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di Amira Hass – 3 novembre 2011

Ora che la Palestina è stata riconosciuta dall’organizzazione culturale delle Nazioni Unite, l’UNESCO, non sarà più un non-stato e non sarà meno occupata di prima. I suoi cittadini non saranno meno privi di libertà di quanto siano oggi, non meno sotto il giogo del dominio straniero israeliano.  Ma la loro disobbedienza civile nei confronti di Israele, degli Stati Uniti e del Quartetto [ONU, Stati Uniti, UE e Russia] fa nascere la speranza che i palestinesi non ritorneranno al tavolo dei negoziati, poiché i negoziati sono diventati un ostacolo al processo di decolonizzazione, condizione essenziale per la pace.

La richiesta palestinese di adesione alle Nazioni Unite è stata apprezzata, persino dai critici dell’Autorità Palestinese, perché è stata considerata la chiusura, per quanto ritardata, di un capitolo eccessivamente lungo.  Si tratta del capitolo in cui la dirigenza palestinese, in cambio di dubbie garanzie e di briciole di privilegi per un piccolo gruppo,  ha preso parte alla farsa dei negoziati anche se in realtà l’area destinata alla realizzazione del diritto dei palestinesi all’autodeterminazione continuava ad essere ridotta e frammentata.  Questo capitolo ha denunciato il fatto che i partiti dei vari governi di coalizione d’Israele dissentono su un’unica cosa: il numero e la dimensione dei ghetti palestinesi del piano generale d’Israele.

I palestinesi comuni hanno interpretato la richiesta di adesione alle Nazioni Unite come un atto che crea nuove regole del gioco.  Perciò molti sostenitori della mossa si svegliano al mattino con trepidazione:  hanno funzionato le tattiche da rullo compressore dell’Unione Europea e degli Stati Uniti?  Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas e i suoi eterni negoziatori sono tornati al solito sterile tavolo, quando è chiaro che Israele non ha intenzione di modificare il suo piano generale?

La misura in cui l’espressione “negoziati di pace” è stata prostituita si può dedurre da un’osservazione di un’ inviata dell’ONU presso il Quartetto, Helga Schmid. Il 26 ottobre, in uno sforzo estremo del Quartetto di impedire ai palestinesi di chiedere l’adesione all’UNESCO, ha detto – secondo fonti di Ramallah – che la richiesta di adesione e come la costruzione degli insediamenti: una provocazione.  Non è sufficiente che i paesi della UE non stiano punendo Israele per l’edificazione degli insediamenti (Ma’aleh Adumim o Givat Assaf,  sono tutti ugualmente delittuosi); ora l’inviata della UE si inventa una simmetria tra anni di violenza da parte del signore occupante e la legittima difesa dell’occupato.

In realtà gli accordi di Oslo hanno creato una falsa simmetria tra l’occupante/colonizzatore e l’occupato/colonizzato. Questa simmetria ha negato ai palestinesi una carta importante nei negoziati per la propria indipendenza: il riconoscimento, come questione di principio, della responsabilità di Israele e internazionale per aver trattato ingiustamente i palestinesi e per averli derubati della loro terra e dei loro diritti.

Ma i paesi dell’occidente, primi e soprattutto gli Stati Uniti, non si sono neppure attenuti a questa simmetria. Al massimo hanno sgridato Israele mentre ne rafforzavano lo status economico e politico internazionale, dimostrando che l’occupazione paga.  Ma hanno punito, e continuano a punire, i palestinesi come se fossero loro gli aggressori.

Il Quartetto, in un riflesso condizionato neocolonialista, ha minacciato che il grande capo avrebbe smesso di contribuire all’UNESCO: vergogna, nativi, è colpa vostra!  E’ una minaccia che suona stridula, così diversa dalla musica che si leva da Occupy Wall Street e da movimenti simili.

Ma le mosse diplomatiche presso le Nazioni Unite, non importa di quanta ristoratrice audacia, non sono sufficienti.  Allusioni al fatto che l’Autorità Palestinese potrebbe essere smantellata non sono neanche esse sufficienti ha chiarire che i piromani di Gerusalemme e Tel Aviv stanno mettendo a rischio il benessere sia della Palestina sia di Israele, se non il benessere di molti altri nella regione e oltre.

Non c’è alcun sostituto per la strategia della resistenza popolare in cui non ci sono VIP distinti che stanno a guardare ai bordi del campo (e nemmeno altri razzi Qassam o altri metodi che prendano di mira i civili, che hanno dimostrato la loro inutilità morale e pratica).  Ma non ripresentarsi ai negoziati è un passo essenziale al fine di rompere la routine dell’esproprio, cui il Quartetto partecipa.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.zcommunications.org/palestinians-must-say-no-to-negotiations-with-israel-by-amira-hass

Fonte: Haaretz.com

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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