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di  Robert Fisk (21 ottobre 2011)

Lo abbiamo amato. Lo abbiamo odiato. Poi lo abbiamo amato di nuovo.  Blair gli ha sbavato addosso.  Poi lo abbiamo odiato di nuovo.  Poi la Clinton ha sbavato per il suo Blackberry e lo abbiamo odiato davvero di nuovo e di più.  Preghiamo che non sia stato assassinato. “Deceduto in seguito alle ferite riportate durante la cattura.” Che cosa vuol dire?

Era una strana combinazione di Don Corleone e Paperino – l’unico momento di verità di Tom Friedman a proposito di Saddam Hussein – e noi, che dovevamo assistere alle sue ridicole parate militari e ai suoi discorsi, ci mordevamo le labbra e scrivevamo dei carri armati libici e dei marines e dei missili che si presumeva dovessero prendere sul serio quelle scemenze.  I suoi sommozzatori facevano avanti e indietro nel caldo della Piazza Verde e noi dovevamo accettare questa robaccia al suo valore facciale e far finta che fosse una vera minaccia per Israele; proprio come Blair ha cercato di persuaderci (non senza successo) che i patetici tentativi di Gheddafi di creare “armi di distruzione di massa” erano stati infilzati.  Questo, in un paese che non era in grado di riparare un gabinetto pubblico.

Dunque è andato, il colonnello un tempo amato dal Foreign Office (dopo il colpo di stato contro re Idris), poi considerato uno col quale si era in “mani sicure”, poi schifato perché aveva inviato armi all’IRA, poi amato, ecc. ecc. Lo si può biasimare per aver pensato di essere un brav’uomo?

Ed è morto così? Colpito mentre cercava di resistere?  Abbiamo accettato la morte di Ceasescu (e quella di sua moglie), dunque perché non quella di Gheddafi? E la moglie di Gheddafi è salva.  Perché il dittatore non avrebbe dovuto morire così? Domanda interessante. Sono stati i nostri amici del Consiglio Nazionale di Transizione a decretare la sua fine? O è stata “naturale”, una morte per mano dei suoi nemici, una fine onorevole per un uomo cattivo? Me lo chiedo.  Come dev’essersi sentito sollevato l’Occidente che non ci siano stati processi, niente discorsi infiniti del Grande Leader, nessuna difesa del suo regime!  Niente processo significa niente problemi di consegna e di torture e niente tagli ai genitali.

Non ricordiamo, dunque, nessuna delle umiliazioni nei confronti di Gheddafi.  Più di trent’anni fa mi recai a Tripoli a incontrare l’uomo dell’IRA che aveva spedito il Semtex in Irlanda e aveva protetto i cittadini irlandesi in Libia, e i libici furono ben felici che io potessi incontrarli.  E perché no? Perché quello era il periodo in cui Gheddafi era il leader del Terzo Mondo. Ci abituammo ai modi del suo regime.  Ci abituammo alla sua crudeltà.  Ne fummo conniventi, una volta che diventò “normale”.  Dunque è stato  importante por fine alla documentazione della sua malvagità per conto nostro.

In effetti la fine di ogni prova giuridica delle torture da parte del regime di Gheddafi, per conto e nell’interesse (ovviamente) del governo inglese, sarebbe una buona cosa, vero? La donna inglese che sapeva tutto di queste torture – non nominata, ma ne conosco il nome, perciò assicuratevi che non si comporti male di nuovo – sarà al sicuro dall’incriminazione (come non dovrebbe essere)?  E saremo tutti accoglienti nei confronti dei compagni di Gheddafi in seguito alla sua fine?

Forse. Ma non dimentichiamo il passato.  Gheddafi ricordava il governo coloniale italiano in Libia, il disgustoso dominio italiano nel corso del quale ogni libico doveva scendere nella cunetta quando incrociava un italiano, quando gli eroi libici venivano impiccati in pubblico, quando la libertà libica era considerata “terrorismo”.  Gli uomini del petrolio e i ragazzi e le ragazze del Fondo Monetario Internazionale non saranno trattati meglio, con la stessa soggezione. I libici sono gente in gamba.  Gheddafi lo sapeva; anche se, fatalmente, si riteneva ancor più in gamba di loro.  L’idea che queste popolazioni tribali tutto ad un tratto si “globalizzino” e divengano diverse è ridicola.

