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Di  Munir Chalabi,  26 settembre  2011

L’11 giugno 2011 il Los Angeles Times ha riferito che almeno 6,6 dei 12 miliardi di dollari di fondi iracheni provenienti dal programma delle Nazioni Unite “petrolio per cibo” [oil-for-food] sono stati molto probabilmente rubati, affermando “Per la prima volta, i revisori federali stanno suggerendo che il denaro può essere stato in tutto o in parte rubato, non semplicemente smarrito in seguito a errori contabili.  Stuart Brown, ispettore generale speciale per la ricostruzione dell’Iraq, carica creata dal Congresso, ha dichiarato che i 6,6 miliardi di dollari mancanti possono essere il più grande furto di fondi della storia nazionale (1)”. Molti analisti hanno ritenuto che un simile furto non potesse essere un fatto ricorrente, ma hanno ben presto scoperto di essersi sbagliati di molto: è stato solo l’inizio di un processo colossale di rapina e i 6,6 miliardi di dollari non sono stati che la “punta dell’iceberg”.

La corruzione va mano nella mano con tutti i regimi dittatoriali – come si è visto con il vecchio regime baatista in Iraq – e anche con le occupazioni straniere, compresa l’occupazione USA dell’Iraq dall’aprile 2003. La corruzione, di fatto, ha svolto un ruolo vitale nel sostenere l’occupazione USA e nel controllare l’Iraq per tutto il periodo dell’occupazione USA dal 2003 al 2005 e ha giocato un ulteriore ruolo fondamentale nel mantenere il sostegno agli interessi USA dalla creazione, nel 2005, del governo eletto a Baghdad e del governo regionale curdo (KRG) a Erbil. In modo cruciale, la corruzione ha fornito a Washington il sostegno necessario per i suoi sforzi di privatizzare e controllare le risorse naturali irachene.

La corruzione è diffusa all’interno della maggioranza dei ministeri del governo federale iracheno e in particolare nel ministero del petrolio (MoO).  Le indagini che hanno interessato il ministero del petrolio sono state manipolate come in ogni altro ministero e l’ispettore generale del ministero del petrolio è assolutamente male attrezzato per trattare i casi di furto.  Non c’è alcuna contabilità accurata della produzione di petrolio; l’Iraq,  a oggi, non ha un sistema di misurazione nazionale e perciò non sa quanto petrolio produce realmente, aumentando così la probabilità di furti (2).

Il livello di corruzione nei contratti petroliferi nelle aree curde è più evidente, in quanto i potenti capi di entrambi i partiti che costituiscono il KRG percepiscono una percentuale su ogni Contratto di Condivisione della Produzione (PSC) che firmano. Ciò è stato ammesso da alcuni dirigenti USA in Iraq, in quanto le Compagnie Petrolifere Internazionali (IOCs) pagano sino al 20% per ogni contratto PSC che i capi curdi avallano.  Numerosi dirigenti vicini a vari negoziati petroliferi affermano che persone vicine al capo curdo Masoud Barzani hanno chiesto che sino al dieci per cento delle future entrata vada personalmente a Barzani e un importo uguale al suo partito politico.  Il 23 giugno 2004, le autorità USA hanno trasferito 1,4 miliardi di dollari ai capi curdi, somma che corrispondeva alla quota del 17% di spettanza del KRG degli 8,3 miliardi di dollari di fondi del popolo iracheno provenienti dal programma “petrolio per cibo”. Meno di una settimana dopo aver ricevuto quella manna dal cielo il KRG firmava il suo primo contratto PSC con la compagnia norvegese DNO (3).

Quanto sono trasparenti le compagnie petrolifere internazionali (IOCs) riguardo ai loro affari internazionali?

Transparency International è ben nota per il suo esame annuale della corruzione nel mondo (4). Il livello di pubblicità nel paese riguardo alle  operazioni internazionali delle IOCs e delle compagnie petrolifere nazionali (NOCs) è un indicatore del suo livello di trasparenza e di corruzione. Più basso il livello del punteggio, minore è la trasparenza e maggiore il livello di corruzione nelle operazioni internazionali.

Quest’area è quella in cui molte delle compagnie IOCs e NOCs crollano.  Il punteggio medio è solo del 16%, con compagnie ben note che si classificano peggio nella lista.  Il livello di trasparenza delle operazioni internazionali delle principali IOCs e NOCs che operano in Iraq è indicato essere il seguente:

BP – 14%; CNPC – 1%; ENI – 20%; Total – 11%; Chevron – 8%; Conoco – 16%; Petronas – 0%; Lukoil – 15%; Exxon – 10%; Sonangol – 0%.

