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13 ottobre 2011

Di Robert Naiman

Fonte: Huffington Post

Originale

Sabato ho dimostrato  al centro di Washington con la gente di “OccupateDC”. Uno degli slogan più comuni che si scandivano vicino a me era: “Come mettere fine a questo deficit? Basta con le guerre, tassate i ricchi!” Sembra che il 99% a DC non abbiano problemi a dire che bisogna  mettere fine alle guerre e contemporaneamente tassare i ricchi Spero che altri li emuleranno.

 

Considero una cosa ovvia che “mettere fine alle guerre” significa non soltanto che dovremmo ritirare tutte le truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan, ma che non dovremmo iniziare una nuova guerra con l’Iran. Anche voi la pensate così? Certamente una lezione fondamentale degli ultimi dieci anni è che una volta che una guerra è iniziata, può essere incredibilmente difficile terminarla. Questo è uno dei motivi per cui i neoconservatori amano cominciare le guerre. Iniziare una guerra permette loro di creare un cambiamento strutturale a lunga scadenza sul terreno politico – un cambiamento che può sopravvivere alle loro cariche – risucchiando risorse e  l’attenzione  dall’economia interna produttiva che dà lavoro e nutre il 99%  per darle all’economia militare che rende più ricchi gli appaltatori di affari  in campo militare. Ma crea pochi posti di lavoro negli Stati Uniti paragonati alle spese private interne e  alla pubblica spesa.

 

E un’altra lezione fondamentale degli ultimi  dieci anni è questa: se vogliamo fermare le guerre nel futuro, non possiamo aspettare ad agire finché i difensori della guerra abbiano messo in fila tutti i loro birilli. Dobbiamo “interrompere i loro complotti” , per così dire. Milioni di persone hanno dimostrato in tutto il mondo prima dell’inizio della guerra in Iraq. Come espressione di una protesta popolare per la pace, è stata grandiosa. Come mezzo per fermare la guerra, però, era arrivata in ritardo. Il treno della guerra aveva già lasciato la stazione.

 

Proprio adesso, la prospettiva di una guerra con l’Iran può sembrare remota per la moltitudine. Provate però a fare questo piccolo esperimento: andate in rete, e cercate “Romney” e “Iran”.  “I consiglieri più importanti  di Romney    sollecitano la guerra contro l’Iran,” osserva Ben Armbruster su Think Progress. Poi cercate “Perry” e “Iran”. Rick Perry è in gara per diventare il “falco internazionalista” che tende la mano agli “esperti” neoconservatori, come l’ex sottosegretario alla difesa per la politica Doug Feith, un architetto fondamentale della guerra in Iraq, riferisce Josh Rogin su Foreign Policy.

 

Immaginate il mondo dopo il gennaio 2013, se Romney o Perry  diventano presidenti, se i neoconservatori riprendono  il controllo della nostra politica estera e i Repubblicani controllano la Casa Bianca. (Sfortunatamente, se i Democratici controllano teoricamente il Senato non potrebbe essere tanto importante, data la propensione di così tanti senatori democratici a votare con il partito della guerra). Sarebbe simile al terreno politico che c’era all’inizio dell’amministrazione di George W. Bush, prima che la maggior parte dei neoconservatori venissero cacciati dall’Amministrazione Bush e i Democratici riprendessero il parlamento. In altre parole,  produrrebbe un terreno simile a quello che esisteva negli Stati Uniti prima della guerra in Iraq.

 

Supponete che il governo di Netanyahu o qualche cosa di analogo fosse ancora al potere in Israele, purtroppo uno scenario estremamente simile. E poi considerate che i neoconservatori  avrebbero quattro anni per allineare i loro birilli per il loro auspicato confronto con l’Iran. E allora potrebbe esserci il movimento pacifista che sta da solo contro  l’angolo dell’amen   di Netanyahu  dotato di risorse adeguate  con i suoi agenti che controllano il ramo esecutivo e il Congresso con il suo accesso privilegiato al megafono dei mezzi di informazione del paese. Volete vedere la fine di quel film? Io no. Noi manterremo le nostre posizioni terreno nel modo migliore possibile, ma c’è un’alta probabilità che l’angolo dell’amen * di Netanyahu rotoli sopra di noi come anno i bulldozer dell’occupazione di Israele.

 

Se volete evitare questo finale dobbiamo “scombussolare il complotto”. Come possiamo farlo?