Gheddafi è stato uno dei quei potenti arabi per i quali il nomignolo di “pazzo” era appropriato, e che tuttavia parlava con una sua sensatezza.  Non credeva nella “Palestina” perché pensava che gli israeliani avessero già rubato sin troppa terra araba (corretto) e non credeva davvero nel mondo arabo; da qui le sue convinzioni tribali. E’ stato davvero una persona molto eccentrica.

Aspetteremo di scoprire come Gheddafi è morto.  E’ stato assassinato? Stava “resistendo” (una buona cosa da farsi, da un punto di vista tribale)? Non preoccupatevi; la Clinton sarà felice che sia stato “ucciso”.

 

COMMENTI

 

Realizzazioni di Gheddafi – di Protagoras, Dolores – 21 ottobre 2011 10.56

 

Voglio richiamare l’attenzione su alcuni fatti riguardanti la Libia. L’aspettativa di vita è di 75 anni per gli uomini e di 79,8 anni per le donne (Libro dei Fatti Mondiali della CIA, 2010). Il tasso di mortalità infantile è di 18 su 1.000 nati vivi (Nazioni Unite 2011), un quinto del livello del 1970, e più del 90% dei bambini è vaccinato (UNICEF 2009). Il tasso di alfabetizzazione è del 90% e per le donne di un enorme, per un paese arabo, 70% (www.answers.com).  In numerose città funzionano ospedali moderni e c’è una rete di centri di assistenza all’infanzia che hanno sofferto di gravi ristrettezze negli anni del blocco economico.  Colleghi che vi hanno lavorato (prima del blocco) sono rimasti impressionati dalla qualità delle strutture e dei servizi gratuiti. Queste realizzazioni testimoniano di un governo che per decenni si è occupato dei bisogni basilari del popolo. Cosa c’è di “folle” in questo?  Leggo che il reddito pro capite nel 2010 è stato di 12.000 dollari (Libro dei Fatti Mondiali della CIA). Come abbiamo constatato, centinaia di migliaia di lavoratori stranieri si sono ora trasformati in rifugiati o sono stati vittime di azioni della folla. Sono sorpresa che un esperto come lei non abbia scritto questo.

 

Rif.: Realizzazioni di Gheddafi – di Keller, Keith – 21 ottobre 2011, 23.10

Dolores, non solo questi fatti non sono pubblicati sui media convenzionali (e non così frequentemente sui media alternativi) ma è abbastanza facile prevedere che i cambiamenti di queste statistiche tra cinque, dieci, vent’anni, non vedranno mai la luce.  Cos’ha ottenuto da questo il popolo libico?  La probabile prospettiva di elezioni in cui deve scegliere tra due candidati approvati dagli USA. Sai, la democrazia in stile statunitense.  Quanto al benessere concreto, l’impero non è intervenuto per migliorare le loro vite.  Benvenute le correzioni strutturali, addio a uno stile di vita decente. La globalizzazione neoliberale procede di buon passo. Quanto a Fisk, è un apologeta liberale, non un radicale che racconta la verità come John Pilger.

 

Rif.: Realizzazioni di Gheddafi – di Stern, Jerome – 21 ottobre 2011 – 19-36

Grazie Dolores per aver puntualizzato questi fatti. Gli articoli che riferiscono solo una parte della verità sono normali, si potrebbe dire che sono legione, anche a sinistra. Quando i resoconti della sinistra denunciano la verità parziale, o le effettive bugie, dell’establishment, è bene, come nel tuo caso. Ma l’articolo di Fisk non fa questo; è solo una versione più sottile dell’attuale dibattito convenzionale sull’argomento. La verità è spesso complessa e sconveniente per quelli che la usurpano per metterla al servizio dei propri interessi. Ci mette a disagio, così siamo tentati di volgere lo sguardo altrove. Ma penso che sarebbe sbagliato, sia in quanto immorale, sia in quanto, alla lunga, affrontare verità scomode è nel nostro interesse. Per nostro interesse intendo l’interesse di quelli che sperano che un giorno il genere umano spezzerà le catene che lo legano e finalmente sarà davvero libero.

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.zcommunications.org/you-cant-blame-gaddafi-for-thinking-he-was-one-of-the-good-guys-by-robert-fisk

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

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