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Di Amy Goodman

 

4 novembre

 

 

 

 

 

AMY GOODMAN:  Una nave canadese e una  irlandese sono partite tranquillamente mercoledì da un porto della Turchia, direte a Gaza. Democracy Now! ha dato per prima la notizia sulla nostra trasmissione in diretta mercoledì. Questa flottiglia rappresenta il tentativo più recente dei pacifisti  internazionali di rompere il blocco navale israeliano a Gaza. Precedentemente(in luglio, n.d.T) la Grecia aveva bloccato la partenza di varie navi di un’altra flottiglia diretta in quella zona. Nel 2010, le forze israeliane avevano ucciso nove pacifisti turchi, compreso un cittadino statunitense, su una nave che portava aiuti umanitari che si chiamava Mavi Marmara,  che faceva parte della prima flottiglia internazionale di questo tipo.

 

 

 

Ebbene, questa ultima flottiglia, composta da due navi, si chiama “Onde della libertà verso Gaza”. La nave canadese si chiama Tahrir, che in Arabo vuol dire liberazione, e la nave irlandese si chiama Saoirse, che in irlandese vuol dire libertà. Prima di salpare, David Heap, uno dei pacifisti canadesi che è a bordo della Tahrir, ha spiegato il nome della flottiglia.

 

 

 

DAVID HEAP: Dato che ha origine dalla seconda flottiglia, chiamiamo questa “Onde della libertà verso Gaza”, perché invece di considerarle come onde separate, singole, onde che si possono chiamare una, due, tre, in effetti la  immaginiamo come una serie continua di onde di solidarietà umana, onde continue di persone impegnate a sfidare il blocco in modi diversi, che provengono da paesi diversi, da porti diversi, con diversi gruppi di navi, ogni volta che sono pronte a partire, per sfidare il blocco in un modo che sia meno prevedibile di quello di una flottiglia che va ogni anno, ma anche più creativa.

 

 

 

AMY GOODMAN: Andiamo direttamente a un servizio in video. Le navi stanno navigando in acque internazionali. La corrispondente di Democracy Now!, Jihan Hafiz è a bordo.

 

 

 

JIHAN HAFIZ: E’ un momento emozionante per i pacifisti che hanno trascorso settimane progettando una  missione segreta a Gaza. Dopo numerose battute di arresto e complicazioni, una delegazione internazionale si è preparata a partire  da una città costiera nella Turchia sud-occidentale nella speranza di sfidare l’assedio israeliano della striscia di Gaza. I pacifisti a bordo delle navi canadese e irlandese, soprannominate  “Onde della Libertà verso Gaza”, si sono organizzate in circostanze insolite rispetto ai precedenti convogli per Gaza. I pacifisti hanno tenuto nascoste al pubblico tutte le informazioni riguardanti la flottiglia. Un  embargo dei mezzi di informazione era in opera per i giornalisti invitati a dare copertura giornalistica all’evento. I giornalisti che dovevano girare dei video non hanno avuto il permesso di tirare fuori le loro macchine fotografiche fino alla partenza delle navi. David Heap, un membro del comitato direttivo   della nave canadese,  la Tahrir, ci  spiega.

 

 

 

DAVID HEAP: Le macchine fotografiche le stiamo tirando   fuori adesso perché stavamo  cercando che tutto fosse tranquillo e discreto prima della partenza, perché non volevamo attirare l’attenzione sulla nostra iniziativa. Non volevamo mettere le autorità turche in una posizione difficile. Quindi la nostra partenza è stata come quella di un’imbarcazione da diporto privata. C’era un  discrepanza tra quello che riportavano i documenti delle nostre navi, secondo alla International Naval Survey Board (Commissione internazionale marittima di indagine) e  quello che ci era permesso di trasportare. Potevamo trasportare fino a 50 persone. Hanno un regolamento in base al quale un’imbarcazione privata da diporto può portare fino a 12 persone compreso il capitano. Molto controvoglia, quindi, abbiamo ridotto la nostra delegazione, la nostra delegazione internazionale scelta con tanta cura e abbiamo lasciato a casa 24 nostri amici.  Essi sono però con noi e appoggiano la nostra partenza.  Non riguarda noi, riguarda i Palestinesi di Gaza.

 

 

 

JIHAN HAFIZ : Karen Devito, un membro della delegazione canadese, ha cercato di arrivare a Gaza dalla Grecia l’estate scorsa, prima che le autorità greche, a causa delle  pressioni israeliane e statunitensi, hanno intercettato le navi prima che potessero arrivare in acque internazionali.

 

 

 

KAREN DEVITO: E’ sembrata quasi una replica di quello che è successo l’estate scorsa, quando non siamo potuti salpare. E’ stata una dimostrazione del fatto che il blocco era stato  esternalizzato ed è stato molto irritante.  Questa volta abbiamo dovuto lasciar fuori delle persone. E’straziante lasciare fuori i propri colleghi. E’ un momento dolce-amaro. Vogliamo però attirare l’attenzione sul fatto che la gente comune dovunque dovrebbe essere in  grado di vivere in pace e giustizia, e senza paura nella vita quotidiana  e senza la paura, soprattutto di essere invasi e occupati.