Al tempo stesso l’indice mondiale della corruzione di Transparency International situa l’Iraq tra i paesi più corrotti del mondo in quanto si trova al 175esimo posto su 178 paesi elencati nell’indice (5).

Quanto sopra indica chiaramente che le operazioni internazionali delle IOCs e quelle estere delle NOCs che hanno un livello estremamente basso di trasparenza e operano in Iraq, uno dei paesi più corrotti al mondo, dovrebbero essere considerate come un contesto prospero in cui coltivare un livello eccessivo di corruzione.

Quanto trasparenti sono i contratti nella prima e seconda fase di offerta?

Ci si aspettava diffusamente che le compagnie statunitensi di trivellazione fossero pronte a guadagnare decine di miliardi di dollari da attività petrolifere in Iraq molto prima che uno qualsiasi dei produttori di petrolio cominciasse a vedere un qualsiasi ritorno dei propri investimenti.  La maggior parte delle IOCs che vinsero gli 11 campi in entrambe le aste stanno ora subappaltando le proprie operazioni di trivellazione per la maggior parte alle quattro più grandi compagni statunitensi di servizi petroliferi che sono leader globali nel loro campo: Halliburton, Baker-Hughes, Weatherford International e Schlumberger. Queste quattro hanno ottenuto la parte più grande dei subappalti per trivellare petrolio, costruire pozzi e rinnovare le vecchie attrezzature (6).

Il consorzio che è riuscito ad aggiudicarsi la gara d’appalto del campo petrolifero di Rumalia è guidato dalla BP (38%) in associazione con la China National Petroleum Corporation (CNPC; 37%) e la Iraqi State Oil Marketing Organizazion [Organizzazione statale irachena per la commercializzazione del petrolio] (SOMO; 25%) . Il consorzio punta a quasi triplicare la produzione del campo di Rumalia, dagli 0,95 milioni di barili al giorno (mbd) e 2,8 mbd, il che lo renderebbe il secondo campo petrolifero mondiale per produzione.

All’inizio del 2010 è stata firmata una serie di contratti di assistenza  per la trivellazione di 56 pozzi a Rumalia tra il ministero iracheno del petrolio e un gruppo di cinque compagnie di trivellazione proposte dalla BP e dalla CNPC, tra cui diverse società statunitensi, come Weatherford, Schlumberger, ADC (statunitense/saudita) e la Daqing Petroleum cinese, con una distribuzione di pozzi di circa dieci o undici per ciascuna compagnia, valutati a circa 10 milioni di dollari per pozzo.  Questi prezzi gonfiati hanno spinto lo Upstream Journal, il 30 marzo 2010, a definire i contratti come il “banchetto di Rumailah”; il Journal ha confermato queste statistiche in un’intervista a Abdul Mahdi Al-Omaidi, il direttore generali dei contratti presso il ministero del petrolio (7).

Il costo reale stimato di ciascun pozzo non dovrebbe essere superiore ai 2,5 milioni di dollari, ai prezzi prevalenti in altri paesi del golfo arabo/persiano, sulla base delle stesse specifiche di trivellazione di pozzi a circa 2.000 metri di profondità. La differenza è di 7,5 milioni di dollari per pozzo.  Rileviamo così che la differenza tra i valori reali e i prezzi pagati in questo affare è complessivamente intorno ai 420 milioni di dollari, poiché il valore della transazione con le cinque compagnie è stato di approssimativamente 560 milioni di dollari, mentre il valore reale dovrebbe essere di non più di 140 milioni di dollari (8).

Inoltre alcuni esperti iracheni del petrolio – compresi alcuni a favore del primo e secondo giro di aste – hanno esaminato gli accordi di trivellazione e hanno concluso che il consorzio guidato dalla BP deve aver pagato sostanziose tangenti a dirigenti del ministero del petrolio per far sì che venissero accettati prezzi così assurdi.

Questo scandalo è stato denunciato da numerosi esperti iracheni del petrolio in articoli e in interviste televisive, nonostante il silenzio stampa imposto dal ministero iracheno del petrolio sul contenuto dei contratti e di cui mi sono occupato in analisi precedenti (9). Q QQiesqUESTA                                  QuestaQuesta vergogna ha costretto recentemente la Halliburton a sottoporre nuove offerte per nuovi pozzi a 5 milioni di dollari per la trivellazione di ciascun pozzo, con specifiche più elevate di quelle dei 56 pozzi di Rumaila citati più sopra. La profondità dei pozzi relativi alle offerte della Halliburton raggiunge i 3.000 metri, mentre il costo dei 56 pozzi di Rumaila è stato di 10 milioni di dollari per pozzo, con una profondità di non più di 2.000 metri.

