti e di destra, i politici, i gruppi di affaristi in prima fila, e i media come la Fox  hanno     creato l’odio…” [4]

Con l’espressione “la gente giusta” (con la quale essere arrabbiati), Krugman si riferiva, naturalmente, all’1 per cento che sta in alto – all’1,4 milioni di famiglie che “guadagnavano” una media di 1 milione di dollari nel 2009 [5] e che insieme godono di più ricchezza che il 90 per cento di Americani che sono al livello più basso.

Intendeva l’uno per cento dei ricchi che possiede ben più che un  terzo della  ricchezza totale  famigliare della nazione [6] e forse una parte più grossa dei funzionari eletti della nazione.

Intendeva i ricchi padroni di un paese dove si riuscivano a trovare svariati     bilioni di dollari dei contribuenti per salvare le gigantesche istituzioni finanziarie e imprenditoriali che hanno causato la maggiore catastrofe economica dall’epoca della Grande Depressione ma dove non sembra            esserci molto disponibile per la cifra record di 46 milioni di Americani che ora vivono al di sotto livello di povertà notoriamente inadeguato  [7] o per l’1 su 15 Americani che vivono in quello che i ricercatori ora chiamano povertà estrema – a meno della metà di quel misero livello di povertà. [8] Questo è meno di 11.517 dollari per una famiglia di quattro persone. Questi dimenticati 1 su 15 sono i circa 19 milioni di Americani che sono al fondo dei due quintili della nazione, il punto più basso del 40%  più misero che tutti insieme possiedono soltanto lo 0,3% del patrimonio netto della nazione, praticamente nulla. [9]

E’ ora in corso una rivolta popolare, genuinamente populista, di base, e contro la povertà  simile a quella che Rothschild voleva. Essa riceve sostegno notevolmente maggiore dei quello che riceve il Tea Party falsamente populista e repubblicano di destra nei sondaggi della pubblica opinione, anche se l’infrastruttura del tea Party è finanziata dall’1% dei miliardari come Charles e David Koch per aiutare a rafforzare  sempre più difficile deriva verso destra  del Partito Repubblicano  e dei suoi candidati alla presidenza. [10]

 

Nulla di vago nel volere un mondo capovolto

 

Secondo, non accetto l’idea che gli obiettivi di “Occupiamo” siano  appena abbozzati o vaghi, Non c’è nulla di misterioso sull’obiettivo della loro rabbia. E’chiaramente e inequivocabilmente sconvolto per e si oppone al controllo autoritario che l’élite ricca, imprenditoriale, e i Pochi dell’élite finanziaria “la dittatura non eletta del denaro” (Edward S.Herman e David Peterson) – esercitano sulla vita americana e mondiale, politica, economica, culturale e personale. La Dichiarazione iniziale  dell’Occupazione di New York City comprende un linguaggio chiaro e preciso  sull’impatto letale dei Pochi ricchi e   sulla proprietà e sul pignoramento, su i diritti dei lavoratori, il debito personale, l’ecologia, la sanità pubblica, il processo politico, l’informazione pubblica, il reddito e altro.

L’attivista di OWS Yotam Marom ha risposto in modo eloquente su AlterNet all’accusa di  seguire una direzione non ben focalizzata.  “Non è che non abbiamo richieste da fare”, ha scritto Marom, “è che le esprimiamo in un linguaggio diverso. Le esprimiamo con la nostra lotta. Il nostro movimento è formato da persone che lottano per il posto di lavoro, per le scuole, per la cancellazione del debito, per gli alloggi a prezzi equi, e per l’assistenza sanitaria. Stiamo facendo resistenza ala distruzione ecologica, all’imperialismo, al razzismo, al patriarcato, e al capitalismo.  Facciamo tutto in modo partecipatorio, democratico fiero, e risoluto. Non c’è nulla di vago in questo.” “Vogliamo un sistema politico ed economico che possiamo davvero controllare insieme, che sia giusto e umano, che permetta alla gente di autogestirsi ma anche  di agire in maniera solidale, che sia partecipatoria e democratica nella sua essenza. Vogliamo un mondo dove la gente abbia il diritto alla propria identità, alla propria comunità e cultura, e la libertà dall’oppressione  e dalla costrizione. Vogliamo un mondo dove le istituzioni si prendano cura dei nostri giovani, dei nostri anziani, e delle nostre famiglie con modi che siano rassicuranti, liberatori e consensuali. Vogliamo un mondo dove la comunità non sia un ostacolo    alla libertà individuale, ma piuttosto l’espressione del suo potenziale più completo. …Se questa non è una dichiarazione abbastanza chiara di richieste per voi, CNN,  non so che cosa dirvi.” [11]

