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Di Robert L. Borosage, 5 ottobre 2011

Alla fine Washington ha rivolto l’attenzione ai posti di lavoro.

Con la richiesta del presidente Obama che il Congresso approvi la sua Legge per l’Occupazione USA e la sua sollecitazione al super comitato a impegnarsi con forza nella riduzione decennale del deficit, è iniziata una battaglia che non si risolverà prima delle elezioni del 2012. Ammesso che allora si risolva.

Ma la realtà incancellabile è che nessuna delle parti nel dibattito si avvicina ad affrontare la portata della sfida economica della nostra nazione. Washington si batte per mostrare chi abbia il castello di sabbia migliore, ignorando l’onda di marea che si sta dirigendo verso di noi.

I posti di lavoro che abbiamo perso a milioni sono posizioni solide, da classe media; il genere che può sostenere una famiglia e mandare i ragazzi all’università.  La dura realtà è che i relativamente pochi posti di lavoro creati sono collegati ai servizi: sproporzionatamente a bassa paga e a bassa competenza.  In generale la classe media – trionfo e forza della democrazia statunitense – sta affondando.  A meno che si cambi corso in maniera decisa, diventeremo sempre più una nazione di gente che ha e gente che non ha.

L’attuale dibattito mostra un contrasto chiaro. Oggi Obama vuole “scuotere” un’economia in calo, investendo in insegnanti e infrastrutture e tagliando le tasse ai lavoratori e alle piccole imprese.  Nel giro di dieci anni metterà a posto i conti grazie a una combinazione di risparmi sulle spese – in larga misura sulle guerre all’estero e sui programmi di assistenza sanitaria Medicare e Medicaid – e di aumenti delle tasse ai ricchi.

I Repubblicani disdegnano la Legge per l’Occupazione USA ma potrebbero sottoscrivere un ampliamento del tagli alle tasse sugli stipendi.  Spingono per riportare indietro la regolamentazione, mantenere basse le tasse e far approvare accordi con le imprese. Al tempo stesso, il presidente della Camera, John Boehner (Repubblicano – Ohio) ha appena ribadito la ferma opposizione del suo partito a qualsiasi aumento delle tasse ai ricchi e la richiesta che la riduzione del deficit si concentri sull’Assistenza Sociale, su Medicare e Medicaid.  Le differenze sono forti e quindi è probabile che la decisione sarà lasciata agli elettori nelle elezioni del 2012.

Ma entrambe le parti mancano di affrontare la portata della nostra sfida. I Repubblicani sembrano credere che semplicemente arretrare le riforme di Obama e tornare all’economia dell’ex presidente George W. Bush ci rimetterà in piedi. Ma quelle sono politiche che ci hanno portato oltre l’orlo del baratro.  Non hanno funzionato per la maggior parte degli statunitensi nemmeno quando l’economia era in crescita.

Peggio ancora, qualsiasi piccolo sollievo si sia avuto è derivato da una grande bolla immobiliare – qualcosa come 8 trilioni di dollari di valore gonfiato degli immobili – che poi è scoppiata. Non possiamo tornare a quel punto e non dovremmo volerlo fare.

Il presidente offre riforme più estese ma anch’egli sembra fondamentalmente presumere che dando un’altra spinta all’economia possiamo cominciare a mettere la gente al lavoro e generare una crescita sostenibile. Egli crede ancora che l’economia, come ha detto nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, sia “pronta per la ripresa”. E’ solo ostacolata dal cattivo tempo, dalla crisi europea e cose simili.

La realtà è molto più spaventosa. Quarantasei milioni di statunitensi vivono in povertà, il numero più alto da quando abbiamo cominciato a tenere le statistiche. I redditi crollano; il reddito di una famiglia media è sceso del 6,4 per cento dal 2007.

E i posti di lavoro sono una catastrofe. Abbiamo meno posti di lavoro salariati di quanti ne avevamo nel 2000, ma la popolazione è aumentata di 30 milioni da allora. Venticinque milioni di persone hanno bisogno di lavoro a tempo pieno. Abbiamo perso circa il 10 per cento dei posti di lavoro della classe media dal 2000.

