Di Tom Engelhardt

 

31 ottobre

 

 

 

Una volta scatenatasi la Primavera Araba, la gente ha cominciato a domandarmi perché questa nostra nazione era ancora così tranquilla. Facevo sempre notare che nessuno mai si aspetta o prevede questi eventi. Nulla del genere, dicevo, accade fino a quando non  accade e soltanto allora  si può tentare di spiegarselo in modo retrospettivo.

 

Sembra una cosa abbastanza intelligente, ma ecco la verità che contiene: qualsiasi cosa abbia detto, non vi aspettavo. Dopo questo infinito dieci anni di guerra e di sconfitta in America, non avevo idea che sareste arrivati, neppure dopo Madison.

 

Mi avete colto di sorpresa. Per quanto ne so, anche tu sei  stati colto di sorpresa, il primo di voi che è arrivato  allo Zuccotti Park e, motivato da un gruppo di studenti egiziani, non è tornato a casa. E quando le notizie che vi riguardano sono penetrate nel mio mondo, non vi ho prestato molta attenzione. Non sono quindi tra quelli migliori e più intelligenti quando si è trattato di pensare a  voi. Ma una cosa è certa: avete avuto la mia attenzione nelle settimane scorse. Mi sento già più giovane di molti anni grazie a voi (anche se le mie gambe non si sentono così).

 

Decenni fa, nell’età neolitica che ora chiamiamo gli “anni sessanta”, ero come voi: offeso. Andavo nelle strade (e in biblioteca). Facevo parte del movimento contro la guerra in Vietnam. Ho restituito  la cartolina precetto.    Mi sono unito a un gruppo chiamato la Resistenza, ho preso pare alla politica radicale  del momento, ho fatto ricerche sulla guerra, sono diventato consulente per chi non voleva arruolarsi, ho aiutato  a organizzare  un gruppo di studiosi asiatici contro la guerra – all’epoca mi stavo preparando a diventare uno studioso di Cina prima di essere travolto da altri eventi, ho iniziato  a scrivere sulla (e contro) la guerra, ho lavorato come   tipografo   clandestino (non c’era nulla di clandestino in quello che facevamo,  ma la parola suonava bene)  e infine sono diventato un redattore e giornalista  in un’agenzia pacifista di notizie di  guerra  a San Francisco.

 

In quell’epoca di agitazione dubito di aver passato un momento meditando  su questa ironia:  malgrado tutti quegli anni di studio all’università e per il dottorato, la parte fondamentale della mia educazione –apprendere la natura del potere americano e di come veniva esercitato, la imparavo sa solo nelle ore libere. E non ero solo. In questi giorni, la maggior parte di noi, è stata preso dalla frenesia di insegnare (l’uno all’altro) a leggere,a scrivere –e ad agire. Ecco come sono diventato curatore di libri (senza neanche sapere chi fosse un curatore): semplicemente avendo amici che  mi spingevano a leggere i loro saggi e che mi chiedevano aiuto.

 

Erano anni esaltanti, come è certamente esaltante, non ne dubito, questo momento per voi. Questo però non significa che i nostri momenti fossero gli stessi. Affatto. C’è una differenza importante: come molti giovani di quell’era lontana, cavalcavo l’onda della ricchezza e del benessere  americano. Non abbiamo mai pensato, ma non abbiamo neanche mai dubitato che se questo momento fosse finito, ci sarebbero stati impieghi perfettamente normali, che ci aspettavano- anche buoni – se li avessimo voluti. Non ci è mai passato per  la mente che non potessimo cadere in piedi in America, se volevamo farlo.

 

In quel senso, mentre  certamente parlavamo di rischiare tutto, non lo abbiamo fatto; in verità, parlando dal punto di vista economico, non potevamo farlo. Sebbene  voi, gli occupanti di Zuccotti Park, di altri raduni analoghi nel nostro paese, siate una  quadra eterogenea, molti di voi, so che  si sono laureati  in anni recenti.