In definiva coloro che fanno parte di OWS vogliono un mondo capovolto.  Con una valida ragione: il mondo attuale controllato dall’1 per cento sta scivolando verso una catastrofe ambientale terminale accompagnata da una situazione di guerra senza fine, da uno spaventoso autoritarismo, e da una impressionante disuguaglianza e sofferenza di massa. I ricchi stanno distruggendo la terra e si stanno annettendo il futuro, tenendo tutto il resto, il 99% in ostaggio di una versione della vita e della natura umana          completamente rachitica, senza anima, narcisistica e totalitaria. Sta crocifiggendo l’umanità su una croce di, beh, avidità.

 

Capire che si tratta del sistema

 

Terzo, la maggior parte degli occupanti e i loro sostenitori di fatto non incolpano l’avidità e l’egoismo al di fuori di ogni critica strutturale. Un cartello che reggeva una giovane dimostrante a una delle prime marce di OWS a New York City, mostrava un’unica parola scritta tre volte su un manifesto di cartone: “Sistema, sistema, sistema.” Mi  sono immediatamente ricordato di un notevole brano tratto da  una testimonianza presentata durante un raduno Winter Soldier * da un giovane veterano americano della guerra e dell’occupazione irachena, Mike Prysnor,  che ha detto quello che segue nel dicembre 2009, dopo 11 mesi della presidenza “speranza e cambiamento” dei Nuovi Vestiti dell’impero di  Barack Obama:

“Ho buttato le famiglie sulla strada in Iraq soltanto per tornare  a casa e vedere famiglie buttate per strada in questo paese in questa crisi tragica, tragica e inutile del pignoramento. Mi sveglio e mi rendo conto che i nostri veri nemici non sono in qualche paese remoto. Non sono persone di cui non conosciamo i nomi e dei quali non comprendiamo la cultura. Il nemico sono le persone che conosciamo molto bene e le persone che possiamo identificare. Il nemico è un sistema che intraprende una guerra quando è redditizia. Il nemico sono i CEO (Chief Executive Officer – Dirigenti di azienda, n.d.T.) che ci licenziano dal lavoro quando è redditizio. Sono le  compagnie di assicurazione che ci negano l’assistenza sanitaria quando è redditizio. Sono le banche che ci portano via la casa  quando è  redditizio. Il nostro nemico non è lontano più di 7.000 chilometri. I nostri nemici sono proprio qui. Se ci organizziamo con le nostre sorelle e i nostri fratelli possiamo mettere fine a questa guerra. Possiamo mettere fine a questo governo. E possiamo creare un mondo migliore.” [12]

Se Prysnor dovesse ripetere questo brano (o una qualche versione di esso) in una dei posti dove oggi c’è il movimento “Occupiamo” (forse lo ha fatto), riceverebbe applausi tanti applausi e mani alzate che fanno il segno       twinkle, che indica approvazione  (vedi:www.youtube.com/watch?v=C9zMDzOi2k) dagli attivisti che  sanno molto bene che “il nemico è il sistema” che concentra sempre più ricchezza e potere nelle mani di una piccola élite, mentre decine di milioni di Americani e miliardi di cittadini nel mondo  sono rimasti a corto di munizioni nella guerra all’indigenza.  Come ha detto di recente a Mike Albert di ZNet, l’attivista di New York che fa parte di OWS: “ All’interno della diversità politica [di OWS], una maggioranza significativa sembra ammettere che il sistema stesso è il problema.” Riflettendo il contributo critico degli anarchici di sinistra e dei Marxisti nella costruzione del movimento, Strom aggiunge che “coloro che sono venuti ad occupare avendo visioni di una nuova società e/o di strategie per arrivarci hanno avuto un ruolo importante nel dare forma ai discorsi e ai messaggi di OWS.” Non sbagliatevi. Molti degli Occupanti quando parlano di   “sistema stesso” , intendono il capitalismo – cioè il sistema che ha alla base il profitto.

