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di Amira Hass  – 8 novembre 2011

Haaretz ha appreso che il capo dell’Amministrazione Civile nella West Bank, Moti Almoz, si è incontrato di recente con rappresentanti degli insediamenti del blocco di Ma’ale Adumim per riferire di un piano per concentrare coercitivamente l’area della popolazione beduina nel villaggio beduino vicino alla discarica di Abu Dis.  Secondo la stessa fonte, Almoz avrebbe anche detto ai coloni israeliani che l’Amministrazione Civile ha cancellato un piano per la costruzione di un altro quartiere permanente per i beduini.  Il piano cancellato era stato preparato previa consultazione e in collaborazione con le comunità beduine che vivono nella periferia orientale di Gerusalemme, attraverso il loro rappresentante, l’avvocato  Shlomo Lecker, di Gerusalemme.

Al contrario, l’Amministrazione Civile non ha né consultato né informato ufficialmente i rappresentanti beduini circa il piano attualmente in corso di preparazione e rivelato per la prima volta da Haaretz il 14 settembre. Lecker, il rappresentante di circa 250 famiglie beduine, ha affermato che dopo l’articolo di Haaretz ha ricevuto numerose chiamate da clienti preoccupati che si informavano sulla sua esattezza.

Quest’estate, in seguito all’accresciuto numero di demolizioni eseguite dall’Amministrazione Civile nell’area dei campi di tende beduini, è stato creato il ‘Comitato Beduino di Protezione’ . Questa settimana il comitato, che rappresenta circa venti campi di tende nella periferia orientale di Gerusalemme, ha annunciato la sua risoluta opposizione al piano di trasferimento e reinsediamento dell’Amministrazione Civile.  In una riunione tenutasi martedì con rappresentanti dell’Autorità Palestinese, sono state discusse possibili forme d’azione per affrontare l’intenzione di trasferire forzatamente la popolazione beduina.  Un membro del comitato ha dichiarato ad Haaretz che l’Amministrazione Civile non ha consultato o nemmeno parlato con gli stessi rappresentanti beduini, contraddicendo la dichiarazione ad Haaretz del 13 settembre del portavoce dell’Amministrazione e delle Forze Armate Israeliane (IDF), secondo la quale il Comando Centrale dell’IDF aveva approvato un piano “per insediare le tribù beduine in una località permanente, comunicando nel contempo con i capitribù.”

Il piano per creare un altro quartiere permanente beduino, in aggiunta a quello esistente, si è sviluppato in parallelo con l’approvazione del tracciato del Muro di Separazione nell’area di Ma’ale Adumim dopo il 2005 (il tracciato nel frattempo è stato cancellato). La costruzione del muro implicava l’intenzione di Israele di cacciare la popolazione beduina che vive a ovest del tracciato.

Per conto dei quattro campi di tende, Lecker si è opposto alle intenzioni di trasferire i beduini.  Ha citato una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia (in risposta a una delle petizioni precedenti) che affermava che i beduini erano residenti permanenti.  Le discussioni tra Lecker e i rappresentanti dell’Amministrazione Civile hanno fatto emergere la possibilità di creare un ulteriore sito permanente, con condizioni migliori di quelle dell’insediamento prossimo alla discarica di Abu Dis.

La località prevista, approvata dai suoi clienti, è nell’area di Tabaq el Qteyf, circa tre chilometri a est dell’insediamento di Kedar. I vicini consigli palestinesi locali, Sawahra e Abu Dis, hanno dato il loro accordo al piano, diversamente dal loro malcontento per il villaggio beduino creato presso la discarica e su terre che i residenti palestinesi reclamano come loro proprietà privata.

Nel dicembre 2009, Lecker ha ricevuto una lettera dal consulente legale dell’Autorità Beduina diretta all’Amministrazione Civile che affermava: “Come sapete … è stato elaborato un piano generale per ospitare i residenti nelle abitazioni illegali dell’area di Mishor Adumim, nel sito chiamato Tabaq el Qteyf … Poiché il piano in questione è complesso e costoso, la sua realizzazione ha naturalmente incontrato varie difficoltà. Ciò nonostante l’Autorità Beduina sta operando per far progredire il piano.”

Lecker ha dichiarato ad Haaretz che la realizzazione di questo piano, preparato in consultazione con i beduini, potrebbe mitigare il loro trasferimento forzato.  La maggior parte dei 2.400 beduini che Israele intende cacciare dall’area a est di Gerusalemme è costituita da rifugiati, già cacciati in precedenza dal deserto del Negev nella West Bank nei primi anni ’50.  A partire dagli anni ’70 i regolamenti e i piani di costruzione dell’IDF negli insediamenti li hanno costretti ad essere trasferiti una quantità di volte dalle aree in cui vivevano, portavano al pascolo le loro pecore e si guadagnavano da vivere.