 

Molti di voi sono stati accompagnati fuori da quei campus lussureggianti (o nei loro equivalenti in città) con la dovuta pompa e  cerimonia e molta di quella che passa come motivazione. Sono però pronto a scommettere che durante quelle cerimonie nessuno si è preoccupato di dire che voi (e i vostri genitori) eravate stati di fatto imbrogliati , privati  di decine di migliaia di dollari con la promessa implicita  che una “educazione” di questo tipo vi avrebbe avviato a una professione o almeno a  un mondo di lavori decenti.

 

Come sapete meglio di me, siete stati spennati dall’equivalente educativo di un mutuo subprime.  (http://it.wikipedia.org/wiki/Subprime). Il risultato è stato che molti di voi sono stati mandati fuori  da quei cancelli e direttamente – come dicono delle case che valgono meno di quanto è dovuto per i mutui,  sott’acqua.

 

Voi praticamente avete messo un mutuo sulle vostre vite per avere  l’istruzione e avete lasciato l’università gravati da così tanti debiti – un’autentica  bolla di  un bilione di dollari – che forse non potrete più raddrizzarvi, e non potrete se l’1% l’avrà vinta. Fatto ancora peggiore, siete stati mandati in un mondo che proprio in quel momento veniva spogliato del suo splendore, dove le possibilità di un lavoro decente stavano diventando rare  come le televisioni con le antenne  e i telefoni a disco.

 

 

 

 Mondi perduti e Utopia   

 

 

 

Una mia debolezza  sono i discorsi in occasione della laurea. Mi piace la loro forma, ma non la loro realtà quotidiana, e così ogni tanto ne faccio uno su TomDispatch.com anche se non me lo chiedono, discorsi per chi di noi è già andato in giro nel mondo e a cui  di rado viene riconosciuto il merito di non aver smesso mai di imparare.

 

In questo caso, però, non consideratemi come colui che fa  il discorso il giorno della laurea. Pensate che sia una laurea da autodidatta. E questa volta ci sono soltanto cose positive fino all’orizzonte. Dopo  tutto, non avete contratto un centesimo di debito perché voi e gli altri che sono a Zuccotti Park fanno le lezioni che avevate ricevuto. Prima avete cominciato a istruirvi nelle realtà dell’America del dopo tracollo e poi, abbastanza miracolosamente, siete andati a istruire anche molti degli altri.

 

Avete davvero cambiato   il tipo di discorsi in questo paese  in un attimo,  come scriveva Joshua Holland su Alternet.org, “da  conversazioni che si concentravano incessantemente sul deficit a una discussione dei veri problemi che ha di fronte Wall Street: la mancanza di impieghi,   la disuguaglianza che cresce  in modo vertiginoso e  i carichi di debiti delle  famiglie americane a corto di contanti, e la perniciosa influenza del denaro nella politica che ci ha portato a questo punto” – e, ancora più incredibilmente, senza nessun addebito.

 

In altre parole, non sono qui, come il tipico oratore che i fa i discorsi per la laurea, per motivarvi. Sono qui per dirvi che voi mi avete motivato.  Nei quattro decenni tra il momento in cui ho immaginato di aver rischiato tutto e quello in cui lo avete realmente fatto, la ricchezza e le disuguaglianze di reddito sono esplose in modi inimmaginabili  negli anni ’60. Per i normali Americani, i numeri che si traducevano in guai quotidiani hanno cominciato a precipitare negli anni ’90, gli anni di Clinton, e soltanto una bolla fraudolenta dei valori interni ha fatto sì che i tempi buoni durassero fino al 2008.

 

Poi, naturalmente  è esploso tutto al massimo. Voi, però, tutto questo lo sapete. Chi conosce meglio di voi la storia degli artisti della fandonia in campo economico e finanziario  che hanno messo in ginocchio questa nazione, hanno avuto un gran successo e hanno  lasciato il 99% nella polvere? Sono seguiti tre anni di silenzio stordito, come se gli Americani semplicemente non potessero crederci, non potessero comprenderlo,  a meno che non consideriate il movimento Tea Party.