Tuttavia, pur avendo costretto le compagnie di servizi petroliferi a ridurre i propri prezzi a meno della metà di quelli praticati per i 56 pozzi di Rumaila, si tratta ancora di prezzi molto più alti di quelli constatati in altri paesi vicini.

E’ importante notare qui che il livello di corruzione nei contratti di trivellazione è stato molto più elevato nei contratti del KRG con le IOCs firmati tre anni fa, a costi che hanno raggiunto i 30 milioni di dollari per pozzo, con approssimativamente le stesse specifiche dell’offerta della Halliburton, mentre i contratti più costosi firmati due anni fa tra il ministero iracheno del petrolio e le IOCs per trivellare pozzi nel sud con le stesse specifiche di quelli per Rumaila hanno raggiunto i 17 milioni di dollari per pozzo.

Per illustrare l’importanza di questa questione è fondamentale puntualizzare che il processo di sviluppo dei campi attualmente in corso comprenderà la trivellazione di quattromila nuovi pozzi, in un periodo di cinque o sei anni da oggi, un numero che si ritiene sufficiente a produrre 12 milioni di barili al giorno.  Tuttavia, anche dopo i nuovi prezzi ridotti dalla Halliburton, la differenza di prezzo resta tra 1,5 e 2 milioni di dollari per pozzo con 3.000 metri di profondità e di 2,5 milioni di dollari per pozzi con una profondità di 2.000 metri, il che è più dei prezzi ordinari constatati in altri paesi del Golfo.

L’esperto petrolifero Hamza Al-Jawahri, che lavora da consulente indipendente per il ministero del petrolio e che ha appoggiato il primo e secondo giro di aste, ritiene che tale corruzione finanziaria costerà al ministero ulteriori 6 miliardi di dollari e che tale differenza è per la sola trivellazione dei pozzi e in seguito ai nuovi prezzi ridotti della Halliburton. Se consideriamo, tuttavia, la differenza tra i costi già pagati per i precedenti 56 pozzi di Rumaila, la differenza ammonterà a 26 miliardi di dollari (10).  Perciò la questione che solleviamo qui riguarda cosa comprendano questi prezzi altamente gonfiati e sospetti oltre alle trivellazioni necessarie per sviluppare le nuove strutture petrolifere.

Un’altra area di attività sospette delle IOCs, compresa la BP, è che le compagnie stanno addebitando tra uno e due milioni di dollari all’anno per ciascuno specialista di trivellazione e ingegnere di cantiere stranieri, il che è più di quattro volte il costo reale stimato degli specialisti impiegati in altri paesi del Golfo.

E’ anche importante esaminare le informazioni disponibili su altre attività di trivellazione delle IOCs,  che sono ancora indietro nel loro avanzamento rispetto alle operazioni BP/CNPC nel campo petrolifero di Rumaila, al fine di identificare il livello di trasparenza delle altre IOCs cui sono stati assegnati gli altri contratti del primo e secondo giro d’aste.

Il quotidiano italiano Corriere della Sera ha citato investigatori governativi italiani che hanno dichiarato che i dirigenti del gruppo Eni sono sospettati di ricevere tangenti per il loro sviluppo del campo petrolifero di Zubair in Iraq e anche per il lavoro nel campo Jurassic nel Kuwait del nord. Il giornale ha affermato che società di progettazione e di costruzione italiane hanno pagato tangenti a dirigenti dell’Eni e della Saipem al fini di assicurarsi subappalti (11).  E’ notevole qui che il coinvolgimento dell’Eni nel campo petrolifero di Zubair in questa fase è tuttora ai primi stadi di sviluppo del campo e consiste principalmente nella trivellazione di nuovi pozzi.  E’ anche da notare che i pozzi di Zubair sono stati negoziati dal ministero del petrolio con i subappaltatori dell’Eni per le trivellazioni a 7 milioni di dollari l’uno, per profondità di 3.000 metri, rispetto agli stessi pozzi che costano intorno ai 3 milioni di dollari in altre parti dell’area del Golfo esterne all’Iraq, il che rende i prezzi dei subappaltatori dell’Eni circa 2,4 volte i prezzi prevalenti.

Sappiamo ora anche che l’ufficio del procuratore pubblico francese, che risponde al ministero della giustizia, ha deciso di denunciare la Total, il gigante petrolifero francese, il suo direttore generale e 18 altri, compreso l’ex ministro conservatore degli interni, Charles Pasqua. Inoltre l’attuale direttore generale della Total, Christophe de Margerie, che ha fatto parte del consorzio che si è assicurato il campo petrolifero di Halfia nel 2009, deve subire un processo a Parigi per presunte malefatte ed è accusato di aver pagato  tangenti a cittadini stranieri relativamente al programma ‘petrolio per cibo’ durante il governo Saddam (12).

