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di Jim Lobe  (21 ottobre 2011)

Neoconservatori chiave e altri falchi di destra che si sono fatti campioni dell’invasione USA dell’Iraq nel 2003 sollecitano attacchi militari contro l’Iran per rappresaglia per l’asserito complotto omicida contro l’ambasciatore saudita qui, negli Stati Uniti.

A guidare la carica è la Foreign Policy Initiative (FPI, Iniziativa per la politica estera], l’erede ideologica del Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC), che ha svolto un ruolo cruciale nel mobilitare il sostegno al “cambiamento di regime” in Iraq nei tardi anni ’90 e successivamente ha promosso la campagna pubblica per invadere il paese dopo gli attacchi dell’11 settembre.  Il gruppo ha trasmesso lunedì ai giornalisti appelli, su carta intestata,  di due dei suoi leader per un’azione militare.

In un articolo intitolato “Parlar piano … e contrattaccare” del Weekly Standard di questa settimana, il redattore capo, William Kristol, cofondatore sia del PNCA sia del FPI, ha affermato che l’asserito complotto ha rappresentato un “invito scolpito” da parte di Teheran a usare la forza contro l’Iran.

“Possiamo attaccare le Guardie della Rivoluzione Iraniana, (IRGC) e indebolirli. E possiamo colpire il programma di armamento nucleare del regime, e ritardarlo” ha scritto, aggiungendo che il Congresso dovrebbe approvare una risoluzione che autorizzi l’uso della forza contro entità iraniana ritenute responsabili degli attacchi a soldati USA in Iraq e in Afghanistan, di atti di terrorismo o del “programma di armamento nucleare del regime”.

Il consiglio di Kristol è stato appoggiato da Jamie Fly, direttore esecutivo del FPI, che ha sollecitato il presidente Barack Obama a emulare gli ex presidenti Ronald Reagan e Bill Clinton quando ordinarono attacchi mirati contro la Libia nel 1986 e nel 1993, rispettivamente, in rappresaglia per presunti complotti terroristici contro gli Stati Uniti.

“E’ ora che il presidente Obama segua le orme dei suoi predecessori e si opponga ai tiranni che uccidono cittadini statunitensi e minacciano i nostri interessi,” ha scritto Fly, che ha lavorato presso il Consiglio della Sicurezza Nazionale e il Pentagono sotto George W. Bush, nell’edizione in rete del The National Review.

“E’ ora di intraprendere un’azione militare contro gli elementi del governo iraniano che appoggiano il terrorismo e contro il suo programma nucleare. Ulteriore diplomazia non è una risposta adeguata,” ha scritto.

Gli appelli del FPI, cui hanno fatto eco altri ex falchi della guerra in Iraq, come l’ex ambasciatore di Bush all’ONU, John Bolton, e Reuel March Gerecht della neo-conservatrice Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), sono giunti mentre le analisi, qui da noi, continuano a discutere della credibilità del presunto complotto contro l’ambasciatore saudita Adel al-Jubeir e di come reagirvi se, come asserisce l’amministrazione, esso è stato autorizzato ad alto livello a Teheran.

La probabilità che il complotto sia davvero reale – e, in tal caso, che abbia avuto un’autorizzazione al alto livello – è stata qui ampiamente messa in discussione, principalmente da due gruppi di esperti.

La reazione tra virtualmente tutti gli specialisti dell’Iran, compresi ex dipendenti del governo e dei servizi segreti, è andata dall’esplicito scetticismo allo sconcerto riguardo a cosa, se il presunto complotto fosse stato davvero consumato, Teheran avrebbe sperato di ricavare dall’assassinio dell’ambasciatore saudita su suolo statunitense.

“Incredibile, a dir poco” ha scritto Vali Nasr, un alto membro del Brookings Institute, in reazione al presunto complotto.  “Se fosse vero, questo complotto dimostrerebbe una colossale mancanza di giudizio da parte di Teheran, un audace e sventato avventurismo che si riassumerebbe in un colossale errore del regime clericale che lo indebolirebbe a livello internazionale e persino allenterebbe la sua presa sul potere …”

Esperti dell’antiterrorismo competenti riguardo alla Forza Quds dell’Iran, l’unità d’élite delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) accusate di aver patrocinato il complotto, sono stati ancor più scettici sul fatto che esso si baserebbe sui contatti non dimostrati di un commerciante di auto usate iraniano-statunitense con un presunto membro del cartello della droga Zeta in Messico per organizzare l’assassinio.

Il presunto contatto Zeta si è rivelato essere un informatore della DEA (U.S. Drug Enforcement Administration, la polizia antidroga statunitense – n.d.t.], secondo la denuncia pubblicizzata con gran fanfara la scorsa settimana dal procuratore generale.

