Rompere l’incantesimo

 

23 ottobre 2011

 

Di Paul Street

e Alex Doherty

 

Fonte: New Left Project

 

1. Lei era presente a Occupiamo Iowa City: quale è stata la sua impressione di quell’occupazione: la misura, il  tipo di  partecipanti, e il modo in cui si prendevano decisioni tattiche?

 

Ho marciato con il movimento Occupiamo Chicago il 2 ottobre e ho partecipato alla mia prima Assemblea Generale (AG) (c’erano almeno 150 persone in uno spazio pubblico in centro città) con quel gruppo il giorno seguente. Ero a New York per un evento editoriale  e ho visitato due volte il posto dell’occupazione originaria.(il 4 e il 5 ottobre), compreso il giorno in cui decine di migliaia di membri dei sindacati hanno fatto una marcia di solidarietà a Zuccoti Park partendo da Piazza Foley

La sera che mia moglie ed io siamo tornati ad Iowa City (IC) ci siamo avviati verso    la palestra e ho visto tutte quelle tende a College Green Park, che è appena a tre isolati da casa nostra. Ho detto.”Scommetto che c’è un movimento Occupiamo laggiù.” Abbiamo parcheggiato e ci siamo avviati. C’erano circa 40/50 persone, per lo più giovani che tenevano un’assemblea generale : una discussione democratica  per prendere decisioni su cose tipo procurarsi cibo e coperte, come arrivare ai mezzi di informazione, e altro.  Mi hanno detto che il primo raduno di Occupiamo Iowa City aveva radunato 200 persone.

C’erano circa 30 tende nel parco. Le assemblee generali a Iowa City hanno avuto una buona partecipazione e hanno radunato gruppi formati da 30-40 persone. Sabato scorso Occupiamo Iowa City ha organizzato un’animata dimostrazione davanti alla locale sede della banca Fargo Wells. C’erano oltre 150 persone, arrabbiate e urlanti. Non ho avuto difficoltà a fare intonare alla folla due slogan: “Combattete i ricchi, non le loro guerre” e “Come risolvere il deficit: fermare le guerre e tassare i ricchi.” Erano presenti moltissime persone appartenenti ai sindacati.

I partecipanti che ho incontrato nelle tre città e che ho visto in azione sono abbastanza diversi. Ho incontrato ex-Democratici disillusi ed ex-sostenitori di Obama che vogliono ricercare qualche cosa di nuovo e di diverso. Ho incontrato pochi libertari (personalmente penso fossero confusi) del genere Ron Paul. C’è un grosso contingente dell’Unione degli studenti laureati dipendenti dell’Università dello Iowa nella capitale. C’è un gruppetto  di anarchici di sinistra che sono contenti di vedere una nuova lotta popolare contro la concentrazione di ricchezza e di potere che è intesa a condurre l’azione e il processo democratico e a costruire un movimento nel periodo elettorale e oltre. Ci sono pochi membri del partito Verde nel gruppo di Iowa City.

Alcuni partecipanti sembrano vagamente insoddisfatti al di fuori di qualsiasi orientamento politico o ideologico. Sentono che c’è qualche cosa di veramente sbagliato in America e nel mondo; questo dipende molto dal potere dei ricchi; e col fatto che i soliti canali politici (elezioni e candidati e il “sistema con due partiti”) non hanno più  nulla di positivo da offrire e forse non lo hanno mai avuto.

Il movimento sembra fluido. La gente sembra aperta a nuove e diverse prospettive e scettica a scegliere qualsiasi posizione o “linea” fissa. Non trovo alcuna resistenza quando dico alla gente che il problema è “la dittatura non eletta del denaro” che nasce dalla tendenza insita nel capitalismo verso la concentrazione della ricchezza e del potere.

Ci sono dei senzatetto che hanno trovato una comunità e un senso di responsabilizzazione e anche cibo e un ricovero sul luogo delle manifestazioni (il gruppo ha votato per dare ai senzatetto e a chi ha fame delle donazioni che ottengono dalla comunità). Penso che le sedi dove c’è il movimento Occupiamo  si sono assunti una specie di ruolo di servizio sociale diretto in tutto il paese.

