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Le Sessioni Chomsky 4: Il sistema politico

 

Di   Noam Chomsky  (16 ottobre 2011)

 

 

Ora, solo alcune domande sul sistema politico. Nelle elezioni a volte si suggerisce
di votare per persone nei confronti delle quali si è contemporaneamente critici
in modo devastante [scegliendole] come il male minore, come qualcosa che è il
meglio che si può fare nel breve termine. Ma poi c’è anche il problema di
cercar di costruire istituzioni di resistenza a lungo termine, anche nell’arena
elettorale, ad esempio, diciamo, un terzo partito.  Come valuti i vantaggi di appoggiare un
candidato liberale, industriale, che è molto meglio dell’avversario, in
confronto con l’appoggiare un candidato di un terzo partito o un processo che
sia completamente indipendente da tale dinamica per operare le proprie scelte?

Penso che non ci sia nessuna formula.  Dipende dalle circostanze specifiche. Come,
diciamo, prendiamo il 2008.  Io vivo in Massachusetts. E’ uno stato sicuro. Si sa quali saranno i risultati. Perciò mi
sono sentito libero di votare per il Partito Verde, che almeno sta facendo un qualche sforzo, qualsiasi cosa uno ne pensi, per sviluppare un’alternativa
durevole.  Se fossi stato in uno stato incerto, diciamo in Pennsylvania, probabilmente avrei votato per Obama. Perché penso che sarebbe stato molto pericoloso nel breve termine avere McCain e la
Palin al potere lì.  Non che Obama mi piaccia.  Altre volte semplicemente non ho visto alcun senso nel votare.  A volte la cosa ha senso, a volte no.  Dipende dalle opzioni, dalle alternative.  Così,
per esempio, se Gore fosse stato eletto nel 2000, non è così ovvio che saremmo andati in guerra in Afghanistan e in Iraq. Avremmo potuto andarci, ma non è così evidente.  Se McCain fosse stato eletto nel 2008 non
avremmo avuto in campo semplicemente una maggioranza di ultradestra; avremmo avuto una maggioranza indistruttibile.

Dunque ci sono …

E ci sono molte scelte simili. Innanzitutto non si tratta di una decisione di alto livello.
Voglio dire, è una specie di … è come una decisione al decimo posto. Altre cose sono di gran lunga più importanti. Voglio dire, gli Stati Uniti sono semplicemente una democrazia che non funziona. Ma in una democrazia funzionante
(e ne esistono; la Bolivia per esempio) la gente vota. Ma è solo un momento di pausa in una battaglia che continua.

Negli Stati Uniti il modo in cui sono organizzate le cose è che si presume che non ci sia alcuna partecipazione.   E’ una specie di gran montatura riguardo al voto; sai, cartelli dappertutto, impegno per far andare la gente a votare.  Fai il tuo segno sulla scheda e poi te ne torni a casa.  E’ una grave carenza di democrazia.  E dunque uno vuole superare quel deficit democratico.  E’ piuttosto impressionante il modo in cui ciò è stato ottenuto negli Stati Uniti. Di fatto
il concetto stesso di democrazia è pressoché inesistente.  Prendi, ad esempio, le primarie. Voglio dire, immaginiamo di avere una democrazia funzionante con le nostre relative istituzioni. Così …

Istituzioni politiche?

Istituzioni politiche. Abbiamo, per esempio, le primarie in New Hampshire.  In una società democratica quel che succederebbe è che la gente di una cittadina del New Hampshire si riunirebbe nelle proprie organizzazioni, assemblee, di
qualsiasi cosa si tratti, e si prenderebbe un po’ di tempo libero da qualsiasi attività politica o di altro genere in cui sia impegnata e direbbe: “OK, vediamo di elaborare quel che ci piacerebbe vedere nelle prossime elezioni.” E
arriverebbero a qualche genere di programma: “Ci piacerebbe vedere questo.”  Poi, se qualche candidato dicesse: “Vorrei venire in città a parlarvi” loro direbbero: “Beh, puoi venire se sei disponibile ad ascoltare noi.” E il candidato potrebbe venire e loro gli spiegherebbero quel che vogliono e direbbero: “Se sei in grado di fornirci una ragione credibile per cui tu appoggi queste cose, noi prenderemo in considerazione l’idea di votarti.” O, forse, “Abbiamo il nostro proprio
rappresentante, non ci interessi.” Quella sarebbe una democrazia che funziona.

