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Di   Amy  Goodman (15 ottobre 2011)

Quando Barack Obama era ancora soltanto un senatore statunitense che correva per la presidenza, disse a un gruppo di donatori di un sobborgo del New Jersey: “Fatemelo fare.” Stava mutuando una frase del presidente Franklin D. Roosevelt, che la usò (secondo Harry Belafonte, che sentì la storia direttamente da Eleanor Roosevelt) in risposta alla richiesta del  leggendario organizzatore sindacale A. Philip Randolph di diritti civili per gli afroamericani.

Anche se il presidente Obama ha fatto concessioni dopo concessioni sia al Tea Party finanziato dall’industria sia ai suoi donatori di Wall Street, ora che è di nuovo in atteggiamento da campagna elettorale, i suoi critici progressisti sono ammoniti a non attaccarlo, in quanto ciò potrebbe favorire ed rappresentare una complicità con la corsa alla Casa Bianca dei Repubblicani.

Entra in scena il 99 per cento. La base di Occupy Wall Street [Occupiamo Wall Street] continua a crescere, ispirando più di 1.000 proteste solidali in tutto il paese e il mondo. Dopo settimane, e uno dei più vasti arresti di massa della storia statunitense, Obama finalmente ha commentato: “Penso che la gente sia frustrata e che i dimostranti diano voce a una frustrazione più diffusa per come funziona il nostro sistema finanziario.” Ma né lui, né i suoi consiglieri – né i Repubblicani – sanno cosa fare con questo fiorente movimento di massa.

In seguito alla controversa sentenza della Corte Suprema nel caso Citizens United contro la Commissione Elettorale Federale, che consente donazioni illimitate delle imprese a sostegno della propaganda elettorale, la fame di fondi elettorali è insaziabile.  La campagna per la rielezione di Obama mira a raccogliere un miliardo di dollari. Secondo il Center for Responsive Politics [Centro per la politica ricettiva] l’industria finanziaria fu la seconda maggiore fondi dei contributi elettorali ad Obama, superata solo dal settore dell’industria legale/lobbistica.

L’idea che una sconfitta di Obama segnerebbe un ritorno all’era Bush ha una certa validità: l’Associated Press ha riferito recentemente che “quasi tutti i 22 consiglieri speciali di [Mitt] Romney [candidato Repubblicano alla presidenza nel 2012 – n.d.t.] hanno ricoperto incarichi nell’amministrazione Bush in diplomazia, nella difesa o nei servizi d’informazione.  Ne fanno parte anche due ex senatori Repubblicani così come il capo della CIA dell’era Bush, Michael Hayden, e l’ex Segretario alla Sicurezza Interna, Michael Chertoff.” Ma anche la presidenza Obama è un’estensione dell’era Bush, a meno che ci sia una nuova “era di stimoli” [“Push era” nell’originale – n.d.t.]

La forza integrata di Occupy Wall Street (OWS) è più forte della minimizzazione standard da parte della prevedibile scuderia di guru dei media dell’industria.  Per loro, tutto è incentrato sulla divisione tra i Repubblicani e i Democratici, una divisione che i dimostranti fanno fatica a vedere. Essi vedono entrambi i partiti catturati da Wall Street. Richard Haass, capo del Council of Foreign Relations [Consiglio delle Relazioni Internazionali, un’organizzazione non statale – n.d.t.] riconducibile alla classe dirigente, ha detto dei manifestanti: “Non sono seri.” Ha chiesto perché non parlano della titolarità dei diritti [alle prestazioni statali – n.d.t.]. Forse è perché per il 99% l’assistenza sociale e il programma Medicare non sono il vero problema, bensì la crescente diseguaglianza con i 400 statunitensi più ricchi che detengono una ricchezza maggiore di quella di metà dei cittadini degli Stati Uniti messi insieme. E poi ci sono i costi e il pedaggio
schiacciante della guerra, prima di tutto e soprattutto in vite umane perdute, ma anche in vite umane distrutte, da entrambe le parti.

E’ per questo, ad esempio, che Jose Vasquez, direttore esecutivo dell’ Iraq Veterans Agains the War [Veterani dell’Iraq contro la guerra] si è recato a Occupy Wall Street lunedì notte. Mi ha detto: “Non è un segreto che molti veterani si trovano di fronte alla disoccupazione, alla mancanza di alloggio e a una molteplicità di altri problemi che sono in rapporto con l’economia.  Molti vengono impiegati più volte, e stanno tuttora combattendo … Ho conosciuto un mucchio di veterani che sono venuti qui. Ho appeno conosciuto uno che è in servizio attivo e ha preso un permesso per venire a Occupy Wall Street.”

La storica elezione di Barack Obama è stata ottenuta da milioni di persone di tutto lo spettro politico.  Per anni, durante l’amministrazione Bush,  la gente ha sentito che stava sbattendo la testa contro un muro. Con le elezioni, il muro è diventato una porta, ma era aperta solo per una fessura.

La questione era: verrà spalancata o ci sarà sbattuta in faccia?

Non dipende da una sola persona.  Obama è passato da un organizzatore comunitario di  vertice al ruolo di comandante in capo. Quando forze abituate a godere dell’attenzione della persona più potente del mondo bisbigliano le loro richieste nell’Ufficio Ovale, il presidente deve vedere una forza ancor più potente fuori dalla sua finestra, che gli piaccia o
no, e dirsi: “Se lo faccio, assalteranno la Bastiglia.”

Se là fuori non ci sarà nessuno, saremo in un guaio grosso.

 

Denys Moynihan ha contribuito con ricerche a questo articolo.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: The Guardian

Originale: www.zcommunications.org/what-occupy-wall-street-can-do-for-barack-obama-by-amy-goodman

Traduzione di Giuseppe Volpe

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