Tag

, , ,


 

 

 

 

di Dick Meister  – 18 ottobre 2011

I lavoratori, nella loro lotta attuale contro le potenti forze antisindacali, non potrebbero trovare ispirazione migliore della vita straordinaria del dirigente sindacale Eugene V. Debs, che morì 85 anni fa questo mese.

Pochi dirigenti statunitensi sono stati più amati e influenti, e anche più odiati, di Gene Debs, le cui proposte di cura per i mali dell’economia che infettano la società statunitense,  restano più valide, vitali ed essenziali che mai.

Organizzatore sindacale e dirigente di scioperi, oratore affascinante, fondatore del Partito Socialista degli Stati Uniti, per cinque volte candidato alla presidenza, Debs è stato tutto questo e anche di più.

Si rese conto, già negli ultimi anni del 1800, che la gente comune era alla mercé di entità industriali che erano arrivate al controllo della vita economica e politica del paese. Esse conservano il controllo, naturalmente, ma la lotta scatenata da Debs e dai suoi alleati può essere di valida guida e da ispirazione a quelli che stanno continuando la lunga lotta per indebolire il dominio delle imprese.

All’epoca di Debs, come ora,  i politici erano eletti, i lavoratori assunti e licenziati, le condizioni di lavoro stabilite, le fabbriche aperte e chiuse e molte altre decisioni societarie assunte, principalmente – se non unicamente – con un occhio alla massimizzazione del profitto delle imprese.  Allora, come oggi, i profitti, i compensi ai dirigenti e i dividendi agli azionisti erano alle stelle, mentre le paghe dei lavoratori si riducevano e la disoccupazione cresceva.

“Marciate insieme, votate insieme, lottate insieme” Debs sollecitava i lavoratori che fronteggiavano le formidabili forze politiche ed economiche che facevano profitti a spese loro.

Debs, fuochista di locomotiva, cercò per la prima volta di riunire in un unico sindacato industriale tutti i lavoratori delle ferrovie del paese.  Ciò li avrebbe dotati dell’arma chiave della solidarietà che era negata agli altri lavoratori sindacalizzati,  che erano organizzati a seconda del settore commerciale anziché di quello industriale.

L’anno era il 1893.  Debs – prossimo ai quarant’anni, alto, magro, affascinante – percorreva il paese per tenere sino a sette discorsi di due ore alla settimana ai lavoratori delle ferrovie. Dopo appena un anno il suo Sindacato delle Ferrovie Statunitensi [American Railway Union – ARU] contava 150.000 membri, metà della forza dell’intera Federazione Sindacale Statunitense dell’epoca.

L’ARU si dispose rapidamente a combattere i baroni delle ferrovie, enormemente potenti, che assoggettavano i lavoratori a vite di povertà o di quasi povertà.  Il principale sforzo del sindacato fu un grande sciopero contro la Pullman Palace Car Company, che costruiva e noleggiava i vagoni letto utilizzati dalla maggior parte delle ferrovie.

L’ARU proclamò lo sciopero dopo che la Pullman si era rifiutata di revocare i drastici tagli alle paghe che aveva unilateralmente imposto ai suoi lavoratori, attirando subito il sostegno di più di un quarto di milione di altri dipendenti delle ferrovie.  I loro scioperi di solidarietà bloccarono la maggior parte di quella che era allora la più grande e più importante industria del paese.

Per più di due settimane ci fu uno stallo. Poi i padroni persuasero il governo federale a ottenere un’ingiunzione del tribunale che ordinava agli scioperanti di tornare al lavoro, con la motivazione che essi avevano cospirato per limitare illegalmente il commercio.  Quando l’ingiunzione fu ignorata, più di 14.000 soldati federali, ufficiali e poliziotti pesantemente armati furono precettati in 27 stati per rimettere in moto i treni.