Anche se Iowa City è una città universitaria, non ho visto quasi nessun  professore universitario agli incontri ai quali ho partecipato.  Penso che alcuni professori simpatizzano con la causa del movimento e comunque  lo  appoggiano. Questo fatto è un’ulteriore confutazione della tesi di Fox News e dei programmi delle radio di destra  che le università americane sono una specie di focolaio di radicali  di docenti di ruolo  che sono usciti a salvare il mondo.

Il percorso per avere il  consenso può essere talvolta frustrante e noioso. I problemi principali sono: quanto tempo ci vorrà e il modo in cui esso può talvolta permettere ai  piccoli gruppi di fare ostruzionismo. Il percorso del  consenso richiede davvero delle buone capacità  da parte dei moderatori. Ho notato un significativo miglioramento nell’efficienza dell’ AG nel tempo. L’ho vista operare abbastanza bene e molto democraticamente quando i moderatori sono abili e conoscono il loro compito.  Si vede e si sente che il processo à volte dà più potere. I piccoli comitati che le AG hanno creato hanno reso possibile fare molte cose pratiche: mantenere il campo, comunicare con il parco municipale con le autorità che danno i permssi,    invitare oratori esterni e tenere eventi (ho tenuto un dibattito sulla disuguaglianza economica la settimana scorsa), comunicare con gli altri gruppi che occupano, sollecitare donazioni e altre forme di assistenza, produrre  materiali  da mettere a disposizione di tutti,  organizzare marce e dimostrazioni e altro.  

La mia impressione complessiva è favorevole.

 

2. E’ rimasto sorpreso dalla nascita del movimento Occupiamo? Perché crede che il movimento sia sorto in questo particolare momento? Che cosa porta avanti le proteste?

 

Da un po’ di tempo [2] speravo e quasi mi aspettavo un certo tipo di sollevazione genuina, populista di sinistra (qualche cosa di più autenticamente tradizionale e contrario alle istituzioni rispetto ai Tea Party [1] falsamente populisti, fatti di repubblicani di destra e finanziati dalle grosse imprese), e non lo ho vista in questo attuale evento più di quanto la vedessi nell’occupazione  della fabbrica Republic Windows & Doors ( Chicago, dicembre 2008) o nelle ribellioni di Madison, nel Wisconsin (negli scorsi mesi di  febbraio e marzo). Ci sono tante cose che non conosco sui modi e le ragioni per cui i militanti principali di New York si sono uniti nella loro azione in quel preciso momento, ma l’idea di Adbuster di  occupare il ventre della bestia finanziaria mondiale seguendo un po’ il modello di Piazza Tahrir è stato un colpo di genio.  E’ geniale anche lo slogan “Siamo il 99 per cento”, che è molto semplice e facile da ricordare e da ripetere e riflette qualche cosa di molto reale su chi comanda l’America. Forse in realtà è il 10% o perfino (se ci mettiamo anche la classe scelta dei manager, dei professionisti e/o dei coordinatori), il 20 per cento che possiede e gestisce il paese, ma siamo onesti: “noi siamo il 99 per cento” si scandisce molto meglio che “noi siamo il 90 per cendi quante più sono le  persone in nome delle quali  il movimento sostiene di poter  parlare (e quanto più possa far sembrare isolata l’aristocrazia) meglio è.