Quel che accade è del tutto diverso. Nessuno si
riunisce in città. Il candidato e i suoi rappresentanti propagandistici e via
di seguito, annunciano che lui, o, a volte, lei, verrà in una cittadina del New
Hampshire e ci si dà da fare per riunire la gente.  La gente se ne sta lì seduta a sentire il
candidato raccontare quanto è in gamba, come farà questo e quello e nessuno
crede una parola e poi vanno a casa. Beh, sai, questo è il contrario della
democrazia.

In effetti lo vediamo accadere in continuazione.
Voglio dire, prendi, diciamo, il 15 aprile. Voglio dire, in una società democratica
che funzioni dovrebbe essere un giorno di festeggiamenti, il giorno in cui
paghi le tue tasse. Si direbbe: “OK, ci siamo riuniti, abbiamo elaborato certi
piani e programmi che riteniamo debbano essere realizzati e ora partecipiamo a
fornire i fondi perché queste cose siano fatte.” Questa è una democrazia. Negli
Stati Uniti è un giorno di lutto. E’ il giorno in cui questa forza aliena, sai,
il governo, che viene da Marte o da qualche parte del genere, viene a rubarti i
soldi che hai guadagnato faticosamente per utilizzarli per i propri scopi,
quali che siano.  E’ un riflesso del
fatto che il concetto di democrazia non è neppure presente nella mente delle
persone. Ora io sto un po’ esagerando, non è così netto, ma ci è parecchio
prossimo.  E’ un grande successo per …

Si potrebbe discutere in modo simile dell’affluenza al voto, o dei motivi per cui
la gente vota per quelli per cui vota. Dunque, l’affluenza … cosa ne pensi?

Prendiamo l’affluenza al voto. Voglio dire, si fanno
un mucchio di sforzi per ottenere la partecipazione al voto. E la gente si reca
ai seggi per ogni genere di motivi. Voglio dire, a volte i motivi sono
interessantissimi. C’è stata a gennaio un’elezione in Massachusetts che la
gente ritiene abbia avuto un risultato sorprendente. Un’elezione per il senato,
che ha dato ai repubblicani il quarantunesimo seggio. Beh, quell’idea, da sola,
è interessante.

Ci sono due partiti politici formali nel paese:
Democratici e Repubblicani. I Repubblicani hanno abbandonato ogni finzione,
quasi, di essere un partito politico tradizionale. Praticamente non hanno
politiche. Voglio dire, la politica è “no” a qualsiasi cosa venga proposta.
Sono simili, in qualche modo, al vecchio partito comunista in cui la disciplina
del partito ottiene la quasi unanimità.
Avevano 40 voti, ora ne hanno 41.
Quasi invariabilmente unanimi, non importa quale sia il tema.  Forse nominare qualcuno a qualche carica
nella burocrazia perché possa funzionare.

I Democratici, che sono una specie di … ci sono
gruppi chiamati Democratici moderati.
Sono praticamente la stessa cosa che quelli erano soliti definirsi
Repubblicani liberali.  L’allineamento
del partito ha cambiato rotta in modo tale che i Repubblicani liberali, in quel
tradizionale uso della definizione, sono stati sostanzialmente espulsi dal
partito.  E hanno cambiato schieramento e
sono diventati quelli che sono definiti Democratici moderati, intendendo con
ciò Repubblicani vecchio stile.  Così i
Democratici moderati seguono i Repubblicani in ogni genere di cose.  Poi ci sono di Democratici che vengono
definiti di sinistra.  Quasi interamente
una specie di Democratici di centro, favorevoli alle imprese e un paio di
sbandati.  Si some messi tutti d’accordo
per richiedere una maggioranza qualificata * su tutto. [ ‘supermajority’ nell’originale;
una maggioranza superiore a quella semplice del 50% +1; tipicamente tre quarti
o due terzi degli aventi diritto al voto – n.d.t.