Trentaquattro persone furono uccise, dozzine seriamente ferite, e centinaia incarcerate per  oltraggio alla corte, tra cui lo stesso Debs per sei mesi.  Lo sciopero e l’ARU furono sconfitti.

Tuttavia lo sciopero, alla fine, non fu un fallimento.  Gli straordinari sforzi degli scioperanti tennero viva l’idea della sindacalizzazione di massa, ispirando e fornendo lezioni importanti per quelli che alla fine portarono l’idea a realizzarsi negli anni ’30.

Debs trascorse la maggior parte del tempo della sua incarcerazione a leggere letteratura radicale che lo convinse che i lavoratori non avrebbero mai prevalso se non avessero agito insieme anche in politica, così come nel lavoro, per combattere un sistema capitalista “nel quale i lavoratori, comunque siano organizzati, possono essere schiacciati e frantumati con un sol colpo.”

Il loro strumento sarebbe stato il loro stesso partito, un partito socialista che Debs si diede a organizzare con la stessa intensa energia che aveva dedicato a organizzare la ARU.

L’obiettivo del partito era “la proprietà e il controllo collettivi dell’industria e la sua amministrazione democratica nell’interesse di tutto il popolo. L’eliminazione della rendita, dell’interesse e del profitto, la fine delle lotte di classe e del dominio di classe, la fine del padrone e dello schiavo, della povertà e della vergogna.”

Furono relativamente in pochi ad aderire al partito di Debs. Ma egli rimase estremamente popolare tra i lavoratori per la sua intransigente difesa dei loro diritti, il suo genuino calore, generosità, cordialità, coraggio, modestia e indiscutibile integrità, sincerità e dedizione.

La grande popolarità di Debs, tuttavia, uno dei primi posti nella lista dei nemici pubblici dei ricchi e dei privilegiati e dei loro alleati al governo. Alla fine lo condusse a una condanna a dieci anni di prigione impostigli per aver parlato contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale . Una guerra di classe, la chiamò Debs, combattuta per conto delle classi alte dagli uomini della classe lavoratrice.

Nel 1920, durante il terzo anno della sua prigionia, Debs avviò da dietro le sbarre la sua ultima campagna presidenziale, e quella di maggior successo.  Ottenne quasi un milione di voti, il numero più alto per i socialisti nella storia degli Stati Uniti. Il vincitore, il Repubblicano Warren G. Harding, cedette a una grande pressione pubblica e graziò Debs poco tempo dopo.

Morì cinque anni più tardi, a 71 anni, battendosi sino alla fine per quello che egli riteneva ferventemente che fosse necessario per sradicare la povertà e la diseguaglianza.

La lotta di Gene Debs, durata la sua intera vita, i suoi argomenti eloquenti e persuasivi, hanno contribuito a stabilire la giornata lavorativa di otto ore e di 40 ore settimanali, hanno contribuito a creare il sistema dell’Assistenza Sociale e le leggi e i regolamenti sulla sicurezza nel lavoro, hanno aiutato i lavoratori ad ottenere il diritto alla pensione, ai sussidi di disoccupazione, ai risarcimenti per gli incidenti sul lavoro e molto, molto altro.

Ha stabilito un record di aiuti ai cittadini degli Stati Uniti cui pochi, con o senza cariche ufficiali, sono arrivati vicino ad uguagliare.  E sebbene ci abbia lasciato da più di otto decenni, il ricordo di quello che fece nella sua vita continua a fornire lezioni vitali ai lavoratori che perseguono una vera giustizia economica e sociale.

Dick Meister, giornalista indipendente di San Francisco, si è occupato per più di cinquant’anni di lavoro e politica da giornalista, redattore, autore e commentatore. Contattatelo sul suo sito web www.dickmeister.com

 

Da ZNet – Lo spirito della resistenza è vivo http://www.zcommunications.org/march-together-vote-together-fight-together-by-dick-meister

 

Traduzione di Giuseppe Volpe

© 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

Annunci