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di Danny Schechter – 7 novembre 2011

Controllo microfono: Dici che vuoi una rivoluzione? …  [Dalla nota canzione ‘Revolution’ dei Beatles – n.d.t.]

La tela catramata sventola e le tende non offrono molto calore.

I rigidi venti dell’inverno frustano l’accampamento di Zuccotti Park o, come molti preferiscono chiamarlo, di Liberty Plaza [Piazza Libertà], il simbolo di un’aspirante rivoluzione contro lo status quo e i potenti dell’oligarchia statunitense.  [Ho rinunciato a cercar di rendere i neologismi ironici dell’autore: ‘status quote’ (lo ‘status quo’ delle citazioni, del ‘blah-blah’) , invece di ‘status quo’ e ‘powercrats’  (‘potentocrati) invece di ‘powerful’ – n.d.t.]

Le dure contraddizioni del mondo reale della vita urbana si sono abbattute contro le speranze idilliche degli occupanti mentre tutte le crisi urbane che la nostra società ha ignorato e trascurato vengono a galla in quel mezzo acro di speranza.

Ci sono uomini/donne che istruiscono e che accolgono, che si danno da fare e che si fanno le canne, appassionati di orge e persino stupratori e così tanti altri poveri con nessun altro posto dove andare.  Ci sono poliziotti all’esterno (e molti all’interno) che pianificano e si augurano il peggio.

La lotta non è soltanto del 99% contro l’1% perché, diciamo la verità, questo movimento ha sin qui soltanto motivato una minoranza dei consapevoli e deve ancora raggiungere la maggioranza dei bersagliati e oppressi.

Quando sabato scorso ho partecipato a una marcia, uno degli occupanti è sembrato riconoscere questa realtà con un cartello fatto in casa che diceva: “Faccio parte dell’1% del 99% che protesta. Dove stanno gli altri di noi?”

I sondaggi che dimostrano un vasto sostegno del pubblico non sono sufficienti.  L’opinione pubblica può essere mutevole e facilmente manipolata.

Vero, alcuni sindacati si stanno unendo al movimento Occupy, ma sono al loro livello più basso del secolo. Lottano per sopravvivere.

JA Myerson scrive sul suo nuovo sito, un ‘must’ da leggere, OWSNews.org, che molti si stanno preparando a evacuare il parco in questo inverno di crescente scontento mentre gli schieramenti tra chi vuol cambiare e chi non vuole, si fanno meno chiari.

“Nell’ultima settimana, o giù di lì, i media di proprietà dell’1% hanno fatto tutto il possibile per offrire al loro compare dell’1% e buon amico, il sindaco Bloomberg, la copertura politica necessaria per impossessarsi di Zuccotti Park. Hanno citato l’esempio di un ristorante i cui affari soffrono a causa delle barricate. Ma chi ha eretto le barricate?  Hanno citato l’esempio delle condizioni antigieniche che si stanno determinando in una comunità priva di servizi. Ma chi la priva di servizi? Hanno citato l’esempio di senzatetto e drogati che popolano il parco. Ma chi ha negato loro un posto migliore dove andare? E ora che hanno coltivato l’immagine di un progetto fallito (dopo aver essi stessi eretto le barriere contro il suo successo) sembrano accelerare verso la sua demolizione.”

Il New York Times ritiene (e forse spera) che l’occupazione si stia spegnendo, scrivendo: “La protesta di Occupy Wall Street è arrivata a un bivio.”

Potrebbe essere così, perché le rivoluzioni non si sviluppano su linee diritte e nemmeno avvengono soltanto quando quelli più consapevoli tra noi le vogliono.  Gli occupanti godono di simpatia, ma una società chiamata Brookfield è proprietaria del luogo in una società in cui i diritti di proprietà l’hanno vinta sui diritti umani.

Ci sono voci che si stia valutando una nuova località.

Le rivoluzioni hanno luogo quando le condizioni economiche e sociali assicurano che siano inarrestabili, quando le crisi fanno comprendere a milioni di persone non solo la loro inevitabilità bensì la loro desiderabilità, e quando molte forze convergono e non si vedono alternative.

Una cosa è proclamare uno sciopero generale, ma organizzarne uno richiede più che mettere in scena una protesta di massa in una città per un giorno, dopo meno di una settimana di mobilitazione. Sì, la partecipazione a Oakland è stata impressionante ma potrebbe non essere mantenuta.

Come Noam Chomsky ha consigliato prima che accadesse: “Dovete istruire, istruire voi stessi e gli altri, prima di attaccare.” La violenza di pochi è stata utilizzata per screditare gli sforzi dei molti, suscitando tante critiche dall’esterno quante all’interno.

Perché un pugno di macho sente sempre la necessità di dimostrare quanto riesce a essere militante?

Non ci sono scorciatoie alla costruzione di un movimento più profondo e più vasto. Organizzarsi non è facile ma è sempre essenziale.  Essere nel giusto non è mai sufficiente!

Il teorico italiano Gramsci consigliava un secolo fa i rivoluzionari di fondere “il pessimismo dell’intelligenza con l’ottimismo della volontà”. Aveva ragione su questo allora, e ce l’ha oggi.