 

Il sentiero come scopo

 

Quarto, c’è una giustizia significativa nella rivendicazione del movimento  (vedi la citazione di Yotam Marom che ho fatto prima) di incarnare molti dei cambiamenti che chiede. Mettendo insieme aspetti di buddismo, di anarchia di sinistra, di socialismo utopico e di democrazia radicale partecipativa, “Occupiamo” “presagisce” la sua immagine  della società buona (e la sua critica alla farsa  plutocratica  che parte dall’alto e che negli Stati Uniti si fa passare come democrazia) nel suo procedere e agire   nel “momento attuale” –l’unico momento di esperienza cha di fatto esiste. Come ha detto  Strom durante la sua discussione con Albert:

“Interrompere le faccende,  come al solito e costruire modi del tutto diversi e liberatori di stare insieme, sono diventati valori fondamentali del movimento. Questa consapevolezza infonde un forte impegno a far entrare la politica che ci prefiguriamo  nel processo decisionale  nel processo decisionale e nelle strutture, nella pianificazione di strategie, e nelle relazioni interpersonali…poiché  lavoriamo per portare in vita il nostro modo di vedere la società nell’attuale movimento….Infine, penso che questa idea, cioè costruire le nostre visioni  proprio adesso, è quello che caratterizza di più e meglio l’impegno politico degli occupanti. Abbiamo fatto un’incredibile quantità di lavoro per creare un momento politico nel quale la gente riconosca   la loro rappresentanza,  la loro capacità di prendere decisioni riguardo alla loro vita e agisca per attuare queste decisioni ….l’occupazione fornisce risorse, comunità e spazio per sperimentare questa nuovo rappresentanza. Certamente alcune persone saranno costrette ad andarsene non appena i politici e le banche cominceranno a concederci delle cose. Altri, però, hanno assaggiato per la prima volta il potere del popolo, hanno visto per la prima volta la possibilità di cambiare questo sistema. Molte diverse opinioni sono state presentate, ma è nell’agire costantemente per metterle in atto, che noi le perfezioniamo, ci educhiamo reciprocamente, e riconosciamo ulteriormente questo nostra nuova rappresentanza . E’ stato complicato e si è lasciato alle spalle la pratica tipica delle organizzazioni i porre domande. Ha creato però una piattaforma dalla quale un enorme numero di persone può e sul mondo in modi che rifiutano il compiacimento e si  prefigurano la società che noi ci immaginiamo.

Queste parole  sembrano vaghe e imprecise a coloro che non hanno potuto o voluto assaggiare il potere del popolo che viene loro servito e goduto nel movimento di occupazione. Per coloro che lo hanno provato e ne hanno  goduto, è tutto molto reale.

 

Movimenti che possono vincere e andare oltre le riforme  

 

Quinto, mentre “Occupiamo” dovrebbe e avrà bisogno di fare precise richieste politiche, c’è più pericolo e perdita che possibilità  e guadagno nel insistere a fare richieste prima di aver raggiunto un “elettorato”  e una capacità organizzativa sufficiente ad ottenere i cambiamenti che aprano la porta a un confronto di massa con le strutture profonde  del governo di élite. Mike Albert lo spiega molto bene in una recente riflessone fatta su ZNet:

“I movimenti Occupiamo a Londra e nel mondo dovrebbero fare delle richieste? Secondo me, sì, quando saranno pronti e in grado di farlo con successo, quando lo faranno  in un modo che li faccia progredire, allora sì, dovrebbero farlo.”

“Ma che cosa significa fare richieste in un modo che li faccia progredire?”

