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di Bill Fletcher jr – 14 novembre 2011

Quando ho sentito parlare dei Viaggi della Libertà programmati per martedì 15 novembre nei Territori Palestinesi Occupati mi sono reso conto che si trattava di una tattica brillante. [I viaggi della libertà, Freedom Rides, si rifanno all’esperienza degli attivisti antisegregazionisti dei primi anni ’60 che si spostavano in corriera negli stati del sud per ribadire il diritto a viaggiare non separati, dopo la famosa sentenza a favore della nera Sarah Keys che aveva infranto la legge  segregazionista riguardante i posti sui mezzi di trasporto – n.d.t.]  Un’iniziativa molto simile ai Viaggi della Libertà che furono utilizzati negli Stati Uniti per riproporre in termini spettacolari la violenza della segregazione alla Jim Crow al sud, e poi ai Viaggi della Libertà degli Immigrati per rappresentare drammaticamente  le condizioni degli immigrati, quella dei Viaggi della Libertà Palestinesi è un’iniziativa che rappresenta la violenza, la violenza con cui il popolo palestinese si confronta quotidianamente in conseguenza dell’occupazione israeliana.

Nel corso della mia visita in Palestina, lo scorso giugno, il problema dei trasporti è stato discusso praticamente in ogni conversazione.  I limiti imposti ai palestinesi nei trasporti dicono virtualmente tutto quello che occorre sapere sull’occupazione razzista.  Un esempio visivo è che ci sono targhe distinte per i coloni israeliani e per i palestinesi.  Un’auto con targa palestinese non può viaggiare in Israele.  E, di fatto, ci sono strade all’interno dei Territori Occupati sulle quali è proibito il transito ai veicoli palestinesi.  Un altro esempio visivo, che si collega direttamente alla questione dei Viaggi della Libertà, mi è stato spiegato a un valico di confine che i lavoratori palestinesi attraversavano per recarsi al lavoro in Israele.  Sono stato informato che, una volta in Israele, essi dovevano aver GIA’ organizzato il loro trasferimento.  Ingenuamente io supponevo che potessero semplicemente salire su un bus e andare al lavoro.  Non così in fretta, a quanto pare.  I bus israeliani non si fermano a far salire i lavoratori palestinesi.

I Viaggi della Libertà Palestinesi mirano a spettacolarizzare il fatto che non c’è libertà di movimento per i palestinesi.  Sono una popolazione che soffre per un’occupazione che si è trasformata, come ho affermato altrove in precedenza, in una annessione al rallentatore.  Politiche discriminatorie nei trasporti che privilegiano la libertà di movimento degli israeliani, e dei coloni israeliani in particolare, fanno parte della violenza a bassa intensità sperimentata quotidianamente dai palestinesi e mirata a emarginarli sempre di più fino a quando non si sentiranno costretti ad abbandonare la loro terra.

I Viaggi della Libertà effettuati dagli Afroamericani negli USA, particolarmente dopo la seconda guerra mondiale, attirarono l’attenzione del mondo sul segregazionismo alla Jim Crow. Non furono soltanto manifestazioni per i diritti, ma furono manifestazioni che illustrarono che l’assenza di diritti era collegata a un regime di violenza e di oppressione. Per dirla in altri termini, la segregazione alla Jim Crow non fu solamente, o principalmente, la separazione degli afroamericani dai bianchi, ma fu invece la separazione e l’assoggettamento violento degli afroamericani da un sistema suprematista bianco.  Non è una questione di semantica.  Gli apologeti del tentativo del sud di Jim Crow di dipingersi semplicemente come una questione di separazione sociale, piuttosto che come un sistema che mirava a spogliare gli afroamericani, sovvertendo così ogni possibilità di democrazia.  Che ciò fosse a vantaggio dell’élite dominante bianca del sud è una questione che è critico comprendere, ma non si può trascurare il fatto che persino masse di bianchi, anche in contrasto con i propri interessi, si allearono a questo sistema di subordinazione razziale.

I Viaggiatori della Libertà Palestinesi stanno anch’essi mostrando che la parodia dei trasporti nei Territori Occupati non è soltanto una questione di mancanza di diritti. Essa illustra, invece, il modo in cui il più vasto sistema dell’Occupazione operi con l’obiettivo di sopprimere per sempre la popolazione palestinese.  Perché questo funzioni, non soltanto i coloni israeliani nei Territori Occupati, ma anche popolazione israeliana entro Israele deve decidere che il sistema di violenza razziale deve essere appoggiato, se non addirittura rinforzato.  Questa è la sfida lanciata dai Viaggiatori della Libertà palestinesi e nel farlo essi hanno bisogno della solidarietà di quelli tra noi che sono impegnati per la giustizia globale.

Bill Fletcher jr è un attivista e autore internazionale  di lungo corso per la giustizia razziale e il lavoro.  E’ membro del comitato editoriale di BlackCommentator.com, ricercatore anziano presso l’Istituto per gli Studi Politici (Institute for Policy Studies), e l’ultimo ex presidente del TransAfrica Forum e co-autore di Solidarity Divided [Solidarietà divisa].

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/freedom-riders-on-the-west-bank-by-bill-fletcher-jr

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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