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di  Noam Chomsky (26 ottobre 2011)

Trascrizione dello Z Video DVD Chomsky Sessions 4: The Political System, Parte 2 di un’intervista con Michael Albert e Noam Chomsky (http://www.zcommunications.org/zstore/products/114)

Abbiamo già parlato un po’ di questioni ecologiche. Pensi che il riscaldamento globale si stia verificando, in gran parte causato dall’uomo e suscettibile di essere corretto dall’uomo? Devo porti la domanda, naturalmente, perché c’è un numero crescente di persone che risponderebbe di no.

Non ho alcuna particolare competenza tecnica, ma non vedo il minimo motivo per dubitare delle prove presentate o di mettere in discussione la schiacciante unanimità degli scienziati. E dunque sì, lo do per scontato. E anche che sia antropogenico in misura sostanziale.

Come interpreti l’apparente volontà del governo e di quelli che sono in condizioni di influenzare, concretamente, in forza della propria attività, quel che accade nel mondo, i ricchi e potenti, di limitarsi a permettere la calamità probabile o almeno stare a guardare mentre si verifica?

La mia sensazione è che persone come, diciamo, i direttori generali di imprese come la Exxon Mobil o la General Electric, sulla maggior parte delle cose abbiano le stesse convinzioni, sai, di molti professori.  Sanno che sta succedendo. E in realtà non lo mettono in discussione.  C’è una specie di risposta standard – che non è del tutto falsa – ovvero che essi sono concentrati su problemi più a breve termine.  Devono assicurarsi che il saldo di bilancio del prossimo trimestre sia abbastanza buono o altrimenti perdono lo stipendio e quel genere di cose.  Questa parte è vera, ma non va sufficientemente in profondità.

Andando più a fondo, si ritorna a quello di cui parlavamo prima. Ciò è parte di un’economia di mercato. Voglio dire, non abbiamo in realtà un’economia di mercato, è qualcosa del tipo di un’economia di quasi-mercato.  Ma ci sono elementi di mercato nell’economia.  E tra tali elementi di mercato vi è il fatto che si debbono soltanto perseguire interessi a breve termine, diversamente si è buttati fuori.  Li perseguirà qualcun altro.

Supponi di avere tre case automobilistiche: Ford, General Motors e Chrysler, diciamo. Immaginiamo che siano paragonabili. E supponiamo che una di esse, ad esempio la GM, dica: OK, dedicherò le mie risorse a realizzare macchine migliori tra dieci anni.  Tra dieci anni non sarà più in circolazione.  E’ così che funziona il mercato. Nella misura in cui la concorrenza è limitata, così come effettivamente è, si è costretti a concentrarsi solo sui profitti e vantaggi a breve termine o altrimenti si è fuori gioco. Di fatto, nel sistema legale statunitense è un dovere legale dei direttori generali. Gli economisti hanno un termine per questo. Si chiamano esternalità, cose che si mettono più o meno in nota a piè di pagina. E vale per qualsiasi transazione.

La versione più estrema è quella del capo, o quel che è, della General Motors: “Presterò attenzione al fatto che in effetti influenziamo il riscaldamento globale. Ciò significa prestare attenzione a qualcosa che colpisce tutti gli altri; i miei profitti scenderanno e andrò in fallimento. No, non posso farlo.”

Prendiamo, ad esempio, la crisi finanziaria. Voglio dire, ora i grandi economisti parlano costantemente di questo, del rischio sistemico.  Non abbiamo prestato abbastanza attenzione al rischio sistemico.  Certo, ovviamente non lo abbiamo fatto.  Non si può.  E naturalmente questo è stato evidenziato già anni fa.  Dieci anni fa due economisti piuttosto ben noti, John Eatwell e Lance Taylor, hanno scritto un libro, intitolato ‘Global Finance and Risk” (2001) [Finanza globale e rischio globale].  Fondamentalmente ciò su cui richiamavano l’attenzione era il fatto che, poiché il rischio sistemico non è tenuto in considerazione, è un’esternalità, ci sarà una catastrofe. Voglio dire, significa che si sta sottoquotando il rischio, ce n’è più di quanto si dovrebbe assumere, e così, certo, ci sarà un crollo.  E poi ci sono altri fattori, simili, incentivi perversi e via dicendo.  Ma è semplicemente qualcosa di incorporato nel sistema.  Se, diciamo, tu ed io facciamo un affare, per esempio tu mi vendi un’auto o roba simile … voglio dire, se abbiamo il cervello che funziona, cercheremo di concludere un affare buono per noi.  Ma non presteremo attenzione agli effetti sugli altri. Come la congestione del traffico o l’inquinamento e i prezzi della benzina che aumentano.