Il momento era quello giusto. L’estate scorsa è stata come l’ultimo chiodo che si mette sulla bara dell’ultima speranza  che ci sia qualche cosa di lontanamente simile a un cambiamento democratico in offerta da parte della Casa Bianca, dal Partito Democratico, e di fatto dall’intero processo politico di Washington  in rovina. Da un po’ di tempo la lezione stava cominciando ad avere effetto.  Ho previsto e denunciato dall’inizio i progressivi “tradimenti” di Obama (quelli profondamente conservatori e neoliberali-corporativi) [3 ]. Ho documentato i “tradimenti” (l’altra faccia della medaglia delle promesse mantenute a Wall Street e alle élite delle grosse imprese che hanno messo Obama nello studio ovale con il contributo economico da record  per la campagna elettorale ) da più di due anni, ormai. Non tenterò di trattarli in questa sede tranne che per dire che Bill Greider  ci aveva visto giusto quando ha scritto in una colonna del Washington Post che all’inizio della “nuova” presidenza: “Dappertutto la gente ha imparato una lezione brusca  sul potere, su chi lo detiene e chi non lo detiene,” ha scritto Greider. “Hanno osservato Washington correre a salvare proprio gli interessi finanziari che hanno causato la catastrofe. Hanno imparato che il governo ha un sacco di soldi da spendere quando le persone giuste lo vogliono.” [4] E dopo il 20 gennaio 2009, hanno avuto la lezione con i democratici con il potere nominale– un punto critico.

La crisi fabbricata del tetto del debito in  luglio agosto ha detto tutto. C’era la maggior parte della popolazione che credeva (a ragione) in mezzo a una recessione umana continua e brutale che il problema  principale della nazione (immaginate!) fosse la disoccupazione massiccia, che la priorità massima del governo dovesse essere la creazione di posti di lavoro, non la riduzione del deficit,  che i ricchi hanno troppi beni e potere e che il modo migliore di ridurre il deficit  (per quanto possa importare)) è di tassare gli sporchi ricchi. Nessuno di questi sentimenti della maggioranza era lontanamente rappresentato a Washington durante il fiasco del tetto del debito che è finito con Obama che di nuovo si “arrendeva” alla destra e al  mondo degli affari  accettando un accordo che tagliava le spese sociali  senza aumenti di tasse per i ricchi o per le loro imprese. Si trattava del completo disprezzo della cittadinanza (identico al governo nelle teoria democratica standard) in accordo con i desideri dell’élite economica, la dittatura non eletta del denaro – “l’Uno Per cento” che ha rischiato  per la democrazia   e ha annesso i processi politici e della      politica della nazione a altro (Adbusters si preoccupa giustamente del controllo della ricchezza sulle menti, i sentimenti, la cultura e gli stili di vita). Era proprio assurdo.

Volevo che Obama vincesse le elezioni del 2008 perché pensavo che ci fosse potenziale radicale negli elettori e nei cittadini statunitensi , specialmente nei più giovani, facendo l’esperienza di vita con un’amministrazione democratica invece che con George W.Bush o con uno dei suoi successori del GOP (Grand Old Party – Il grande vecchio partito, cioè quello repubblicano). Volevo che gli americani venissero in contatto più diretto e visibile con la natura bipartisan del sistema imperiale e affaristico statunitense e affrontassero la differenza tra le loro aspettative in aumento  la dura realtà del persistente dominio delle grosse imprese che gestisco no le cose  dall’alto verso il basso, di quello  finanziario  e  militare con i Democratici al timone solo nominale della nave statale. Volevo che fossero soggetti alla realtà che (secondo le parole dello scrittore marxista Doug Henwoods) “va tutto ancora malissimo” quando i democratici avevano nelle mani i più importanti uffici politici – che la realtà istituzionale fondamentale è la stessa. Come ha detto il pacifista, autore e saggista Stan Goff su Facebook l’anno scorso, “sono contento che Obama sia stato eletto perché altrimenti la gente darebbe la colpa della guerra a Mc Cain e ai Repubblicani e continuerebbe con l’illusione che le elezioni possono essere la nostra salvezza.”  L’età di Obama speravo che sarebbe stato un momento molto istruttivo per le persone di sinistra con il gusto di un’azione diretta e movimenti sociali che andasse molto oltre le grandi quantità di denaro, i grandi mezzi di comunicazione e gli spettacoli focalizzati sui  candidati alle elezioni  che essi chiamano democrazia.