“Puzza, puzza, puzza” ha detto Bruce Riedel, un veterano della CIA che è stato responsabile del Vicino Oriente e dell’Asia Meridionale presso il Consiglio della Sicurezza Nazionale, quando gli è stato chiesto di esprimere la sua valutazione, mentre Robert Baer, ex ufficiale operativo della CIA in Medio Oriente, ha paragonato il complotto, così come descritto nell’accusa, a un “copione di Hollywood davvero orrendo”.

“Niente di tutto questo è all’altezza dell’insuperata capacità dell’Iran di commettere assassinii” ha scritto sul sito web della rivista Time.

“Perché mai avrebbero creato una situazione in cui avrebbero dovuto affidarsi a questa risorsa non verificata, non addestrata, non guidata e incontrollata anziché ai propri uomini?” ha scritto il colonnello (in pensione) Pat Lang, ex capo analista per il Medio Oriente e l’Asia Meridionale dell’Agenzia dei Servizi Segreti della Difesa, sul suo blog Sic Semper Tirannis.

Definendo il caso governativo “spazzatura” Lang ha aggiunto che “la schiacciante probabilità è che questa sia un’ “operazione di controinformazione” di qualcuno, mirata a condizionare l’atteggiamento del pubblico a qualche fine.”

Tale scetticismo non ha tuttavia dissuaso l’amministrazione, i legislatori chiave o gli ex falchi dell’Iraq dal sollecitare una reazione dura.

In effetti lo stesso Obama ha detto giovedì che premerà per “le sanzioni più dure” contro l’Iran da parte degli alleati degli USA e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, mentre alti dirigenti del Tesoro hanno affermato di star prendendo in considerazione l’inserimento della banca centrale iraniana nella lista nera, una mosse che ha goduto di forte appoggio bipartisan al Congresso, in particolare dai legislatori più strettamente collegati alla lobby israeliana, anche prima che il presunto complotto fosse scoperto.

Ma numerosi ex falchi dell’Iraq, pochi dei quali risultano nutrire molti dubbi sulla serietà o provenienza del complotto, stanno richiedendo un’azione militare.

“L’idea di ulteriori sanzioni non è male …” ha scritto Gerecht, uno dei principali sostenitori dell’invasione dell’Iraq quand’era all’American Enterprise Institute [AEI, Istituto dell’Imprenditoria Statunitense], in un articolo pubblicato venerdì sulla pagina fedelmente neo-conservatrice del Wall Street Journal. “Ma non spaventeranno [il regime iraniano]. La Casa Bianca deve rispondere militarmente a questa offesa. Se non lo faremo, ne chiederemo altre.”

Un altro promotore della guerra in Iraq, Andrew McCarthy, anche lui del FDD, si è unito al coro sulla National Review Online: “C’è una gamma di possibili risposte politiche, ovviamente, ma considerati i tre decenni di aggressioni, la risposta all’Iran deve essere militare, e decisiva. Il regime deve essere distrutto.”

L’appello di lunedì del FPI per l’azione militare è stato forse più notevole, se non altro perché tre dei quattro direttori del gruppo – Eric Edelman, Robert Kagan e Dan Senor – sono stati recentemente nominati consiglieri chiave di Mitt Romney, il candidato capolista alla nomina presidenziale Repubblicana per il 2012.

Come Kristol, Kagan è stato cofondatore sia del PNAC sia del FPI e una sostenitore cruciale dell’invasione dell’Iraq, mentre Senor ha servito in Iraq, dopo l’invasione, come alto funzionario dell’Autorità Provvisoria della Coalizione.  Edelman che, da ambasciatore in Turchia all’epoca, ha esercitato pressioni sull’esercito per appoggiare l’invasione del 2003, ha proseguito con l’incarico di sottosegretario alla difesa per la politica sotto l’ex capo del Pentagono, Donald Rumsfeld.

Anche se Romney è rimasto in silenzio sinora riguardo a come Washington dovrebbe reagire al presunto complotto, numerosi tra i suoi altri consiglieri, che si sono fatti campioni dell’invasione dell’Iraq, sollecitano da tempo gli USA a rendere più credibile la minaccia USA di un’azione militare nella regione.

Nel suo primo importante discorso politico, due settimane fa, Romney stesso ha chiesto che due portaerei siano permanentemente dispiegate nella regione come deterrente per Teheran.

Il blog di Jim Lobe’s sulla politica estera USA si può leggere al seguente indirizzo:  http://www.lobelog.com

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.zcommunications.org/u-s-hawks-behind-iraq-war-rally-for-strikes-against-iran-by-jim-lobe

Fonte: Other News

traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

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