 

Rendete  però merito  a quei bianchi  arrabbiati e avviati alla vecchiaia. Sono stati i primi a gridare per un mondo perduto (mentre denunciavano alcuni di quegli stessi salvataggi di banche  e le disoneste attività finanziarie che ci sono). Questo accadeva prima che, in un nano-secondo politico, l’espressione “Tea Party” è stata prevalentemente registrata, occupata ed è stata considerata proprietà dei funzionari repubblicani di vecchia data, degli amici delle grosse imprese, e di vari miliardari.

 

Questo non vi accadrà. Tra i vostri punti di forza, la mancanza di una lista di richieste della quale si sono lamentati così tanto i vostri  anziani, la vostra visione onnicomprensiva, e la vostra vena utopistica—il desiderio di creare una piccola società democratica nuova vicino al cuore finanziario pulsante di quella vecchia – vi renderà più resistenti alla cooptazione.  Aggiungete il fatto che, mentre qualsiasi movimento che si impegna per la   l’iniquità e l’ingiustizia è politico, voi siete, anche,  nel senso comune del termine, un movimento  incredibilmente apolitico.  Ripeto che questa, secondo me, è  parte della vostra forza. Assicura che né il Partito Democratico, né le sette della sinistra troveranno che sia facile trovare un piccolo punto di appoggio nei  vostri paraggi. Sì, a lungo andare, se durerete e crescerete, (come penso che accadrà), un tipo di politica più tradizionale si potrà formare attorno a voi, ma è improbabile che scomparirà insieme a voi come è scomparso il Tea Party  insieme ai funzionari repubblicani.

 

Il Tea Party è un movimento del passato in lutto per un mondo perduto e per la bella vita che se ne è andata insieme a esso. Tutto quello che dovere fare è guardare all’improvvisa esplosione di povertà nelle periferie  che si è verificata dopo il 2008, a  quel faro dorato del sogno americano  dopo la II Guerra mondiale, per sapere che è in corso qualche cosa senza precedenti.

 

Tanto tempo fa, nessuno immaginava che un mondo americano in cui si possedeva una casa e dei buoni impieghi, di benzina a poco prezzo e di bistecche ancora più economiche, sarebbe finito. Tuttavia, è stato gambizzato nei pochi decenni passati e non tornerà. Non per voi e per i vostri figli, indipendentemente da che cosa succede dal punto di vista economico.

 

Quindi non  fatevi delle illusioni: sia che lo sappiate o no, giovani come siete, anche voi siete in lutto, altrimenti Occupiamo Wall Street non esisterebbe. Al contrario del Tea Party, tuttavia, voi siete giovani, il che significa che siete anche un movimento del futuro sconosciuto, e questa è la vostra forza.

 

 

 

Educazione universitaria   da autodidatti

 

 

 

A questo punto fatemi confessare la mia passione per le biblioteche (anche se trovo che il silenzio che vi regna è snervante). Da bambino vivevo nell’epoca d’oro del vostro sogno perduto, ma in certo qual modo come un estraneo. Gli anni ’50 non erano un’età felice per la mia famiglia e non erano anni particolarmente felici neanche per me. Ero figlio unico, e mi rifugiavo nei libri. A meno di un isolato di distanza da dove abitavo c’era la succursale locale della biblioteca pubblica di New York City e in quei giorni, prima che i problemi degli adulti fossero diventati soltanto i materiali della TV,  mi rifugiavo lì, come Harriet the Spy (Harriet la spia)  per avere la mia esclusiva  nel mondo misterioso dei grandi. (L’unico problema allora era se il bibliotecario ti avrebbe fatto uscire dal settore riservato ai bambini; il mio me lo permetteva).

