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di Mark Weistbrot  – 11 novembre 2011

Alcuni di noi stanno ammonendo da mesi riguardo allo scenario di crisi che sta accelerando oggi in Europa.  Io ho fatto notare  che le autorità europee stavano spingendo l’Italia su un sentiero pericoloso, in modo simile a quanto avevano fatto con la Grecia.  La formula è mortale: costringere a stringere i cordoni del bilancio un’economia che sta già avvizzendo o è sull’orlo della recessione. Ciò blocca ulteriormente l’economia, facendo sì che le entrate del governo crollino e rendendo necessarie ulteriori restrizioni, necessarie per raggiungere il deficit di bilancio individuato come obiettivo.  I costi di indebitamento del governo salgono perché i mercati capiscono in che direzione vanno le cose.  Ciò rende ancor più difficile raggiungere gli obiettivi, e l’intero caos può finire fuori controllo.

Mercoledì i mercati finanziari hanno reagito violentemente a questo processo in Italia, con rendimenti dei titoli del governo italiano sia a dieci, sia a due anni, schizzati oltre il 7%.  Facciamo un po’ di conti. Un anno fa l’Italia poteva finanziarsi al 4% con i titoli a dieci anni. Oggi tali rendimenti sono arrivati al 7,7%.  Si moltiplichi questa differenza (3,7%) per il 365 miliardi di euro (491 miliardi di dollari) che l’Italia deve rifinanziare l’anno prossimo.  Si arriva a 13,2 miliardi di euro (18,2 miliardi di dollari) di costi addizionali del finanziamento, ovvero a circa l’1% del PIL italiano.

L’Italia ha concordato una riduzione del deficit del 3,9% del PIL per il 2013, con circa l’1,7% di essa in da effettuare l’anno prossimo.  Il primo ministro Silvio Berlusconi ha annunciato che si dimetterà, in parte per le difficoltà politiche di realizzare questi cambiamenti in un’economia debole.  Ora si aggiunga un 1% del PIL per conseguire lo stesso obiettivo – e tenendo presente che l’obiettivo cambierà perché l’economia si contrarrà ulteriormente – e si può immaginare che l’Italia non ce la farà a raggiungere tali obiettivi.  Il che è quel che proprio adesso immaginano i mercati.

Di fatto gli operatori in titoli possono essere ancor più immaginativi di così.  Hanno notato che quando i rendimenti dei titoli di Portogallo e Grecia hanno superato il 7%  sono rapidamente schizzati a cifre a due numeri.  Quei governi sono stati poi costretti a finanziarsi presso il FMI e le autorità europee  anziché affidarsi ai mercati finanziari.

Le autorità europee non sono preparate a gestire una situazione simile. L’Italia è l’ottava economia più grande del mondo, e il suo debito di 2,6 trilioni di dollari è molto maggiore di quello di Irlanda, Portogallo, Grecia e persino Spagna messi insieme.  Le stanze di compensazione europee hanno recentemente cominciato a richiedere maggiori garanzie collaterali per il debito italiano, il che ha anch’esso innervosito i mercati.  Molto del debito italiano è detenuto da banche europee e la caduta dei prezzi dei titoli italiani causa problemi anche ai loro bilanci, aumentando il rischio di peggiorare la crisi finanziaria che già sta rallentando l’economia mondiale.

Cosa si può fare in proposito? La Banca Centrale Europea (BCE) risulta essere intervenuta pesantemente sul mercato dei titoli italiani e i suoi acquisti sono probabilmente ciò che ha ridotto un po’ dai loro picchi i rendimenti dei titoli italiani.  Ma questo non è neppur lontanamente sufficiente a risolvere la crisi. La BCE è il problema principale. E’ amministrata da persone che difendono una visione estremista della responsabilità delle banche centrali e dei governi in situazioni di crisi e di recessione.  Anche quando i fatti le contraddicono quotidianamente, si attengono testardamente alla visione secondo cui ulteriori restrizioni di bilancio ripristineranno la fiducia dei mercati finanziari e risolveranno la crisi.

I governi devono adottare “misure radicali per consolidare la finanza pubblica” ha detto martedì  il membro del comitato esecutivo della BCE, Jurgen Stark.   Ma naturalmente queste misure non faranno che gettare altra benzina sul fuoco, spingendo ulteriormente l’Europa verso la recessione ed esacerbando i problemi del debito e del bilancio delle economie più deboli dell’eurozona. E il nuovo capo della BCE, Mario Draghi, solo una settimana fa ha scartato l’idea che la banca centrale svolga un ruolo di prestatore di ultima istanza, un ruolo tradizionale delle banche centrali.

Le autorità della BCE ritengono di aver già fatto troppo acquistando 252 miliardi di dollari di titoli dell’eurozona nell’ultimo anno e mezzo.  Ma si confronti questo con la Federal Reserve, che ha creato più di 2 trilioni di dollari in sforzi per impedire che  l’economia USA affondasse nella recessione.  La BCE potrebbe por fine alla crisi intervenendo  come ha fatto la Federal Reserve negli Stati Uniti.  Ma continua a insistere sul fatto che quello non è il suo ruolo. E’ questo il cuore del problema e fino a quando tale politica non sarà invertita è probabile che l’economia europea continuerà a peggiorare.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/italy-pushed-to-the-brink-by-ecb-fiscal-orthodoxy-by-mark-weisbrot

Fonte: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

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