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13 ottobre 2011

Di  Richard D. Wolff

Fonte: Mr Zine

Originale

 

L’Ufficio del  Censimento degli Stati Uniti ha di recente diffuso delle informazioni che la maggior parte degli Americani  conosceva già. Sta aumentando la differenza  tra ricchi  e poveri.  Minaccia decine di milioni di Americani che per molto tempo si sono considerati come  “classe media” sicura.

 

La realtà è peggiore di quella che riferisce l’Ufficio del Censimento. Considerate che, secondo l’Ufficio, nel 2010  la soglia di povertà per una famiglia di 4 persone era di 22.314 dollari. La famiglie con un reddito superiore non erano considerate povere. Quella soglia di povertà  prevede  15 dollari al giorno per persona per tutto: cibo, vestiario, casa, assistenza medica, trasporti, istruzione. Se si hanno più di 15 dollari al giorno per persona in famiglia per pagare tutto quello di cui una persona ha bisogno, l’Ufficio non la calcola come parte del problema della povertà di questo paese.

 

Il numero reale di cittadini statunitensi che vivono in povertà –definito in modo più giusto – oggi  è maggiore rispetto ai 46,2 milioni di cui parla l’Ufficio del censimento. Il numero è quindi più alto rispetto al 15,1 % della gente che l’Ufficio considera povera. Secondo una stima tradizionale, circa un americano su 4 vive già in reale povertà.

 

Un altro americano su 4 dovrebbe preoccuparsi di raggiungere presto quel 15,1% (e anche di più). L’alto tasso di disoccupazione di lunga data ora esaurisce il reddito delle famiglie e degli amici dei disoccupati che hanno finito i risparmi e anche l’assicurazione per la disoccupazione. Man mano che le città, gli stati  e i governi locali operano tagli ai servizi e ai sussidi, la gente dovrà “dirottare” i soldi per compensare parte di quei tagli. Quando Medicare e se gli assegni della  Social Security previdenza sociale) saranno tagliati, milioni di persone spenderanno di più per aiutare i genitori anziani. Infine, una situazione di povertà  si profila tristemente per coloro che hanno un impiego quando i salari subiranno tagli o non riusciranno a equipararsi con i prezzi più alti, e i benefici – specialmente le pensioni e le assicurazioni sanitarie –saranno ridotti.

 

L’aggravarsi della povertà ha molte cause, ma il sistema economico capitalista è quella principale. Per prima cosa, le crisi periodiche del capitalismo aumentano sempre la povertà e la crisi attuale non fa eccezione. Più precisamente, il modo in cui operano le grosse imprese capitalistiche, dentro o fuori dalla crisi, riproduce regolarmente la povertà. In cima a ogni grossa impresa, i loro maggiori azionisti (15 o 20, o anche meno) posseggono il controllo di blocchi di azioni. Scelgono il consiglio di amministrazione- di solito 15-20 individui – che gestiscono l’impresa. Questi due piccoli gruppi prendono tutte le decisioni fondamentali: che cosa, come e dove produrre e come usare i profitti.

 

La povertà  è un risultato di questo tipo capitalista do organizzazione dell’impresa. Per esempio, le decisioni delle grandi imprese mirano generalmente a ridurre il numero di lavoratori o i loro salari o entrambi. Esse automatizzano, esportano i lavori (esternalizzano)  e sostituiscono i lavoratori pagati molto reclutando sostituti nazionali e stranieri disponibili a lavorare per meno. Queste normali azioni delle imprese provocano  l’aumento della povertà come l’altra faccia dell’aumento dei prezzi. Quando la povertà e le sue miserie “restano sempre con noi”, i lavoratori tendono ad accettare ciò che i datori di lavoro distribuiscono,  per evitare di perdere il posto e di diventare poveri.

 

Un altro obiettivo fondamentale delle grosse imprese è il controllo della politica. Dovunque i cittadini possano votare, gli interessi dei lavoratori potrebbero prevalere su quelli degli amministratori e degli azionisti in occasione di elezioni. Per evitare questa situazione, le grosse aziende destinano parti delle loro entrate a finanziare politici, partiti, mezzi di informazione e “gruppi di esperti.” Il loro scopo è di “influenzare l’opinione pubblica” e di controllare che cosa fa il governo. Non vogliono che i deficit nel bilancio di Washington provocati dalla crisi e i debiti nazionali vengano superati con forti aumenti di tasse imposta alle  grosse imprese e ai ricchi. Invece, la discussione pubblica e le azioni dei politici restano incentrate principalmente sui tagli da apportare ai programmi sociali  fatti per la maggioranza dei cittadini.

 

Gli obiettivi delle grosse imprese prevedono di fornire stipendi alti e in aumento, opzioni azionarie  e indennità agli alti dirigenti e di aumentare i dividendi e i  prezzi delle azioni agli azionisti. Meno vengono pagati i lavoratori che di fatto producono ciò che vendono le imprese, più i ricavi delle grosse imprese vanno a soddisfare i direttori, gli alti  dirigenti e i maggiori azionisti.