 

 

 

Ricordo che trascinavo a casa pile di libri : But not in the Shame di John Toland, ile opere Isaac Asimov sullo spazio, e Désirée , (un romanzo popolare su una donna che Napoleone aveva amato), spesso avendo scarse idee di che cosa fossero e senza nessuno che mi guidasse. Sugli scaffali della mia cameretta c’erano altri libri, compresi la maggior parte del Harvard Five Foot Shelf, (Lo scaffale di Harvard  alto 16 m) una collezione di classici in 51 volumi. Il mio mucchietto era stato recuperato dalla cantina allagata di qualcuno e avevano  il dorso leggermente  distorto e alcuni avevano macchie di muffa). Ricordo anche, però, che li prendevo dallo scaffale  con una certa meraviglia: Two Years Before the Mast (Due anni davanti all’albero della nave) di R. Dana (eccitante!), The Origins of the Species (L’origine  della specie)di Darwin  (impenetrabile!), The Odyssey (L’Odissea)  di Omero (i Ciclopi!”), ecc.

 

 

 

I libri – La “tecnologia” di Johannes Guttenberg  che ha più di 500 anni – erano i miei compagni, e anche  il gioco delle costruzioni di legno. Per fare passare il tempo, di solito li ammucchiavo  per creare il paesaggio – valli e montagne – all’interno del quale i miei soldatini combattevano le loro battaglie. Nella mia zona di benessere ci sono quindi biblioteche e autoeducazione.

 

Sebbene la mia strada sembrasse casuale a quel tempo, è probabile che non fosse per caso che 35 anni fa, sono diventato curatore editoriale ai margini dell’editoria tradizionali  e ci sono restato. Dopo tutto era la scusa pagata per ritirami nella mia stanza con i libri (futuri) e, non potendo farli diventare montagne valli, almeno trasformarli in una specie di eterno gioco e in  autoeducazione.

 

Tutto questo per dire perché, arrivando per la prima volta nell’accampamento di Zuccotti Park  e facendo quei pochi gradini in discesa da Broadway, oltre che per tutto il resto,mi sono commosso  anche per essermi trovato in una biblioteca informale all’aperto. La Biblioteca del Popolo, anche se mettere i libri divisi per categorie in bidoni di plastica su un tavolo non è esattamente il modo in cui una volta immaginavo La Biblioteca.

 

Comunque, essa non poteva essere più appropriata per Occupiamo Wall Street, con i suoi lunghi incontri all’aperto, i suoi oratori ed esperti che vengono invitati, gli autori che vengono in visita, i suoi continui dibattiti e discussioni, quella sensazione che quando si è lì si può parlare con tutti.

 

 

 

Come il miglior  sistema di biblioteche, è un’educazione universitaria da autodidatti  o forse una moderna versione del movimento Chautaugua per l’educazione degli adulti(http://it.wikipedia.org/wiki/North_Carolina_Central_University) Sembra che il vostro scopo sia educare voi stessi e poi tutti noi alle realtà e  alle ingiustizie della vita americana del ventunesimo secolo.

 

Tuttavia, per la guardia avanzata della vostra generazione elettronica affidarsi così pubblicamente a libri veri, libri che si possono prendere in mano, sfogliare consegnare ad altri – questo mi ha colto di sorpresa. Quei libri, che vi sono stati regalati, vi stanno arrivando dagli editori, da librerie private, dagli autori, e praticamente da quasi tutti. Mentre parlavo con qualcuno di voi, i bibliotecari di Zuccotti Park, ho visto arrivare la gente che apriva gli zaini  e distribuiva i libri.

 

Delle migliaia di volumi che ora avete, alcuni, come succede in tutte le biblioteche, sono presi e restituiti, ma alcuni no. Come mi ha detto Bill Scott, un bibliotecario seduto a un “tavolo di consultazione”  improvvisato, che aveva una grande sciarpa al collo indossava una giacca: “I libri ci vengono regalati e noi li regaliamo ad altri.”