Un gruppo di Democratici di Lower Manhattan ha cercato alcune lezioni nella storia, avvertendo:

“Le pretese rivoluzionarie possono essere pericolose.  Minacciano lo status quo, suggeriscono instabilità, e spesso minacciano e provocano una violenza reale.  Gli Stati Uniti, piaccia o meno, hanno un sistema di governo stabile e venerabile che produce incessanti trasferimenti di potere ed è nei fatti concreti ben rispondente ai sentimenti degli elettori, nonostante le critiche di maggior buonsenso mosse ai problemi dell’inazione e della corruzione. A parte incidenti e ingiustizie isolate, i nostri dipendenti pubblici sono professionali e disciplinati.”

Anche se questo può essere stato vero una volta, quel sistema sta scricchiolando sotto il peso del cinismo, della polarizzazione e della corruzione.  I sondaggi mostrano che il Congresso gode di un minimo record di consenso pubblico. Lo stesso vale per il presidente Obama e, di fatto, per i suoi sfidanti Repubblicani.

Questo non significa che il paese sia pronto a fare a pezzi il sistema, ma è un segnale di crescente insoddisfazione. Mentre alcuni di noi sono diventati intensamente politicizzati, altri stanno ignorando i problemi, rifugiandosi nelle distrazioni del consumismo, degli spettacoli e dello sport.

Anche se l’industria finanziaria è il nemico principale, essa è alleata e finanziatrice di un’industria mediatica che è specializzata nell’oscurare i problemi e nel far propaganda a tempo pieno, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. E’ maestra nel non diffondere informazioni importanti e nel ridicolizzare i dissidenti mentre pubblicizza la guerra e promuove la passività.

Dobbiamo andare al di là del nostro senso di superiorità e ascoltare i nostri critici, non solo tra i buffoni della destra che sono i più facili da contestare e scaricare.

Dobbiamo studiare la lunga storia dei tentativi falliti di trasformare il nostro paese e imparare da essa.  Dobbiamo anche riconoscere i nostri errori.  Questa generazione di attivisti non è la prima a prendersela con lo status quo.

Lo zelo rivoluzionario può guidare molti, ma può anche portarli alla delusione e alla disperazione in una società concentrata su rimedi istantanei, come l’Alka Seltzer.

Siamo una generazione che vuole tutto e lo vuole ORA!  Possiamo avere appuntamenti veloci ma non trasformazioni sociali e rivoluzioni politiche rapide.

Le occupazioni di oggi non sono neppure le prime. I Democratici cui ho fatto riferimento più sopra hanno guardato a un momento precedente della nostra storia rivoluzionaria: OccupyValleyForge.

E’ vero, quella è stata una guerra, non un movimento, ma i suoi metodi meritano di essere esaminati.

Come ho appena appreso “hanno fatto arrivare quello che era noto come il Seguito dell’Accampamento Reggimentale, donne e bambini, fondamentalmente, parenti e famiglie di uomini arruolati.  Hanno costruito strutture, eretto difese e hanno fatto due altre cose. Hanno elaborato un’alleanza con la Francia e hanno sostanzialmente creato l’Esercito Continentale con i propri soldati di Valley Forge. Lo hanno fatto con l’aiuto del barone Friedrich Wilhelm von Steuben, che è stato, oso dire, un tipo di organizzatore comunitario della ‘comunità’ militare prussiana.

L’Esercito Continentale è stato costruito con sofferenze e lotte condivise, con scavi e addestramenti estenuanti, e gli stato assicurato un vasto conforto morale tramite il Seguito dell’Accampamento Reggimentale.”

La storia non si ripete mai. L’oracolo barbuto ha detto un tempo che, quando accade, la seconda volta è una farsa.

Dobbiamo prepararci alla possibilità che Occupy Wall Street assuma nuove forme e possa doversi distribuire e decentralizzare come sta già accadendo con le riunioni negli atrii pubblici e nei sagrati delle chiese.

E’ già cresciuto oltre un parco e si è diffuso in tutto il mondo.  Ha, a proprio merito, portato nel dibattito nazionale problemi come quelli della diseguaglianza economica e dei crimini di Wall Street. Sinora ha avuto un successo superiore alle migliori aspettative.

E’ rivoluzionario nel suo piccolo essere democratico (‘d’ minuscola [con la ‘D’ maiuscola l’aggettivo si riferisce normalmente al partito – n.d.t.]) e senza capi ma non ha ancora fatto la rivoluzione.  Non c’è di che meravigliarsi!  C’è parecchia strada da fare.  La battaglia contro l’oligarchia, simboleggiata dai suoi più avidi e fraudolenti esemplari a Wall Street, continuerà, con o senza un Parco, come forma di guerra di classe in stile di guerriglia nonviolenta, sempre tenendo presente che la forza morale può sconfiggere la forza fisica quando è creativa, coraggiosa, nonviolenta e dedita nel lungo termine.

L’analista giornalistico Danny Schechter copre quotidianamente questi temi per newsdissector.com. Ha diretto ‘Plunder the Crime of Our Time’ [Il saccheggio, crimine del nostro tempo], un DVD sulla crisi finanziaria narrata come un romanzo giallo. (Plunderthecrimeofourtime.com). Commenti a dissector@mediachannel.org

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/mic-check-you-say-you-want-a-revolution-by-danny-schechter

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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