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Di: Noam Chomsky (22 settembre 2011), Fonte: Democracy Now

 

AMY GOODMANSiamo alla seconda parte della nostra conversazione con Noam Chomsky che è  professore del MIT (Massachusetts Institute of Technology)  dissidente politico di fama mondiale, linguista, scrittore. Era con me in questa intervista di Democracy Now! il produttore Aaron Maté. Avevamo cominciato facendo al Professore delle domande sulla Libia.

 

NOAM CHOMSKY – Ci sono due problemi fondamentali per quanto riguarda la Libia. Il primo era: è stata una cosa giusta iniziare e poi realizzare la risoluzione dell’ONU, U.N:1973 che chiedeva una zona interdetta  ai voli e la protezione dei civili? Questa è la prima domanda. La seconda:  era giusto che, fondamentalmente il triumvirato imperiale, cioè i tradizionali stati imperialistici: Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia rifiutassero immediatamente la soluzione che avevano ottenuto tramite il Consiglio di Sicurezza (dell’ONU) e poi semplicemente diventassero in gran parte la forza aerea di una delle fazioni della guerra civile, la fazione dei ribelli? Questi sono due argomenti molto distinti.

La mia sensazione è che si sarebbe potuta perorare la causa di una zona interdetta ai voli aerei e della protezione dei civili, ma penso che sia molto più difficile perorare la causa della partecipazione diretta a una guerra civile e la sottovalutazione di possibili opzioni che sono state sostenute da quasi tutto il mondo. La nazione africana, l’Unione Africana, le cosiddette nazioni del BRICS – Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa, le più importanti nazioni in via di sviluppo, nazioni non-allineate, premevano quasi tutte per un qualche tipo di accordo negoziato, non solo partecipare alla guerra dalla parte dei ribelli. Era la cosa giusta da fare oppure no? Ci sono tante domande da farsi. Se, secondo il Consiglio Nazionale di Transizione, cioè il quasi-governo dei ribelli, sono state uccise circa 30.000 persone, non è una cosa da poco.

Proprio adesso c’è in corso  un attacco importante contro le basi della più grande tribù della Libia. La NATO sta bombardando, il triumvirato sta bombardando, i ribelli stanno attaccando. Chi sa che cosa accadrà, è una situazione molto complessa. Pochissime persone la capiscono. E’ una società tribale. Le tribù della zona occidentale, quelle che hanno in gran parte  conquistato Tripoli, anche se la gente di Tripoli dice che la hanno conquistata da soli, quelle tribù sono un solo gruppo. La Cirenaica, le regioni costiere orientali dove il Consiglio Nazionale di Transizione siaccentra, sono state molto diverse dalla Libia tribale per lungo tempo,  e già nel periodo coloniale. Erano molto anti-Gheddafi. Ci sono altre tribù. La lealtà e l’impegno degli altri gruppi tribali sono abbastanza sconosciuti. Si  spera per il meglio, ma ci sono i semi per conflitti e scontri piuttosto brutti.

Dovrei dire che sono stato  abbastanza  colpito dal fatto che le grandi compagnie attive nel campo dell’energia non hanno perduto un colpo. Cioè: il giorno che le forze ribelli cominciavano ad avvicinarsi a Tripoli, l’articolo principale delle pagine del New York Times dedicate agli affari, aveva era intitolato più o meno: “Le compagnie petrolifere  lottano per ottenere contratti” o qualche cosa del genere. E non è si è proprio nascosto il fatto che erano impazienti di mettere le mani sul bottino. Quello che è importante in Libia, prima di tutto, è il fatto di avere  molto petrolio. Gran parte del paese è inesplorata e forse ce ne può  essere molto di più. E’ petrolio di altissima qualità, quindi molto prezioso. Ci sono delle ragioni per cui  ci si può aspettare che potrebbe  finire non troppo male, ma penso che chi cercasse  di fare previsioni in questo momento sarebbe una persona molto avventata.

 

Traduzione di Maria Chiara Starace

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