Di fatto si è arrivati al punto in cui un
Repubblicano, il senatore Shelby, ha semplicemente annunciato che bloccherà  ogni designazione presidenziale, penso siano
70 nomine, nomine di routine.  E,
ovviamente, ha chiesto un qualche regalo speciale per il suo stato.  Dunque arrivano a dire: […]  a meno che mi facciate questo regalo, io
bloccherò  tutte le nomine. E questo
funziona in un partito che mantiene la disciplina di schieramento.

OK, così Brown, il tizio eletto in Massachusetts è
stato il quarantunesimo voto; significa che anche una maggioranza qualificata
non funziona.  Ora, il voto a Brown è
stato descritto come una specie di rivolta popolare contro l’assunzione del
governo da parte della sinistra.  Non è
quel che è successo.  Quel che è successo
è interessantissimo.  Prima di tutto, un
fiume di denaro è affluito dalla istituzioni finanziarie verso la fine della
campagna.  E ciò è stato dovuto al motivo
di cui abbiamo già parlato.  Obama aveva
cominciato a fare qualche timido mugugno riguardo ai banchieri avidi e via
discorrendo, e parte della reazione è consistita nel dire: “OK, se tu parli in
questo modo noi elimineremo la tua supermaggioranza.” Così è affluito un fiume
di soldi.

Se si esamina il voto, Brown ha vinto principalmente
per due motivi: i sobborghi abbienti sono stati molto coinvolti e molto a
sostegno di Brown.  Essi condannano Obama
perché, anche se sta dando loro molto, non sta dando loro abbastanza.  Dunque, noi vogliamo ancora di più.  Quelli sono i sobborghi abbienti. Nelle aree
urbane, che sono principalmente Democratiche, sai, il voto della classe
lavoratrice, dei poveri, è stato molto basso.
Ed essi sostanzialmente hanno detto a Obama: stai dando via tutto, non
staremo neanche a perdere tempo con te, non parteciperemo.  Particolarmente interessante è stato il voto
sindacale. E’ stato inferiore al solito ma la maggioranza del voto sindacale è
andato a Brown.

E c’è stato dibattito sulla stampa sindacale, la
buona stampa sindacale, come Labor Notes. Hanno intervistato iscritti e
dirigenti sindacali e così via.  I
lavoratori erano semplicemente furiosi per il programma di assistenza
sanitaria.  Ora, sai, questa viene
presentata come una critica al programma di assistenza sanitaria, ma in effetti
alla gente il programma di assistenza sanitaria non piace perché non si spinge
abbastanza in là.  Una maggioranza
considerevole della popolazione generale, e certamente ancor più chi vota per
Obama, era a favore dell’opzione pubblica e di Medicare e di altre cose che
Obama ha semplicemente lasciato cadere.
Dunque non piace perché non si spinge abbastanza in là, questo è [il
sentimento della] maggioranza della popolazione, non esattamente quello che
dicono i titoli di prima pagina.  Ma nel
caso dei dirigenti sindacali, degli attivisti, dei lavoratori  e dei sindacati, la rabbia era dovuta al
fatto che Obama è stato disponibile a dar via ogni cosa, praticamente, eccetto
l’unica su cui ha insistito. Precisamente, tassarli per i loro programmi di
assistenza sanitaria.  Viene definita
un’accisa sui ‘piani Cadillac’. [L’espressione si riferisce a piani
assicurativi di assistenza sanitaria esageratamente costosi – n.d.t.].  Voglio dire, i ‘piani Cadillac’ non sono
quelli dei ricchi. Sono quelli che i lavoratori sono riusciti a far
sopravvivere dai propri datori di lavoro, mediante i sindacati, in cambio della
rinuncia a tutto il resto.