Penso che un po’ di quella specie ironica di speranza sta portando i suoi frutti con il movimento OWS (Occupy Wall Street – Occupiamo Wall Street). Di recente il Wall Street Journal ha pubblicato un contro-editoriale del sondaggista conservatore democratico Dug Schoen, la cui ditta aveva fatto un indagine casuale  su circa 200 dimostranti  che erano allo Zuccotti park il 9 e il 10 ottobre. L’esperta ricercatrice di Schoen, Areille Alter Confino ha determinato che “una schiacciante maggioranza di dimostranti appoggiava Obama nel 2008” ma che adesso più della metà lo disapprovavano. Meno della metà voteranno per  eleggere di nuovo Obama nel 2012. Almeno un quarto non voterà affatto e meno del 32% si chiamano Democratici. Un terzo (il 33%) dicono di “non essere  rappresentati da alcun partito politico.”

“Ciò che lega insieme una grande maggioranza dei dimostranti  – a prescindere dall’età dalla condizione socio-economica o dal grado di istruzione,” dice Schoen in termini  orripilati   (il punto del suo editoriale è che i Democratici stanno facendo “un errore critico abbracciando il movimento OWS) è “un serio impegno verso la politiche di sinistra: opposizione al capitalismo del libero mercato, e appoggio alla ridistribuzione radicale della ricchezza, la regolamentazione intensa del settore privato, e le politiche protezioniste per far sì che i lavori americani non vadano all’estero.” [5].

Ora, qualsiasi sia la vera precisione dei primi risultati di Schoen e la debolezza delle sue domande e della metodologia (il capitalismo del libero mercato non è mai realmente esistito nella storia degli Stati Uniti e non descrive neanche lontanamente il sistema delle grosse imprese sponsorizzato fondamentalmente dallo stato cui si oppone il movimento OWS), io penso davvero che è in procinto di fare  qualche cosa di più di quanto probabilmente vuole riconoscere. Tra le altre cose il movimento OWS riflette il fatto che molti giovani hanno imparato la lezione dell’ascendente falsamente progressista di Obama fondato sulla SPERANZA e CAMBIAMENTO cui sono seguiti, durante il suo governo,  dai  “tradimenti” di NESSUNA SPERANZA e CONTINUITA’. I ragazzi capiscono che la “democrazia “ americana non è meno azzoppata dalla nube scura delle grandi ricchezze e dal governo delle grosse imprese quando i Democratici avevano il potere nominale che  quanto  lo hanno i Repubblicani. Essi afferrano che il vero cambiamento progressista e democratico può venire soltanto da un’epica lotta di popoli contro la ricchezza concentrata e il potere  – una lotta che va alla radice economica del decadimento sociale, ambientale e politico. Molti di loro adesso sanno sulla loro pelle che (per citare Howard Zinn) “non si parla di chi è seduto alla Casa Bianca” (o nella residenza dei governatori o nell’ufficio del congresso o nel consiglio comunale) alla fine della giornata.  Si parla di “chi fa i sit-in”,  marcia, dimostra, occupa, e (ultima cosa ma non la meno importante) chi organizza quotidianamente iniziative più grandi e migliori delle “stravaganze quadriennali [elettorali] personalizzate” (come dice Noam Chomsky) dei  padroni. Sanno anche che il vero e duraturo cambiamento progressista implica la ristrutturazione democratica dei rapporti interconnessi dell’umanità verso se stessi e la natura. Le preoccupazioni ecologiche sono molto molto serie tra molti degli occupanti che ho incontrato.

Il problema verso il quale gravitavano – il controllo delle politiche e della politica e  di altro da parte degli sporchi ricchi – capita che riecheggi nella maggioranza progressista degli Stati Uniti che odia la super concentrazione di ricchezza e di potere in America. Una vasta parte di dati di indagini statistiche mostra che il pubblico americano è molto a sinistra di entrambi i partiti regnanti degli affari nella nazione. Come ha recentemente notato Kevin Young su ZNet, “il pubblico è ferocemente diffidente del potere delle grosse imprese e pensa che i lavoratori dovrebbero avere molto più reddito, protezioni nei luoghi di lavoro, e influenza politica rispetto a quella che hanno. Delle forti maggioranze credono che il governo abbia la responsabilità di assicurare che tutti abbiano la possibilità di mangiare, di avere un’istruzione e l’assistenza sanitaria. Per quanto riguarda le tasse e la spesa, i sondaggi hanno ripetutamente confermato che delle maggioranze sono a favore di grossi tagli al bilancio militare, tasse più alte per i ricchi, e      al governo alle spese per creare posti di lavoro; questa tendenza  è valida per i sondaggi degli ultimi due mesi. Tuttavia il disgusto pubblico per la natura non rappresentativa della politica degli Stati Uniti e per ciò che Edward Herman e David Peterson chiamano “la dittatura non eletta del denaro” è altissimo. Un sondaggio del 2010 del Programma sulle attitudini della politica internazionale ha trovato che un eccezionale 81 per cento del pubblico statunitense pensa che il loro paese “è abbastanza gestito da pochi grossi interessi.”