E i posti che si ripresentano sono sproporzionatamente a bassa paga e a bassa competenza.  Circa il 20 per cento degli adulti che lavorano hanno posti che non pagano a sufficienza per tirar fuori dalla povertà una famiglia di quattro persone. Le paghe medie degli uomini di età tra i 30 e i 50 anni sono scese del circa il 30 per cento dal 1969. Le imprese statunitensi stanno tuttora trasferendo all’estero i posti di lavorobuoni, mentre noi ci indebitiamo per più di un miliardo di dollari al giorno presso gli stranieri per coprire il nostro deficit commerciale.

Questa economia non è come un’auto nuova con la batteria scarica, che ha solo bisogno di una spinta per tornare a mettersi in moto.  E’ un ferrovecchio con la trasmissione andata e lo chassisrovinato. O la ricostruiamo o la permutiamo.

Il presidente ha presentato meglio di ogni altro questa situazione nel corso della sua campagna elettorale del 2008, sostenendo che non potevamo tornare alla vecchia economia. Dobbiamo costruire nuove fondamenta per la crescita, una crescita in cui gli Stati Uniti producano e vendano di più, investano di più e consumino di meno.

Gli elementi per un serio piano occupazionale sembrano chiari. Abbiamo bisogno di una grande ristrutturazione dell’economia, di far risorgere gli Stati Uniti come centro non solo di innovazione ma anche di produzione. Abbiamo bisogno di investire nelle persone in modo tale che gli statunitensi ricevano l’istruzione necessaria per la prossima economia. I lavoratori devono essere messi in grado di condividere i maggiori profitti e la maggior produttività, mentre dobbiamo limitare i pacchetti di remunerazione distorti che danno ai dirigenti delle imprese incentivi multimilionari a breve termine per ‘aggiustare’ la contabilità, o affondare la società.

Le iniziative centrali non sono magiche, ma devono essere di una dimensione commisurata alla sfida. Abbiamo bisogno di un’iniziativa vasta e sostenuta per ricostruire gli Stati Uniti, per modernizzare ogni cosa, dalle fognature vecchie ai sistemi di trasporto antiquati.  Questo è ancheproprio il genere di lavori  che possono rafforzare la classe media statunitense in generale.

Con gli Stati Uniti in grado di indebitarsi virtualmente gratis e l’industria delle costruzioni prostrata, non c’è opportunità migliore per un investimento massiccio e sostenuto che metta la gente al lavoro rendendoci nel contempo più competitivi.

Abbiamo anche bisogno di una forte strategia manifatturiera per produrre le cose negli Stati Uniti. Ciò richiede una nuova politica degli scambi che stabilisca l’obiettivo di equilibrare il nostro commercio e attui le politiche necessarie per conseguirlo.

Un primo passo deve consistere nello sfidare la Cina ad aggiustare la sua valuta e a trattare le sue esportazioni allo stesso modo in cui tratta le nostre. Ciò dovrebbe anche includere uno sforzo importante per appropriarsi della guida della rivoluzione industriale verde che definirà i mercati del futuro. La Cina, la Germania e altre nazioni hanno si sono intelligentemente schierate per dominare i mercati delle energie rinnovabili, delle applicazioni per l’efficienza energetica e dei trasporti.

Il GOP [GrandOld Party, i Repubblicani – n.d.t.] vuol fare di Solyndra, la società fallita dell’energia solare, un grande scandalo. Ma lo scandalo ha consentito alla Cina di appropriarsi dell’industria dell’energia solare grazie a sovvenzioni e di appropriarsi della tecnologia, cancellando ogni possibilità di competizione da parte delle imprese statunitensi.

Abbiamo bisogno di ampliare gli investimenti in ricerca e sviluppo, collegati a impegni a sviluppare prodotti in patria piuttosto che all’estero. Non possiamo continuare a dipendere dalla ricerca e sviluppo militare per la guida della nostra innovazione.