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Questa scatole erano le etichettate come  cibo, ma in effetti sono  piene di scorte di medicinali. La nave canadese trasporta  Gaza scorte di medicinali per un valore di 30.000 dollari, insieme a lettere personali di cittadini canadesi indirizzate ai residenti del territorio sotto assedio.

 

Sebbene  la guardia costiera turca abbia seguito da vicino le navi canadese e irlandese, entrambe le imbarcazioni  sono riusciti ad arrivare in acque internazionali senza problemi  e hanno iniziato li lungo viaggio  verso Gaza. L’ostacolo principale che ora potrebbe impedire alle due navi di raggiungere la loro destinazione finale è la reazione di Israele.  Nel maggio dello scorso anno, i commando israeliani hanno ucciso 9 pacifisti quando la flottiglia ha tentato di fare vela   per Gaza.

 

I pacifisti dicono che si sono addestrati alla resistenza non violenta nel caso che gli Israeliani abbordino le loro imbarcazioni. Kitt Kittredge è l’unica delegata americana. Dice che le persone che sono a bordo sono addestrate alla resistenza non violenta e sono preparate alla possibilità che gli israeliani intercettino la nave.

 

 

 

KIT KITTREDGE: Siamo appena arrivati in acque internazionali, e quindi sono entusiasta. Prevedo anche che l’esercito israeliano, probabilmente la marina stia pensando di abbordarci a un certo punto del viaggio verso Gaza e il blocco. E non ho paura. In realtà mi sento molto tranquilla. Ed è quello che siamo: una nave tranquilla e una flottiglia tranquilla che va a porre fine all’assedio.

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Mentre notizie della flottiglia continuano a circolare durante la notte, le forze israeliane hanno annunciato che la loro marina si prepara a impedire alle navi di raggiungere le coste di Gaza.  Per impedire un possibile assalto delle forze israeliane di sera, gli organizzatori stanno progettando che entrambe le navi raggiungano i confini territoriali di Gaza durante le ore diurne. Nel frattempo, entrambe le navi navigano liberamente in mare aperto. Jihan Hafiz per Democracy Now! sulla Tahrir in viaggio verso Gaza.

 

 

 

AMY GOODMAN: E ora si collega con noi Jihan Hafiz che è a bordo della Tahrir che è la nave canadese, una delle due della flottiglia diretta a Gaza e che proprio ora si trova  in acque internazionali. Vedremo se la potremo sentire chiaramente.

 

Jihan, sei lì? Jihan, sei lì? Jihan, mi senti?

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Sì, sono qui, Amy.

 

 

 

AMY GOODMAN: Molto bene.

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Sì, sono qui.

 

 

 

AMY GOODMAN: Se potessi soltanto dirci…..

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Sì, ti sento. Tu mi senti? Sì ti sento.

 

 

 

AMY GOODMAN: Sì, ti sentiamo bene. Ci puoi dare le ultime informazioni da dove ti trovi, in acque internazionali? Sei sulla Tahrir, la nave canadese. Siete già entrati in  contato con l’altra nave che è di fianco a voi, la nave irlandese? E quali sono i vostripiani, i piani del gruppo sulle due navi a  questo punto dell’itinerario?

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Sì, per la prima volta oggi, anzi da quando questo viaggio è stato progettato, le delegazioni della nave canadese hanno potuto mettersi fisicamente in contatto con la nave irlandese. Mentre navigavamo, il mare è

 

stato molto agitato e quindi essi non sono riusciti a salire sulla nostra  nave e noi non  siamo riusciti a salire sulla loro. Il programma, comunque, è di continuare la navigazione verso Gaza, malgrado le minacce che arrivano dal governo israeliano. Infatti, entrambi i gruppi si sono riuniti oggi per degli incontri con i giornalisti e i delegati che sono a bordo per discutere una strategia da adottare quando gli Israeliani intercetteranno la nave, se lo faranno, e che cosa succederà in seguito.

 

Siamo circa a 120, scusami, a 150/170 chilometri  a largo della costa di Gaza. Ci vorrà circa  un altro giorno per arrivare. Come ho detto nel servizio, i pacifisti e gli organizzatori di entrambe le navi, vogliono raggiungere i confini di Gaza, almeno la zona territoriale, finché c’è luce. Non vogliono trovarsi nella stessa situazione della Mavi Marmara che era stata assalita di sera. E vogliono evitare qualsiasi tipo di errata percezione della violenza, se venisse commessa. Come ho detto nel servizio, c’è anche un impegno  per la resistenza non violenta.  Ci siamo esercitati  oggi sulle navi  per essere sicuri che se veniamo a contatto con gli Israeliani, non  ci saranno scontri da parte di chi è sulle due navi. A parte questo, il morale è molto alto.