“Significa (a) che i movimenti hanno sufficiente forza per essere in una posizione di vincere – e questa forza è in gran parte in funzione del numero di persone che stimolano e dei loro livelli di impegno. E significa (b) che i movimenti possono vincere in un modo che aumenta ulteriormente le loro adesioni e l’impegno dei suoi membri.”

Le richieste quindi devono essere rivolte a un “elettorato” Molto ampio. Devono essere presentate non da un piccolo gruppo, ma un movimento grande e in crescita che sia in contatto con i bisogni di un “elettorato” ancora più vasto. E il loro carattere deve essere  tale che si possa combattere per loro in modo che aprano le porte a  nuove richieste e a  nuovi tipi di pubblico, invece che riportarli ad accondiscendere a un sistema moribondo e immorale.”

Ora potrei aggiungere che i progressisti in anni e in decenni recenti non sono stati privi di un insieme di idee  politiche sagge e intelligenti per far progredire la democrazia e abbattere il potere delle grosse imprese e dei ricchi. E’invece mancato loro in modo più ovvio e importante un movimento sociale popolare e indipendente che comprenda chi e che cosa sono i veri nemici della democrazia e della giustizia e che possieda il coraggio e il potere di rafforzare i cambiamenti di  una politica progressista e – oltre a questo-  una cosa  non da poco – [13],  reclamare una ristrutturazione della società in senso radical-democratico dal basso verso l’alto.

 

Sentitevi liberi  e motivati  di avanzare idee  politiche progressiste

 

Sesto, mentre “ Occupiamo” è stato comprensibilmente riluttante a compilare una lista di richieste, non vedo che faccia o dica niente per scoraggiare gli intellettuali e altri dal avanzare proposte politiche progressiste e opinioni radicali coerenti con gli obiettivi del movimento. Al contrario, vedo che “Occupiamo”  motiva e incoraggia questo buon lavoro intellettuale. Un esempio particolarmente positivo e ben accetto tra i molti è il recente saggio dell’economista progressiste Jack  Rasmus che spiega non meno di 13 metodi realistici e dettagliati in base ai quali il governo americano potrebbe e dovrebbe tassare la ricchezza oscena dell’1 per cento che è in alto per avere a disposizione i bilioni di dollari che servono a rispondere al  vasto oceano delle necessità sociali e ambientali  della nazione  non ancora soddisfatte. [14]

Gli intellettuali progressisti responsabili con conoscenze e idee approfondite di politica possono sprecare energie lamentandosi del fallimento vero o percepito del movimento di abbracciare e portare avanti queste idee. Oppure possono seguire l’esempio di Rasmus e di altri pensatori radicali impegnati lavorando  per   questa conoscenza e queste idee  e portandole avanti in tutti i modi possibili. Sono liberi di parlare delle loro idee nei luoghi e durante gli eventi di  “Occupiamo”, soprattutto nello spazio dedicato alle  lezioni  e ai dibattiti di “Occupiamo”, dove gli intellettuali di sinistra sono accolti calorosamente. Sarebbe utile se portassero con loro coperte  e cibo insieme alle loro idee e magari delle borse piene di foglie per isolare i pavimenti delle tende.

 

Il capitale è immorale  

 

Settimo, non sono sicuro di quanto sarebbe orribile se perfino “Occupiamo”  si concentrasse così tanto  sulle critiche morali (opposte alla critica politica e strutturale) come alcuni dei suoi detrattori radicali sembrano pensare. Settantadue anni fa il meraviglioso scrittore democratico, socialista e contrario all’autoritarismo, George Orwell pubblicò un importante saggio sul grande romanziere inglese Charles  Dickens, un moralista letterario come  pochi. Contrariamente agli sforzi del partito comunista di vantare Dickens come autore  “marxista” e “proletario”, Orwell ha notato che “la critica che fa Dickens della società è quasi esclusivamente morale”:

