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Di Robert Fisk 19 ottobre 2011

 

 

Incursioni al di là del confine; quattro oppositori del regime di Damasco rapiti in Libano, probabilmente in un veicolo di proprietà dell’ambasciata siriana a Beirut; un camion carico di munizioni e di granate   con propulsione a razzo, destinate agli oppositori del presidente Bashar al-Assad dall’altro lato della frontiera libanese preso dall’esercito libanese – per non parlare della dimostrazione di massa a favore di Bashar svoltasi a damasco la settimana scorsa, che i Siriani che arrivano in Libano dicono sia stata davvero di un milione d persone nelle strade. Ogni tragedia ha i suoi misteri, suppongo, ma questa sta assumendo proporzioni degne di Via col Vento.

 

Al di sopra della massa enorme di sostenitori di Bashar, volavano gli elicotteri militar siriani che avevano grosse bandiere della Russia e della Cina – le due nazioni amiche della Siria bel consiglio di Sicurezza, che la settimana scora hanno messo il veto alle sanzioni dell’ONU contro il governo di Damasco. E’ stato il perfetto antidoto a tutte quelle immagini di YouTube di dimostranti morti e di bambini moribondi, per non parlare della turpe foto di una bambina presumibilmente decapitata dalla polizia segreta siriana che  è poi risultato –  il deus ex machina alla televisione siriana – che è viva e sta bene e indossa anche un modesto velo. E’ poco chiaro? Almeno adesso sappiamo, proprio dalle labbra dell’opposizione di Assad, che le “bande armate” che il regime dice di combattere, in verità  esistono, sebbene  indossino un uniforme.  

 

Ma, prima cosa,  le incursioni. Dopo aver goduto de benefici della presenza militare della Siria in Libano per 29 anni – l’esercito se ne è andato nel 2005 – i Libanesi sono un po’ sensibili quando i ragazzi di Bashar compaiono vicino al loro confine, apparentemente in cerca di contrabbandieri come quelli che guidavano il camion vicino ad Halba la settimana scorsa. E quando un siriano guida per pochi metri al di là della frontiera e spara in una fabbrica abbandonata d batterie, la cosa diventa un po’ più seria. Si sono già registrate almeno 3 incursioni in Libano – se ne sospettano altre 8 – e durante una di queste, vicino al villaggio di Ensal, un uomo è stato ucciso. E’ risultato che era un residente siriano locale. Il confine, è inutile dirlo, è notoriamente  difficile da localizzare. Un certo R. Fisk lo ha perfino attraversato per caso anni fa, ma gli oppositori del governo libanese con Hezbollah    (e quindi favorevole alla Siria) si sono infuriati per questa presunta massiccia incursione nella sovranità libanese.

 

Si sono preoccupati molto meno per il camion carico di armi diretto al punto di attraversamento del confine di Wadi Khalek dove le “bande armate” si presume lo stessero aspettando, una specie di incursione nella sovranità libanesesebbene i quotidiani dell’opposizione di Beirut che in gran parte rappresentano i Sunniti e parte della comunità cristiana – hanno chiesto in tono sarcastico  perché i servizi di sicurezza libanesi erano così bravi a trovare  contrabbandieri, ma così lenti a  tornare al di là della frontiera con il blindato siriano.

 

Andiamo  adesso al caso di Chibli al-Aysoouni, uno dei fondatori dell’originario partito Baath, che ha lasciato la Siria nel 1966, prima che la famiglia di Assad andasse al potere. Contrario al regime, ma mon attivo fin dal 1992 – era andato per sua scelta in esilio in Egitto, in Iraq e negli Stati Uniti – è scomparso da casa sua ad Aley, cittadina sulle montagne libanesi, il 24 maggio e non è stato mai più visto. Poi tre fratelli siriani della famiglia Jassem sono stai presi da “uomini sconosciuti” fuori da un posto di polizia nella zona orientale di Beirut quando erano venuti a recuperare il loro fratello Jasem Merii Jasem, che era stato visto mentre distribuiva volantini nei quali si chiedeva un “cambiamento democratico” in Siria.