In una lettera che trattava di questi argomenti, che Lecker ha inviato il 12 settembre al Ministro della Difesa Ehud Barak (tuttora priva di risposta) ha affermato che: “I miei clienti non sono d’accordo sul trasferimento del luogo in cui abitano, ma, considerati i rapporti di forza tra loro e le autorità israeliane locali, hanno richiesto di essere coinvolti nella scelta del luogo e delle condizioni del sito in cui saranno evacuati , se alla fine, e in seguito a una procedura legale, essi dovessero evacuati forzatamente … Facendo seguito a negoziati nel corso degli anni tra i dirigenti competenti dell’Amministrazione Civile, è stata accettata la posizione dei miei clienti secondo la quale essi non devono essere insediati in territori sui quali i consigli locali di Abu Dis e/o Sawahra, o residenti palestinesi locali, abbiano rivendicazioni di proprietà,  a motivo della possibilità che quando tali aree dovessero essere trasferite all’Autorità Palestinese in seguito a un accordo territoriale, tali diritti di proprietà sarebbero ripristinati.”

Lecker è stato anche coinvolto nel processo che ha portato, alla fine degli anni ’90, alla creazione dell’insediamento permanente presso la discarica di Abu Dis, nel quale sono state sistemate 200 famiglie, deportate dall’area destinata all’ampliamento di Ma’ale Adumim.  In seguito alla sua petizione all’Alta Corte di Giustizia, all’epoca, contro la deportazione (e contro la sistemazione delle famiglie beduine in container da trasporto, mancanti di qualsiasi infrastruttura) sono stati avviati negoziati sulla costruzione di infrastrutture e di alloggi adatti e sui risarcimenti alle famiglie per il reinsediamento forzato.

Presso il consiglio supremo dell’Amministrazione Civile per la pianificazione, il piano per ampliare il villaggio permanente di Abu Dis era già stato approvato nel 2006, ma apparentemente esso non è stato pubblicato, e pertanto non ha acquistato forza legale.   Membri del Bimkom – l’ONG Planners for Planning Rights [Pianificatori per i Diritti di Pianificazione] – ritengono che il ritardo nella pubblicazione abbia a che fare con la sicurezza e i pericoli sanitari impliciti nella prossimità del quartiere progettato con la discarica (un distanza di 150 metri in tutto).

In una discussione del programma presso il comitato di pianificazione del Amministrazione, uno dei partecipanti ha detto che la discarica di Abu Dis è “un disastro annunciato che potrebbe causare una gran quantità di danni e io non voglio trovarmi di fronte a una commissione d’inchiesta.” Nella stessa discussione, nell’agosto 2006, è stata espressa l’opinione che “è irresponsabile mettere lì della gente.” Ciò nonostante il piano è stato approvato. La sua realizzazione causerà condizioni abitative di affollamento, poiché le famiglie che in precedenza avevano accettato di trasferirsi là non avranno spazio residuo per sistemare le future famiglie dei loro figli.

Lecker ha dichiarato la settimana scorsa che il piano in questione è “in tutti i sensi un trasferimento forzato, contrario agli accordi, di residenti permanenti nell’Area C dal giorno in cui sono nati. E’ inteso a tagliarli fuori dall’area, assolutamente contro i loro desideri. Nessuno vuole trasferirsi al vilaggio di Abu Dis e quelli che vi vivono rifiutano di accettarli.”  Lecker afferma che sin da quando il tracciato del muro di separazione nell’area Ma’ale Adumim è stato cancellato (in seguito a un’altra delle sue petizioni all’Alta Corte di Giustizia, per conto dei consigli di Sawahra e Abu Dis) gli insediamenti israeliani nell’area, in collaborazione con l’Amministrazione Civile, hanno operato per ottenere l’ulteriore obiettivo del tracciato cancellato: la deportazione dei beduini e l’ampliamento degli insediamenti dell’area. Hanno causato la cancellazione dei piani che erano anche sbagliati in termini di legge internazionale, ma contenevano un certo equilibrio e provvedevano al benessere dei beduini creando un’area alternativa ragionevole di abitazione nel territorio in cui vivono,” ha aggiunto Lecker.

Il Comitato Beduino di Protezione ha dichiarato questa settimana  ai rappresentanti dell’Autorità Palestinese che se Israele intende deportarli dalle aree in cui vivono ora “allora dovrebbero rimandarci nel Negev, da dove siamo venuti.”  In aggiunta alle ragioni citate da Lecker, essi si rifiutano di trasferirsi nel villaggio presso la discarica perché convervazioni con gli attuali residenti nel luogo hanno rivelato che il reinsediamento ha costretto la maggior parte di loro ad abbandonare il loro stile di vita basato sulla pastorizia.

Il Coordinatore delle Attività Governative nei Territori ha dichiarato in risposta che “come parte dei tentativi di trovare una soluzione per la popolazione beduina della Giudea e della Samaria, sono in corso d’esame numerose alternative, con lo scopo di migliorare la qualità della vita dell’intera popolazione dell’Area C, costruendo infrastrutture appropriate e comunicando con le tribù.” In aggiunta ha sottolineato che  “la procedura di valutazione delle alternative è tuttora in corso e quando le condizioni saranno mature verrà avviata una procedura deliberativa con i capi delle tribù.”

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/israel-cancels-plans-for-new-bedouin-neighborhood-by-amira-hass

Fonte: Haaretz

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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