“Sarebbe difficile [osservava Orwell] trovare un punto in qualsiasi brano  dei libri [di Dickens] che faccia pensare che il sistema economico è sbagliato in quanto sistema…..non mostra alcun segnale che la struttura della società potrebbe essere cambiata….Ovviamente, vuole che i lavoratori siano trattati decentemente, ma non c’è alcuna sensazione che egli voglia che essi prendano in mano il loro destino…Sembra che in ogni attacco che Dickens fa contro la società punti sempre   a un cambiamento dello spirito che la guida piuttosto che a  un cambia mento della sua struttura. E’ inutile tentare di costringerlo a dare un rimedio preciso, ancora meno una qualsiasi dottrina  politica. Il suo approccio è sempre in linea con il piano morale…[secondo  lui è] inutile cambiare le istituzioni se non avviene un cambiamento nell’anima”; questo è, essenzialmente, quello che dice sempre.” [15]

Ho sostenuto prima che,  il Movimento “Occupiamo”, mentre sembra condividere parte della riluttanza di Charles Dickens ad abbracciare specifici rimedi e dottrine, NON ignora la necessità di ristrutturare radicalmente la società. E’ conscio dei problemi del sistema e si concentra su di essi. Tuttavia, anche se fosse come Dickens (esclusivamente moralista) come dicono alcuni, sarebbe così terribile?  Come nota Orwell:

“L’impressione  più forte che si ricava dai libri [di Dickens] è  quella di odio della tirannia. ..Dickens non è uno scrittore rivoluzionario nel senso comune della parola. Non è però affatto sicuro che una critica puramente morale della società potrebbe non essere proprio così  ‘rivoluzionaria’  – e la rivoluzione, dopo tutto, significa capovolgere le cose – come la critica politico-economica  che è di moda in questo momento. Blake non era un politico, ma c’è maggiore comprensione della natura della società capitalista nella poesia “Vago per ogni strada concessa in licenza” che in tre quarti degli scritti socialisti….”Se gli uomini si comportassero decentemente, il mondo sarebbe ‘decente” non è un luogo comune come  sembra.”[16].*vedi: guide.supereva.it. /letteratura_inglese/interventi/2009/05/i-due-abiti-di-londra .

La critica “puramente morale” dell’avidità arrogante ed egoistica  che prevale negli scritti di Charles Dickens è largamente condivisa dalla gente che lavora tutti i giorni e dai poveri di tutto il mondo. [17]. Forse attualmente  ha più a che vedere con la mobilitazione di  queste persone in azioni di protesta che con idee radicali  che riguardano il sistema e le strutture. Merita anche di avere un ruolo critico nel controllare la tirannia da parte di coloro che vorrebbero sostituire il capitalismo con una nuova tirannia come, per esempio il brutale “collettivismo” e/o il capitalismo di stato della Russia di Stalin, dove il malvagio egotismo ed egoismo e lo sfruttamento classista  rampante ha regnato sotto le ingannevoli spoglie “marxiste”.

La cosa più importante di tutte, forse è la determinazione che la gente dovrebbe comportarsi decentemente e moralmente e non-tirannicamente gli uni verso gli altri insatura uno standard che il sistema attivamente amorale e tirannico dei profitti non può soddisfare e che non è stato mai in grado di soddisfare. Notava il sostenitore di Dickens, Kar Marx, e Frederick Engels, quando l’Uno per cento alla metà del 19° secolo era sul precipizio della sua trionfante “età del Capitale”:

“La borghesia …. Non ha lasciato nessun altro legame tra uomo e uomo che il nudo interesse personale, che il disumano ‘pagamento in contanti’. Ha affondato le estasi più celestiali del fervore religioso, dell’entusiasmo cavalleresco, del sentimentalismo filisteo, nell’acqua gelida del calcolo egoistico.  Ha ridotto il valore personale a valore di scambio, e al posto delle innumerevoli imprescrittibili libertà concesse per decreto, ha istituito quell’unica, eccessiva libertà – il Libero Commercio. Allo sfruttamento, velato da  illusioni religiose e politiche, egli ha sostituito lo sfruttamento nudo, sfacciato diretto e brutale [18].