Dunque parte della merce di scambio nella guerra di
classe consiste nel fatto che il sindacato … e questo è stato un pessimo errore
dei sindacati, che viene da lontano … è consistito nel rinunciare a quasi tutto
ma almeno di ottenere un qualche beneficio per i propri iscritti. Non per gli
altri, solo per i propri. E’ uno dei motivi per cui non abbiamo un sistema di
assistenza sanitaria nazionale; a causa della concentrazione dei sindacati su
sé stessi, non sugli altri.  Molto
diversamente dal Canada. In Canada, gli stessi sindacati hanno insistito
sull’assistenza sanitaria per tutti.
Negli Stati Uniti, hanno fatto proprio, in un certo senso, il sistema
imprenditoriale e hanno detto: “OK, assistenza sanitaria per noi.” Il risultato
è che i lavoratori sindacalizzati hanno piani di assistenza sanitari abbastanza
decenti, sai, per gli standard statunitensi.
Obama insiste sul fatto che darà via tutto il resto; insiste sul
tassarli parecchio pesantemente. Così, ovviamente, i lavoratori sindacalizzati sono
furiosi. E così hanno votato per Brown. Si sono dati la zappa sui piedi, ma il
voto è comprensibile.

Voglio dire, la rabbia è giustificata.

La rabbia è molto giustificata.

La volontà di, in un certo senso, ribellarsi e infuriarsi è giustificata, è perfettamente sensata. Non c’è una via che non faccia altro che peggiorare le cose.

Sì, e ciò è generalizzato nel paese. Così, sai, è da
un po’ che dico, e che anche altri dicono, che è un grave errore per la
sinistra ridicolizzare il movimento del Tea Party e Sarah Palin e il resto di
loro. Voglio dire, è facile prenderli in giro; gran parte di loro sono
semplicemente comici e ridicoli. Ma non è quello il punto.  Quel che dovremmo fare è ridicolizzare noi
stessi.

Per non avere alternative migliori.

Voglio dire che questa è gente che dovrebbe essere
organizzata dalla sinistra.  E’ gente che
ha lavorato duramente per tutta la vita, ha fatto tutto quel che doveva fare.
Sono stati fregati; lo sono da trent’anni.
Sai, le paghe sono stagnate, scese, i servizi sono al collasso (non sono
mai stati buoni), le scuole sono schifose. Cosa ci sta succedendo? Cosa mi sta
succedendo?

Beh, ottengono una risposta da, diciamo, Glenn Beck.
Sai, “i ricchi liberali si prendono tutto, non gliene frega niente di noi, e
vogliono dar via tutto agli immigrati illegali” e via discorrendo.  Beh, quella è una risposta coerente.  Quando lo ascolti, è una risposta con una sua
logica interna.  Dice qualcosa.  E dunque viene accettata.  I Democratici liberali non offrono una
risposta. Non dicono: “Questo vi accade perché negli ultimi trent’anni abbiamo
collaborato con il sistema delle imprese per deindustrializzare la società e
arricchire i banchieri” e così via.  La
gente non se lo sentirà dire.  E la sinistra
semplicemente non dice loro nulla.  Ci
sta provando, ma non ce la fa. Questo è estremamente pericoloso. C’è, in
questo, una specie di sentore di Repubblica di Weimar.

Dunque il ridicolo non ha senso. E’ come i
lavoratori del Massachusetts che si danno la zappa sui piedi, come è diventato
chiaro. Appena eletto, Brown a fare in tempo – superveloce, con l’aiuto dei
cosiddetti Democratici moderati – a contribuire a votare contro una nomina
all’Ufficio Nazionale per i Rapporti di Lavoro (NLRB), che era l’unico nome a
favore del sindacato, relativamente favorevole al sindacato, che aveva
probabilità di entrare nel NLRB.
[L’organismo] a un certo punto era uno possibile strumento per sostenere
i diritti dei lavoratori.  Voglio dire, è
stato quasi eliminato.  Ma se elimini,
sai, l’ultima persona filosindacale, le cose peggiorano.  Così, quando hanno votato per Brown, di fatto
è per questo che hanno votato, ma non era questo che avevano in mente.  Quel che avevano in mente era la rabbia
contro Obama per la sua insistenza su un’unica cosa e precisamente sul portar
loro via le provvidenze sanitarie.