Cosa più importante, abbiamo bisogno di investire nelle persone, ricostruendo quello che è stato a lungo considerato il miglior sistema d’istruzione del mondo. Oggi non facciamo neppure le cose basilari: scuole materne universali, piccole classi ai primi livelli d’istruzione, insegnanti specializzati e ben remunerati, programmi esaustivi per il doposcuola, addestramento avanzato e università accessibili.

Invece licenziamo insegnanti, tagliamo gli studi avanzati e i tutor e facciamo costare l’università a livelli fuori dalla portata di un numero sempre maggiore di studenti.

Inoltre non possiamo aspettarci che le scuole educhino bambini segnati dalla povertà. L’assistenza prenatale, la nutrizione dei bambini, l’assistenza sanitaria e abitazioni accessibili sono essenziali se vogliamo che i bambini abbiano una possibilità di apprendere.

Tutto ciò costa soldi veri. Ciò significa nuove priorità e una fiscalità progressiva. Dobbiamo smetterla di presupporre di essere una nazione indispensabile che deve fare da poliziotto del mondo.  Le riforme fiscali progressive – dall’aumento delle tasse ai ricchi alla tassazione delle speculazioni finanziarie a un giro di vite sui paradisi fiscali – sono in arretrato da molto tempo.

Quanto a tutto il trambusto sui deficit e il debito, gli Stati Uniti sono una nazione ricca. I nostri deficit a breve e a medio termine sono prodotti in larga misura dal collasso economico, e trovano soluzione, in larga misura, nel riportare l’economia alla crescita e nel rimettere la gente al lavoro.  Come abbiamo visto dai licenziamenti brutali dei dipendenti pubblici, l’austerità – i tagli alla spesa – possono solo rendere le cose peggiori.

Abbiamo in effetti un sfida riguardante il deficit a lungo termine, ma esso è interamente generato dal nostro fallito sistema di assistenza sanitaria.  I costri dell’assistenza sanitaria sono saliti dal 9,5 per cento dei consumi individuali nel 1980 al 16,3 per cento oggi. Le parcelle mediche sono oggi uno dei fattori principali nel 60% di tutti i fallimenti individuali.  Se i costi dell’assistenza sanitaria non sono finalmente posti sotto controllo, rovineranno famiglie, imprese e amministrazioni statali e federali.

Sistemare l’assistenza sanitaria non significa tagliare i benefici per i destinatari di Medicare; ciò semplicemente trasferisce una quota maggiore dei costi fuori controllo a chi è meno in grado di sostenerli. Sistemare l’assistenza sanitaria richiede prendersela con le imprese farmaceutiche, le compagnie di assicurazione, gli ospedali privati e il sistema perverso che hanno creato e che costa, pro capite, due volte il costo di altre nazioni industrializzate e produce risultati peggiori.

Questo è il dibattito che dobbiamo avere, i cambiamenti che dobbiamo fronteggiare.

Ironicamente gli statunitensi lo comprendono, anche se Washington non ci arriva. Grandi maggioranze vogliono che lescuole, l’assistenza sociale e Medicare siano protetti; voglio aumentare le tasse ai ricchi e investire in aree vitali per il nostro futuro. Sono aspri contro le guerre infinite e vogliono che le risorse e i giovani e le giovani siano riportati a casa.  E vogliono che i costi sanitari siano messi sotto controllo.

Se Obama e i Repubblicani manterranno il loro corso, avremo nel 2012 un dibattito con forti diversità. Gli statunitensi sceglieranno. E poi dovremo ancora mettere insieme l’energia per ricostruire la nostra economia, o subire molto di più che un decennio perso.

Robert L. Borosage è presidente dell’Institute for America’s Future [Istituto per il futuro degli Stati Uniti] e codirettore dell’organizzazione consorella Campaign for America’s Future [Campagna per il futuro degli Stati Uniti].

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: Politico

Traduzione di Giuseppe Volpe

 

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