“La borghesia non può esistere senza rivoluzionare costantemente gli strumenti di produzione, e quindi i rapporti di produzione e con essi tutte le relazioni della società… Tutte relazioni fissate, congelate rapidamente le abbiamo spazzate via, tutte quelle formatesi di recente sono diventate antiquate….Tutto ciò che è solido svanisce nell’aria , tutto ciò che è sacro viene profanato [cosicché] il lavoratore diviene  povero e il borghese non è adatto a governare perché non ha la competenze adatte ad assicurare un’esistenza al suo schiavo all’interno della schiavitù….”

Come sembrano ossessivamente evocative queste parole nel bel mezzo  della più grande crisi del capitalismo e provocata dal capitalismo dopo quella degli  anni ’30 – la prima vera crisi del capitalismo globale nella sua fase neo-liberale [19]. Guardando l’orribile potere distruttivo del capitalismo globale scatenato  nella lunga era neo liberale, valutando la spaventosa iper-opulenza dei ricchi insieme alla stridente povertà di miliardi di persone, e comprendendo la rovina sempre crescente di un ambiente sostenibile per la vita umana causata dalla classe degli investitori, [20] mi colpisce il fatto che ci sia tanto da lavorare anche soltanto su base morale quando si tratta di organizzare la gente in vista di  le riforme e,   alla fine,  (sebbene più presto di quanto ci aspettassimo) per la rivoluzione. I cambiamenti di sistema e strutturali che implica rivoltare le cose in questo modo, sono meno misteriose di quanto molti suppongano e quegli aspetti di strategia e di politica che non comprendiamo ancora possiamo  sperare che vengano fuori a una luce ancora più chiara durante, attraverso e fuori del movimento e della lotta stessa.

 

Paul Street  (www.paulstreet.org) è autore di molti libri, compreso  Empire and Inequality: America and the World Since 9/11 (Paradigm, 2004) (Impero e disuguaglianza: l’America e il mondo dall’11 settembre)  e The Empire’s New Clothes: Barack Obama in the Real World of Power (Paradigm 2010). (I nuovi vestiti dell’impero: Barack Obama  nel vero mondo del potere). Si può contattare Street su paulstreet99@yahoo.com

 

Note

 

[1] Per l’anti intellettualismodelcosiddetto Tea party, vedi Paul Strreet e Anthony DiMaggio,   Crashing the Tea Party: Mass Media and the Campaign to Remake American Politicspoliticaamericana(Paradigm, 2011), 101-125.

[2] Martin Luther King Jr., “ A Testament of Hope” (1968/69), inserito in Martin Luther King, Jr., A Testament of Hope:The Essential Writings and Speeches of Martin Luther King, Jr., ed, by James M. Washnigton (San Francisco, Ca: Harper Collins, 1991)

[3]Paul Krugman, “Confronting the Malefactors,” si trova su:  http://www.nytimes.com/2011/10/07/opinion/krugman-confronting-the-malefactors.html

[4] Matthew Rothschild, “Rampant Xenofobia”; si trova su:

www.progressive.org/mr1110.html

[5] Eduardo Porter, “Wall Street Protestors Hit the Bulls-Eye”, si trova su: http://www.nytimes.com/2001/10/30/opinion/sunday/wall-street-protesters-hit-the-bulls-eye.html

[6] G.William Domhoff, “Wealth, Income, and Power” (23011); si può leggere su: http://sociology.ucsc.edu/whorulesamerica/power/wealth.html; Edward N.Wolff, Top Heavy:A Study of the Increasing Inequality of Wealth in America (New York:The New Press, 2002), 8..

[7] Sull’assurdità del livello di povertà  federale e su come viene calcolato, vedere: John E.Schwarz, Illusions of Opportunità: The American Dream in Question (New York:WW Norton,1977), 61-65, 102, 111, 117, 130-132. Note 181, 194, 203.

[8] Ashley Portero, “U.S. Poverty Data: 1in 15 Live in Extrenme Poverty – Arecord, si trova  su: http://www.ibtimes.com/articles/243600/20111104/u-s-poverty-dta-1-15-live.htm

[9] Michael Norton e Dan Ariely, “Building a Better AmericaOne Wealth Quintile at a Time,” Perspectives on Psychological Science, 2010.