Conclusione

Il ministro degli esteri inglese, Lord Howell, ha affermato nel suo discorso alla Conferenza sul Petrolio Iracheno tenuta a Londra il 12 luglio 2011: “La corruzione deve essere contrastata per promuovere la fiducia degli investitori e lo stato di diritto deve essere la pietra angolare del governo. Si tratta di necessità per i grandi investimenti che tutti vogliamo vedere.” (13)

Queste richieste di Lord Howell giustificano indubbiamente l’avvio di un’inchiesta da parte del governo britannico riguardo alle accuse di tangenti e corruzione che sembrano essere la pratica normale attuata della compagnia inglese BP, in qualità di maggiore socio del consorzio Rumaila, e dei suoi subappaltatori per le trivellazioni.  Sembrerebbe ovvio che la parte irachena è corrotta, come sembra da tutte le indicazioni, allora BP/CNPC che sono responsabili di ogni contratto dei propri subappaltatori per le trivellazioni, potrebbe essere coinvolta anche in tangenti e corruzione riguardo al campo di Rumaila. Questa è una situazione molto sospetta e sono state mosse accuse da numerosi specialisti del petrolio riguardo all’esistenza di tali enormi discrepanze, specialmente quando i subappaltatori della BP/CNPC sono giustificati dalla BP per l’addebito al ministero iracheno del petrolio di quattro volte il prezzo corrente per gli scavi di pozzi petroliferi.  Tali indagini dovrebbero essere condotte in modo simile a quello in cui i governi italiano e francese stanno esaminando l’Eni e la Total.

Munir Chalabi è un analista petrolifero e politico iracheno che vive in Inghilterra.

 

Note:

1. “Missing Iraq money may have been stolen, auditors say,” [Il denaro iracheno mancante può essere stato rubato, affermano gli analisti] Los Angeles Times, 11 giugno  2011.
2. Munir Chalabi, “Views on the Prospects of Iraq’s Oil and Gas Resources,” [Opinioni sulle prospettive delle risorse petrolifere e di gas dell’Iraq]  ZNet, 20 marzo  2009.
3. Michael Rubin, “Is Iraqi Kurdistan a Good Ally,” [Il Kurdistan iracheno è un buon alleato?] Middle East Forum, gennaio  2008; Barbara Jones and Peter Simpson, “Iraqis call for inquiry into Blair and Korean tycoon: Oil Minister is being probed over corruption claims,” [Gli iracheni sollecitano un’indagine su Blair e sul tycoon coreano: il ministro del petrolio indagato per accuse di corruzione] Mail Online News, 28 marzo  2010.
4. “Transparency International on oil companies and corruption: who is the most open?,” [Transparency International a proposito delle compagnie petrolifere e della corruzione: chi è più trasparente?] Guardian Datablog, 28 febbraio  2011.
5. “Corruption index 2010 from Transparency International,” [Classifica della corruzione 2010 di Transparency International] Guardian Datablog, 26 ottobre  2010.
6. Andrew E. Kramer, “In Rebuilding Iraq’s Oil Industry, U.S. Subcontractors Hold Sway,” [Nella ricostruzione dell’industria petrolifera irachena i subappaltatori USA dominano]  New York Times, 16 giugno 2011.
7. “Drillers tuck into Rumailah feast,”[I trivellatori si gettano sul banchetto di Rumailah] Upstreamonline.com, 31 marzo 2010.
8. Hamza Al-Jawahri (in Arabo).
9. Munir Chalabi, “Iraqi Oil: What is hidden inside the Oil Contracts from the 1st and 2nd Bid Rounds?,” [Petrolio iracheno: cosa si nasconde nei contratti petroliferi del primo e secondo giro di offerte?] ZNet, 24 aprile 2011.
10. Hamza Al-Jawahri (in Arabo).
11. “Italian firms probed for oil bribery in Iraq,” [Società italiane indagate per tangenti petrolifere in Iraq]  Zawya, 23 giugno 2011; “Italy probes ENI for corruption in Iraq, Kuwait,” [L’Italia indaga l’ENI per corruzione in Iraq e Kuwait] AFP, 22 giugno  2011.
12. France 24, “Total and French ex-minister face oil-for-food trial, [La Total e un ex ministro francese affrontano un processo per il programma ‘petrolio per cibo’]  3 agosto  2011.
13. Foreign and Commonwealth News, “Foreign Office Minister for Energy addresses Iraq Petroleum Conference,” [Ministro degli Esteri per l’energia parla alla Conferenza sul Petrolio Iracheno]  12 luglio  2011.

 Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Traduzione di Giuseppe Volpe

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