Ma se si torna ai tardi anni ’60 e si ripercorre il periodo, stiamo parlando di quarant’anni.  In tali quarant’anni c’è stata una sinistra, ci sono state persone di sinistra, ci sono state persone
critiche di tutto ciò di cui stiamo discutendo.  E tuttavia, ad essere onesti, non hanno prodotto quasi nulla che parli alla popolazione più ampia, persino in un momento in cui è furiosa nei
confronti del governo, dei datori di lavoro, di Wall Street e via dicendo.  Dunque, o abbiamo fatto qualcosa di sbagliato oppure non c’è speranza.  Voglio dire, se abbiamo fatto tutte le cose giuste e siamo arrivati dove siamo arrivati, non è davvero un buon segno.  Sarebbe molto meglio se avessimo commesso degli errori, se avessimo mancato di agire come avremmo dovuto e, quindi, ci fossero cose che si possono fare.  Quali errori o quali carenze pensi siano responsabili del casino in cui ci troviamo?

Beh, voglio dire che la sinistra, per quella che è,
in effetti parla di questi temi.  Ma la
sinistra è semplicemente un conglomerato di un mucchio di gente, ma molto
sparpagliata.  E orientata a singoli
temi.  Così c’è una parte della sinistra
che si dedica ai diritti degli omosessuali, un’altra parte che si preoccupa
degli armamenti nucleari e delle aggressioni o di qualsiasi cosa si
tratti.  Ma tendono ad essere in certo
modo separate.  Non puoi in realtà
identificare una sinistra organizzata che affronti il tipo di problemi che la
gente, in generale, sente davvero e giustamente. Così, quale parte della
sinistra ha parlato costantemente, chiaramente, alla gente giusta del fatto che
la finanziarizzazione dell’economia dagli anni ’70 ha portato alla stagnazione,
fondamentalmente, delle paghe e dei redditi reali? E al deterioramento dei
limitati benefici, eccetera?  Di fatto, gran
parte della sinistra orientata ai singoli temi si è alienata, sfortunatamente,
questa parte della popolazione.  Voglio
dire, può non piacerci, ma il fatto è che una gran parte della popolazione è
razzista, è sessista, è, sai, contraria ai diritti degli omosessuali e così
via.  E, anche se lavorare a questi
problemi è giusto, deve essere fatto in modo tale da riconoscere la realtà del
pubblico che sta là fuori.

D’accordo, passando a una di queste aree, la razza negli Stati Uniti. Cosa sono la razza e il razzismo?

Voglio dire, la razza – qui i postmodernisti hanno
in un certo senso ragione – è una costruzione sociale.  Voglio dire, decidiamo che si sono razze
differenti, decidiamo che c’è un mucchio di modi in cui si può categorizzare la
gente.  Lo facciamo, sai, per il colore o
l’acconciatura dei capelli o quel che è.
Ed è una vena profonda nella storia degli Stati Uniti.  Risale alla schiavitù, non è mai cambiata
davvero. Ma è reale.  E si dimostra in
modo che colpisce particolarmente negli atteggiamenti delle persone. Gli
atteggiamenti delle persone sono molto diversi da quanto solitamente si
afferma.

Una delle cose che gli studiosi di scienze politiche
fanno piuttosto bene è studiare gli orientamenti popolari tramite vasti
sondaggi.  E pubblicano risultati chiari
e interessanti.  In effetti l’edizione
attuale della principale rivista di scienze politiche, Political Science
Quarterly, capita che abbia un articolo che esamina una quantità di studi su
sondaggi relativi agli atteggiamenti riguardanti i temi della giustizia
sociale.