[10] Una deriva che risale ad almeno trenta anni fa e sopravviverà quando e se il nome Tea Party sarà eliminato una volta per tutte questo anno o il prossimo. Vedi Paul Streetand Anthony DiMaggio, “Blaming the Tea Party,” su: http://www.counterpunch.org/2011/07/22/blaming-the-tea-party

[11] Yotam Marom, “Occupy Wall Streettoo Take to the Streets October 15th,” si può leggere su: http://www.alternet.org/occupywallst/152720/ows to take to the streets of manhattan October 15th/

[12] Il discorso di Mike Prysnor’s dell’11 dicembre 11, 2009 si può vedere e sentire su: http://www.youtube.com/watch?v=akm3nYN8aG8

[13] Il principale intellettuale radicale americano Noam Chomsky, cinque anni fa, osservava che “l’importante filosofo sociale americano del ventesimo secolo, John Dewey, era arrivato alla conclusione che ‘la politica è l’ombra proiettata sulla società dal mondo dei grossi affari’ e rimarrà tale fino a quando il potere risiede nel ‘fare affari per il profitto privato per mezzo del controllo privato del sistema bancario, della terra, dell’industria, rafforzato anche dal comando ?’ sulla stampa, sui loro addetti stampa, e su altri mezzi di pubblicità e di propaganda,’. “Di conseguenza,” Chomsky conclude che “le riforme non saranno sufficienti.

E’ necessario un cambiamento fondamentale per portare a una democrazia significativa.” Noam Chomsky, Failed States:The Abuse of Power and the Assault on Democracy (New York:Metropolitan, 2006), 206.

[14] Jack Rasmus, “Thirteen Waysto Tax the Richest 1%”  (November 7, 2011); vedi: http://jackrasmus.com/2011/11/07/13-ways-to-tax-the-richest-1/

[15] George Orwell, “Charles Dickens” (1940),  George Orwell, ripubblicato in: George Orwell, An Age like this, 1920-1940 (New York: Harcourt Brace Jovanovich, 1968), 416-17, 427.

[16] Orwell, “Charles Dickens,” 427-428

[17] Questo risale a molto tempo fa. Come osservava Orwell, “Un antinomismo con una buona indole del tipo di Dickens è uno dei segni della cultura popolare occidentale. Lo si vede nei racconti popolari e nella canzoni comiche,  nei personaggi immaginari come Topolino e Popeye il marinaio (entrambi sono varianti di Jack, l’assassino dei giganti)….nell’impulso che fa sì che una giuria giudichi eccessivi i danni quando la macchina di una persona ricca investe un povero; è la sensazione di stare sempre dalla parte del derelitto, dal lato dei deboli contro i poveri. L’uomo comune vive ancora nel mondo di Dickens. Quasi tutti gli intellettuali moderni, però, sono  passati a una forma o un’altra di totalitarismo. Dal punto di vista fascista o marxista tutto ciò che Dickens      può essere  liquidato con la definizione di “moralità borghese”. Ma da un punto di vista morale nessuno potrebbe essere più ‘borghese’  delle classi operaie inglesi….nell’età di Dickens e nella nostra è stato famoso specialmente perché è stato capace di esprimere in forma comica, semplificata, e perciò indimenticabile la  dignità originaria dell’uomo comune. Orwell, “Charles Dickens,”, 459.

[18]Karl Marx and Frederick Engels, Manifesto of the Communist Party (New York: International Publishers, 1948 [1848], 11, 12, 21.

[19]La trattazione migliore è fatta un brillante marxista. Vedi: David McNally, Global Slump: The Economics and Politics of Crisis and Resistance (PM Press, 2011).

[20] John Bellamy Foster, Brett Clark and Richard York, The Ecological Rift: Capitalism’s War on the Planet (New York: Monthly Review, 2010).

 

* Winter soldier, vedi: http://www.peaceandjustice.it/winter-soldier-europe-it.php

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/intellectuals-and-occupy-seven-reasons-to-reject-condenscension-by-paul-street-

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

© 2011 ZNETItaly–Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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