Tra il 50% di Americani che si considerano abituati alle  proteste OWS, il 79% pensa che la differenza tra ricci e poveri è troppo grande negli Stati Uniti; il 68% pensano che i ricchi paghino tasse basse, il 73% è a favore di un aumento di tasse per i milionari, e l’86% pensa che Wall Street e i suoi lobbisti godano di eccessiva influenza su Washington. Non bisogna meravigliarsi che dopo tre settimane di OWS un sondaggio del TIME abbia trovato che il 54% degli Americani aveva o  un opinione “molto favorevole” (25%) o “piuttosto favorevole” (29%) riguardo al movimento. OWS è notevolmente più popolare tra gli Americani che il cosiddetto Tea Party, falsamente populista, una creazione dall’alto verso il basso del mondo degli affari  di destra e delle élite Repubblicane che dominano i mezzi di informazione finanziati dalle grosse aziende e che è stato venduto come movimento di cittadini genuino, indipendente e  anti-istituzionale.

 

  3. Quale è il suo parere sulla posizione ideologica dei dimostranti? E’ un movimento riformista social democratico? E’ un movimento che mira ad andare al di là del capitalismo? Se è  un misto, allora quale proporzione è a favore di una via più radicale, quale ha obiettivi più limitati e come i diversi aspetti interagiscono e si collegano?

 

E’ un miscuglio. Io ho soltanto un’impressione formale, non un’indagine scientifica, e nella cosa più prossima che possiamo avere a una indagine di questo genere (il sondaggio Schoen di cui ho parlato prima) i sondaggisti non hanno esaminato la differenza tra il riformismo e sentimenti più rivoluzionari. La gente che ho incontrato sembrano spaccati tra coloro che pensano che sarebbe sufficiente riformare il capitalismo e renderlo più umano e progressista (rendere il capitalismo meno avido, violento e, insomma, meno capitalista) e quelli che pensano (come me) che l’unica strada realistica per l’umanità  sempre a più  breve  termine è superare il sistema del profitto. Collegato con questo c’è una differenza tra (a) quelli che sembrano parlare molto delle grosse imprese e dei ricchi (questo comprende un piccolo numero che sembrano essere libertari, sfortunatamente) ma non del sistema di fondo del capitalismo e  (b) quelli che pensano che il potere delle grosse imprese e la concentrazione di ricchezza e l’influenza non possono in definitiva essere adeguatamente comprese e contrastate senza comprendere e sfidare il capitalismo e senza operare per sostituire il capitalismo con qualche forma di socialismo democratico. All’interno di elementi anti-capitalisti, ci sono le solite differenze all’interno e tra le diverse varianti di anarchismo e marxismo.