In effetti la parte più interessante è costituita
dal fatto che l’autore identifica le persone che si autodefiniscono contrarie
al governo.  Sai, i libertari di destra,
“toglieteci il governo di dosso”, quel genere di cose.  Così, semplicemente esaminando i loro
orientamenti, essi tendono ad essere a favore di maggiori aiuti e di maggiori
spese per l’istruzione, la salute, per gli aiuti ai poveri, sai, per
l’assistenza sociale.  Più o meno le stesse
cose che direbbero i liberali.  Ma c’è
un’eccezione. Due eccezioni.  Pensano che
diamo troppo ai neri e diamo troppo alla gente in assistenza sociale.  Beh, non ha alcun rapporto con la realtà, ma
possiamo vedere da dove deriva.  Voglio
dire, deriva dall’incessante propaganda basata sul razzismo convenzionale.  Sai, “i neri si prendono tutto, ci portano
via il paese”.  E il tipo di propaganda
estremista reaganiana, sai, riguardo all’assistenza, la madre nera che va in
Cadillac all’ufficio assistenza a rubare i nostri soldi.

Con sufficiente propaganda di questo tipo, si ha
questo tipo di divisione negli atteggiamenti.
Ora, nota che io sto parlando qui di persone che si considerano
contrarie al governo, sai, di destra.
Nella popolazione in generale è qualcosa di simile, ma in certo modo meno
appariscente. E ciò si manifesta anche in altre cose. In effetti quando chiedi
alle persone … non lo hanno fatto in questi sondaggi, ma è stato fatto in
precedenza, “quanto pensi che si dovrebbe dare, diciamo, alle madri povere con
bambini a carico…”

Ovviamente è più di quanto …

E’ di gran lunga più di quanto stiamo dando. Si
rivela anche negli aiuti all’estero. Regolarmente. Chiedi alla gente: “Cosa
pensi degli aiuti all’estero?”. E loro dicono: “Stiamo dando via tutto a questa
gente che non lo merita e che ci sta derubando” “Quanto pensi che dovremmo dar
loro?” Loro rispondono forse dieci volte quello che diamo. E questi sono
fallimenti anche della sinistra.  Sai, si
presume che tu educhi la gente.  Ma quel
che io penso significhi è che la fuori c’è un uditorio.  Sai, gli atteggiamenti generali delle persone
sono più o meno socialdemocratici.

OK, e, in parallelo, la questione del sessismo?

Quella è una delle grandi conquiste degli anni
’60.  In realtà del movimento post anni
’60.  Voglio dire, il problema è stato
sollevato negli anni ’60 in un modo interessante.  Penso che il movimento femminista sia
decollato negli anni ’70 e dopo.  E
almeno parte di esso è stato la conseguenza del sessismo nella sinistra.  Mi ricordo nel movimento di resistenza; era
molto impressionante.  Si presumeva che
le donne dovessero distribuire gli opuscoli e così via. Di fatto era anche
ultrasessista in certi casi. E gli uomini, i resistenti, facevano cose
difficili e pericolose e coraggiose.  E a
un certo punto, verso la fine, è stato detto loro, più o meno: “Ehi, gente,
guardate che siete degli oppressori.”

Fu una cosa molto dura da sopportare per un mucchio
di gente.  Voglio dire, ha portato a vere
rotture.  “Eccoci qua, coraggiosi,
morali, a far cose davvero dure, e vien fuori che siamo degli oppressori.”  E’ stato psicologicamente molto difficile, ma
penso che da lì sia derivata almeno una vena di quello che sarebbe diventato il
movimento femminista.  Ce ne sono state
altre.  Ed è decollato.  E ci sono stati un mucchio di cambiamenti.  Voglio dire, ci sono un mucchio di problemi,
ma sotto questo profilo il paese è molto diverso da com’era negli anni
’60.  Voglio dire, puoi vederlo in posti
come il MIT [Massachusetts Institute of Technology]. Quando sono arrivato lì
negli anni ’50, il MIT era fatto da maschi bianchi. Sai, ben vestiti,
deferenti, che lavoravano a quali che fossero i loro particolari interessi
professionali.  Se percorri le sale oggi,
per metà sono donne, forse per un terzo minoranze, abbigliamento informale,
rapporti informali, un mucchio di attivismo. OK. Questi sono cambiamenti.

 

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Trascritto da Anton G.

http://www.zcommunications.org/chomsky-sessions-4-the-political-system-by-noam-chomsky

 

 

Traduzione di Giuseppe Volpe

 

(C) 2011 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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