 

Uno strumento fondamentale per scombussolare il complotto sarebbe raggiungere un accordo diplomatico con l’Iran adesso che allontani  ancora di  più l’Iran dalla possibilità di produrre un’arma nucleare. Forse a voi in realtà non interessa molto, intrinsecamente, quanto sia vicino l’Iran a sviluppare la capacità di produrre un’arma nucleare. Se è così, non è compito mio far sì che ve ne importi di più. Sappiate questo, però: nel mondo degli affari pratici nel quale viviamo attualmente, non importa così tanto quanto vi preoccupiate.  Quello che importa di più è che  più Washington  percepisce che  l’Iran è più prossimo a sviluppare la capacità di produrre un’arma nucleare, migliori sono le condizioni per cui i neoconservatori incrementino lo scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran. Fare questo favorirebbe gli interessi  dell’1% e danneggerebbe quelli del 99%: produrrebbe spese maggiori e attenzione sull’economia militare a spese dell’economia nazionale produttiva che dà lavoro e nutre il 99%. Aumenterebbe anche la probabilità di una nuova guerra.

 

E’ importante tenere a mente che anche l’Iran ha i suoi signori Mitt Romney, Rick Perry, i suoi Abraham Fozmans, e le sue Ileana Ros-Lehtinens: gente che vuole     lo scontro con gli Stati Uniti perché favorisce  i loro interessi. Non possiamo quindi  credere che lo scontro non si intensificherà, se non c’è un’efficace azione per diminuirlo anche se gli Stati Uniti non stanno spingendo verso ‘intensificazione.

 

E dovreste sapere anche questo: c’è una proposta  diplomatica modesta, fattibile, che è  sul tavolo proprio adesso  che avrebbe l’effetto di  allontanare ulteriormente l’Iran dalla capacità di produrre un’arma nucleare. Dicendo di sì a questa proposta, l’Amministrazione Obama – che, come ricorderetesono andati al governo  con la promessa di impegnarsi in maniera significativa con  l’Iran sul piano diplomatico – potrebbe scombussolare il complotto dei neoconservatori.

 

La proposta è: gli Stati Uniti forniscono combustibile per il reattore iraniano destinato alla la ricerca medica, se, in cambio, l’Iran è d’accordo a sospendere l’arricchimento dell’uranio al di sopra del 5%. Questa proposta avrebbe l’effetto di allontanare ulteriormente l’Iran in modo significativo dalla capacità di produrre un’arma nucleare.

 

Oltre a diminuire lo scontro con l’Iran sul programma nucleare, questa proposta avrebbe un vantaggio collaterale che potrebbe interessare qualcuno: garantirebbe la fornitura di isotopi medi usati in  medicina per la cura di 850.000 pazienti iraniani. Mi rendo conto che mai nessuno ha mai perso una disputa   a Washington per aver sottostimato la preoccupazione dei dirigenti della politica estera del paese che gli esseri umani che per caso vivono in nazioni “nemiche” vivano o muoiano in seguito alla politica degli Stati Uniti. Se, però, per caso siete una persona che si preoccupa di queste cose, questo è un vantaggio in più per voi: 850.000 Iraniani, malati di cancro, e almeno alcuni di loro sono completamente innocenti di qualsiasi politica del governo iraniano, avrebbero accesso alle cure assicurate.

 

Questa proposta è stata appoggiata dagli esperti nucleari iraniani presso la Federazione degli Scienziati Americani, in un contro editoriale sul New York Times;

dal direttore del Centro Belfer per la Scienza e gli affari Internazionali alla Kennedy School di Harvard, in un contro editoriale sul Washington Post. Questa approvazioni di “convalida” fanno pensare seriamente che l’attuazione  di questa proposta sia una richiesta moderata e fattibile.

 

Quindi, a voi sapientoni del mondo dei mezzi di informazione che insistono a sostenere che i dimostranti del 99% non hanno richieste pratiche, vorrei dire  due parole. Io ho una richiesta concreta. Dite di sì o di no all’accordo con l’Iran sulla medicina nucleare.

 

* amen corner:  nelle chiese protestanti era il posto occupato dai fedeli che intonavano l’amen alla fine delle preghiere oppure, secondo un’ altra definizione, l’angolo dove sedevano i fedeli più ferventi N.d.T.)

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Traduzione di Maria Chiara Starace

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