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di Jack Rasmus  – 11 novembre 2011

Il movimento ‘Occupy Wall Street’ negli USA ha lanciato lo slogan ‘Siamo il 99%’ e quello, correlato, ‘il 99% contro l’1%’. Sinora l’idea di tassare i ricchi è rimasta espressa in termini generici.  Per avere un maggiore impatto deve essere chiarita, o altrimenti sarà fraintesa o cooptata dai politici che promuoveranno idee sbagliate proclamando di tassare i ricchi ma non facendolo davvero, come nel caso delle recenti proposte del candidato presidenziale Repubblicano Cain del fasullo 9-9-9  (*) o persino della ‘tassa sui milionari’ di Obama.  Quello che segue è un tentativo di suggerire varie misure per ‘tassare l’1% più ricco’ che rappresentano reali proposte di tassare progressivamente i ricchi.

(* Cain ha proposto di semplificare la normativa fiscale introducendo una tassa del 9% sul reddito, del 9% sugli acquisti e del 9% sulle imprese; ha dichiarato che la riforma non avrebbe aumentato le tasse a i percettori di redditi bassi; studi hanno dimostrato che la quasi totalità di chi guadagna sino a 75.000 dollari avrebbe subito un aumento, mentre avrebbero beneficiato di un taglio delle tasse i percettori di redditi superiori al milione di dollari; il taglio medio per i multimilionari sarebbe stato di 487.300 dollari).

Programma fiscale 1: tassa sul rientro dai paradisi fiscali  dei capitali degli investitori professionali

Circa 4 trilioni di dollari sono oggi detenuti in paradisi fiscali all’estero da investitori statunitensi, persone e istituzioni, in paesi isolani come le Isole Cayman, Vanuatu, Seychelles, Isola di Man, Cipro, ecc. e in paradisi più tradizionali come la Svizzera, il Liechtenstein e così via.  L’Agenzia delle Entrate USA (IRS) ne ha identificati 27, che chiama ‘giurisdizioni speciali’.  Se soltanto 2 dei 4 trilioni fossero obbligati ad essere ridepositati in banche statunitensi, quegli investitori dovrebbero pagare la fascia massima di imposta sul reddito personale, pari al 35%, sui 2 trilioni il primo anno, ammontante a circa 700 miliardi di dollari. I futuri utili sul resto sarebbero anch’essi tassati dal secondo al quinto anno, producendo altri 200 miliardi di dollari all’anno.  Il rifiuto di far rientrare i fondi potrebbe avere come conseguenza una sanzione del 10% dopo novanta giorni, seguita da sanzioni analoghe.  Ai paesi che rifiutassero di collaborare verrebbero congelate le attività negli USA che poi sarebbero tassate sino alla regolarizzazione.

Programma fiscale 2: Recupero fiscale sui profitti all’estero delle multinazionali

Attualmente le imprese multinazionali hanno accumulato tra 1 e 1,4 trilioni di dollari nelle loro sussidiarie all’estero, rifiutandosi di pagare la prevista tassa del 35% sugli utili. Se fossero obbligate a far rientrare l’importo più basso, 1 trilione, da esso deriverebbe un’entrata, il primo anno, di 350 miliardi di dollari e di altri 140 miliardi all’anno nei successivi quattro anni. Il rifiuto di rimpatriare i fondi potrebbe avere come conseguenza un dazio del 50% sulla reimportazione negli USA della loro produzione all’estero sino all’avvenuto rientro.

Programma fiscale 3: Sovrattassa annuale del 15% sui 2 trilioni di dollari di cassa delle imprese

Le grandi imprese statunitensi detengono oggi tra i 2 e 2,5 trilioni di dollari di disponibilità di cassa e si rifiutano di investire negli Stati Uniti, predisponendo invece riacquisti di azioni, aumenti di dividendi e acquisizioni di altre società.  Le imprese che rifiutano di investire almeno un terzo delle loro attuali disponibilità di cassa di 2 trilioni di dollari entro 6 mesi negli Stati Uniti e di creare, come risultato, posti di lavoro negli Stati Uniti, verrebbero assoggettate a una sovrattassa del 15% per i sei mesi restanti del primo anno fiscale.  In questo modo si raccolgono entrate fiscali per altri 300 miliardi di dollari nel primo anno. La tassa verrebbe riapplicata con la stessa percentuale  a coloro che non investono le disponibilità nell’anno successivo.

Programma fiscale 4: Tassa sulle transazioni finanziarie su azioni, obbligazioni e derivati

Altri 150 – 200 miliardi all’anno, al minimo, sono raccolti mettendo in atto una tassa sulle transazioni finanziarie come segue:  $ 1 per ogni transazione azionaria relativa a scambi di valore sino a $ 10.000; ulteriori $ 100 per ogni transazione tra $ 10.000 e $ 100.000; 1% su tutti gli scambi di valore superiorie a $ 100.000; $ 1 per ogni $ 1.000 di valore per tutte le forme di vendita di obbligazioni delle imprese, sia da investimento sia obbligazioni classificate come ‘spazzatura’. Tasse simili per le transazioni in carta commerciale.  E $ 1 per ogni $ 100 di valore nozionale per tutte le negoziazioni di derivati su interessi, valute e altri, addebitato a ciascuna delle parti; 1% di tassa sul valore nozionale di tutti gli scambi di derivati a copertura del rischio di insolvenza [credi default swaps].

