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Di. Benjamin Dangl (24 settembre 2011), Fonte: The Dominion

All’inizio di questa estate, un movimento peruviano indigeno contro le miniere ha cacciato via una compagnia mineraria canadese dal suo territorio. “Malgrado la repressione da parte del governo, se il popolo decide di lottare ad oltranza,  è possibile resistere alla pressione delle imprese minerarie e petrolifere,” ha detto al giornale  The Dominion l’attivista e giornalista Yasser Gómez.

Lo scenario da Davide e Golia di questa insurrezione contro l’apertura di nuove miniere, evidenzia la vasta disuguaglianza economica che ha assediato il Perù. L’economia del paese è stata fiorente nell’ultimo decennio, con un previsto 7% di crescita quest’anno – uno dei tassi di crescita più alti in campo internazionale. Il 65% del ricavato delle esportazioni del paese proviene dall’industria mineraria, e si calcola che gli investitori  spenderanno oltre 40 miliardi nei prossimi 10 anni in operazioni minerarie.

Questa crescita, tuttavia, non ha prodotto benefici per una gran parte della popolazione. Il tasso di povertà in Perù è appena superiore al 31%; nelle campagne, 2 persone su 3 vivono sotto la soglia di povertà.

Oggi ci sono oltre 200 comunità in tutto il Perù che si sono organizzate per protestare contro nuove miniere.

Il 5 giugno, il candidato di sinistra Ollanta Humala ha sconfitto il candidato di destra Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente e violatore dei diritti umani Alberto Fujimori. Humala, che ha ottenuto appoggio clamoroso nelle campagne povere, ha promesso di ridistribuire la ricchezza aumentando le tasse per l’industria mineraria remunerativa.

Un’altra forza politica, però, nata dalla base popolare, potrebbe finire col diventare una potente forza di cambiamento con il governo di Umala.

Nel maggio e giugno di questo anno, centinaia di cittadini di Puno (cittadina situata nel sud del Perù, sulle sponde del Lago Titicaca, n.d.T.) hanno organizzato blocchi stradali, scioperi e proteste, per chiedere che il governo annulli una concessione all’impresa mineraria  Bear Creek  che ha sede a Vancouver. Gli attivisti hanno anche chiesto di porre fine a future concessioni minerarie nella loro zona, a casula dell’impatto di questo tipo di industria sull’ambiente.

Secondo la Bear Creek, quando ci sono state le proteste, la compagnia aveva già investito circa 25 milioni di dollari per l’apertura della miniera. Il direttore della compagnia, Andrei Swarthout, ha detto che la miniera non avrebbe alcun impatto sul Lago Titicaca (un’enorme lago di acqua dolce diviso tra Bolivia e Perù) e  produrrebbe circa 1.000 posti di lavoro. I residenti locali, però, non si sono convinti.

Walter Aduviri è il presidente del fronte della Difesa delle Risorse Naturali della zona sud  di Puno, e uno dei principali organizzatori delle proteste contro la Bear Creek e in generale  contro  l’apertura di miniere in quella zona.

“Sarebbe come se noi, gli Aymara, (http://it.wikipedia.org/wiki/Aymara) non avessimo dei politici o dei rappresentanti  congresso,” ha detto Aduviri a un inviato del giornale peruviano La Repubblica. Ha criticato il presidente uscente Alan Garcia dicendo che ha governato soltanto per quelli che hanno i  soldi. “Noi non chiediamo denaro, chiediamo rispetto per il nostri diritti, la nostra proprietà e il nostro territorio,” ha detto Aduviri.

“Il presidente [Alan García] ha svenduto il nostro territorio senza consultarci,” ha detto ad Al Jazeera Paolo Castro, un agricoltore che si è unito alle proteste contro la Bear Creek. L’agricoltore Alejandro Tucuuhami è stato  d’accordo con lui, dicendo ai giornali: ”Sappiamo che nelle nazioni europee, per esempio, le miniere contaminano molto l’ambiente e per questo vogliono aprire le miniere nei paesi non ancora sviluppati”.