 

 

 

AMY GOODMAN: Jihan, c’è una nave che vi segue?

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Al momento no. C’era ieri notte, fino quasi alle 4 del mattino;  di fianco a noi c’era una nave non identificata che ci seguiva.  L’altra unica nave che ci seguiva fuori dalle acque internazionali era la guardia costiera turca.

 

 

 

AMY GOODMAN: Jihan, tu ci hai portato a fare un giro della nave sulla quale ti trovi, la Tahrir, e abbiamo incontrato alcuni dei pacifisti a bordo – Canadesi, Australiani, c’è anche un cittadino statunitense. Chi c’è sulla nave irlandese?

 

 

 

JIHAN HAFIZ: Ci sono soltanto delegati irlandesi. Alcuni di essi sono ex deputati.  Non siamo riusciti parlare con loro ma sappiamo che ci sono da 3 a 5 persone a bordo che sono ex deputati. Sono anche un gruppo che ha fatto sforzi continui tramite varie iniziative, per raggiungere Gaza. Alcuni dei delegati sono stati molte volte a Gaza in precedenza. Hanno programmato questo viaggio da soli, coordinandosi con il comitato direttivo qui. Ma, ripeto, non siamo riusciti a entrare in contatto con loro. Sembra che in questo viaggio stiano per conto loro, soprattutto per le condizioni del mare, ma anche per la segretezza dei piani. Sono una delegazione soprattutto irlandese.

 

Voglio anche dirvi che il numero delle persone sulla nave canadese è stato ridotto a 12 dai 36 che dovevano partecipare. Sulla Tahrir sono potute salire soltanto 12 persone, mentre sulla nave irlandese, soltanto 12 avevano il permesso di salire, ma sono riusciti a infilarne di nascosto alcuni altri. E quindi l’intera delegazione irlandese che è arrivata in Turchia per fare il viaggio a Gaza è presente. Coloro che hanno sostenuto l’impresa di questa nave sono ancora in Turchia. Alcuni sono tornati in patria e fanno il lavoro di logistica e anche quello con i mezzi di informazione, per comunicare con le persone sulla nave. Internet non ha sempre funzionato bene, ogni tanto si interrompe il collegamento. C’è però molto sostegno internazionale  da parte delle organizzazioni rappresentate su questa nave, e anche su quella irlandese, compresi molti comitati in giro per il mondo che appoggiano quello che è la flottiglia “Onde di Libertà verso Gaza”: praticamente un’estensione del movimento “Free Gaza” che intende rompere a tutti i costi il blocco.  

 

 

 

AMY GOODMAN : C’è paura a bordo della nave dove ti trovi, la Tahrir, la nave canadese della quale riguardo alla quale  stai facendo il tuo servizio? Ci sono 12 persone sulla nave, è giusto? Il capitano, sei pacifisti e 5 giornalisti?

 

 

 

JHIHAN HAFIZ: Sì, c’è preoccupazione. Direi “paura”. Penso che queste persone siano coraggiose, in quanto credono in quello che stanno facendo, e credono che quella che fanno è un’iniziativa pacifica e che, anche se gli Israeliani saliranno a bordo della nave o la intercetteranno, non ci sarà nessuna resistenza, nessuno scontro violento da parte di nessuno dei pacifisti. La preoccupazione, quindi, è quella di perdere molte attrezzature. Delle persone sono arrivate qui con i loro telefoni cellulari, i computer portatili. Io ho la mia attrezzatura fotografica. E quindi siamo preoccupati che se verremo detenuti in acque internazionali non sappiamo che fine faranno i nostri oggetti personali.

 

Ma ci preoccupiamo anche di che cosa succederà quando verremo arrestati. Quanto tempo durerà? E ci sono degli Arabi su questa nave e hanno espresso grande preoccupazione che, se fossero arrestati,  probabilmente i loro diritti legali non sarebbero rispettati come quelli dei delegati internazionali. Ci sono quindi gruppi di legali che lavorano negli Stati Uniti e in Canada per assicurarsi che chi ha problemi di visti o che si preoccupano di essere arrestati dagli Israeliani, avranno il rispetto di  tutti i loro diritti nel caso che la nave venga abbordata dagli Israeliani.

 

 

 

AMY GOODMAN: Jihan Hafiz, voglio ringraziarti per essere stata con noi e per aver fatto  il servizio per Democracy Now! a bordo della Tahrir, la nave canadese, una delle due navi di quella che chiamano la flottiglia “Onde della libertà verso Gaza” che è salpata ieri dalla Turchia, diretta a Gaza. Ci sta parlando mentre è in mare aperto. Seguiremo questo viaggio durante tutta la giornata, tramite tweets e informazioni, sul nostro sito web, democracynow.org.

 

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

http://www.zcommunications.org/report-from-gaza-bound-flotilla-attempring-to-break-israeli-blockade-by-amy-goodman

 

Fonte: Democracy Now

 

 

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

© 2011 ZNETItaly–Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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