Queste e altre divisioni interne sembrano secondarie proprio in questo momento rispetto al più grande impegno immediato di costruire ed espandere un movimento democratico populista contro la plutocrazie e l’austerità e per avere cose di cui la gente ha bisogno:buoni impieghi, distribuzione equa, maggiore giustizia sociale e sicurezza,  maggiore democrazia,  riduzione delle spese imperiali e un dividendo per la pace, ecologia vivibile, cibo sano, assistenza medica per tutti, miglioramento degli alloggi, delle infrastrutture e dell’istruzione. Penso che i radicali e i riformatori abbiano bisogno gli uni degli altri e che le lotte per la rivoluzione e per le riforme siano inseparabili dal punto di vista dialettico. Il capitalismo americano ha esaurito la sua capacità di rispondere alle richieste riformiste in modo significativo. Non ha più nulla da offrire all’umanità se non solo morte e distruzione: guerre infinite, narcisismo senza anima, perpetua disuguaglianza selvaggia e austerità, brutto autoritarismo (sia duro che morbido), e ecocidio fatale (pensate al gasdotto  Keystone). E’diventato del tutto malvagio per l’umanità. …E’ “socialismo o barbarie se siamo fortunati” (Istvan Meszaros). Questa dura diagnosi e il rimedio inesplicabile diventeranno evidenti per tutti quelli che  si impegnano in una lotta continua, a lungo termine, amica del popolo contro i ricchi che stanno distruggendo una terra vivibile e crocifiggendo l’umanità su una croce di avidità.

 

4. Lei ha sostenuto che il Partito democratico avrà poco successo nei suoi tentativi di cooptare il movimento. Perché crede che sia vero?uale  Q

 

 

Potrei sbagliarmi riguardo a questo, Dio lo sa. Il sondaggio Schoen ha trovato che il 44% (di gran lunga troppi per i miei gusti) dei dimostranti di Zuccoti Park “approvano” Obama, che un terzo (troppi anche questi) si chiamano democratici e che il 49% voterà per Obama nel 2012. Ho dei dubbi sull’esattezza di quei numeri e sospetto che riflettano il fatto che molti dei dimostranti più astuti e radicali probabilmente (e correttamente secondo me) hanno rifiutato di partecipare a un’indagine formale. E’ probabile, tuttavia, che ci sia un contingente più che trascurabile e moderato con il quale i Democratici seducenti potrebbero lavorare all’interno del movimento.

Penso che lo  sforzi di cooptazione dei Democratici sia l’attuale principale  minaccia al movimento. Quegli sforzi sono in pieno svolgimento, come ho documentato di recente [6]. La mia sensazione che non sia facilmente cooptabile, è un’impressione ricavata dalle conversazioni che ho avuto con glia attivisti e dalle affermazioni del movimento nelle quali ho visto e sentito i militanti dire abbastanza esplicitamente che questo è un movimento sociale indipendente a lungo termine e anti-istituzionale che non finirà e che è deciso a sfidare le istituzioni fondamentali alla base del governo della classe elitaria. Il mio ottimismo nasce anche dal profondo dell’attuale  crollo americano e mondiale, la più grossa crisi del capitalismo verificatasi dai tempi della  Grande Depressione, la prima vera crisi del capitalismo nella sua fase neoliberale.  La disoccupazione reale o effettiva del 16% (o maggiore) unita con cifre record di povertà negli Stati Uniti (46 milioni in base all’ultimo conteggio) e sovraccarichi massicci di costante debito personale e con la crisi ambientale e altro, fanno apparire patetici i discorsi intimi di  sapore populista fatti dai venditori di speranza pagati dal partito. Si è aperto il sipario dietro Il Mago di Ozbama [7] per rivelare le vere forze che controllano lui e altri politici che vogliono ottenere e mantenere la carica più alta nella “società per azioni America”. Vedo un   gruppo   notevolmente nuovo di giovani adulti e altri che capiscono come mai prima che  non funziona più andare in una cabina elettorale e battere i tacchi e sperare di essere magicamente trasportato nella patria del un bel sogno americano. Dorothy si è svegliata dalle sue fantasie e ha deciso di  andare   contro l’incubo reale dello stato portato alla morte dalle  grosse imprese. Ha cominciato  a scoprire e ad affrontare i crudeli baroni della finanza e delle imprese all’interno e oltre il loro covo dell’est,  Wall Street, i finanziatori dalle tasche profonde che stanno dietro Ozbama, non  così grande e potente e al resto della classe politica che succhia denaro e che contamina la corrotta Città di Smeraldo. Dorothy è saltata fuori dalla bara dell’urna elettorale per prendere a calci nel sedere alcuni plutocrati e per salvare l’umanità. Non compra più la pozione miracolosa falsamente populista dai ciarlatani politici che sono a servizio dei ricchi: Bill Clinton, Nancy Pelosi, Ronald Reagan, e Barack Obama, Zinn lo ha detto bene nel maggio 2007 quando il paese stava per essere  completamente alla mercé di Obama: “ A parte    poche  rare persone ….i nostri rappresentanti sono dei politici, e rinunceranno alla loro integrità, sostenendo di essere “realistici”…Non siamo politici, ma cittadini. Non abbiamo cariche alle quali  aggrapparsi, soltanto le nostre coscienze, che insistono a dirci la verità.” [8].