A meno che il mercato non ne tenga conto, cosa che non fa.

Una delle ben note inefficienze del mercato. Ogni studente universitario lo apprende nei corsi per matricole. E poi lo dimentica.

Questo spiega perché i direttori generali e i potenti dell’economia, indipendentemente dai propri desideri, dai propri desideri personali  (essi possono essere terrorizzati dal riscaldamento globale) non possono far nulla per gestire la cosa. O non possono far nulla in quel campo specifico …

Quel che fanno è interessante. Prendiamo la British Petroleum, che è considerata molto progressista da questo punto di vista. Quel che cerca di fare è prendersi una quota del mercato delle tecnologie alternative. Immagina che “OK, quello diventerà un mercato redditizio, e così ci occuperemo di pannelli solari” e così via.

C’è un’altra strada. Prendiamo, ad esempio, una società che anni fa abbia avuto qualcuno al vertice  che era antirazzista.  Di fatto non può assumere, negli Stati Uniti, neri con salari superiori a quelli che già corrisponde  perché, anche se desidera farlo, il mercato glielo impedisce, perché gli altri non lo fanno e sarebbe messo fuori mercato. Ma il governo potrebbe approvare una legge che dice che si deve …

Così quel che faranno sarà trasferire la produzione in Messico e poi in Cina e così via. C’è in realtà uno studio piuttosto interessante, un lavoro di Tom Ferguson, che è una delle opere  migliori  che io conosca sull’economia politica. Egli, ad esempio, ha condotto una quantità di studi sul New Deal e questo è qualcosa che risulta anche altrove.  Quello che ha scoperto è che durante il New Deal, Roosevelt aveva un sostegno parecchio buono da un settore particolare dell’industria: l’alta tecnologia,  un’industria orientata all’internazionalità, persone come [Gerard] Swope, capo della GE, erano molto fortemente a favore del New Deal. D’altro canto, ad esse si opponeva appassionatamente la bassa tecnologia, un’industria a occupazione intensiva orientata all’interno.  La General Electric – basata intensivamente sul capitale – vuole una forza lavoro disciplinata, non la vuole scompaginata, e non è una gran spesa per essa, dunque OK, accettiamo i sindacati.  Sono orientati all’internazionalità, così vogliono le politiche di promozione delle esportazioni del New Deal.  Per l’industria manifatturiera è praticamente l’opposto.  I costi del lavoro fanno una gran differenza.  Non vogliono una forza lavoro sindacalizzata, non gli importa granché del commercio internazionale. Così abbiamo questa diversità di sostegno politico.

Ma ritorniamo al governo. Non per dire che non abbia limiti, ma la cosa è ancora leggermente diversa.  E io posso certo immaginare … forse sono ingenuo, ma posso certamente immaginare un presidente, Obama, o altri, che indirizza la sua carica, il pulpito da bullo  tutto il resto, a spaventare a morte il paese riguardo al riscaldamento globale.  Potrebbe essere manipolativo, ma si può immaginare che venga fatto.  E si può immaginare, come conseguenza,  una sollevazione potente che creerebbe poi un contesto in cui le imprese o, più o meno, le dinamiche del mercato siano schiacciate e si possa ottenere qualche risultato. Ma non sembra che venga fatto questo.

E’ successo, sul serio. Prendi Al Gore.

Ha tentato.

Ha tentato. Ed è stato fatto a pezzi. E’ stato denunciato dagli elitari liberali, non se ne sa più nulla; era uno che prendeva gli aerei, sai.  Il punto è che ci sono sempre potenti forze contrarie. E la diffamazione è una delle tattiche più facili da realizzare.  Puoi inventare quante bugie vuoi.  E si possono far apparire ridicole le persone, se si ha abbastanza potere.