 

 

 

Scott, un quarantaduenne di aspetto giovanile, professore associato di inglese all’Università di Pittsburgh,  trascorre il suo semestre sabbatico accampato nel parco.  Il suo libro, Troublemakers  (Provocatori ) sta per essere pubblicato ed è traboccante di entusiasmo. Ha ordinato un paio di copie che donerà ai ragazzi. “E’ il mio primo libro. Non l’ho ancora preso in mano. Metterlo nello scaffale della Libreria del Popolo, è come se tutti i  fili  della mia vita si riunissero insieme!”

 

Pensateci: sì i vostri coetanei nel parco stavano mandando messaggi sui cellulari, usavano tweet e caricavano  una tempesta di video on line.  Erano circoli di network sociali che trattavano dell’1%, del sindaco, della polizia e di chiunque altro si trovasse sulla loro strada.  Voi, tuttavia , stavate incoraggiando una tecnologia già relegata da molti nel bidone della spazzatura della storia della cultura.  Stavate scommettendo il vostro ultimo dollaro sul valore per il  vostro movimento di veri libri, proprio le cose che mi avevano tenuto vivo da bambino, che ho curato, pubblicato e perfino scritto da 30 anni.

 

 

 

Volevo fare qualche cosa di produttivo”

 

Quella biblioteca – infatti, quelle biblioteche a Occupiamo Boston,, Occupiamo Washington, Occupiamo San Francisco  e altri accampamenti – forse sono la parte del vostro movimento della quale si nota meno.. E tuttavia, avete messo su la vostra biblioteca non come  un ripensamento,  ma non appena avete iniziato a immaginare una società dove vale la pena vivere, un piccolo mondo tutto vostro. Non avete dimenticato i libri, e questo vuol dire che non avete dimenticato la vostra istruzione. Intendo dire una vera istruzione.

 

E’ stato sia generoso da parte vostra, e, molto semplicemente, motivante. Chi avrebbe ipotizzato che i libri,antiquati e  rétro sarebbero  stato al centro del grande movimento di protesta di questo paese di un nuovo secolo che ha perso la sua brillantezza.

 

Quando gli è stato chiesto come è iniziata la biblioteca, il bibliotecario”Scales” (alias Sam Smith), un ballerino biondo di 2° anni, disoccupato e ancora in calzoncini corti in un freddo  giorno d’autunno, ha risposto:” Nessuno sa esattamente chi la ha iniziata. E’ stata come l’immacolata concezione. Era semplicemente già lì.” Se il movimento stesso fosse un libro, questa frase potrebbe essere usata come la sua epigrafe. Anche se Occupiamo Wall Street  è di fatto iniziata da qualche parte (come è successo con la biblioteca), il modo in cui è esplosa globalmente in un nanosecondo, dà esattamente la sensazione che Scales ha descritto.

 

Quando gli hanno chiesto perché lui stesso fosse lì, ha detto semplicemente: “volevo fare qualche cosa di produttivo.”

 

In un’economia dove la “produzione” è volta via col vento, questo mi sembra avere un senso profondo. Chi non vuole essere produttivo nella sua vita? Perché una generazione che Wall Street e Washington sembrano assolutamente contendi di  metterli ai margini,     non vuole produrre qualche cosa di suo, come quella che  hanno adesso?

 

Non sono stato meno commosso, mentre ascoltavo un lungo incontro del Gruppo di lavoro per la biblioteca un sabato pomeriggio nel caos di Zuccotti Park – il rumore della folla attorno a noi, un complesso musicale che suonava lì vicino – quando una donna in piedi vicino a me ha interrotto l’incontro. Si è presentata come parlamentare  eletta  in una contea nella parte settentrionale di New York che era venuta in macchina a vedere di persona Occupiamo Wall Street. Voleva semplicemente che voi, i bibliotecari, sapeste che sosteneva ciò che facevate e che, mentre la sua contea finanziava ancora le biblioteche, stava diventando sempre più difficile farlo, data  la mancanza di soldi  e i bilanci locali.