 

Paul Street (www.paulstreet.org) è autore di numerosi libri, tra i quali: Empire and Inequality: America and the World Since 9/11 (Paradigm, 2004) [ L’impero e la disuguaglianza: l’America  e il mondo dall’11 settembre], The Empire’s New Clothes: Barack Obama in the Real World of Power (Paradigm,2010), [ I vestiti nuovi dell’impero: Barak Obama nel mondo reale del potere] e (insieme ad Anthony DiMaggio): Crashing the Tea party: Mass Media and the Campaign to remake American Politics) (Paradigm, 2011). [Il fallimento del  Tea Party: i mezzi di informazione di massa e la campagna per rifare le politica americana]. Street parlerà del suo ultimo libro  ( e del movimento OWS) presso la 57th Street Books a Chicago (mercoledì 2 novembre alle 6 p.m.), presso la Third Unitarian Church a Chicago (domenica, 6 novembre alle 9 a.m.) e alla Prairie Light Books ad Iowa City (lunedì 7 novembre alle 7 p.m). Si può contattare Street scrivendo a  paulstreet99@yahoo.com

 

[1] Vedi Paul Street e Anthony di Maggio, Crashing the Tea Party:Mass Media and the Campaign to Remake American Politics (Paradigm, 2011)

[2] Ho scritto così nella primavera dl 2009: “Non è troppo tardi perché I militanti genuinamente progressisti e i cittadini, perseguano  un cambiamento radical-democratico a dispetto  sia del sistema di profitto e dei guardiani di quel sistema, il Partito democratico. Possiamo  andare verso  un nuovo momento populista negli Stati Uniti, malgrado  gli sforzi delle principali istituzioni politiche, economiche, ideologiche, e di comunicazione. Mentre i giganteschi salvataggi in campo      finanziario espongono il  grave divario esistente   tra l’investitore e le classi politiche e la vasta  cittadinanza,   “ la gente dappertutto ha appreso una lezione esplicita   sul potere, chi ce l’aha e chi non ce l’ha.   Hanno guardato Washington correre al salvataggio proprio di quegli interessi finanziari che hanno causato la catastrofe. Hanno appreso che il governo ha un sacco di soldi da spendere quando le persone giuste lo vogliono. “Dove è il mio salvataggio” è diventata la triste battuta ai banconi dei bar e nei cantieri di tutta la nazione. Poi, per peggiorare l’insulto, la gente ha osservato come le forze delle istituzioni hanno rilanciato la loro campagna per “ la riforma dei diritti” – un eufemismo che indica l’aver colpito le indennità della Previdenza sociale, di Medicare e Medicaid” (William Greider).  Questo è materiale grezzo fondamentale per una ribellione radicale dove i cittadini e i lavoratori passano da “osservare” a chiedere ed agire nel confronto tra la retorica di sapore progressista usata da Obama e i suoi obblighi verso l’impero e le grosse imprese. Il risentimento popolare e le speranze che    al potere hanno bisogno di soluzioni più genuinamente democratiche ed efficaci di quelle che una presidenza di  Obama (o di Hillary Clinton) ci avrebbero fornito, come realisticamente ci aspettavamo.  Obama ed altri Democratici hanno cavalcato l’onda della  rabbia e dell’eccitazione dei  cittadini che va oltre la loro  del mondo conservatrice e della loro agenda. Essi hanno fatto del loro meglio per contenere e cooptare quella energia popolare e progressista, ma la loro retorica politica altezzosa cerca di incanalare in modo sicuro le aspettative popolari che possono ben trascendere la capacità della classe politica per la gestione e il controllo top-down ( quando un piano di gestione è deciso dai massimi dirigenti che lo passano poi ad altri gradi della gerarchia  nel livello di gestione, da: Business Dictionary, n.d.T.), Paul Street, Obama’s Violin,:Populist rage and the Uncertain Containment of  change,  Z Magazine (maggio 2009) [Il  violino di Obama: rabbia populista e l’incerta limitazione del cambiament];  si può leggere on line  su http://www.zcommunications.org/obamas-violin-by-paul-street.

