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di Saul Landau (21 ottobre 2011)

 

Più di dieci anni fa, gli Stati Uniti (ops!, la NATO) hanno invaso l’Afghanistan e hanno velocemente vinto la guerra contro il governo talebano,  militarmente (tecnologicamente) inferiore.  I combattenti talebani sono fuggiti in Pakistan. Washington e i suoi alleati hanno fatto seguito alla propria vittoria perdendo la sfida dell’occupazione. Quando W. Bush e gli alleati hanno invaso l’Iraq, i talebani sono strisciati di nuovo dal Pakistan e hanno annullato la vittoria bellica statunitense.  Così circa 250.000 soldati (per la maggior parte statunitensi) e mercenari (pagati dagli USA) occupano tuttora il paese, tante volte invaso, ma mai conquistato.

Alessandro Magno invase due volte (330 e 327 a.C.) e morì subito di “diarrea di Baghdad”.  Più di venti secoli dopo gli inglesi dimenticarono la lezione di Alessandro. Marciarono (grande errore) su Kabul. Subirono perdite e alla fine si ritirarono frustrati.

Nel ventunesimo secolo i sovietici hanno trascorso un decennio di fallimenti cercando di sottomettere gli afgani appoggiati dalla CIA.  Washington ha sorriso e i suoi generali hanno pensato di poter far meglio dei sovietici.  Ma dopo dieci anni di occupazione, le Nazioni Unite hanno riferito  tassi di perdite militari e civili superiori a quelli degli anni precedenti, e senza una via chiara per conseguire un qualsiasi obiettivo realistico.  L’Occidente si è avviato a costruire “il nostro tipo di nazione del terzo mondo”, una nazione con una mera facciata di democrazia, come le elezioni che superano solo l’esame minimo.

Analogamente allo scenario del Vietnam del anni ’60 e ’70, le forze USA hanno addestrato un gran numero di soldati e poliziotti locali, alcuni dei quali non amano combattere potenziali fratelli; altri utilizzano occasionalmente il loro addestramento e le armi ricevute per uccidere soldati statunitensi e della NATO.

Ancora una volta (Vietnam?), la costruzione di una nazione rientra nel vocabolario statunitense.  I combattimenti si accompagnano alla costruzione di un’infrastruttura e a inculcare valori moderni, come i diritti delle donne, ma l’esercito viene al primo posto, così le donne afgane aspettano; e i loro bambini muoiono prematuramente in percentuali da record mondiale per mancanza di cure (finanziamenti).  Alcune vengono ancora lapidate per reati (comportarsi da donne) che sconcertano gli occidentali.  In realtà l’Afghanistan ha sempre confuso gli invasori venuti da lontano.

Noi naturalmente abbiamo una società più razionale. Guardiamo i fatti.  Nonostante una schiacciante disapprovazione pubblica, il Congresso, tra il 2001 e il 2008, ha destinato circa 100 milioni di dollari al giorno a fini militari in Afghanistan.  Ma tutti i paesi della NATO messi insieme hanno sborsato l’enormità di 7 milioni di dollari al giorno per aiuti non militari.

Il Congresso immette più di 120 miliardi di dollari all’anno nell’operazione afgana – molto più del bilancio nazionale afgano – in modo che noi possiamo mostrare dei risultati: decine di migliaia di morti e feriti. Nessun controllo da parte della NATO.  Il nostro presidente locale (Hamid Karzai) può conquistare un posto per corruzione nel Guinness dei Primati.  Sotto il suo presunto governo le elezioni si sono dimostrate copie della democrazia USA: bassa affluenza e brogli, come in Florida nel 2000.

I nostri dieci anni di pagamenti e di addestramento ai poliziotti e alle spie afgane hanno anche prodotti altri risultati dubbi, a meno di essere a favore di detenuti impiccati con le proprie mani, pestaggi con cavi, e torcimento “dei loro genitali sino a quando i prigionieri non perdono conoscenza”.

Il New York Times, citando un rapporto dell’ONU (10 ottobre), ha affermato che simili torture si verificano sistematicamente in questi “luoghi gestiti dai servizi segreti afgani e della polizia nazionale afgana.”

I dirigenti della NATO ammettono di essere stati a conoscenza degli abusi e di aver smesso, in estate, di inviare prigionieri in alcuni luoghi di tortura.  Ma non hanno reso pubblica la cosa.  I dirigenti statunitensi hanno negato di sapere e hanno continuato a immettere denaro in quello stesso sistema che ha prodotto la routine delle torture.

Gli addestratori statunitensi hanno chiuso gli occhi e le orecchie?  O la complicità USA coincide con i possibili vantaggi “di informazioni ottenute da sospetti che erano stati torturati?” (New York Times, 11 ottobre 2011).

La Convenzione dell’ONU Contro la Tortura, vieta il trasferimento di detenuti in custodia di un altro paese dove ci siano motivi fondati per ritenere che il detenuto corra il rischio di essere torturato.

“L’uso di metodi di interrogatorio, inclusa la sospensione, le botte, gli shock elettrici, le posizioni stressanti e le minacce di aggressione sessuale, è inaccettabile secondo ogni parametro della legge internazionale sui diritti umani”, affermava il rapporto (Alissa J. Rubin, New York Times, 11 ottobre 2011).  Qualcuno, al comando USA, si è dimenticato di leggerlo?

La collaborazione USA con altri alleati, quali l’Uzbekistan, il Pakistan, la Colombia ed El Salvador, hanno sollevato problemi simili (rapporto 2006 della RAND Corporation), ma quando si tratta di guerra si tratta di  “prima gli alleati, poi le  convenzioni dell’ONU”.

Il 7 ottobre ha segnato il decimo anniversario dell’invasione. L’Afghanistan non ha ottenuto la stabilità. A settembre una squadra suicida ha attaccato in prossimità dell’ambasciata USA a Kabul.  Sotto l’occupazione della NATO la produzione dell’oppio è aumentato, sino 60% in più l’anno prossimo, secondo esperti.  Il presidente Obama, che ha ricevuto rapporti dettagliati sull’assenza di progressi, è di fronte al dilemma posto a tutti i presidenti che vogliono ritirarsi, ma non possono. Sente i Repubblicani – anche quelli che chiedono il ritiro – urlare: “E’ debole. Ha perso la guerra.”

Come quelli nell’ “Angelo sterminatore” di Bunuel, i presidenti USA si sentono intrappolati dalle situazioni della propria realtà politica, o politica stupidità.

Se davvero si ritira ora, Obama non avrà nulla da mostrare a fronte di tutte le morti e le distruzioni, nemmeno l’imminente oleodotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI) che deve partire nel 2012 e cominciare a far affluire petrolio nel 2014. Senza le forze della NATO sul posto, ce lo possiamo scordare!

Un anno prima delle elezioni i presidenti fanno quello che è utile per la loro rielezione. Tali scelte non coincidono con quel che è bene per i poveri cani che combattono quella guerra, o per la psiche statunitense.

 

 (Il film di Landau “WILL THE REAL TERRORIST PLEASE STAND UP” [‘Il terrorista vero vuole  alzarsi in piedi, per favore?’]  è disponibile presso Cinemalibrestore@gmail.com.  Landau è membro dell’Institute for Policy Studies [Istituto per gli studi politici]. Counterpunch ha pubblicato il suo libro ‘Bush and Botox World’ – Il mondo del pelo (Bush) e del botox).

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.zcommunications.org/afghanistan-calling-by-saul-landau

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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