 

In altre parole, mentre l’educazione  costa troppo cara per essere alla portata di un così grande numero di Americani e in molte comunità le ore di apertura delle biblioteche sono state tagliate o le biblioteche locali sono state chiuse, voi le avete aperte per farle funzionare.

 

Ecco alcune delle cose che voi, bibliotecari di Zuccotti Park, mi avete detto:

 

 

 

Bill Scott: Uno dei motivi per cui siamo qui è che viviamo in una società che promuove l’idea che l’educazione si dovrebbe comprare e vendere in un mercato aperto. Vogliamo stabilire che fa parte dei diritti umani. Ciò che dimostra la Biblioteca del Popolo è che i libri appartengono alla gente, come l’istruzione. La gente che ha debiti per il prestito studentesco, scoprono che la loro libertà e le loro opzioni sono limitate. Ha limitato molto le mie opzioni, per esempio. Sto ancora venendo fuori a fatica da una tonnellata di debito.”

 

Zachary Loeb, in quella che passa per essere la vita reale è davvero un bibliotecario:” Lavoro  con un orario ridotto, quindi mi alzo ogni mattina e passo due ore a spedire il mio curriculum, ma il lavoro non c’è lì fuori. Mi sto specializzando come archivista, ma nessuno mi prende a lavorare. Ho una laurea in biblioteconomia, non in filosofia, studi che volevo fare, per essere inserito in una lista di impieghi.  Ovviamente non lo sono.  Tantissime persone sono qui perché la situazione lavorativa è gravissima.

 

Sono attivista da molto tempo. Ho letto la rivista Adbusters  e ho visto l’appello per occupare Wall Street. Ero qui il primo giorno. Penso che abbiamo cambiato il tipo di discorsi in questo paese. Abbiamo dato il permesso alla gente di  reagire,  di parlarsi, di verificare  le proprie  idee confrontandole con altre contrarie alle loro  e di riflettere su decisioni che non dovrebbero essere  semplicemente prese dai potenti di Washington.

 

Frances Mercatanti-Anthony, attrice disoccupata  (la mia ultimo spettacolo teatrale è finito in agosto)  e scrittrice: “La conoscenza è lo strumento più importante che abbiamo. Quello che facciamo ora è offrire conoscenza alla gente che è stata privata dei diritti civili. La nostra raccolta di dati dei libri che abbiamo messo on line  (nella nostra Biblioteca del Popolo) rappresenta un grande simbolo del movimento, di democrazia, di conoscenza, e di condivisione.”

 

 

 

Illuminare il paesaggio

 

 

 

Ecco che cosa avete fatto  – la vostra rabbia e la vostra premura  – ciò che non sapete e che non vi importa di non sapere, ma anche quello che sapete –  ha illuminato un paesaggio che prima era lugubre. E ogni mossa fatta da coloro che vogliono liberarsi di voi è servita soltanto a spronare la vostra crescita.

 

Sono un tipo con la testa abbastanza a posto, ma in questo momento se  mi chiamatemi sognatore  non me la prendo affatto.  E’ importante sentirsi così per la prima volta dopo non so quanto tempo, e qualsiasi cosa accada da ora in poi, posso ringraziarvi di questo e per l’improvviso senso  di possibilità che lo accompagna.

 

Soltanto sei settimane  nel vostro movimento, sapendo così poco su dove state andando o su che cosa accadrà; è indubbiamente presto per cerimonie di laurea. Comunque, parliamoci  chiaro, siete cresciuti rapidamente, e, per quanto ne sappiamo, queste potrebbero essere state le sei settimane che hanno cambiato il mondo. Non c’è un limite, comunque, qui fuori, a dove potete costruire le vostre tradizioni, alla frequenza con cui potete laurearvi.