 

Le grosse imprese aumentano i profitti regolarmente aumentando i prezzi e/tagliando i costi di produzione (spesso facendo compromessi sulla qualità dei prodotti).  Le merci  che costano tanto ma che sono di qualità inferiore vengono per lo più vendute ai lavoratori. Anche questo fatto li avvia alla povertà proprio come i salari e le indennità  più bassi  e i tagli che fa il governo ai servizi.

 

Nel corso degli anni, gli interventi governativi come: la Previdenza  Sociale, Medicare, le leggi sui salari minimi, le regolamentazioni, non sono state mai sufficienti debellare  la povertà. Spesso hanno aiutato i poveri, ma non hanno mai messo fine alla povertà. La stessa cosa si può dire delle associazioni benefiche   che aiutano i poveri. La povertà è sempre rimasta. Ora la crisi del capitalismo la peggiora di nuovo. E’ necessaria qualche altra cosa oltre gli interveti del governo o la beneficenza.

 

Una soluzione: la produzione dovrebbe essere organizzata in modo diverso, in modo non-capitalista. Invece di decisioni riguardanti l’impresa prese dai direttori e dai maggiori azionisti, i lavoratori stessi potrebbero decidere in modo collettivo e democratico. Chiamiamola Democracy at Work ((DAW) (“Democrazia all’opera”), dato che comporta che la maggioranza prenda le decisioni fondamentali dell’impresa circa il che cosa, il come, e il dove produrre e come utilizzare i profitti.

 

Se i lavoratori prendessero quelle decisioni, ecco alcuni dei probabili risultati. I loro scopi primari non sarebbero più di ridurre i loro numeri o i loro salari. Se i cambiamenti tecnologici  o la richiesta ridotta dei loro  prodotti richiedesse un minor numero di lavoratori,  essi probabilmente conserverebbero i salari dei lavoratori  e li aggiornerebbero per altri impieghi che soddisfano richieste crescenti. I lavoratori non sarebbero licenziati e quindi avviati alla povertà.

 

Secondo cosa,  i lavoratori che prendono decisioni democratiche probabilmente non permetterebbero l’esistenza di enormi differenze che ci sono  tra gli  stipendi medi e i salari, le indennità degli alti dirigenti di azienda. Eliminando la concentrazione di redditi e l’accumulo di ricchezza ai vertici, si potrebbero finalmente rendere disponibili  le risorse per mettere fine alla povertà esistente negli strati bassi della popolazione. Un sistema DAW potrebbe produrre e rendere sicura la vasta “classe media” che questo paese ha sempre fatto finta  di avere ma che in realtà non ha mai ancora avuto. I lavoratori che dispongono dei profitti delle loro imprese non dovrebbero più distribuirne una porzione ai politici e ai partiti per proteggere una ricca minoranza contro l’invidia e il risentimento della maggioranza. Stabilendo una distribuzione del reddito  molto più ugualitaria, un sistema DAW potrebbe anche trasformare un sistema politico ora corrotto dal denaro delle grosse imprese e dei ricchi.

 

Terzo,  un sistema DAW sarebbe meno probabile che aumenti i prezzi o riduca la qualità della produzione. Quando i lavoratori sono sia coloro che prendono decisioni  per il lavoro,  sia coloro che  consumano i prodotti della loro impresa, è più probabile che facciano passare e sostengano leggi che  dichiarano illegale  l’aumento esagerato dei prezzi e il peggioramento della qualità che è una caratteristica  comune del capitalismo.

 

Un impegno serio per mettere fine alla povertà e ai suoi dispendiosi effetti sociali richiede che noi  ci rendiamo conto che i capitalismo ha sempre riprodotto una povertà diffusa come l’altro lato dei profitti per un numero di persone relativamente basso. Non bisogna quindi meravigliarsi che questo sistema abbia provocato la nascita di “Occupiamo Wall Street” e così tanti slogan e richieste.

 

Richard D. Wolff  è Professore Emerito all’Università del Massachusetts ad Amherst e anche Visiting professor per il Graduate Program in Affari Internazionali f the New School  University a New York. E’ autore di: New Departures in Marxian Theory (Nuove partenze nella teoria marxista (Routledge, 2006), oltre che di altre pubblicazioni. Cercate il documentario

Di Richard D.Wolff   che tratta dell’attuale crisi economica Capitalism Hits the Fan, (Il capitalismo ha conseguenze  serie) sul sito: www.capitalismhitsthefan.com. Visitate il sito web di Wolff: www.rdwolff.com, e ordinate una copia del suo nuovo libro Capitalism Hits the Fan:The Global Economic Meltdown and What to Do about It. ( Il capitalismo ha conseguenze serie: il crollo mondiale dell’economia e come porvi rimedio. Il suo programma radio settimanale, “Economic Update,”  trasmesso su WBAI, 99.5 FM a New York City ogni sabato a mezzogiorno e dura un’ora; lo si può ascoltare anche dal vivo e nell’archivio   podcast su: wbai.org.

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Traduzione di Maria Chiara Starace


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