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di Gilbert Achcar  – 12 novembre 2011

Nello scorso ottobre ho tenuto discorsi sul mio libro, The Arabs and the Holocaust: The Arab-Israeli War of Narravites [Gli arabi e l’olocausto: la guerra arabo-israeliana delle narrazioni] in cinque università della California: Stanford, Berkeley, Davis, San Diego e UCLA. Quelli non sono stati i miei primi discorsi in università nordamericane sullo stesso libro; avevo già fatto delle presentazioni alla Columbia, all’Università di New York, alla Rutgers, ad Harvard, alle università di Chicago, Michigan, Wisconsin-Madison, Toronto e Rice.

I likudisti statunitensi [sostenitori del partito israeliano nazionalista Likud, oggi guidato da Netanyahu – n.d.t.] che si erano relativamente astenuti su questo tema sino ad ora, non sono riusciti a trattenersi più.  Hanno lanciato un grande attacco contro di me sotto forma di un articolo calunnioso (il loro marchio di fabbrica) scritto da due vigilantes del Campus Watch [Osservatorio dell’Università] e pubblicato per la prima volta su FrontPageMag , la rivista online del noto rappresentante dell’ultradestra David Horowitz.  Da lì l’articolo è stato riprodotto su innumerevoli siti web e blog appartenenti  allo stesso sciame ideologico e distribuito da essi alle proprie estese liste di indirizzi email.

Ciò che in particolare ha fatto impazzire i miei detrattori è stato il fatto che i miei discorsi sono spesso stati ospitati da studiosi con una formazione ebraica, se non addirittura da Centri Studi Ebraici, come quello all’Università della California Davis che è stato il primo bersaglio di questa campagna di calunnie.  Sono anche stato invitato dai Centri Studi Ebraici alle università di Chicago e Toronto a parlare del mio libro, un libro che è stato recensito – piuttosto positivamente – dalla Jewish Review of Books e dal Journal of Jewish Studies.  I miei detrattori lamentano: “Il marcio è così pervasivo che ha infettato gli studi mediorientali, gli studi israeliani, gli studi ebraici, e anche gli studi sull’Olocausto.  Di questo passo non rimarranno bastioni di studi veri.” Con questo tipo di attacchi maligni, dei quali io sono solo il bersaglio più recente tra molti altri, essi cercano dissuadere e intimidire l’intera accademia statunitense, specialmente gli studiosi ebrei, riguardo a ogni pensiero indipendente. Sono i vigilanti accademici dell’AIPAC  [American Israel Public Affairs Committee – Comitato per gli affari pubblici israelo-statunitense].

Non sprecherò il mio tempo – né quello dei lettori – discutendo in dettaglio quello che non è altro che un cumulo di diffamazioni e di distorsioni combinate con i commenti del tipo likudista di destra che qualsiasi persona intelligente e progressista può agevolmente riconoscere per quel che valgono.  Come faccio di solito in questi casi, prenderò solo un esempio che illustra il metodo dei miei detrattori. L’articolo dei due vigilantes del Campus Watch comincia con questa frase che attribuiscono a me: “Non aspettatevi che io assuma una posizione filoisraeliana. Io sono arabo.” Poi proseguono commentando: “Quelli tra il pubblico che si aspettavano l’obiettività di uno studioso sono stati così informati che l’etnia di Achcar veniva al primo posto rispetto all’indipendenza intellettuale …”  E per aggiungere un insulto razzista all’ingiuria, alla fine hanno ritenuto necessario sottolineare il mio “pesante accento”.

Fortunatamente la mia conferenza a Berkeley, che essi commentano, è disponibile in rete (vedere anche qui). Ecco cosa ho detto nelle mie osservazioni d’introduzione:

“Lasciatemi dire fin dall’inizio che io non dichiaro di essere neutrale, perché penso che nessuno possa essere neutrale riguardo a questi temi.  Quel che dichiaro e ho la pretesa di essere è che sono onesto.  E’ una questione di onestà intellettuale e questa è quella che cerco di mostrare nel libro.  Ma penso che sarebbe disonesto affermare “Questo è puro studio scientifico, non c’è politica qui, io sono al di sopra della politica.” Quando le persone affermano cose simili, specialmente su tali temi, è in sé stessa una dichiarazione politica.  Così è chiaro che questo è un libro scritto, d’accordo, da uno studioso, ma uno studioso, che come ogni studioso, ha una sociologia, un’origine. Io vengo dal Medio Oriente.  Vengo dal Libano e dunque, etnicamente parlando, sono un arabo e mi occupo degli arabi e dell’olocausto; non ci si aspetterà che io prenda una posizione filoisraeliana al riguardo. Di nuovo, la mia principale pretesa qui è di essere intellettualmente onesto. Sta ai lettori giudicare, ma non ho cercato in alcun modo di nascondere alcun fatto imbarazzante e il libro è informato a una prospettiva che può essere descritta come fondamentalmente antirazzista, contro ogni tipo di razzismo, sia esso antisemitismo o razzismo antiarabo, quanto a questo, o qualsiasi altra forma di pregiudizio.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/gilbert-achcar-s-comment-on-the-u-s-likudniks-racist-smear-campaign-by-gilbert-achcar

Fonte: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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