 

Quindi vi dico,  andate,    registrate i progressi fatti finora. Laureatevi come autodidatti. Non avete bisogno di me. Starò qui e prenderò in prestito un libro dalla vostra biblioteca e poi, quando lo avrò finito di leggere, proprio come suggerite voi, lo regalerò a qualcun altro.

 

Portate  i vostri cartelli. Teneteli in alto. Scandite i vostri slogan.  Fate suonare i batteristi mentre marciate. Andate verso Wall Street, verso il futuro, guardandovi indietro, ricordando esattamente che cosa hanno  dilapidato  i vostri  anziani,  il mondo che vi hanno lasciato, i debiti che hanno accumulato su di voi.  E la prossima volta che cominceranno a dirvi che cosa dovreste fare con il vostro movimento, prendete i loro suggerimenti con discernimento. Il futuro, dopo tutto,è vostro, non loro. Può essere l’unica cosa  che avete, proprio perché è così meravigliosamente sconosciuto, così profondamente imprevedibile. E’ questo  il vantaggio che avete su di loro perché è un fatto che Washington e Wall Street non hanno più modo di controllare ciò che fate.

 

In un mondo di miseria crescente, vi caricate non soltanto i vostri debiti, ma anche i nostri. E’ un peso che nessuno dovrebbe addossarsi, specialmente con l’inverno che incalza e quell’1% di adulti che sperano che il freddo vi faccia arrabbiare, nella speranza che comincerete a rompere le righe, a scoraggiarvi e a trovare la vita troppo penosa da sopportare, e sperando che l’inverno di New York vi escluda dal vostro movimento.

 

Io sono fiducioso che il fine settimana passato, in una bella giornata di autunno, voi, i bibliotecari, stavate già discutendo della necessità di comprare sacchi a pelo “del tipo Alaska” e un generatore per riscaldarvi; che voi, come il sindaco, state guardando avanti e state facendo progetti per l’inverno. Questa, dopo tutto, potrebbe essere la vostra Valley  Forge (http://it.wikipedia.org/wiki/Velley_Forge). Come mi ha detto  una delle bibliotecarie, l’attrice Frances Mercanti-Anthony: “Abbiamo tutto il mondo dietro di noi a questo punto. Vogliamo  tenere duro per il lungo viaggio. Se riusciamo a superare l’inverno, l’occupazione è destinata a rimanere.”

 

E forse ha ragione. Adesso, quindi, andate e qualsiasi cosa facciate, non andate a casa. E’ comunque sommersa e abbiamo bisogno di voi. Davvero. Il mondo è in un casino infernale, ma pensate che occasione avete  di prenderlo nelle vostre mani  e di fare l’impossibile.

 

 

 

Tom Engelhardt, cofondatore dell’American Empire Project e autore di The American Way of War:How Bush’s Wars Became Obama’s (Lo stile bellico americano: come le guerre di Bush sono diventate le guerre di Obama) e anche di The End of Victory Culture (La fine della cultura della vittoria), dirige TomDispatch.com del Nation’s Insitute, dove questo articolo è apparso la prima  volta. Il suo libro più recente, The United States of Fear (Haymarket Books) (Gli Stai Uniti della paura),  sarà pubblicato in novembre.  Per ascoltare l’audio intervista di Timothy MacBain nella quale Engelhardt discute del movimento Occupiamo Wall Street e che speranza costituisce nella nostra epoca cliccate qui: http://tomdispatch.blogspot.com/2011/10/whats-your-occupation-html o scaricatela sul vostro ipod  qui: http://itunes.apple.com/us/podcast-from-tomdispatch-com/id 357090817

 

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

http://www.zcommunications.org/a-self-graduation-speech-for-the-occupiers-of-zuccotti-park-by-tom-engelhardt

 

Fonte: TomDispatch.com

 

 

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

© 2011 ZNETItaly– Licenza Creativa Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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