I contadini indigeni della parte boliviana del confine, hanno iniziato a organizzare blocchi stradali per solidarietà con gli attivisti peruviani. In complesso, i blocchi hanno impedito transito tra i due paesi di centinaia di camion, passeggeri locali e turisti, i che si sono dovuti fermare.

Il 24 giugno, dopo sette settimane di scioperi, proteste e blocchi stradali, e repressione sanguinosa degli attivisti da parte della polizia, l’allora presidente Alan García ha rotto con la tradizione politica peruviana e ha tenuto conto delle richieste dei dimostranti cancellando il contratto con la Bear Creek  e ponendo una sospensione di tre anni su futuri accordi  per l’apertura di  miniere in quella zona. Inoltre, Ollanta Humala, di recente insediatosi alla presidenza,  ha promesso  di andare avanti con le leggi in base alla quali sarà necessaria l’opinione della comunità prima di procedere ad operazioni minerarie in qualsiasi parte del paese.

Appena poche ore dopo che Alan García aveva revocato  la concessione alla Bear Creek, è esploso uno scontro all’aeroporto di Juliaca, una cittadina a nord di Puno. Qui  gli attivisti che protestavano contro altre operazioni in campo minerario e contro una centrale idroelettrica, hanno occupato l’aeroporto con il solo risultato di venire attaccati dalla polizia che ha sparato e ucciso 5 dimostranti. I più importanti mezzi di informazione inglesi hanno riferito con precisione che la decisione di García contro la Bear Creek era collegata al massacro dell’aeroporto, mentre invece le proteste erano collegate a progetti  minerari e idroelettrici separati

Jennifer Moore, la Coordinatrice del programma per l’America latina della MiningWatch Canada, ha detto a The Dominion che la decisione di García di annullare la concessione “è un importante indicatore della forza delle organizzazioni locali che abbiamo visto per un po’ di tempo  in Perù.” La Moore ha detto che García è stato straordinariamente deciso a distribuire concessioni per le miniere senza consultarsi prima con le comunità locali.”

In risposta alla decisione di García, la Bear Creek  ha richiesto un’ingiunzione costituzionale contro il governo peruviano. Swarthout sostiene che la cancellazione della concessione è incostituzionale e viole le leggi degli investimenti stranieri. Jennifer Moore ha osservato che è plausibile che la Bear Creek potesse usare il Patto di libero commercio tra Canada e Perù, firmato nel 2009, per opporsi alla perdita della loro concessione.

L’ondata di scioperi e di scontri che si sono estesi in tutto il Perù nei mesi scorsi, e l’elezione di Humala, è probabile che abbiano un impatto di lunga durata sulla regolamentazione  e la tassazione  dell’industria mineraria multinazionale in Perù. Il 23 agosto, quando ho scritto questo articolo, il Congresso peruviano ha  trasformato in legge un disegno di legge in base al quale  le compagnie minerarie e petrolifere si devono consultare con le comunità indigene prima di fare  progetti di estrazione. Humala ora deve firmare questo disegno per farlo diventare legge  affinché questa entri in vigore.

La vittoria del popolo a  Puno contro la Bear Creek può preparare il terreno per una nuova lotta nel paese che metterà alla prova la volontà politica di Humala e  mettere alla prova i movimenti sociali perché facciano  pressioni dal basso.

Benjamin Dangl è l’autore di Dancing with Dynamite:Social Movements and States

In Latina America  (Ballando con la dinamite: movimenti sociali e stati in America Latina) e The Price of Fire: resource Wars and Social Movements in Bolivia (AK Press) (Il prezzo del fuoco: le guerre per le risorse e i movimenti sociali in Bolivia).   Gestisce TowardFreedom.com, che fornisce una visione progressista sugli eventi mondiali, e UpsideDownWorld.org, un sito che tratta dell’attivismo e della politica in America Latina. Emali: Bendang@gmail.com

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

Traduzione di Maria Chiara Starace

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