Programma fiscale 5: Ripristino delle tasse sugli utili di capitale, i dividendi e le proprietà immobiliari

Questa proposta aumenta le tasse sugli utili di capitale e sui dividendi dall’attuale 15% al 35% che viene oggi prelevato sulla fascia più alta dei redditi individuali.  Graverebbe anche, allo stesso tasso, sugli interessi passivi e obbligherebbe tutti i gestori di fondi speculativi a pagare il 35% invece dell’attuale 15%.  Le soglie e le aliquote della Tassa sulla Proprietà sono ripristinati ai livello del 1980. Queste misure raccolgono un minimo di 125 miliardi il primo anno, e potenzialmente di più, così come ulteriori 125 miliardi di dollari all’anno per i successivi quattro anni.

Programma fiscale 6: scadenza immediata di tutti i tagli fiscali di Bush

I tagli fiscali approvati da Bush nel 2001-2004 sono costati nel corso dell’ultimo decennio circa 2,9 trilioni di dollari.  Prorogare i tagli fiscali di Bush per un altro decennio costerebbe tra i 2,2 e i 2,7 trilioni di dollari ancora. La loro proroga nel solo 2010-2011 è costata al bilancio USA circa 270 miliardi di dollari all’anno.  Sospendere immediatamente i tagli fiscali di Bush per il 2012, i secondo anno, farebbe risparmiare 270 miliardi di dollari.

Programma fiscale 7: Ripristino delle aliquote fiscali più elevate sui redditi personali e gli utili d’impresa ai livelli del 1980

La proposta 5 più sopra riguarda soltanto le aliquote fiscali sugli utili di capitale, i dividendi e la tassa sugli immobili nell’ambito della più generale imposta sul reddito individuale. La proposta 6 riguarda i risparmi fiscali solo per un altro anno, il 2012.  La proposta 6 include entrate potenzialmente raccolte riportando  l’aliquota fiscale marginale superiore o la massima imposta sul reddito delle imprese ai livelli del 1980, ovvero del 50%. E non include numerosi crediti d’imposta, esenzioni, sovvenzioni e altre scappatoie per i ricchi e le imprese.  Ripristinare l’aliquota marginale superiore dell’imposta sul reddito individuale in generale e sugli utili d’impresa al livello del 1980, il 50%, così come aumentare l’imposta sugli utili di capitale e i dividendi al livello del 50%, raccoglierebbero complessivamente più di 100 miliardi di dollari di entrate fiscali aggiuntive all’anno.

Programma fiscale 8: Imposta sul valore aggiunto (IVA) del 2% sulle transazioni tra imprese

I consumatori e le famiglie pagano una significativa imposta sugli acquisti per garantire entrate al governo. Anche le imprese che acquistano da altre imprese dovrebbero pagare un’appropriata imposta sugli acquisti “tra aziende” sui beni intermedi che acquistano le une dalle altre, proprio come il consumatore paga sugli acquisti finali.  L’imposta iniziale dovrebbe essere prelevata il primo anno ad un’aliquota pari alla metà dell’imposta sugli acquisti a carico del consumatore, e successivamente portata a una percentuale uguale nel giro di cinque anni.  Questa imposta sulle vendite tra imprese, una “imposta sul valore aggiunta” solo sulle vendite di beni intermedi, nella maggior parte dei casi stabilizzerebbe le entrate statali.

Programma fiscale 9: tassa di perequazione dei trasferimenti d’impresa da stato a stato

Questa tassa impedisce che gli stati si facciano concorrenza in una “corsa al ribasso” per attirare le imprese l’uno dall’altro, politica che ha sempre più compromesso le entrate statali per più di un decennio.  Si tratta di una tassa a livello federale che è intesa a bilanciare qualsiasi vantaggio fiscale concesso a un’impresa per il suo trasferimento dallo stato in cui si trova in un altro stato.  Se ciò nonostante l’impresa si rilocalizzasse l’entrata dall’imposta è destinata alla spesa per la creazione di posti di lavoro e per la riqualificazione professionali dei lavoratori colpiti negativamente dalla rilocalizzazione.

Programma fiscale 10: Ampliamento dell’imposta del 12,4% in busta paga per la previdenza  sociale su stipendi e salari (reddito percepito) – ovvero “raschiare il tetto”

Attualmente meno dell’85% di tutti i percettori di stipendio pagano sino all’attuale limite massimo annuale di 106.800 dollari perché i redditi da lavoro dipendente superiori a 106.800 dollari sono aumentati più rapidamente della crescita della base della previdenza  sociale.  Questa proposta aumenta il limite a 250.000 dollari all’anno e lo indicizza all’inflazione, per recuperare il restante 15% di redditi guadagnati (stipendi) che non pagano l’imposta per la previdenza  sociale sopra il 106.800 dollari. Questo viene a volte chiamato “raschiare il tetto”. Questa proposta, tuttavia, richiede che si imponga un’imposta equivalente del 6,7% a tutti i redditi di capitale (dividendi, interessi, utili di capitale, rendite) anch’essi sino al tetto di 250.000 dollari.  Ciò viene chiamato “pagare tutti lo stesso”. Consentirebbe non solo la stabilizzazione degli attuali  pagamenti della previdenza  sociale per il resto del secolo, ma consentirebbe anche di aumentare i pagamenti mensili delle indennità di previdenza sociale al minimo del 20% al di sopra dei livelli attuali.

