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 di: Robert Fisk (12 ottobre 2011)

Le statistiche sono facili, il futuro no. Ci sono in Egitto 20 milioni di Copti, il 10 per cento della popolazione, la comunità cristiana più grande di quella zona. Il presidente Anwar Sadat una volta ha definito se stesso “un presidente musulmano per una popolazione musulmana” e i Cristiani non lo hanno dimenticato.

 Certamente l’attacco alla chiesa di Assuan ha aiutato ad alimentare il fuoco e i 26 morti sono il più grosso numero di vittime egiziane dai peggiori due giorni della rivoluzione che ha rovesciato il successore di Sadat, Hosni Mubarak. Le paure dei cristiani, però, suscitate da “Amu Hosni” stesso quando pensava che il trono gli stesse scivolando via, indicavano che il governo della Chiesa Copta non appoggiava la rivoluzione fino a due giorni prima della caduta di Mubarak.

I Copti sono i cristiani egiziani originari. Erano la maggioranza durante il dominio di Roma nell’antichità, quando il Profeta Maometto non era ancora nato. Ma i Copti sono Arabi? Alcuni Cristiani lo affermano. Alcuni dicono che essi sono gli Egiziani – “originari”, un po’ esagerato, quando i Musulmani ora li superano per 10 a uno. Durante la rivoluzione, la domenica sono arrivati a Piazza Tahrir per pregare – protetti dai Musulmani. Quando i Musulmani pregavano nella piazza il venerdì, alcuni cristiani andavano lì per proteggerli. Ma questo accadeva allora.

Ci saranno le solite teorie della cospirazione del Cairo riguardo ai fatti terribili accaduti domenica sera. Un problema molto più profondo è all’origine di tutto questo. Hanno sempre detto ai cristiani in molte nazioni del Medio Oriente che essi sono una minoranza, e devono contare sulla protezione dei loro govern. Il primo ministro libanese (Rafic Hariri) che è stato assassinato, diceva sempre ai cristiani che il “patriarca Sfeir è mio amico” – forse non così intimo, come pensava Hariri. Ora il nuovo Patriarca Maronita, Bechara Rai, è stato oggetto di molte critiche per aver suggerito a Parigi che si dovrebbe “dare una possibilità” al regime siriano di risolvere i problemi del paese, un osservazione che egli sostiene sia una falsificazione delle sue parole, ma che pare gli abbia guadagnato il ritiro di un invito a incontrare il presidente Obama.

La Giordania ospita comunità cristiane; c’è perfino una piccola comunità di cristiani francesi in Algeria. Nel 1996, sette monaci francesi sono stati prelevati dal loro monastero a Tiberine e uccisi – forse in un confuso agguato militare dei loro rapitori musulmani – e l’Arcivescovo di Algeri mi disse che aveva dovuto riconoscere le teste tagliate appese a un albero. “Non si può fare a meno di ricordare che Gesù è stato ucciso dalla violenza degli uomini,” mi ha detto – “e in nome della religione.

Non c’è nulla di nuovo sulla violenza “religiosa” in Egitto. Naturalmente, però, si pensava che la rivoluzione egiziana fosse più pulita di questa, un sentiero luminoso verso un nuovo futuro che tutti gli Arabi vorranno emulare. Beh, forse. Il giornalista Abdel Bari Atwan ha spesso detto che “queste cose”, cioè le rivoluzioni, “non sono perfette”. Lo dirà di nuovo oggi, senza altro. E’ una faccenda dolorosa, che riflette la rabbia dei Cristiani e anche quella dei Musulmani e la lunga strada che le rivoluzioni devono compiere per portare la libertà al popolo dell’Egitto.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Originale: http://www.zcommunications.org/violence-shows-uneasy-place-of-minorities-after-srab-spring-by-robert-fisk

Fonte: The Indipendent

Traduzione di Maria Chiara Starace

©2011 ZNET ItalyLicenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0 

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