di Robert Fisk – 29 ottobre 2011

 

 

 

Due giorni prima che Gheddafi venisse ucciso, stavo  leggendo   i giornali del mattino a Beirut, e ho scoperto una storia degna di nota che appariva sulla maggior parte delle prime pagine.

 

 

 

In quei giorni, il pazzo ex-imperatore della Libia era ancora nascosto a Sirte, ma c’era questa citazione del segretario di stato Americano, La Clinton, che parlava proprio  a Tripoli. “Speriamo che possa essere catturato o ucciso,” ha detto, “in modo che non dobbiamo più avere paura di lui.” Era così straordinaria, che ho sottolineato le parole della Clinton e ho ritagliato l’articolo da una delle prime pagine. (I miei archivi sono su carta). “Speriamo che possa essere presto catturato o ucciso.” Poi bingo. La NATO bombarda il convoglio sul quale stava fuggendo e il nostro vecchio  viene trascinato fuori da una fogna  ferito e viene eliminato.

 

 

 

Ora, in un periodo in cui l’America assassina regolarmente i suoi nemici, le parole della Clinton erano degne di nota perché almeno ammettevano la verità. Normalmente il dipartimento di stato e la Casa Bianca sfornavano le solite sciocchezze su come Gheddafi o Bin Laden o chiunque altro deve “essere portato davanti alla giustizia” e sappiamo che cosa significa. Questa settimana, però, tutta la faccenda è diventata molto più oscura. Richiesto di parlare della sua reazione personale, Obama il Buono ha detto che nessuno voleva arrivare a quella conclusione, ma che la morte di Gheddafi dovrebbe essere una lezione per “tutti i dittatori del mondo”. E sappiamo tutti che cosa intendeva dire. Il messaggio era soprattutto per Bashar al-Assad di Siria. Forse, si leggeva tra le righe, essi sarebbero andati incontro alla stessa brutta fine.

 

 

 

E ora, quindi sono qui a Damasco e ho chiesto ai Siriani che cosa ne pensassero di tutta la faccenda.  Ogni volta che dicevo che Gheddafi era un pazzo, erano totalmente d’accordo con me. Quando invece ho parlato con un dipendente del governo di livello molto alto e che lavora direttamente per la dirigenza siriana, mi ha parlato in termini leggermente diversi. “Non accettiamo alcun paragone,”, ha detto. “Però la gravità dell’uccisione di Gheddafi  è che in Occidente in futuro, diranno: “Vedete come si comportano i Libici? Vedete come si comportano gli Arabi? Vedete come si comportano i Musulmani?” Questo sarà usato contro l’Islam. E’ stato umiliante per i Libici più di quanto lo sia stato per Gheddafi ed è il motivo per cui temo che sarà usato contro tutti noi. Questa è la mia vera preoccupazione.”

 

 

 

Questa settimana, alla televisione siriana ho fatto notare che  Gheddafi era pazzo e che –qualsiasi altra cosa si pensasse di lui-  Assad non lo è. Il presentatore è stato molto d’accordo (naturalmente) con la mia affermazione Aspettate, però. Ho promesso di dire ai lettori che cosa è successo al programma. Ebbene, due giorni fa, per caso, ho incontrato il giornalista che mi aveva intervistato. Ahimè, ha detto, pensava che la traduzione e i sottotitoli non sarebbero stati pronti per la trasmissione del sabato sera. Forse avremmo potuto fare un’altra intervista in seguito. Credo che siamo di nuovo al vecchio modo di dire: vedremo.

 

 

 

In ogni caso, sono stato informato dalla sua assistente personale di “Quanto profondamente ferita ” la moglie di Bashar al- Assad, Asma fosse da un servizio apparso su The Indipendent un paio di settimane fa che faceva capire che lei fosse indifferente alla difficile condizione degli oppositori civili del regime uccisi dalle forze di sicurezza. La storia – non scritta da me-  parlava di un dipendente dell’assistenza  di Damasco che era presente a un incontro con la moglie del presidente, che aveva detto che – quando le aveva chiesto delle vittime- “non aveva avuto alcuna reazione”.

 

 

 

Inutile dire che questo servizio è stato divorato dai mezzi di informazione arabi, compresa al.Jazeera, la stazione televisiva più odiata da Assad. L’assistente di Asma mi aveva appena dato la relazione ufficiale dell’incontro scritta in arabo dalla   Mezza Luna Rossa Siriana  E’ una lettura interessante. I volontari della Mezza Luna Rossa hanno detto alla moglie del presidente che avevano ricevuto un miglior  trattamento dall’esercito  che ha una chiara dirigenza  piuttosto che dai servizi di intelligence ai posti di controllo  in tutta la Siria – hanno detto che i servizi segreti militari   non hanno  una direzione e dei principia chiari, almeno dal nostro punto di vista.  E che i veicoli del Ministero della sanità sono talvolta usati impropriamente da gruppi senza un controllo e questo ha creato una situazione di paura tra i cittadini”. Hanno detto alla  Signora Assad come è stato difficile per la Mezza Luna Rossa Siriana lavorare in zone pericolose e spostare i feriti.

 

 

 

“La signora Asma (sic) ha mostrato la sua comprensione per le difficoltà che incontrano i volontari,” dice il rapporto della Mezza Luna Rossa Siriana, “e ha espresso la sua profonda ammirazione per gli sforzi che fanno per essere utili al prossimo  e ai singoli individui…..e ha promesso di trasmettere alcune delle loro richieste alle autorità.” La visita della Signora Assad è stata “informale” e la discussione “cordiale”.

 

 

 

 

 

Nei giorni seguenti, continuava il rapporto della Mezzaluna Rossa Siriana, il comportamento ai “posti di controllo della  sicurezza” nei confronti dei volontari era migliorato. Un successivo rapporto nel settimanale Syria Today, dice che la signora Assad ha detto ai volontari delle Mezzaluna Rossa, che “devono rimanere neutrali e indipendenti in questo periodo, concentrandosi soltanto sui bisogni umanitari”.

 

 

 

Ecco qui.  Certamente non indifferente, certo non una condanna sonora degli abusi dei diritti umani. Naturalmente posso capire il problema  di Asma al-Assad. Se avesse parlato direttamente contro l’uccisione dei dimostranti, naturalmente, la stampa e le televisioni  di tutto il mondo avrebbero detto che la signora Asma difendeva i diritti umani. I titoli sarebbero stati di carattere politico, e avrebbero detto: “Il presidente siriano attaccato da sua moglie.” La verità, temo, è che quando comincia una guerra, non basta vincerla. Anche se si è la moglie del Presidente.

 

 

 

Da Znet – Lo spirito della resistenza è vivo

 

 

 

http://www.zcommjunications.org/what-the-killing-of-gaddafi-means-to-syria-by-robert-fisk

 

 

 

Fonte : The Indipendent

 

 

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

 

 

 

© 2011 ZNETItaly– Licenza  creativa Commons  CC BY-NC-SA-3.0

 

 

 

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