 

In quel periodo, nessuno prestava molta attenzione a queste sparizioni, sebbene gli ambasciatori dell’Unione Europea si fossero già lamentati con il governo di Beirut quando l’esercito libanese ha rimandato a Damasco tre militari siriani che avevano disertato. Temendo che questi ultimi non fossero stati accolti dai loro ufficiali  con tè e dolci  vicino al caminetto, gli ambasciatori avvertirono che questo poteva equivalere a un crimine contro l’umanità. La settimana scorsa, però, è arrivata un’esplosione politica.

 

I membri del parlamento libanese hanno rivelato durante un incontro a porte chiuse del comitato parlamentare che il Generale Ashraf Rifi il capo cordiale e con gli occhi da scarabeo, della forza paramilitare interna di sicurezza del Libano, si è lamentato  che i veicoli dell’ambasciata siriana a Beirut erano usati per i rapimenti e che i documenti e le telecamere di sicurezza del parcheggio dell’ambasciata di Beirut ovest –insieme agli “agenti di sicurezza”- avevano confermato questa notizia. In effetti sembra che alcuni componenti delle Forze di Sicurezza Interna di Rifi fossero alla guida delle macchine. Il complotto si infittiva – di fatto  è diventato praticamente colla – quando è trapelato che l’unità delle guardie dell’ambasciata siriana è diretta dal Primo Luogotenente lbanese Salah Hajj, figlio del Generale Maggiore Ali Hajj, uno dei quattro ufficiali libanesi imprigionati per quattro anni dall’ONU per  sospetto coinvolgimento nell’assassinio del 2005 dell’ex Primo Ministro Rafiq Hariri – finché l’ONU ha deciso che era stato ingannato  da false prove e ha liberato i quattro uomini.

 

Si sono potute udire esplosioni di furia provenienti dall’ufficio dell’intelligente ambasciatore siriano in Libano, Ali Abdel Karim Ali – ha appena finito di leggere un libro sul Libano scritto dall’autore di questo articolo – che ha trasmesso al Ministro degli esteri libanese Adnan Mansour la sua rabbia per  queste incredibili  accuse    contro di lui. Le ha smentite tutte e ha chiesto la prova al generale Rifi, un super poliziotto innegabilmente favorevole all’opposizione che era rimasto in silenzio fino ad allora. La Siria e il Libano, ha annunciato Mr Ali, erano vittime del complotto “Sionista-Americano”. La Siria sarebbe uscita più forte di prima  da questi  guai. 

 

E tuttavia durante questo fine settimana l’ONU ha avvertito che c’è “una guerra civile totale” in Siria, una lontana cugina, credo, di un’ ordinaria guerra civile del tipo libico – dato che il bilancio delle vittime  in sette mesi di proteste contro Assad è arrivato, sempre secondo l’ONU, a 3000, 187 dei quali bambini. Sabato la stampa libanese ha pubblicato le fotografie di un ragazzo siriano di 14 anni, Ibrahim al-Chaybane, che dice sia morto in un ospedale siriano dopo che era stato colpito al petto dalle forze di sicurezza siriane. Ancora una volta, l’immagine era su YouTube.

Un’unità di disertori dell’esercito siriano, che si vantavano di essere varie migliaia – una statistica che probabilmente appartiene al dipartimento dell’uffa! – è venuta fuori si internet, insieme a immagini d alcuni degli uomini in uniforme; un atto audace che prova anche che gli oppositori di Assad, mentre forse non sono “bande” sono certamente armati.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

 

URL: http://www.zcommunications.org/assad-his-raids-on-lebanon-and-syrias-slow-slip-into-civil-war-by-robert-fisk

Fonte: The Independent

Traduzione di Maria Chiara

(C) 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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