Sì, avrebbe potuto funzionare, ma avrebbe richiesto un mucchio di organizzazione popolare.  In realtà Roosevelt ce la fece. In misura limitata, ma ce la fece.  Ma aveva dietro di sé un movimento popolare di massa.  Il movimento sindacale si era organizzato sul serio e c’era una quantità di altri movimenti, il paese era diventato parecchio radicale.  Così, certo, egli ebbe una base per attaccare i banchieri e così via, e per istituire alcune leggi ragionevoli, sai, la Glass-Seagull, l’assistenza sociale, la legge Wagner e altre; cose non irrilevanti.

Giusto. Questa è una domanda un po’ laterale.  Tu non sei vegetariano, vero? Pensi che ci sia una base morale per l’essere vegetariani e pensi che potrebbe emergere ….?

Penso che ci sia una questione morale in questo. Ricevo tonnellate di lettere al riguardo.  Ma, voglio dire, c’è una questione morale riguardo a una quantità di cose. C’è una base morale per il fatto che assistiamo a morti per fame, morti umane, tra i bambini, trascuriamo gli altri …  tra i soli bambini, le morti per fame, o per malattie collegate alla fame, sono circa il doppio del livello del Ruanda. Non in cento giorni, ma ogni giorno. OK, questo è un problema.

Ora, puoi dirmi, beh allora occupiamoci di entrambe le cose, e citare un migliaio di altri problemi.  Occupiamoci di tutti.  Succede che il tempo e le energie siano finiti.  Il che significa che devi fare delle scelte.  Non puoi fare tutto.  Così devi fissarti delle priorità.  Potrei scegliere altri venti casi, ma prendiamo questo.  Immagina di avere la possibilità di scegliere tra il dedicare energie e sforzi allo scrivere libri, e al tenere discorsi, e via dicendo, riguardo al tentativo di salvare i bambini, il che significa sollecitare qualche centesimo al giorno, voglio dire, non ci vuol molto.  Uno sforzo piccolissimo per interrompere le morti quotidiane di bambini a un livello pari al doppio di quello del Ruanda.  E c’è una scelta tra il fare ciò e sostanzialmente condurre un genocidio di massa di animali addomesticati. Perché è questo che il vegetarianismo significa. E’ uno sforzo per ridurre le sofferenze degli animali.

Immagina che diventiamo tutti vegetariani. La prima cosa che si dovrebbe fare sarebbe di eliminare quasi tutti gli animali addomesticati perché sono allevati per farci mangiare carne.  E’ per questo che abbiamo le mucche, i polli, le pecore, sai, e via discorrendo.  Così, in qualche modo, bisogna farla finita con loro. Non puoi lasciarli semplicemente riprodurre e prolificare. Prima di tutto, morirebbero di fame se non gli si desse da mangiare, e così si tratterebbe comunque di un genocidio. E quella è una delle conseguenze immediate del vegetarianismo. Si può far finta di non accorgersene, ma è così. Dunque, bene, queste sono cose da equilibrare.

Il fatto che un numero significativo di persone apparentemente, o presumibilmente, davvero benintenzionate, premurose, sensibili dedichino quantità enormi di tempo a interessarsi degli animali e non agli esseri umani, ti colpisce come un’altra indicazione del fallimento della sinistra? Perché quel che fondamentalmente avvertono è: forse possiamo riuscire su questo fronte; quest’altro fronte è senza speranza.

Non possono avere successo su quel fronte. Guarda, io non voglio criticare particolari persone. In realtà anche tra i miei figli, ad esempio.

Vegetariani?

Beh, uno è vegetariano. L’altro semivegetariano.  OK, hanno fatto le loro scelte. Va bene così, li rispetto, fanno altre cose che sono notevoli, sai. E le persone possono fare queste scelte e possono essere scelte sensate per quanto riguarda le loro vite, forse possono dedicare del tempo …

Non parlo di questo. Parlo di quelli che sono attivisti dei diritti degli animali, che dedicano tempo ed energie a creare organizzazioni per questo …

Loro hanno fissato le loro priorità, io ho fissato le mie; tutti dobbiamo farlo. Penso che possiamo capire, reciprocamente, le ragioni di ciascuno; possiamo avere giudizi diversi su come dovrebbero essere classificate le priorità.