Programma fiscal 11: Prelievo dell’equivalente dell’imposta del 6,7% sulle retribuzioni su tutti i redditi di capitale sino a 250.000 dollari annui – ovvero “pagare tutti lo stesso”

Un avanzo anche più ampio della previdenza sociale si avrebbe se l’imposta del 6,7% fosse applicata a tutti i redditi (utili di capitale, dividendi, interessi, rendite da attività economiche, ecc.) sino a 250.000 dollari annui e se tale imposta fosse indicizzata.  Viene chiamata imposta equivalente al prelievo sugli stipendi per “pagare tutti lo stesso”.  Questo trasformerebbe la previdenza sociale da una ‘trattenuta in busta paga’ a una vera imposta per l’assicurazione sociale.  L’entrata fiscale raccoglierebbe ulteriori centinaia di miliardi di dollari ogni anno, stabilizzerebbe il fondo fiduciario della previdenza sociale per il resto del ventunesimo secolo e contemporaneamente garantirebbe un aumento del 20% del pagamento mensile delle indennità di previdenza sociale per i 48 milioni di attuali e futuri pensionati.

Programma fiscale 12: Aumento dello 0,25% dell’imposta sulle remunerazioni (1,45%) per il programma di assistenza sanitaria Medicare

Un’iniziale imposta sulla remunerazioni dello 0,25% per i prossimi dieci anni fornisce l’intero finanziamento necessario per stabilizzare il sistema Medicare per dieci anni. E’ una combinazione dello 0,50% per datore di lavoro e dipendente.  A cominciare dall’undicesimo anno, 2022, sarà necessario un ulteriore aumento dell’imposta dello 0,25% . Dopo di che i 77 milioni nati nel periodo dell’esplosione demografica [baby boom] cominceranno e decrescere come fattore di costo, i costi di Medicare si livelleranno e poi scenderanno.  Così un aumento complessivo dell’imposta dello 0,50% nel corso di vent’anni sia a carico del datore di lavoro sia a carico del dipendente coprirà il deficit del Medicare.  Quelli che considerano inaccettabile questa mera imposta dell’1,7% per i prossimi dieci anni, dovrebbe considerare che il tipico piano di assistenza sanitaria privato del datore di lavoro costa l’equivalente del 30-35% di quanto un lavoratore porta a casa di stipendio netto.

Programma fiscale 13: Imposta sui superprofitti dei “quattro grandi parassiti” industriali

Ci sono quattro industrie che stanno succhiando il sangue della vita economica degli Stati Uniti a spese non solo dei lavoratori, l’80% dellle famiglie più in basso, ma anche a spese di milioni di imprese più piccole.  Queste industrie ‘succhiano’ superprofitti dall’economia, togliendoli alle remunerazioni e ai redditi delle altre attività.  Sono le più potenti in termini di influenza sia politica sia economica.  Sono le banche, le compagnie petrolifere, le compagnie di assicurazione sanitaria e le grandi compagnie farmaceutiche.  Praticano prezzi eccessivi, in crescita da decenni di percentuali a due cifre, e così incamerano superprofitti a spese di tutti gli altri.  Un’imposta sui superprofitti equivalente a un minimo del 10% degli utili lordi e del profitto netto delle società di queste industrie dovrebbe essere prelevata a carico delle società maggiori di questi settori.  Tali profitti in eccesso dovrebbero essere restituiti ai consumatori e alle piccole imprese per compensare, sotto forma di crediti nelle dichiarazioni annuali dei redditi,  i costi di cure mediche e quelli delle forniture del gas e dell’elettricità e degli interessi sui mutui.

 

Le proposte che precedono di ‘Tassare i ricchi’ sono un estratto dal recente opuscolo di Jack Rasmus ‘Un programma alternativo per la ripresa economica’ [An Alternative Program for Economic Recovery] recentemente prodotto per vari sindacati dei trasportatori dell’area della baia di San Francisco e di New York.  L’opuscolo completo include anche proposte di ristrutturazione dei sistemi bancario e previdenziale statunitensi,  creare 17 milioni di posti di lavoro, salvare 11 milioni di proprietari di case e stabilizzare le finanze delle amministrazioni statali e locali.  Per ulteriori informazioni relative all’opuscolo, contattare l’autore, Jack Rasmus, a  rasmus@kyklos.com  o telefonare.  L’opuscolo può anche essere ordinato sul sito web http://www.kyklosproductions.com

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/italy-pushed-to-the-brink-by-ecb-fiscal-orthodoxy-by-mark-weisbrot

Fonte: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

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