 

[3] Paul Street – Barack Obama and the Future of American Politics (Paradigm, 2008; The Empire’s New Clothes: Barack Obama in the Real World of Power (Paradigm, 2011)

 

[4] William Greider, “Obama Asked Us to Speak But is He  Listening?” (Obama ci ha chiesto di parlare, ma ci sta ascoltando?) Washington Post, March 22, 2009, citato ampiamente  nella nota  2.

 

[5] Doug Schoen, “Polling the Occupy Wall Street Crowd,” (Sondaggio tra la folla di OWS) Wall Street Journal, October 18, 2011, A17

 

[6] Paul Street, “OWS and the Politicians: Against the Manipulation of Populism by Elitism,”   (OWS  e I politici: contro la manipolazione del populismo dap arte dell’elitarismo) , ZNet October 18, 2011

 

[7] –Mi riferisco al leggendario romanzo di Frank Baum The Wonderful Wizard of Oz  (Il meraviglioso mago di Oz) e al film l dell’era della Depressione economica

(con Judy Garland nella parte della giovane Dorothy)  basato su quel romanzo. Come Quentin Taylor ha notato nel suo incisivo saggio “Money and Politics in the Land of Oz [Denaro e politica nel Paese di OZ]: “Il mago, che può “assumere ogni forma che vuole”, rappresenta i politici proteiformi dell’epoca, specialmente i presidenti dell’Età Dorata. Data la divisione equa di Democratici e Repubblicani, e le maggioranze sottili come lame di rasoio, delle elezioni più presidenziali, i candidati raramente prendevano chiare posizioni sui problemi . Ne conseguiva che gli elettori spesso avevano difficoltà a determinare che cosa sostenevano i candidati. Il mago si adatta a questa descrizione perché “chi è il vero Oz” Doriothy viene informata “nessuna persona può dirlo.” In effetti quando il quartetto ( Dorothy, il leone, l’uomo di latta e  lo spaventapasseri) entrano nella stanza del trono, il mago appare a ognuno sotto una forma diversa: Come molti politici non è disponibile ad aiutarli senza avere qualche cosa in cambio: “Non garantisco favori senza un compenso.”…Anche i politici  sono famigerati per non mantenere le promesse, e il grande Oz non è diverso da loro. Quando il gruppo di Dorothy ritorna, dopo aver ucciso la Strega dell’Ovest, il mago li fa aspettare, poi sposta l’incontro. Per caso, il potentissimo mago viene scoperto e la sua vera identità viene rivelata. Lungi dall’essere un mago potente,”Oz il Terribile”  soltanto un        vecchio incartapecorito che acquista il “potere”  con complicati raggiri. Il mago è semplicemente un politico con abilità di manipolazione che appare alla gente sotto una forma, ma opera dietro le quinte per raggiungere i suoi veri scopi.” Vedi Quentin Taylo, “Money and Politics in the Land of Oz ,” [Denaro e politica nel mondo di Oz], The Indipendent Review  su

 

http://www.indipendent.org/publications/tir/article.asp?issueID=40εtarticleID=504

 

[8]  Howard Zinn, “Are we politicians or Citizens?”,  [Siamo politici o cittadini?]The Progressive (Maggio 2007)

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

URL: http://www.zcommunications.org/breaking-the-spell-by-paul-street

 

 

 

 

Traduzione di Maria Chiara

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