Un’altra cosa che, da attivisti, si incontra è che ci sono persone che sentono che il tavolo è truccato, che quel che fanno non ha efficacia, che non c’è possibilità di vincere e allora, di nuovo, cercano di sostenere, basandosi sulla storia, che: “Beh, guarda, c’è il crimine, ci sono le torture, c’è la povertà, ci sono forme riciclate di oppressione. Non importa quel che fai, è come far rotolare un masso su per una collina; alla fine viene giù e ti schiaccia. E allora perché darsi pensiero? Il municipio è troppo forte per poterlo combattere. Lo stato è troppo forte.”  Come tratti questo?

La storia non dice quello. Quel che la storia ci dice è che un mucchio di cose sono state conquistate. Non è stato facile, non è stata una vittoria completa.  Ci sono sempre problemi, si torna indietro, ma una quantità di cose che erano considerate accettabili non tanto tempo fa, ora sono considerate del tutto spregevoli.  Voglio dire, possiamo scorrere la lista. E’ molto facile.

Ora, supponi che qualcuno si ripresenti e dica: “Beh, ora è diverso. Ora è molto più dura.” Beh, è chiaramente falso.  Ora è molto più facile.  Voglio dire, le forze della repressione che esistono oggi sono nulla in confronto con quelle che esistevano in passato. Abbiamo l’eredità di persone che hanno lottato per migliorare le cose, e siamo molto più liberi.  Abbiamo molte più opportunità; la repressione statale esiste, esistono altri tipi di repressione, ma sono nulla in confronto al passato.  Voglio dire, è estremamente improbabile che oggi, ad esempio, il governo possa scatenare  la fobia dei rossi di Wilson, o il CONTELPRO, che non è molto in là nel passato.  Possono fare delle cose, ma hanno perso la capacità di usare la forza. E noi lo sappiamo. E lo sanno anche loro.

Questa è una delle principali ragioni dello sviluppo dell’industria delle ‘pubbliche relazioni’  e del moderno sistema della propaganda. I sistemi del potere  sapevano e hanno riconosciuto e, di fatto, hanno detto – paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti – di avere  sostanzialmente perso la capacità del controllo della gente mediante la violenza. E dunque la controlleranno in altri modi. E gli altri modi per farlo consistono nel controllare le opinioni e gli atteggiamenti e dunque è stata sviluppata un’enorme industria per far questo.

In realtà lo si vede anche proprio nelle istituzioni finanziarie. Voglio dire, prendi una tradizionale storia accademica delle istituzioni finanziare; Barry Eichenreich, uno dei principali economisti, storici dell’economia.  E’ molto chiaro al riguardo. Dice, ovviamente, che i sistemi di mercato impongono, se sono lasciati a se stessi, enormi fardelli alla gente.  Un mucchio di persone dovrà soffrire malamente.  Sai, crolli e così via.  Ma nel diciannovesimo secolo non era un grande problema. Non ci si poteva far nulla.  Ma poi egli prosegue dicendo che con l’aumento della … penso che lui la chiami politicizzazione delle masse, sai, la formazione di partiti parlamentari del lavoro e di sindacati e tutto il resto  … è diventato più difficile imporre alla popolazione i costi dei sistemi di mercato.

Così, dopo la seconda guerra mondiale, quando è stato creato un nuovo sistema globale, il sistema di Bretton Woods, Keynes e Harry Dexter White … quel che hanno fatto è stato di istituire controlli sui capitali.  Controlli sui movimenti di capitale e controlli sulla speculazione, fissazione dei cambi.  Li hanno introdotti come modi per compensare l’incapacità di distribuire i costi dei sistemi di mercato sul pubblico. Ciò ha ridotto i costi, e ha funzionato.  E’ per questo che abbiamo avuto un paio di decenni di grande crescita, e di crescita equa, eccetera.  Succede che ci sia un corollario che egli non ha aggiunto, ma che si può aggiungere, ed è che la rottura di questo sistema negli anni ’70, con la finanziarizzazione dell’economia, sì, si ottiene che i costi dei mercati finanziari siano scaricati nuovamente sul pubblico e qualcosa deve essere fatto al riguardo. Ma, sì, c’è una quantità di pensiero dedicato a questo. E ciò dimostra che c’è una quantità di risultati.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo  http://www.zcommunications.org/chomsky-sessions-4-the-political-system-part-2-by-noam-chomsky

Trascritto da Anton G.

Traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italia – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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